Capitolo 10
Alle 9 della sera successiva, Hermione si trovava nell'ufficio di Piton, pronta per vedere quali sarebbero stati i risultati della pozione somministrata ai topi, anche se i reali effetti si sarebbero visti solamente dopo la seconda somministrazione.
Il professore si trovava già dietro la scrivania, in attesa che arrivasse la ragazza.
Hermione si avvicinò alla scrivania, eccitata e nervosa allo stesso tempo. Quella pozione avrebbe determinato la sua carriera al Ministero della Magia, e sperava con tutte le sue forze che i nuovi ingredienti avrebbero funzionato al meglio, secondo i risultati previsti. Da quel successo o fallimento dipendeva la vita di decine di persone.
Avvicinandosi alla scrivania, Hermione non poté fare a meno di ricordare cosa era successo il giorno prima, ed ebbe alcuni flash confusi: la camicia bianca aperta di Piton, il suo tocco gentile e delicato, le sensazioni da lei provate… Cercò di riscuotersi, in modo da essere il più possibile lucida. Ma notò che non era la sola a esser confusa in quel momento. Di solito ordinatissimo e vestito di tutto punto, il professore di Pozioni aveva abbandonato la sua solita casacca nera su una sedia accanto alla scrivania, i capelli erano spettinati e il farsetto allargato, come se così potesse respirare meglio. Hermione non fece domande. Ma vide che quell'uomo non stava affatto bene. Di questo ne era certa. Decise che non avrebbe mollato fino a quando non ne avesse capito il motivo.
La gabbia con i topi era già pronta, così come il becher contenente un po' di pozione Antilupo. Senza proferir parola, Piton aspirò un po' di pozione con una siringa, afferrò uno dei topi e lo costrinse a berla. Così fece per tutti gli altri.
Hermione si era limitata a osservare tutto il procedimento, senza far domande o altro. Nonostante la concentrazione, non era riuscita a fare a meno di notare i gesti precisi e misurati del professore, la ruga verticale tra le sue sopracciglia, gli occhi ridotti a fessure.
"Per il momento abbiamo finito, la prossima somministrazione avverrà tra due settimane. In questi quindici giorni ti consiglio di continuare le ricerche, nel caso la pozione non ottenesse i risultati sperati. Per stasera è tutto". E con un colpo di bacchetta tutti gli strumenti volarono al loro posto, lasciando pulita la scrivania.
Piton si voltò e andò a prendere un bicchiere, dentro cui versò del Whisky Incendiario e qualche goccia di un liquido trasparente.
Hermione esitò qualche istante, fece qualche passo verso la porta, con l'intenzione di andarsene, ma all'ultimo lanciò ancora uno sguardo verso Piton. Seduto sulla poltrona di pelle nera, teneva il bicchiere vuoto in una mano e con l'altra serrava il pugno in modo convulsivo. Teneva gli occhi chiusi, e si mordeva il labbro inferiore fin quasi a farselo sanguinare. Lì per lì Hermione non disse nulla, ma capì che c'era qualcosa che non andava. Si fece coraggio e gli chiese timidamente se fosse tutto ok. Piton, che non si era accorto che lei fosse ancora lì, ebbe un lievissimo sussulto. Rilassò leggermente la mano, e lentamente aprì gli occhi osservando Hermione.
"Direi che non sono affari tuoi, vero Granger?"
"Sì, m-mi scusi, ma pensavo non stesse bene..."
"Ripeto, per l'ultima volta, che non sono affari tuoi! Ora puoi tornare nelle tue stanze!"
"Va b-bene... Buonanotte professore..." rispose, e se ne andò mortificata.
Una volta tornata nella sua stanza si buttò sul letto. Ripensò al comportamento di Piton. Era ovvio che aveva frainteso il suo comportamento. Quella delicatezza che aveva messo per controllarle la mano l'avrebbe usata con chiunque, e lei era stata una stupida a pensare che ci fosse dell'altro.
Ma poi... cosa mai avrebbe dovuto esserci con il suo ex professore, il più odiato da tutti gli studenti, sempre scortese con chiunque, e pronto a insultare gratuitamente ogni persona che si trovava davanti? E, cosa ancora più importante, lei un marito ce l’aveva! Certo, dopo un anno erano diventati quasi estranei, non c’era più dialogo, e solo in presenza di amici e parenti sembrava che tutto andasse bene tra di loro.
Si erano fidanzati a Hogwarts, poco prima della grande battaglia, in un contesto di caos e disperazione, si erano aggrappati a qualcosa che sembrava felicità, ma quando tutto era tornato normale, se così si poteva dire, avevano capito che loro due non erano fatti per stare insieme. Si erano sposati perché era quello che si aspettavano tutti, ma quando erano soli a casa ognuno stava per conto proprio. Hermione si era buttata sul lavoro per non pensare a tutto il resto, mente Ron aveva cominciato a frequentare locali babbani noti come night club. Hermione ne era a conoscenza, ma non le importava. Non era più gelosa di lui come in passato, la cosa la lasciava completamente indifferente.
Lei non aveva avuto nessun’altra storia o avventura, pensava solo al lavoro e basta. Ma qualcosa il giorno precedente l’aveva colpita. I gesti di Piton nei suoi confronti, quel colletto troppo aperto della sua camicia…
Hermione si girò e rigirò tra le lenzuola per buona parte della notte. Inizialmente aveva cercato di imporsi di non pensare a Piton, ma era come se il suo cervello si rifiutasse di eseguire il comando.
Più tentava di scacciare l’immagine di lui dalla sua mente, più questa si radicava nei suoi pensieri. Non si trattava solo di ripensare ai gesti che lui aveva avuto nei suoi confronti, ma di un vortice di sensazioni nuove e impreviste che la turbavano nel profondo.
Non era mai stata attratta da Piton. Mai! Neanche minimamente. Quando era sua studentessa lo detestava, e anche dopo la guerra, pur avendolo rivalutato come persona, non si era mai soffermata più di tanto su di lui.
E allora perché ora non riusciva a toglierselo dalla testa?
Forse perché era un uomo avvolto dal mistero. Forse perché sapeva che c’era qualcosa che non andava in lui, e voleva scoprire di cosa si trattava. Forse perché lo aveva visto fragile per un solo istante e quella fragilità aveva risvegliato qualcosa dentro di lei.
Si rigirò ancora, stringendo il cuscino tra le braccia.
Non era solo un’impressione: da quando aveva iniziato a lavorare con lui, Piton appariva sempre più stanco e provato. Certo, forse aveva sempre avuto un colorito cadaverico, ma c’erano dettagli che prima non aveva mai visto in lui: il suo sguardo sembrava spesso perso nel vuoto, le mani tremavano leggermente quando credeva di non essere osservato, e l’abitudine di allargare il colletto della camicia era diventata sempre più frequente.
E poi c’era stata quella notte nella brughiera, quando lui aveva sudato freddo, affannato, incapace di muoversi per qualche istante. Aveva detto che era debole, che non riusciva a smaterializzarsi. E se invece fosse stato qualcosa di più?
Un’ipotesi le attraversò la mente, ma la scacciò subito.
No. Non poteva essere. Piton era troppo orgoglioso per essere vittima di qualcosa di simile.
Eppure…
Chiuse gli occhi e si costrinse a dormire.
Dopo quella notte, Hermione cercò di non far caso al suo nuovo stato d’animo. Forse si trattava solo di una fase passeggera, una distrazione momentanea.
Ma più passavano i giorni, più si rendeva conto che Piton non era solo un pensiero occasionale. Iniziava a osservarlo con più attenzione, a captare ogni minimo dettaglio della sua espressione, a percepire i silenzi come qualcosa di più di un semplice atteggiamento schivo.
Quando ricevette una sua lettera il venerdì mattina, il cuore le fece una capriola nel petto.
Granger, prepara la valigia. Partiamo lunedì mattina per un viaggio di lavoro. Ci vediamo alle 8 nel mio ufficio. Non farti attendere.
SP
Nient’altro. Niente dettagli, niente spiegazioni.
Ma Hermione sapeva che riguardava la pozione. Probabilmente dovevano recuperare un ingrediente raro, o forse incontrare qualcuno di esperto nel settore.
L’idea di trascorrere qualche giorno fuori con Piton la fece sentire improvvisamente tesa. Si disse che non era nulla di strano, che era solo un viaggio di lavoro. Ma la sua mente sembrava pensare tutt’altro..
N.d.A.: ragazzi, come si dice... a volte ritornano! E io sono tornata! Purtroppo con questa storia sto andando avanti da 10 anni, non sono mai riuscita a concluderla, e per questo sono molto dispiaciuta. Ho avuto anni pieni di impegni lavorativi e non solo, ma in un angolino era sempre lì, ogni tanto faceva qualche apparizione tra i miei pensieri. Non so se avrei fatto meglio ad abbandonare il progetto, piuttosto che andare avanti per 10 lunghi anni senza concluderla, ma mi sarebbe dispiaciuto non continuare questa storia per i due piccioncini!
Con questo capitolo spero di riprendere a scrivere, cosa che adoro fare ma che non ho più fatto da un bel po' di tempo...
Mi raccomando, non esitate a scrivermi il vostro parere, sarò lieta di leggere cosa ne pensate!
(Spero) a presto!


