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Autore: Raphaelgirl87    16/03/2025    0 recensioni
Una piccola storia su uno dei miei confort fandom, ovvero Nana, che ha segnato la mia adolescenza e che amo ancora, profondamente...della serie, hai 37 anni e piangi ancora al concerto dei Trapnest?
Sì, vostro Onore!!!!!
PS: ho messo la traduzione inglese di A Little pain, in giapponese diventava un pelo complicato
Genere: Fluff, Hurt/Comfort, Slice of life | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Nana Komatsui, Nana Osaki, Ren Honjo
Note: Missing Moments | Avvertimenti: Spoiler!
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Con questa storia partecipo alla challenge Big girls cry too del gruppo Hurt/Confort su Facebook 


 
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Era ormai passata una settimana dal concerto dei Trapnest, ma l adrenalina e le emozioni fortissime che avevano colpito al cuore Hachi ancora non la lasciavano tranquilla, causandole notti particolarmente inquiete e risveglio terribili.
Quella notte, poi, fu particolarmente insonne, Hachi sapeva che Nana, grazie al suo telefonino, in quanto Nana non voleva veramente saperne di averne uno tutto suo, si era rimessa in contatto con Ren, il chitarrista dei suddetti Trapnest nonché suo ex ragazzo che non aveva mai smesso di amare e che, proprio quella notte si incontravano nel suo albergo e, per colpa di quel.pensiero e dell.ansia che gli dava il.pensiero che qualcosa andasse storto tra loro e non si riappacificassero, si girò e rigirò a lungo nel letto, passandosi spesso una mano sulla pancia dove sentiva un fastidio come se qualcosa tirasse dentro, riuscendo ad addormentarsi solo alle cinque inoltrate.
Dentro se, Hachi benedisse il fatto che l indomani fosse domenica e che non dovesse andare a lavorare, decidendo di poltrire un po' in quella sonnoveglia tipica del risveglio, quando ancora non riesci a connettere bene.
Senonché, una fastidiosa sensazione di sentire qualcosa di bagnato e viscoso nelle mutande non la fece scattare di colpo in piedi, paralizzandosi davanti allo spettacolo terribile della pozza di sangue che si allargò beffarda sul materasso, sulle lenzuola e che le colò dai pantaloncini sulle gambe:
"Oh no! Oh no!!!! Oh nononono!" Balbettò Hachi in preda al panico, appallottolando tutte le lenzuola in un unico ammasso informe e facendo avanti e indietro per il corridoio due o tre volte, continuando a blaterare parole a caso e insulti verso il Grande Demone Celeste, che ultimamente sembrava divertirsi parecchio a torturarla, finché la sua mente non le fece ricordare di mettere le lenzuola in lavatrice.
Così, sempre impanicata e camminando a gambe larghe, Hachi si diresse come un fulmine in bagno, aprendo senza bussare e urlando davanti allo spettacolo della sua amica e coinquilina Nana in mutande sul gabinetto, intenta a fumare e probabilmente a fare pipì, che la seccò con un:
"Hachi!!!! Ma che cavolo!!!!"
"Scusa Nana!! Scusa, Nana!!!! Scusascusascusa!!!! Ho fatto un macello, ho fatto un casino, ho fatto un danno, ho fatto..."
Nana, davanti alla sua amica fuori come una zucca, sospirò, spense la sigaretta sul posacenere sul davanzale e la squadrò divertita:
"Ho capito, hai mangiato un dizionario a colazione...che è successo?"
A quelle.parole della sua amica, Hachi arrossì violentemente:
"Io... Beh...ecco...sono in quel periodo li.."
"Quale periodo?" Domandò Nana ironicamente ad Hachi, aveva capito perfettamente l antifona, ma voleva vedere se l amica si sbloccava da quello sciocco imbarazzo:
"Quel periodo, Nana!!!!! Quello!!! Quello che viene una volta al mese e fa schifo!!!!"
Nana sospirò.ancora. Niente da fare.
"Hachi-chan...Tesoro...hai le.mestruazioni, semplicemente!"
Hachi nascose il viso ormai bordò nella parte di lenzuolo pulito:
"Si, cavolo, quella cosa li!"
"Guarda che puoi dire me-strua- zio- ni, non è una parolaccia eh..." Rispose ironicamente Nana, alzandosi in piedi dopo essersi tirata su mutande e pantaloncini, tirato l acqua dello sciacquone e lavato le mani, solo allora fece una carezza sul.volto della sua amica.
"Mi imbarazzano- riprese Hachi, col labbro tremulo- è da sempre che le odio...in più ho fatto un pasticcio, ho macchiato tutto il materasso, le lenzuola, le mutande... tutto..."
"A questo possiamo rimediare... hai un assorbente?" Domandò Nana ad Hachi,che annui appena:
"Bene...allora cambiati tranquilla, alle lenzuola e al materasso ci penso io..." 
E così dicendo, Nana prese il malloppo di lenzuola dalle mani di Hachi, che gliele sporse senza dire una parola, sentendosi capita, al sicuro, a casa, come si era sentita dal primo momento che lei e Nana avevano iniziato a vivere insieme a Tokyo.
Pensare che fino a qualche mese fa eravamo due sconosciute, su un treno per la capitale, due estranee che semplicemente si erano sedute vicine, avevano attaccato bottone e avevano scoperto di avere lo stesso nome di battesimo.
E ora, Nana, che le aveva dato quel nomignolo buffo, Hachi/cagnolino, perché a suo dire era buffa e affettuosa come i cuccioli, era la sua amica, sua sorella, tutto ciò che la faceva sentire protetta in quella grande città lontano da casa sua, dalla sua famiglia.
Pensando a tutto quello ,Hachi si cambiò, prese il primo.antidolorifico che trovò per il mal di pancia e si recò in camera, dove strabuzzò gli occhi nel vedere Nana tamponare le macchie delle lenzuola con il botticino di acqua ossigenata:
"È miracoloso...mia nonna soffriva di epistassi, non ti dico come riduceva le lenzuola...una bella ripassata ben data e le si lascia asciugare al sole, poi le si lava...tornano bianchissime, vedrai..."
Hachi sorrise, aiutando Nana a stendere le lenzuola e il materasso sul loro balcone.
Sapeva che Nana non parlava volentieri della sua vita pre Tokyo, quindi non le chiese ulteriori chiarimenti, si limitò a sussurrarle un:
"Grazie mille, Nana..."
"Di niente...vuoi un thè? Tanto stavo per farlo anche per me..."
Hachi annuí, accoccolandosi sul divano sotto una coperta rosa con disegni di fragole di varie dimensioni, come i bicchieri che avevano comprato insieme appena la loro convivenza era iniziata, finché non udi Nana sedersi accanto a lei e sporgerle una delle due tazze che teneva in mano, esordendo ironicamente:
"Un brindisi al mio adorato disastro...Kanpai!"
A quelle parole, Hachi sospiró rassegnata, toccando la sua tazza con quella di Nana:
"Sono davvero un disastro ambulante, lo so..."
"Si, un po'...ma sei il disastro di cui avevo bisogno per tornare a sorridere...Grazie ancora per...beh...i biglietti dei Trapnest..."
Hachi sospiró beata al ricordo di quella notte magica.
Le luci colorate, quelle canzoni che conosceva a memoria, la folla in delirio, l adrenalina, i cori da stadio e...più di ogni altra cosa, le lacrime silenziose di Nana quando aveva rivisto Ren suonare su quel palco, i loro occhi che si erano incrociati un attimo, lui che aveva steccato di brutto in quel momento e la sua mano stretta in quella della sua amica, mentre anche Hachi piangeva e piangeva dalla commozione e, in cuor suo, sperò di tenere per sempre quella mano nella sua e che il destino di Nana fosse la felicità, dopo tanta sofferenza.
Lo stesso calore che aveva provato quando si erano strette la mano in segno di intesa appena avevano siglato il contratto del loro affitto, quel calore le era arrivato al cuore e non l aveva mai lasciata.
Del resto, Hachi era da sempre fatta così, credeva alle sensazioni, alle emozioni, a ciò che sentiva dentro, credeva a un sorriso quando era fatto col cuore e alle lacrime che scendevano anche quando non c era dolore, così come nel loro caso a quel concerto, dove erano scese perché a entrambe il cuore stava esplodendo nel petto, per diversi motivi.
"È stata una serata meravigliosa...e poi...beh...tu e Ren vi siete rivisti..."
Nana annuì appena, arrossendo a quel pensiero, ci aveva sperato che le fosse un po' passata, di essere andata avanti, di essere un po' riuscirà a sopravvivere alla loro rottura.
E invece, rivederlo lì su quel palco, con la camicia nera appena sbottonata sul petto, con ancora indosso la collana col lucchetto che gli aveva regalato ieri la portò indietro di molti mesi, quando in quella notte di tormenta, dopo aver fatto l amore, lui le aveva detto che sarebbe andato a Tokyo, quando lo aveva baciato dentro il vagone del suo treno in lacrime per poi scappare via senza voltarsi neanche un secondo, non gli avrebbe mai dato la preoccupazione di vederla in lacrime, non lo avrebbe mai fermato, proprio perché Ren era il suo universo, il suo sole, il suo tutto, lo era sempre stato.
"Sai una cosa, Hachi-chan? Hai presente la prima canzone che ha cantato Reira? A Little pain?"
Hachi annuí, sorseggiando il suo thè:
"Ren l ha scritta per me... È stato in una di quelle lunghe notti durante la disintossicazione... non si drogava da un mese almeno... quella notte era in astinenza, non ti dico neanche...urlava, sudava, non c'era verso di tenerlo tranquillo...si è calmato solo quando gli ho chiesto di scrivermi una canzone... non lo sa nessuno al mondo...solo io, lui...e adesso, tu..."
Hachi quasi sputò nella tazza quel sorso di thè che aveva in gola, riuscendo a inghiottirlo per miracolo, guardò a lungo Nana e quella tazza tra le sue mani che si stava raffreddando e pensò che non la stupiva quella notizia, pensando a loro due, a quelle parole che sembravano cucite su di loro come un abito sartoriale:
"Travel to the moon to your embrace in my dream cocoon
Where we watch empty stars whose lights are as cold as loneliness
On the road to being strong, I threw away my willful smile
I’m searching this land for a gentle hand
Why can’t you see
I’m here waiting for you
The future is a lie but I know that you are true
I’m here waiting for you
I wish you knew it too
My heart, it’s calling for you, every step I take is a step closer to you
This road, it’s led by sorrow, who knows where it leads to
No need to cry..."
"È bellissima...- riuscì a sussurrare Hachi, non dicendole che era probabilmente la sua preferita dei Trapnest, in quel.momento.le sembrò di profanare un dolce segreto- E...scusami, sono una maleducata...come è andata ieri... Voi...beh..."
Nana sorrise, davanti al tono di voce tremante di Hachi, se la conosceva appena un po' quella notte non aveva dormito quasi niente al pensiero di saperla li con Ren, era così buffa quella piccola ragazza e allo stesso tempo si preoccupava così tanto per lei e a Nana era mancato tanto tutto quello, avere una persona che semplicemente ci fosse per te, pronta a gioire con te, a piangere con te, senza giudicare, solo esserci, li per te.
"È andata bene... Ci siamo riappacificati..."
A quelle parole, Hachi si illuminò:
"Vuoi dire che...Oh!!!! Nana!!!! Nana!!! Sono così felice!!!"
E dicendo così, posando al volo la tazza per terra, Hachi saltò su e abbracciò forte Nana, mentre lei, presa di soprassalto, cercò di mantenere l equilibrio mentre il thè dentro la sua tazza traballò pericolosamente, balbettando un:
"Va bene...va bene...grazie...grazie, Hachi, apprezzo..."
"Scusa, scusami Nana...ma sono tanto felice davvero...Io...Io Voglio solo che tu sia felice..."
Nana arricciò le labbra come quando sei davanti a un cucciolo carino e allungò un braccio per permettere ad Hachi di avvicinarsi a lei e accoccolarsi sopra le sue gambe.
Fuori, il lieve sole di Tokyo illuminava appena la stanza e quelle due amiche strette l una all'altra, in completa armonia e pace, mentre Nana carezzò piano i capelli di Hachi e le sussurrò:
"Anche io voglio che tu sia felice, Hachi-chan...anche io..."


   
 
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