Attenzione! Giganteschi spoiler sul finale del secondo film.
If I'm not here to hold her hand
Will she grow to understand?
Simea lo scopre durante un Concilio del Villaggio, uno dei tanti a cui da qualche tempo è chiamata a partecipare; quello che si tiene appena prima dell’inizio della stagione autunnale, quando è necessario effettuare una conta precisa delle scorte con cui dovranno sopravvivere durante l’inverno ed elaborare una strategia per razionare efficacemente le materie prime più scarse.
Suo padre e il Capofamiglia Tuiatua calcolano come per l’anno successivo sarà meglio prevedere un allargamento del deposito delle noci di cocco, rievocando un ricordo comune su certi frutti andati a male e su come sua sorella Vaiana fosse riuscita a risolvere brillantemente la situazione.
«Non siamo noi a dover discutere il volere degli Dei, Capo Tui» commenta l’uomo dopo una risata. «Con tutto il rispetto, però, a volte penso che togliendoci tua figlia abbiano voluto metterci alla prova.»
«Hai detto bene, Tuiatua» ribatte suo padre col sorriso sulle labbra. «Non siamo noi a poter giudicare l’operato degli Dei. D’altronde, sono stati quegli stessi Dei a donarci un altro miracolo ancor prima di rendere noti i loro piani.»
Lo sguardo di Tuiatua si sposta su Simea, percorrendola da capo a piedi prima di chinare rispettosamente la testa.
«Non ho dubbi sulle capacità di tua figlia minore, Tui, né sulla vostra buona volontà nel trasmetterle gli insegnamenti migliori. Sono solo impensierito dal tempo che sarà necessario per farlo.»
«Simea, vieni» la chiama suo padre, facendole cenno di mettersi accanto a lui. Lei obbedisce, senza aver ancora capito del tutto quale sia il senso di quel discorso. «Resta a guardare, Tuiatua» continua lui, posando entrambe le mani sulle sue spalle. «Simea diventerà il capovillaggio migliore che gli Dei abbiano mai visto. È nata per questo.»
La bambina solleva lo sguardo verso il padre. Sa di non doversi mostrare sorpresa; lo capisce dal tono deciso che lui ha mantenuto nell’intera conversazione, come a voler convincere se stesso ancor prima degli altri, e ogni incertezza da parte sua sarebbe un’offesa, ma non può fare a meno di chiederselo: lei , capovillaggio?
«Io diventerò il migliore capovillaggio che gli Dei abbiano mai visto» fa eco a suo padre, senza l’ombra di un’esitazione, catturando nuovamente lo sguardo del Capofamiglia Tuiatua. «Sono nata per questo.»
L’ovazione del Concilio accoglie le sue parole; Simea nota lo sguardo orgoglioso di suo padre, le lacrime di commozione di sua madre, ma il suo cuore è in tumulto.
Lei, capovillaggio? , si chiede di nuovo. Perché?
E Vaiana, allora?
Trascorrono intere stagioni prima che la nave degli esploratori faccia ritorno.
Sono lunghi mesi di estenuante attesa. La vita di Simea si costella di impegni e incombenze sempre più pressanti. Si chiede spesso se anche sua sorella abbia dovuto sopportare lo stesso percorso a ostacoli; e da sola si risponde che no, è impossibile che qualcuno come Vaiana - devota, saggia, integerrima - abbia mai fatto capricci nel dover ragionare su questo o quel problema, o nel dover anteporre altre esigenze alle proprie. Impossibile che qualcuno come lei si sia mai lamentata nel doversi piegare al proprio ruolo.
Sua sorella è viva e sta bene, non è né scomparsa né inferma; gliel’ha assicurato la loro madre. Simea non è ancora riuscita a scoprire, però, la ragione per cui il copricapo del futuro capovillaggio sia adesso sulla sua testa; non riesce a comprendere cos’abbia provocato il passo indietro di Vaiana. È convinta che sua sorella sia - e rimanga - la scelta più saggia nella designazione di un successore al loro padre.
Pur dal basso dei suoi sei anni, osservando le vele che appaiono all’orizzonte con lo stomaco in subbuglio per l’emozione, Simea riconosce che il Capofamiglia Tuiatua ha espresso il dubbio più giusto: sia il tempo che l’esperienza giocano entrambi a suo sfavore. Vaiana le è superiore in ogni aspetto.
«Non avreste dovuto tenerla all’oscuro di tutto» sibila Vaiana ai loro genitori, ben attenta a tenere bassa la voce. Simea, dall’altro lato del telo di stoffa che divide le stanze della loro capanna, tende l’orecchio per ascoltare la loro conversazione. «Dovreste parlarle come se fosse un’adulta, visto il ruolo che le avete assegnato.»
«Non credere che sia stata una decisione a cuor leggero» le risponde il padre. «È ancora così piccola.»
«Ma non piccola abbastanza, a quanto pare.»
«Vaiana» la interrompe la madre. «Non abbiamo avuto scelta.»
«Una scelta c’è sempre.»
«Ognuno di noi ha un ruolo da rispettare» continua suo padre alzando la voce, «e un compito da assolvere. Tu dovresti saperlo meglio di tutti noi.»
Vaiana non ribatte. Simea vede la sua sagoma farsi più piccola nel controluce proiettato sulla stoffa. «Scusatemi. Ho bisogno di pensare» la sente dire, prima che nella capanna scenda il completo silenzio.
Senza aspettare un secondo di più, Simea sguscia fuori e la segue verso la spiaggia.
«Sono stanca di sentirvi litigare continuamente» dice, piedi ben piantati per terra, braccia incrociate sul petto, labbra imbronciate.
Vaiana non può fare a meno di sorriderle; bene, era proprio quella l’idea.
«E quale sarebbe la soluzione, sentiamo?»
«Smettere di litigare, mi sembra ovvio.»
«Magari fosse così facile» le risponde Vaiana con un sospiro. Tende le braccia verso di lei; Simea non aspettava altro e le si rannicchia soddisfatta in grembo.
«Vaiana» le chiede, «Perché non vuoi più diventare il capovillaggio?»
«Non è che non voglio. Le cose sono un tantino più complicate di così, a dire il vero.»
«Il Capofamiglia Tuiatua pensa che saresti perfetta. E lo credo anch’io.»
Vaiana la stringe più forte.
«Ora ti dirò una cosa importante, Simea. Si tratta di un insegnamento prezioso dei nostri antenati.»
Prima di continuare la guarda dritta negli occhi.
«Nonna Tala una volta mi ha detto: ”Non so dove questa storia ti condurrà, ma non smettiamo mai di scegliere chi siamo.” E le mie scelte mi hanno portato lontana dal ruolo che avevo, così ora non è più il mio.»
Simea sostiene il peso del suo sguardo.
«E allora adesso il tuo ruolo qual è?»
Il suo sguardo percorre il tatuaggio sull’avambraccio. «Lo sto ancora scoprendo.»
«Ma non sarai il capovillaggio.»
«Non diventerò capovillaggio, no.»
«E quanto ci metterai a scoprire il tuo ruolo?»
«Proprio non lo so.»
«Quindi prenderò io il tuo posto qui» conclude, come se fosse un dato di fatto. «E diventerò il migliore capovillaggio che gli Dei abbiano mai visto. Sono nata per questo.»
Vaiana sembra voler ribattere, ma per un attimo rimane muta.
«C’è qualcosa che vorrei raccontarti. Una storia che vorrei sentissi da me prima che da chiunque altro» dice poi. «Hai voglia di ascoltarla?»
Simea annuisce.
Quella notte, mentre ascolta Vaiana narrare la storia di quella che è stata la sua vita come essere umano - un racconto che comincia con un dono dell’oceano, continua con una stella che trafigge il cielo e termina con un lampo - Simea scopre quanto sia stato breve il presente e quanto sarà invece lungo il futuro di sua sorella, e si convince di aver letto nel suo stesso destino anche quello che sarà il proprio ruolo da allora in poi.
Simea sceglie di diventare il prossimo capovillaggio; Vaiana glielo legge negli occhi. Ci sono mille cose che vorrebbe dirle, ma si morde il labbro e tace.
*
Le cose non vanno sempre bene, ma tutto sommato vanno più bene che male; tra alti e bassi Motunui vive un periodo di grandissima prosperità, le stagioni sono favorevoli, la popolazione cresce ancor più di prima. Sempre più spesso si fanno vivi dei viaggiatori provenienti da altre isole; la maggior parte delle volte si tratta di semplici esploratori, meno spesso di commercianti, più raramente di attaccabrighe.
La leggenda di Vaiana, semidea della terra e dell’oceano, viene ancora sussurrata come fosse un segreto; è stata lei a volerlo, forse nel tentativo di proteggersi - e proteggere tutti loro - dall’ira di Nalo. Come a volerla ripagare, il popolo la venera ancor più di prima.
Simea ora ha sedici anni, la stessa età in cui sua sorella è partita alla ricerca del semidio Maui. Nel corso del tempo le visite di Vaiana a Motunui si sono rarefatte sempre più, ma ogni volta che mette piede sull’isola è un grande evento.
Così, quando Simea nota la sua riconoscibilissima vela che taglia in due la linea dell’orizzonte, si stupisce di non sentire il cuore sobbalzare come al solito. Insieme allo stupore e ad un pizzico di genuina gioia c’è qualcosa di diverso che serpeggia bene in fondo nella sua coscienza; è qualcosa di simile alla preoccupazione. Quanto resterà stavolta? Sarà per sempre?
Non si permette di ascoltarsi un minuto di più; nasconde tutti i sentimenti sotto il copricapo del futuro capovillaggio che le orna la testa e, accanto al padre e alla madre, si prepara ad accogliere i compagni tornati a casa dall’altra metà del mare.
«Non posso crederci, ormai mi superi in altezza!» è la prima cosa che le dice Vaiana quella sera, quando il banchetto è ormai entrato nel vivo e possono finalmente parlarsi liberamente.
Simea sorride soddisfatta. «Me l’aspettavo, ma non potevo esserne sicura fino al tuo ritorno.»
«Per me è stata una bella sorpresa. Ormai sei una donna.»
«Già» le risponde. Siamo praticamente coetanee, vorrebbe dirle, ma lo tiene per sé.
«Come vanno le cose qui sull’isola? C’è qualche bel ragazzo in giro?» domanda Vaiana, occhieggiando i dintorni e facendo ridere Simea.
«Più di uno, a voler guardare bene…»
«La mia sorellina è proprio cresciuta!»
«Qualcosa mi dice che la domanda non è del tutto disinteressata. Intendi forse raccontarmi le tue avventure amorose?»
Vaiana sputa fragorosamente tutto il latte di cocco che aveva appena messo in bocca e diventa paonazza. «Ma neanche per sogno! Per chi mi hai presa, ora come ora ho ben altre preoccupazioni rispetto a…»
«Sì, certo, come no» la interrompe lei. «Vero come dire che io ho tre paia di braccia.»
«Torniamo a te, piuttosto» svia Vaiana, pulendosi la bocca ancora bagnata. «Quanto è fastidioso questo tuo ruolo di quasi capovillaggio?»
«Non direi che lo sia, no» replica subito Simea. «Ascoltare le necessità degli altri non è affatto male. Sono felice di aiutarli. Direi che mi piace più di quanto avrei creduto possibile.»
«Non ti pesa dover prendere certe decisioni? Ad esempio quando due famiglie litigano, o cose così. Ricordo che per me erano le situazioni più pesanti in assoluto.»
Simea si rende conto d’improvviso che non le piace quella parentesi personale; la irrita quel ricordo appena rievocato da Vaiana, quasi fosse un’intrusione nel ruolo che ora spetta a lei.
«Niente affatto» sbotta, e nel farlo legge un allarme negli occhi di sua sorella. «Perché dovrebbe? Io faccio del mio meglio. Gli dei mi guidano. Mi hanno scelta per questo.»
«Non intendevo mettere in dubbio le tue capacità, Simea» replica Vaiana. «Volevo solo assicurarmi che non fosse un ruolo troppo pesante.»
«E anche se lo fosse? È il mio.»
I loro sguardi si incrociano; quello di Simea, deciso, furioso, è ben più pesante di quello di Vaiana, che subito si fa sfuggente.
«Simea, io desidero solo che tu sia felice.»
«Beh, lo sono. Non mi pare di averti dato motivo di pensare il contrario, o no?»
Vaiana non risponde, e non parlano più.
«Non riesco più a finire un discorso con lei senza litigare.»
«Perché dici così?» risponde Maui, carezzandole con il pollice le dita della mano percorsa dai tatuaggi. «Mi sembrava che andaste abbastanza d’accordo durante la festa.»
«Certo, all’inizio. Quanto presto hai smesso di badare a quel che succedeva?»
«Abbastanza presto, temo. Quel distillato di noce di cocco era una bomba.»
Vaiana, seduta tra le sue gambe, sospira e si lascia cadere con la schiena contro la sua pancia. «Beh, resta il fatto che abbiamo di nuovo litigato. Era successo anche due anni fa.»
«Non mi stupisce affatto. Sai, l’adolescenza. La necessità di affermarsi. Il dover sostenere il confronto con una sorella che è una semidea e ha salvato tutti i popoli dell’oceano. Cose così.»
«Non ha nessun confronto da sostenere!»
«Questo lo pensi tu. A volte il peso del paragone lo sento anch’io, e ho giusto un millennio di esperienza aggiuntiva a mio favore.»
Vaiana sospira di nuovo. «Io vorrei solo che Simea fosse felice» ripete.
«Magari lo è.»
«No che non lo è. Ci sono così tante cose a cui ha rinunciato» dice. «Tanto per cominciare, non è mai andata oltre il reef. Non ha mai voluto prendere il mare, né da sola né con me.»
«Tantissima gente non è mai uscita dai confini della propria isola. Tutti coloro che sono vissuti nello scorso migliaio di anni, per l’appunto. Non puoi pensare che ognuno di loro fosse infelice per questo, no?» risponde lui. «Essere capace di navigare ha fatto la tua felicità, ma sbagli a pensare che debba essere così per tutti.»
«Ma là fuori c’è un intero mondo!»
«Un mondo che evidentemente non le interessa» commenta Maui, sistemandole i capelli dietro un orecchio. «Vaiana, anche questa è una sua scelta.»
«Ed è una scelta che rispetto, tuttavia non la capisco.»
«Sarete anche sorelle ma non siete la stessa persona, una figlia del capovillaggio non vale l’altra. Beh, per me no di sicuro» conclude poi, cingendole il ventre e posando la testa contro la sua.
Vaiana sorride per un attimo, poi torna seria.
«Pensi davvero che mi abbia presa come metro di paragone?»
«Credo sia inevitabile.»
«Forse sarei dovuta rimanere. Magari partire alla ricerca di Nalo è stato uno sbaglio.»
«Parli tanto di scelte e poi metti in dubbio le tue?»
Vaiana sospira, ma sorride. «Hai proprio ragione.»
«Lo so. Ricordati con chi stai parlando» risponde Maui, e questa volta la fa ridere di gusto.
Guardando il profilo delle palme da cocco sopra la sua testa, la forma ben definita della costa verso il promontorio, l’infrangersi delle onde contro la scogliera a levante - tutti particolari così banali, eppure così familiari - Vaiana si dice che sì, forse Maui ha ragione, forse è lei che non è capace di riconoscere e rispettare le scelte altrui. Forse è una scappatoia quella che sta cercando; poco importa di quale lei pensi sia la felicità di sua sorella, è Simea a doverla costruire per sé. È la vita di Simea che deve trovare la propria direzione, non la propria; non è Simea ad avere infinite possibilità davanti a sé - e d’improvviso, dolorosamente, Vaiana si rende conto del peso di quell’eternità che fino ad allora aveva sempre considerato una fortuna, e della fortuna nell’avere quell’eternità che temeva così pesante. Quanto limitato sarà - per Simea solamente, e non per lei stessa - il tempo per compiere quelle scelte? Perché si è arrogata il diritto di criticarle?
«Maui» gli dice, voltandosi per abbracciare con lo sguardo la sagoma scura e familiare delle capanne di Motunui. «Credo sia meglio per tutti se ripartiamo.»
29.03.2025
La "teoria del cigno nero" si riferisce unicamente a eventi inaspettati di grande portata e grandi conseguenze, e al loro ruolo dominante nella storia. Tali eventi, considerati estremamente divergenti rispetto alla norma, giocano collettivamente un ruolo molto più importante della massa degli eventi ordinari. (Cit. Wikipedia) Nelle mie intenzioni, il cigno nero di cui si parla è la semidivinità di Vaiana, analizzata però dal punto di vista di Simea per via delle grandissime conseguenze che avrà nella sua vita
Questo è il primo capitolo di una serie di tre, almeno nelle mie intenzioni; avrei voluto che la storia fosse una one-shot gigante ma la scadenza del COW-T (Settimana 4, M2, prompt per l'appunto Il cigno nero) è incombente e il mio tempo libero sempre troppo poco. Il resto arriverà nelle prossime settimane.
Grazie per aver letto!
Kuruccha


