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Autore: The Annuntziation    29/04/2025    1 recensioni
Una piccola storiella scritta per il prompt 28. Mr Brown di Ineffable Spring Break by 10I4H
Genere: Commedia | Stato: completa
Tipo di coppia: Slash | Personaggi: Altri
Note: Missing Moments | Avvertimenti: nessuno
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“Non so cosa stia succedendo ma so che me ne occuperò”.
 
“Guardi che sarà un Inferno!”.
 
“Signora, mi domando su quali basi ritenga appropriato interrompere la riunione della nostra Associazione Negozianti”.
 
“Ballo, non riunione. Stavate ballando”.
 
“Non ha il diritto di disturbare queste persone. Bene, ora chiamo il pronto intervento”.
 
“Crowley, qual è il punto da non superare?”.
 
“La linea di confine è la porta”.
 
 
Crowley riuscì a malapena a terminare la frase, quando un demone afferrò il povero Signor Brown per la camicia e lo lanciò attraverso l’aria come un giavellotto urlante, fino a farlo atterrare al centro di un nutrito gruppetto di colleghi.
 
 
“Non potete farlo!”.
 
“L’abbiamo fatto. Vittime civili”.
 
 
Il negoziante si ritrovò circondato da creature dalle fattezze grottesche e mostruose che lo afferravano e lo strattonavano, ringhiando e urlando tra loro come iene che si contendono una carcassa di antilope abbandonata da un leone.
 
Devono essere centinaia, migliaia, almeno una legione! pensò cercando di capire il da farsi.
Indomito provò a difendersi arrotolando il giornale e colpendo tutte le parti demoniache che riusciva a raggiungere, finché un possente ruggito fermò tutti come se il tempo si fosse congelato.
 
“Fermi, lasciatelo a me, è mio!”. La voce proveniva da un essere imponente che sovrastava tutti in altezza. Aveva tre teste, nessuna umana. La centrale era deforme con un grosso naso, sopracciglia folte e sporgenti e orecchie appuntite. Ai lati era accompagnata dal capo di un ariete e da quello di un toro. Il corpo era potente, con un ampio petto ricoperto di una folta pelliccia, e terminava nella parte inferiore con due grosse zampe d’orso. Era terrificante, con le sue lunghe ali dispiegate di una pelle sottile e diafana, nera e lucente come il petrolio.
 
“Signore, non immaginavamo che sarebbe venuto anche lei” balbettò un piccolo demonietto che al suo cospetto appariva ancora più minuscolo.
 
“Mi annoiavo, l’Inferno è vuoto e tutti i demoni sono qui. Saranno almeno ventotto secoli che non mi faccio un giretto sulla Terra”. Detto questo si diresse verso il Signor Brown che, come un pesce rosso, lo fissava a bocca aperta. Afferrò l’uomo per la collottola e lo trascinò verso l’ascensore tra due ali di demoni che, contrariati, videro togliersi il loro divertimento da sotto al naso.
 
Giunto alle porte lo spinse dentro in modo inaspettatamente delicato. “Ecco qui, come nuovo! – disse il demone rimettendolo in piedi e scrollando un po’ di polvere accumulatasi sulla sua giacca con delicati colpetti – Il giornale è un po’ mordicchiato ma è ancora leggibile”.
 
Il povero Signor Brown continuava a fissarlo sconcertato e muto.
 
La bestia, perplessa, non capiva il motivo di quella reazione. È vero che gli umani non erano più abituati ad incontrare di persona i demoni, ma nessuno era mai rimasto paralizzato nel vederlo. Anzi, di solito suscitava entusiasmo. Sollevò lo sguardo e notò il suo riflesso nello specchio alle spalle dell’uomo. Capì il motivo dello choc: aveva il suo aspetto originale e non quello che utilizzava di solito per presentarsi ai terrestri. Provvide a rimediare con un gesto insolitamente fluido per delle mani così tozze.
 
Al suo posto comparve un uomo dall’aspetto mozzafiato. Sembrava avere quarant’anni circa. Un seducente viso, dalla pelle ambrata, ospitava occhi verdi come smeraldi che contrastavano con il colore scuro degli stretti ricci. Una delicata linea partiva dalla cima del suo naso, perfettamente proporzionato, e terminava in un invitante arco di cupido che delineava due splendide labbra color corallo che viravano verso il rosso ciliegia man mano che ci si avvicinava all’interno. Era elegantemente vestito con un completo di alta sartoria color vinaccia dai risvolti neri. Una candida camicia bianca risaltava l’accostamento del tessuto con il colore degli occhi e dei capelli. Una spilletta dalla forma di teschio faceva da pendant con la cravatta nera animata da piccoli teschi bianchi e con un fazzoletto da taschino dello stesso tessuto.
 
“Così va meglio - esclamò soddisfatto ammirando il proprio riflesso e, con un gesto della mano, invitò il Signor Brown ad uscire dall’ascensore – Siamo arrivati, prego”.
 
Il negoziante, stringendo il suo malconcio giornale al petto, entrò in un ampio ingresso illuminato da intermittenti luci neon verdi che rendevano scintillante il sorriso del demone.
 
“Io sono Ash, qual è il tuo nome?”.
 
“T… Tim – rispose balbettando, ritrovando finalmente la voce - Sono sulla Terra, in Paradiso o all’Inferno? Sogno o son desto? Sono pazzo o in senno?”.
 
“Benvenuto Tim, sei all’Inferno”.
 
“Sono morto?!?” esclamò sconvolto.
 
“No, non preoccuparti, non sei morto. Poiché sono tutti fuori impegnati a combattere con gli angeli, ho pensato che avrebbe potuto farti piacere restare lontano da quella bolgia. Ti andrebbe di fare un giretto turistico?”.
 
“Un giretto turistico? È permesso?”.
 
“Sì, è una cosa che facciamo ogni tanto, su richiesta dei piani alti. L’ultima volta è stato circa 700 anni fa, è venuto un tizio italiano, non ricordo il suo nome, non l’ho accompagnato io. Questa volta non c’è stata nessuna disposizione, ho soltanto pensato che potrebbe essere piacevole trascorrere una nottata diversa”.
 
Si avviarono nei corridoi angusti che, ora vuoti, lasciavano loro almeno un po’ di spazio per camminare.
 
Giunti al termine di un passaggio, incontrarono un imponente cancello di ferro battuto talmente grande che sembrava non potesse essere contenuto in quegli spazi così stretti. Oltre la sua soglia si intravedeva un ambiente roccioso e cupo con al centro un grande lago, in netto contrasto con gli spazi - tutto sommato moderni - da cui provenivano. Brown si avvicinò per poter leggere il cartello apposto su di esso.
 
“Per me si va nella città dolente,
per me si va nell'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore:
fecemi la divina podestate,
la somma sapïenza e 'l primo amore;
dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate.”
 
Alcune frasi erano cancellate con una pennellata color rosso che l’uomo sperò fosse vernice.
 
“Questo è l’accesso all’ufficio del capo. Un tempo quel cartello era posto all’ingresso dell’Inferno ma, dopo la ristrutturazione, ha deciso di appenderlo alla sua porta. Meglio non disturbarlo, non è un tipo a cui piace socializzare. Andiamo, da questa parte” e gli indicò un altro corridoio.
 
Lungo il percorso si incontrarono diverse porte numerate. Aprì quella con il cartello XXVI. Dall’alto una balaustra si affacciava su un grande spazio invaso dalle fiamme.
 
“Vieni, ti faccio conoscere una persona – gli disse precedendolo e invitandolo a seguirlo – è qui da tantissimo tempo e ha un mucchio di storie pazzesche da raccontare. Ehi Odisseo!”.
 
“Ash, qual buon vento!”.
 
“Ho portato un amico a fare un giro. Lui è Tim”.
 
“Piacere di conoscerti. Puoi chiamarmi Ulisse, nessuno mi chiama più Odisseo da secoli - disse accendendosi una sigaretta vicino ad una fiamma – Tu fumi Tim?”.
 
“Nno … grazie” rispose il negoziante.
 
“Vieni, siediti - gli disse Ash materializzando alcune sedie per far sì che potessero accomodarsi – Dai, raccontaci di quella volta che i tuoi amici sono stati trasformati in maiali oppure la storia del cavallo di legno”.
 
“Sempre le stesse richieste, mai nessuno che voglia sentir parlare del mio cane. E va bene” disse scocciato mentre si accingeva ad iniziare il racconto.
 
“Ve la spassate senza di me?” una voce femminile risuonò dall’alto della balaustra.
 
I tre alzarono la testa per vedere da chi provenisse.
 
“Jane!” esclamarono Ash e Ulisse all’unisono.
 
“Adesso sì che ci divertiremo. Jane Austen ha sempre il brandy migliore. – disse il demone a Tim, aggiungendo poi sottovoce per non farsi udire - E le sue storie sono persino superiori a quelle di Ulisse. Devi assolutamente sentire di come ha progettato il furto del Diamante Clerckenwell del 1810!”.
 
“Jane Austen?!? – chiese perplesso il negoziante – È qui all’Inferno?”.
 
“Sì. Dalla lista dei suoi peccati il povero Furfur non sapeva dove collocarla e alla fine hanno optato per la porta accanto a questa, tra i ladri”.  
 
Dopo molti brindisi e chiacchiere il Signor Brown era finalmente più rilassato. Discuteva amabilmente, commentando divertito i racconti che gli vennero offerti e divagando a lungo sulla propria vita e la propria attività.
 
“Sei un tipo in gamba Tim. Saresti piaciuto a mia moglie, lei adorava gli arazzi e i tappeti” disse l’eroe greco dandogli una gran pacca sulla spalla.
 
“Ci siamo divertiti, ma adesso vorrei proseguire” commentò Ash.
 
“Tornate a trovarci, ci si annoia quaggiù” aggiunse Jane. 
 
Salutarono e si incamminarono nuovamente nel corridoio che avevano lasciato. Il Signor Brown, ora che si era ambientato e si sentiva più a suo agio, si concesse di guardare con più attenzione quell’uomo che lo precedeva di qualche passo. Era innegabilmente attraente, ma c’era qualcosa di più profondo che lo incuriosiva. Era stato spaventato dal suo aspetto iniziale, ma non poteva negare di aver percepito un discreto fascino anche in quella forma. Scatenava in lui una sorta di istinto primordiale che confondeva i suoi sensi rendendolo più rilassato e meno impettito del solito.
 
Dopo aver oltrepassato qualche altra porta incrociarono una donna sulla sessantina che proveniva dal piano superiore.
 
“Agnes. Stai di nuovo sgattaiolando tra i maghi e gli indovini? Lo sai che il tuo posto è tra i violenti. Avresti dovuto pensarci prima di riempirti le sottane di chiodi e polvere da sparo!”.
 
“Oh ti prego, è da 350 anni che devo ascoltare le lamentele di Pulsifer riguardo al fatto che non dovrebbe trovarsi lì con me perché stava solo facendo la volontà del Signore” supplicò con aria stanca.
 
“Va bene, non lo racconterò a nessuno, ma vedi di farti ritrovare al tuo posto prima che tutti ritornino ai propri uffici”.
 
Spiegò al Signor Brown che, anche se l’Inferno era perennemente in carenza di organico, non era solitamente consentito alle anime di vagare a proprio piacimento. Lui non era un sostenitore della disciplina ferrea, ma le regole sono le regole. Per quella notte avrebbe chiuso un occhio. In fondo, avrebbero avuto tutta l’eternità per scontare la propria pena.
 
Ash, con un delicato tocco alla base della sua schiena, invitò Tim ad andare nella direzione da cui proveniva la strega. Il negoziante sentì un leggero brivido al contatto e si voltò a guardarlo, per poi distogliere lo sguardo accaldato dal seducente sorriso che il demone gli aveva rivolto. Salirono le scale e giunsero al piano riservato ai violenti. Nell’aria si diffondevano ovattate le note di Jesus, Joy of Man’s Desiring dalla Cantata BWV 147 di Bach. Ash si diresse verso l’origine della musica e aprì la porta numero XII.
 
L’attenzione di Tim fu immediatamente rivolta a un uomo dall’aspetto assai intimorente. Indossava un’armatura di lucenti placche metalliche e aveva le spalle coperte da una lussuosa pelliccia. I capelli e la barba erano scuri e ricadevano sulle spalle, ordinati in diverse trecce che spuntavano al di sotto di un elmo rivestito di cuoio. Era seduto ad un tavolino ricoperto di pizzi e teneva in mano una tazza bianca decorata da delicati fiorellini gialli e rosa.
 
Di fronte a lui sedeva un uomo il cui aspetto era esattamente opposto: rassicurante e cordiale. Era abbigliato alla maniera del XIX secolo con un sobrio completo marrone, una camicia chiara e un foulard annodato al collo.
 
Entrambi si voltarono all’ingresso del demone e del suo ospite e li accolsero con un cenno di saluto.
 
“Tim, ti presento il Dott. Darlymple e Attila - disse indicando rispettivamente i due uomini – Come ti ho accennato, da tempo siamo a corto di personale e abbiamo dovuto raggruppare gli omicidi e i suicidi nello stesso dipartimento”.
 
Signor Darlyple, non sono medico” precisò stringendogli la mano.
 
“Attila Flagello di Dio, re degli Unni. Lieto di fare la sua conoscenza” dichiarò solennemente l’altro.
 
Ash e Darlymple si scambiarono uno sguardo divertito sapendo già quanto ci tenesse ad essere conosciuto con tutti i titoli e gli appellativi.
 
“Tim Brown, del Mondo dei Tappeti” rispose stringendogli vigorosamente la mano.  
 
“Posso offrirvi da bere? – Chiese il chirurgo - Ho dell’ottimo whisky scozzese. Attila, lei?”.
 
“No grazie, preferisco il mio tè. Ho lo stomaco delicato” declinò gentilmente il condottiero.
 
“Anche noi siamo a posto. Abbiamo appena lasciato Jane, e sai bene che ha il brandy migliore”.
 
“Quand’è così non insisto. Volete unirvi a noi? Eravamo intenti a discutere del procedimento chirurgico con cui veniva effettuata la trapanazione cranica presso il popolo degli Unni. Un argomento estremamente affascinante”.
 
“Non ne dubitiamo, ma io e il mio ospite dobbiamo proseguire. Sarà per la prossima volta”.
 
Tim lo ringraziò silenziosamente con uno sguardo riconoscente. Non aveva alcuna intenzione di sentir parlare di trapanazioni craniche.
 
Salirono di un altro piano. Era particolarmente silenzioso eccetto per un sommesso borbottare che proveniva da una delle porte. Il negoziante non riusciva a distinguere esattamente le parole, ma sembrava il tono di qualcuno molto contrariato. Di colpo si spalancò una porta, la numero X, e comparve un uomo con una lunga barba bianca e la fronte aggrottata dal disappunto.
 
“Ehi voi, vi stavo aspettando. Hanno finalmente mandato qualcuno ad ascoltare le mie richieste!”. disse nella loro direzione.
 
I due si rivolsero uno sguardo perplesso.
 
“Dice a noi?” chiese Ash.
 
“Sì, non vi hanno mandato dai piani superiori?”.
 
“Decisamente no, mi dispiace deluderla. – rispose il demone – Con chi ho il piacere di parlare?”.
 
“Charles, Charles Darwin. Speravo foste stati inviati per confermare il mio trasferimento. Ho inoltrato richiesta sin da quando sono giunto qui. C’è stato un equivoco, non ho mai negato la creazione divina della Terra. L’ho scritto anche nella mia autobiografia! Ecco, ve la mostro”. Si allontanò a grandi passi per ritornare dopo qualche istante con un libro. Lo sfogliò febbrilmente fino ad arrivare ad una pagina segnata da un angolo piegato:
 
Un argomento a favore dell’esistenza di Dio, connesso con la ragione più che col sentimento, è l’estrema difficoltà, l’impossibilità quasi, di concepire l’universo, immenso e meraviglioso come il risultato di un mero caso. Nelle mie fluttuazioni più estreme, non sono mai stato un ateo nel senso di negare l’esistenza di un Dio. Ritengo generalmente, ma non sempre, che agnostico corrisponderebbe alla definizione più corretta della mia condizione intellettuale.
 
“Capisco il suo punto di vista ma non posso aiutarla in alcun modo, non è il mio dipartimento. Vedrà che prima di quanto creda le sue richieste saranno esaminate da chi di dovere”.
 
Lo scienziato emise uno sbuffo di frustrazione ma non proseguì oltre nella sua arringa. Chiuse il libro, ringraziò per l’attenzione e volse loro le spalle tornando a borbottare nella stanza da cui era emerso.
 
“Eretici – disse il demone con scherno – non li sopporto, hanno un ego così fragile, pronti ad abiurare alla prima critica”.
 
Il Signor Brown colse l’occasione per lanciarsi in una lunga e noiosa invettiva contro le persone opportuniste. Ash però, anziché esserne scocciato, lo guardava deliziato.
 
L’uomo, sentendosi scrutato, chiese “Perché mi fissi, c’è qualcosa che non va?”.
 
“Mi piace come sei appassionato” disse con naturalezza, sinceramente convinto.
 
Tim, che non si aspettava di certo un complimento, balbettò un “Grazie” imbarazzato - e al contempo compiaciuto - mentre, distrattamente, inciampò facendo ridacchiare il demone.  
 
Il livello successivo era stipato di persone. Tutti urlavano e inveivano gli uni con gli altri. Il Signor Brown era francamente inorridito dal tipo di linguaggio che utilizzavano e dall’aggressività con cui si scagliavano verso il prossimo.
 
“Per quale motivo sono qui tutte queste persone?” domandò con una smorfia di disapprovazione.
 
“Probabilmente non ci crederai, ma il settore degli iracondi si è riempito esponenzialmente negli ultimi 35 anni circa. Si tratta nella quasi totalità di frequentatori della M25”.
 
Il suo disappunto di ridimensionò leggermente. “Oh, invece ci credo eccome. Ho sempre pensato che si trattasse di un’invenzione demoniaca. È stata opera tua?”.
 
“No, non è il mio campo, ma il demone che l’ha inventata ha ricevuto un encomio per il colpo di genio”.
 
“Avrei proprio voglia di sapere chi è per dirgliene quattro riguardo la sua brillante idea. Sono certo che non mi piacerebbe nemmeno un po’”.
 
Giunsero in un corridoio al termine del quale si trovava una zona completamente diversa da qualsiasi altra avessero visitato finora. Sembrava una città dagli edifici alti e splendenti. Tutto intorno era circondata da una natura rigogliosa con alberi, piante e fiori di ogni specie. Un ruscello gorgogliava placido. Sembrava impossibile, ma vi si poteva ammirare una porzione di cielo limpido in cui il sole riluceva splendente senza nessuna nuvola. Si sarebbe potuto pensare di essere di fronte all’Eden.
 
D’improvviso risate di bambini attirarono la sua attenzione e il negoziante ne scorse un gruppetto che allegramente giocava ad inseguirsi in un vasto prato.
 
Con un’espressione mista di incredulità ed orrore si rivolse al demone “Anche i bambini finiscono qui?”.
 
Il demone apparve quasi mortificato. “Il Limbo era stato progettato per ospitare le persone con elevati principi morali vissuti prima dell’avvento di Cristo. Nel 3004 però Dio, particolarmente adirato con gli umani, decise di scatenare una grande tempesta con cui annegò tutti.
 
“Tutti?” chiese sempre più attonito Tim.
 
“Non proprio tutta la razza umana. Giunse qui essenzialmente l’intera popolazione della Mesopotamia. A quanto pare, non era arrabbiato anche con i cinesi o i nativi americani o – non saprei – gli australiani. Una volta arrivati pensammo che non sarebbe stato il posto adatto per tenere dei bambini, così decidemmo di sistemarli qui. Non hanno coscienza di dove si trovino, vivranno un’infanzia eterna.
 
“Non posso credere che abbia ucciso anche i bambini”.
 
“Sembrerebbe piuttosto il genere di cosa che ti aspetteresti da noi…”.
 
Le convinzioni di Tim sul bene e sul male cominciarono a vacillare e guardare quel demone, sinceramente dispiaciuto per quello che gli stava raccontando, gli suscitò sentimenti che lo turbavano.
 
D’improvviso il frastuono di una sirena echeggiò tra i corridoi. Il Signor Brown, allarmato, chiese spiegazioni al suo accompagnatore.
 
“Qualcuno ha dichiarato guerra all’Inferno. – disse leggermente accigliato per l’interruzione – Non accadeva da un bel po’ di tempo. Credo che le cose si stiano scaldando lassù”.
 
“Siete sotto attacco?” chiese Tim visibilmente preoccupato cercando di coprirsi la testa col suo giornale.
 
“Per il momento no, vedremo come si sviluppa la faccenda.  - Schioccò le dita, il rumore cessò ma i lampeggianti rossi continuavano ad emettere luce ad intermittenza.  - Così non ci daranno fastidio. Che ne dici di proseguire? Siamo arrivati al mio dipartimento”.
 
L’uomo rabbrividì, ma non si trattava di una reazione dovuta a disagio o spavento. Aveva freddo, quel posto era pieno di spifferi.
 
“Sì, è una zona al centro di molte correnti d’aria, sembra di essere nel cuore di una bufera”.
 
Attraversarono uno spazio colpito da venti sferzanti. Il negoziante stringeva il giornale a sé cercando di ripararsi; ce la faceva a stento a tenere gli occhi aperti ma gli parve di riuscire comunque a intravedere delle figure. Erano nude e volteggiavano all’interno di vortici d’aria. Imbarazzato distolse lo sguardo, anche se piuttosto lentamente.
 
“Sodomiti - spiegò Ash anticipando la sua curiosità. Dopodiché aprì una porta e lo invitò ad entrarvi – Questo è il mio ufficio”. L’ambiente era completamente diverso da quello esterno, piacevolmente caldo e al riparo dalle correnti. L’atmosfera era accogliente. Una luce soffusa, proveniente da alcune lampade, illuminava la stanza in cui si diffondeva una sensuale melodia smooth jazz. Al centro vi era un tavolo apparecchiato per due con fiori e candele mentre in un angolo un lussuoso divano di pelle nera.
 
Il demone scostò la sedia con fare galante per invitarlo ad accomodarsi, prese una bottiglia di champagne che era in fresco in un secchiello con ghiaccio e ne versò un calice per il Signor Brown “Ti andrebbe un brindisi, Tim?”.
 
“A cosa brindiamo?”.
 
“Brindiamo alla piacevole compagnia”.
 
E fecero tintinnare i bicchieri.
 
“Ash – disse l’uomo un po’ titubante – tutto questo sembrerebbe quasi un appuntamento”.
 
“Sarebbe un problema?” rispose sfoggiando un sorriso seducente.
 
“Oh! - esclamò sorpreso - No, credo di no”. Non erano stati in molti gli uomini che gli avevano chiesto un appuntamento e la cosa lo lusingò alquanto.
 
“Bene. – aggiunse soddisfatto il demone – Che ne dici se ci serviamo?”. Sulla tavola c’era un suntuoso pasto di diverse portate dal profumo inebriante.
 
Prese un’ostrica e la portò alla bocca del Signor Brown per fargliela assaggiare dopodiché ne prese un’altra e se la portò alle labbra, lasciando che la lingua fuoriuscisse appena per afferrarla senza mai distogliere lo sguardo. Tim deglutì visibilmente e iniziò a sentire un certo calore.   
 
Il demone allungò la mano per coprire la sua. Il negoziante sussultò appena ma non si ritrasse, lasciando che l’altro gli carezzasse delicatamente il dorso con il pollice.
 
Si allontanò soltanto il tempo per servirgli una porzione di filetto al sangue. “Assaggialo con questa. È una salsa ai fichi e miele, ti piacerà” gli disse mentre ne versava un po’ sulla carne. Tim ne assaggiò un boccone e chiuse gli occhi quando quel dolce sapore si sprigionò sulla sua lingua emettendo un sospiro di apprezzamento. Iniziò una digressione sul modo corretto di cuocere la carne quando fu interrotto.
 
“Hai un po’ di salsa. – vide la mano del demone accostarsi al suo volto e togliergliene una goccia dal labbro con un dito per poi leccarlo – Ecco fatto, tutto a posto”. Istintivamente passò la lingua nel punto in cui aveva sentito il tocco.
 
“Ti andrebbero delle fragole al cioccolato o preferiresti andare a rilassarci un po’ sul divano?” chiese lanciando un eloquente sguardo all’angolo della stanza”.
 
“Credo che mi piacerebbe andare sul divano”.
 
“Eccellente - commentò Ash riempiendo di nuovo i calici di champagne e guidandolo – Accomodati pure”.
 
Offrì un bicchiere all’uomo e si sedette in maniera molto disinvolta con le gambe accavallate e un braccio disteso sullo schienale.
 
“Allora, come ti è sembrata questa nottata?”.
 
“Piacevole, mi sono divertito” rispose schiarendo un po’ la voce e allargando il collo del dolcevita con il dito.
 
“Ne sono lieto. Sai – aggiunse – hai attratto la mia attenzione mentre tenevi testa a tutti quei demoni da solo”. Sporse leggermente il busto nella sua direzione. Tim fu sopraffatto dal suo odore. Profumava di salsedine, come il mare dopo una tempesta. Un brivido gli attraversò la spina dorsale, si sentiva inebriato.
 
Ash si avvicinò ulteriormente e gli sfiorò delicatamente una guancia con i polpastrelli “Questa nottata ha solo confermato che non mi ero sbagliato, sei un tipo molto affascinante”.  
 
L’uomo sentiva il respiro caldo che si mescolava al suo, gli girava un po’ la testa.
 
“Hai anche un buon profumo Tim, non puzzi nemmeno di pesce. Mi piacerebbe tanto baciarti”.
 
Il Signor Brown emise un debolissimo “Cosa significa?” in risposta. Non capiva cosa c’entrasse il pesce ma non è che gli interessasse poi molto scoprirlo.
 
Si perse in quegli occhi verdi che lo trafiggevano. Li vedeva avvicinarsi sempre più. Un’ondata di calore si sprigionava nel suo petto. Il profumo di sale era sempre più forte. Poggiò una mano sul braccio del demone, chiuse gli occhi e…
 
 
 
“E lei da dove spunta?” chiese Mutt, il proprietario del negozio di magia, in fila prima di lui davanti al Give me coffee or give me death.
 
Tim si guardò intorno, diede un’occhiata al suo giornale mordicchiato. Come sono arrivato qui? Ricordo che stavo per chiamare il pronto intervento poi sono stato accerchiato, poi… tutto buio fino a quel preciso istante Qualcuno deve sicuramente avermi dato un colpo in testa, non rammento assolutamente nulla di tutta la nottata.
 
“Non me lo ricordo” rispose con sincerità.
 
“Bella mossa – disse Mutt – Mai svelare un trucco se non si viene pagati”
 
Il Signor Brown, ancora confuso, sentì nell’aria un forte odore salmastro. Si guardò intorno per trovarne l’origine - Londra era distante chilometri dal mare – ma non riuscì a capirlo.
 
“Su, scelga una carta” chiese il mago distogliendolo dai suoi pensieri.
 
***
 
Ash era a pochi centimetri dalle labbra dell’uomo, riusciva già a pregustare il solletico dei suoi baffi quando all’improvviso scomparve. Percepì un miracolo, un demone lo aveva smaterializzato. Probabilmente era tornato sulla Terra.
 
Era furibondo, sentiva il sangue pulsargli nelle tempie. Riacquistò il suo aspetto originale.
 
Bussarono alla porta del suo ufficio – Avanti! – ringhiò. Era Eric.
 
“Asmodeus, Sua Disgrazia, sono stato mandato ad aggiornarla. Durante la battaglia alla libreria eravamo stati quasi tutti discorporati ma stavamo riuscendo a conquistare il posto, quando quell’angelo ha fatto la cosa con l’aureola e ha dichiarato guerra all’Inferno”.
 
“Ha fatto esplodere la sua aureola? - chiese sorpreso – Ha del fegato per essere un principato”.
 
Forse inizio a capire perché a Crowley piaccia tanto aggiunse tra sé e sé.
 
“L’avevo detto che alcuni angeli sono dei pericolosi bastardi. - commentò Eric – Sua altezza il Granduca Beelzeebub è appena salito sulla Terra insieme al consiglio”.
 
“È tutto?” chiese Asmodeus.
 
“Sì, Signore” confermò l’altro demone, fece un cenno di rispetto e si voltò per andare via.
 
Ash si alzò, il suo sguardo cadde sul calice da cui aveva bevuto Tim. Adesso che erano sull’orlo di una guerra non sarebbe più riuscito ad andare sulla Terra a cercarlo. Avrebbe voluto tanto sapere chi era stato il demone che lo aveva smaterializzato. Gliel’avrebbe fatta pagare.
 
“Eric!” chiamò.
 
Il demone si voltò “Sì?”.
 
Asmodeus lo colpì e lo incenerì in una fiammata.
 
Doveva pur sfogare la rabbia in qualche modo.
 
 
Fine
 
 
 
Note:
 
Storia vagamente ispirata alla Commedia dantesca.
 
“L’Inferno è vuoto e tutti i demoni sono qui” – Shakespeare, La Tempesta
 
La descrizione fisica di Asmodeus è liberamente tratta dal Dizionario infernale di Collin de Plancy
https://it.wikipedia.org/wiki/Asmodeo#/media/File:Asmodeus.jpg
 
“Sono sulla Terra, in Paradiso o all’Inferno? Sogno o son desto? Sono pazzo o in senno” Shakespeare, La commedia degli errori
 
Si narra che Asmodeus, Il demone della lussuria, fu sulla Terra nel Libro di Tobia (Tobia, 3-6), ambientato nell’VII/VII sec. a. C. Impediva a Sara di procreare uccidendole continuamente i mariti. Allora l’Arcangelo Raffaele fu inviato da Tobia, il settimo candidato, per liberarlo dal demone. L’angelo gli consigliò di aprire un pesce e di bruciare le sue viscere affinché i loro fumi esorcizzassero il demone da Sara.
 
Da un’ottantina d’anni tutti all’Inferno sanno che Crowley e Aziraphale sono una coppia, soltanto loro non lo sanno.
 
Warning: Per la realizzazione di questa storia nessuno è stato maltrattato eccetto Eric.
 
   
 
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