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Autore: Luschek    20/05/2025    0 recensioni
I capelli di Shouta ricadono sparpagliati sia sul cuscino che sul suo volto, sono strade ebano che si protendono, attorcigliano e si perdono tra le pieghe delle lenzuola. I raggi che filtrano attraverso le serrande sono tenui, sfiorano i contorni del suo volto, risaltandone il pallore nella penombra della stanza. Anche senza contare, Hizashi sa che tra una decina di minuti il sole sferzerà la palpebra socchiusa di Shouta e quello, infastidito, le strizzerà entrambe mentre borbotterà qualche improperio.
{EraserMic | Spoiler manga}
Genere: Hurt/Comfort, Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Shonen-ai | Personaggi: Present Mic, Shōta Aizawa
Note: Missing Moments | Avvertimenti: Spoiler!
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Attraverso i silenzi 

 
 

I never get 
Bored of lookin' at you 
'Cause every time 
I see somethin' new 

Like the scar on your spine. 

- watch you sleep, girl in red 

 



I capelli di Shouta ricadono sparpagliati sia sul cuscino che sul suo volto, sono strade ebano che si protendono, attorcigliano e si perdono tra le pieghe delle lenzuola. I raggi che filtrano attraverso le serrande sono tenui, sfiorano i contorni del suo volto, risaltandone il pallore nella penombra della stanza. Anche senza contare, Hizashi sa che tra una decina di minuti il sole sferzerà la palpebra socchiusa di Shouta e quello, infastidito, le strizzerà entrambe mentre borbotterà qualche improperio.  

Sorride a quella fantasia e, quasi temesse di creare baccano attraverso quel piccolo gesto, preme il viso contro il cuscino. Si domanda se Shouta dorma davvero, oppure se è una di quelle mattine in cui tiene gli occhi chiusi per recuperare il sonno di una notte in bianco. 

Il respiro dell’altro si fa pesante e, ad un tratto, tira su col naso, producendo un grugnito che solletica sul fondo della gola di Hizashi una risata. Si stende su un fianco e si preme il palmo della mano contro la bocca. Ha le spalle scosse dai sussulti, le guance che tirano, ma non gli sfugge nemmeno un rantolo dalle labbra. È ironico, pensa, visto che con la sua voce sarebbe capace di demolire palazzi interi, però farebbe questo e altro per non disturbare il sonno di Shouta. Dopo i terribili mesi che ha – hanno – trascorso, merita un po’ di tranquillità.  

 

Dopo che Shirakumo – no, Kurogiri – lo aveva trasportato alla U.A., Hizashi non aveva capito più nulla. Era stato tutto un susseguirsi di grida di aiuto, detriti, sangue, occhi vitrei, corpi gelidi o parti di essi ammassati l’uno sull’altro – quando, nel migliore dei casi, era rimasto qualcosa su cui piangere. I suoi ricordi di quella battaglia sono come grida che riecheggiano dal fondo di una strada: strazianti e lontane, ma vivide.  

«Che ti ridi?» nonostante sia roca e gracchiante, la voce di Shouta è come musica per le sue orecchie.  

Hizashi ride e gli dà le spalle, tira di proposito il lenzuolo per lasciarlo senza. Un tepore si propaga dentro al petto e, oggi più che mai, si sente grato di poter partecipare a quel rituale mattutino, in cui persino osservarlo russare è un momento prezioso. 

«Nothin’, mate!» 

L’occhio nero di Shouta si sofferma su Hizashi e, anche se ha le labbra serrate, comprende subito che il compagno ha la testa che già straripa di pensieri.  

«Che ore sono?»  

Sbuffa, si appuntella sui gomiti e scocca un’occhiata all’orologio da parete a forma di gatto. Le lancette tracciano un triangolo imperfetto, indicando che è ancora troppo presto per alzarsi. Oggi, nota, Shouta è riuscito a guadagnare un quarto d’ora di sonno in più.  

«I dunno» biascica Hizashi, affondando le unghie smaltate di viola all’interno della matassa di riccioli scuri. Lo sente irrigidirsi al suo tocco, sospirare e, infine, distendersi. Shouta gode poco quell’attimo di quiete, perché si tira a sedere, mostrando la vulnerabilità del corpo umano attraverso le grinze candide e rosee che gli decorano la pelle.  

Ogni singolo contatto scatena quella maledetta reazione, ma come si fa a biasimarlo, quando ciascuna delle cicatrici che percorrono la pelle dell’altro raccontano di qualcuno che entrambi hanno perso? Come quella enorme che lo solletica dal collo fino al bacino, avviluppatasi sinuosamente al rilievo della sua spina dorsale. 

Attraverso i silenzi più intensi ne hanno riflettuto spesso, Hizashi sa che Shouta teme l’ennesimo solco, perché potrebbe portare il suo nome questa volta. I’ll be always with you, gli aveva sussurrato all’orecchio l’ultima volta che non credevano di rivedere la luce del sole. È stata l’ultima promessa che Hizashi è riuscito a mantenere e se ne pente sempre, perché avrebbe preferito di gran lunga mantenere quelle di proteggere Shirakumo e Nemuri, invece di essere costretti a incontrarli solo durante le loro passeggiate al cimitero.  

«Parla come mangi.» 

«Sai che amo la colazione americana» replica e marca l’ultima parola con un accento inglese esagerato. Questo strappa uno sbuffo a Shouta. Questo basta a Hizashi per sentirsi completo.  

«Devo correggere le verifiche dei ragazzi.» 

«Anch’io, ma sono ancora le sette e mezza, my love. Oggi è domenica.» 

«Lo so.» 

Lo dice con un tono sferzante, dietro cui si cela un riverbero di tensione. Andare avanti è complicato come sbrogliare il filo di un gomitolo, non sai da quale estremità iniziare, a volte ti fermi, ritorni sui tuoi passi, attorcigli un nodo per errore e ti senti costantemente frustrato. Tutto ciò fa parte del processo, però. Lo sa bene Hizashi, che si lascia scivolare addosso quell’atteggiamento sgradevole, e lo sa bene Shouta, quando si districa dalla tensione con una proposta: 

«Facciamo questa colazione americana, poi lavoriamo. Paghi tu.»  

Hizashi sogghigna e si tira su per avvolgere l’altro in un abbraccio. Stavolta Shouta rimane sciolto, è un tacito permesso che lui accoglie per stampargli un bacio sull’angolo della bocca. Il sorrisetto che sfugge a Shouta si riflette sulle labbra di Hizashi. La fatica di quel piccolo gesto è tangibile, ma se ne prenderà cura con meticolosità. Non può lasciare che tanto sforzo vada sprecato, adesso che finalmente stanno riuscendo a riallineare le loro vite. È una danza complessa, fatta di passi che oscillano in avanti e passi che oscillano indietro. L’importante, tuttavia, è riuscire a completarla.  

«Di cosa stavi ridendo, prima?» 

A volte rivede lo Shouta quattordicenne in quelle domande ingenue. Quello che si attaccava ai dettagli futili, perché nella sua mente anche ciò che era di poco conto aveva una sua importanza ineccepibile. 

«Nothin’, my love. I just love watching you sleep.» 

Cade il silenzio, interrotto a singhiozzi solo dal cinguettio dei passeri che si risvegliano dal loro riposo.  Probabilmente Shouta non ha colto ogni parola di ciò che ha detto, però conosce bene il significato della quiete da parte di Hizashi: nonostante tutto, vuol dire che stanno bene.  

 

 

 
 

 

Officina di Luschek 

Salve a tutti! Se siete giunti fino alla fine di questa lettura, vi ringrazio infinitamente! Non è nulla di che, diciamo una pigrissima slice of life post!guerra iniziata prima della fine del manga (ovvero, anni fa) e conclusa in questi giorni di novella disoccupazione. Allora, sarò molto sincera, io a una certa ho droppato il manga, perché la narrazione di Horikoshi si era fatta un po’ caotica e la mia spanna di attenzione/attrazione verso la storia è stecchita tutta d’un colpo. Ora voi direte, ma perché ci stai raccontando di questa cosa? Solo per spiegarvi che non è che abbia capito se Shirakumo/Kurogiri (l’aspetto che mi interessava di più, ho praticamente seguito il manga a una certa solo per Aizawa e Hizashi) sia sopravvissuto o abbia fatto puff con uno schiocco di dita. Ma nel mio canon al momento è morto, così si salva dalla cattiva scrittura di Horikoshi (non ce l’ho realmente con lui, ve lo giuro). Se qualcuno volesse lasciare un commento, sia sulla storia che come feedback per il manga, perché a) vorrei capire cosa è effettivamente successo a questo povero ragazzuolo b) per dirmi se ne vale la pena continuarlo o è effettivamente una presa a male come sembra, ma anche dare pareri in generale; be’, siete i benvenuti! Spero che questa fic vi piaccia come è piaciuta a me scriverla, perché dopo tanto tempo di fermo posso ammettere che è uno dei lavori miei che apprezzo di più! Anche se detto sinceramente tra di noi, potrebbe essere non ironicamente l’ultima volta che scrivo su questo fandom, perché mi sento stremata da Horikoshi, penso una confusione e sconforto così grande non l’avevo da quando è finito il manga di Naruto.  

Ma in ogni caso cari miei vi lascio al proseguimento delle letture e vi mando un caloroso abbraccio, 

Luschek 

   
 
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