Anime & Manga > L'Attacco dei Giganti
Segui la storia  |       
Autore: LazyCroccola    01/07/2025    1 recensioni
Reiner e Berthold, amici di infanzia persi e ritrovati, cercheranno di ritrovare la loro vecchia dinamica, tra l'inizio dell'accademia militare e una casa da gestire.
Raccolta di flashfic, modern e college AU, su un fandom ormai morto, su una coppia di cui nessuno parla più? I'm in for it.
Neanche menziono le imprecisioni di luogo e di sistema, ma ci saranno di sicuro!
Genere: Slice of life | Stato: in corso
Tipo di coppia: Yaoi | Personaggi: Berthold Huber, Reiner Braun
Note: AU, OOC, Raccolta | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
 <<    >>
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A

Reiner non sta più nella pelle.

La gente gli passa accanto a fiumi, lo urtano, gli girano attorno, ma lui resta lì, fermo.

Batte un piede a terra, sposta il peso da un piede all’altro, ma non si muove da davanti l’uscita dalla zona binari.

Gli sembra una sorta di sogno lucido.

Trovarsi lì, in stazione centrale, senza dover prendere alcun treno, aspettando un amico -no, il suo migliore amico- d’infanzia che non vede da davvero troppo tempo.

Sbadiglia, per quanto sia esaltato è veramente stanco. Non ha dormito molto per l’emozione, e, per quanto sia una persona solitamente puntuale, stavolta ha esagerato. E’ arrivato quaranta minuti prima.

Quel largo anticipo comincia a pesare, anche perché sperava di avere la compagnia di Annie un po’ prima.

Quindi tira fuori il telefono dalla tasca dei jeans, e le scrive.

-”Stai arrivando?”

Quella risponde quasi subito.

-“tra 10 min”

E quindi non ha chiesto al suo capo di uscire un po’ prima da lavoro, perché se le mancano dieci minuti significa che è uscita più o meno altrettanti dieci minuti prima, alle sei e mezza, suo solito orario.

E, in teoria, anche orario in cui il treno di Berthold sarebbe dovuto arrivare.

Reiner lancia uno sguardo al tabellone degli arrivi.

Treno Marley-Monaco di Baviera.

18:30.

+10.

Beh, sono le sei e quaranta.

Quel treno dovrebbe arrivare a momenti.

E poi, la voce sintetica dell’interfono fa il miglior annuncio degli ultimi due anni : “Il treno da- Marley- e diretto a -Monaco di Baviera- è in arrivo al binario 14, con -10 minuti- di ritardo.”

Il messaggio pre-registrato è finalmente intervallato con le giuste informazioni.

Reiner raddrizza la schiena, i suoi occhi si fanno frenetici nel cercare…beh, insomma, non sa bene cosa.

Berthold di sicuro non è più un bambino, ma non gli ha mandato sue foto attuali e Reiner non lo ha, in nessun maledetto modo, trovato su Instagram, o su qualunque altro social media possibile.

Non ha idea di che aspetto abbia adesso Berthold, quindi si limita a cercare più o meno le caratteristiche che sicuramente (forse) non sono cambiate.

Da bambini, Berthold aveva i capelli neri, gli occhi scurissimi che nessuno notava mai fossero in realtà verdi, se non vedendoli al sole.

Aveva la carnagione un po’ scura, perché sua madre è indiana.

Aveva la faccia lunga ma un po’ paffuta, nonostante fosse magrolino di corporatura, ed era più alto di Reiner.

Reiner è sicurissimo che adesso non sia più così, perché lui ha avuto uno scatto di crescita spaventoso. Subito dopo essersene andato da Marley ha raggiunto in fretta e furia il metro e ottantasei.

Che altro? Che altro?

Le orecchie a sventola!

Berthold aveva le orecchie a sventola da piccolo, non tanto, ma quel che bastava per regalargli un’insicurezza in più.

E’ incredibile, Reiner se lo ricorda davvero bene.

A giudicare dalla gente che esce dalla zona binari, il treno è arrivato.

Okay, okay.

Si mordicchia il labbro, sa cosa cercare.

Si sofferma su ogni zazzera nera che gli passa sotto agli occhi: no, è una donna, no, è un bambino, no, è un uomo. Questo è un ragazzo! Ma non è lui.

Gli occhi saettano, qualcuno gli da una spallata.

Gli intima di spostarsi con un colorato nomignolo, e Reiner si gira a lanciare un’ occhiata fulminante al cazzone che si è permesso, solo per non vedere altro che folla.

Sbuffa, e torna a guardare avanti.

E gli pare che un fantasma gli molli un destro bello forte sul muso.

Capelli neri, occhi scuri, faccia lunga.

Merda.

E’ diventato altissimo.

Non ha più la faccia paffuta, le orecchie sono comunque grandi ma non tanto come ricorda. Ha il naso all’ingiù, la carnagione ancora scura.

La postura è sempre la stessa, con le spalle incurvate e la testa che ci si incastra in mezzo, ma fa parecchia fatica a nascondersi perché, porca miseria, è veramente troppo alto.

Ha una camicia azzurra con le maniche rimboccate, inutilmente formale come quando era bambino.

Berthold Hoover non è cambiato poi tanto, e ha in volto la stessa espressione smarrita con cui Reiner lo ha lasciato.

Reiner sente un moto di- non sa ben descrivere cosa. Un sacco di emozioni che gli provocano un irrefrenabile sorriso, tenero eppure triste. Gli va incontro, Berthold ancora non lo ha visto.

-Berthold!

Chiama, quando è abbastanza vicino.

E lui cerca la fonte della chiamata, con gli occhi che saltellano a destra e a manca, la bocca socchiusa con sorpresa.

Poi lo vede, quasi per caso, quando un vecchietto, ultimo ostacolo tra loro, si sposta.

Prima che Berthold lo realizzi, Reiner lo sta stritolando in un abbraccio.

E’ incredibile, ma ha anche lo stesso odore di detersivo all’argan di quando si sono abbracciati l’ultima volta.

Berthold è evidentemente preso di contropiede, un po’ stupito e parecchio confuso, ma poco ci vuole, perché realizzi e ricambi la stretta, certamente con maggior timidezza rispetto all’amico.

-Non ci credo.

Gli scappa.

Ha la voce diversa, sempre un po’ rauca ma anche più adulta.

Reiner non si sente a disagio in quella stretta, sembra tutto stranamente naturale, come se non siano passati nove anni o quello che è. Sa ancora così tanto di casa...

Ma vorrebbe evitare di essere preso per finocchio, quindi da una bella pacca sulla schiena, ora bella solida, dell’amico, e si allontana.

Sa che Berthold non parlerà per primo, soprattutto perché, da come lo squadra, lo sta studiando, come faceva sempre con le persone nuove (o persone vecchie che avevano subito un cambiamento).

Questo fa sentire strano Reiner, ma non lo ferma dal dire la cosa più basilare che gli viene, giusto per dire qualcosa.

-Che hai mangiato per essere diventato così alto?

E infatti Berthold fa quella faccia. Quella che faceva quando sbagliavano il suo nome o facevano commenti sulle sue orecchie o sulla sua provenienza.

Eppure non sembra offeso, sembra che se lo stesse aspettando.

E sorride, con una certa ironia.

-E tu per diventare così grosso?

Reiner sputa una risata fierissima.

-Proteine. Come fossero acqua.

E allora anche Berthold ride, un po’.

Reiner nota che ha le occhiaie.

Poi Berthold fa un passo indietro, trascinandosi appresso la valigia di dimensioni colossali.

Porge la mano a Reiner.

-E’ bello rivederti.

Il biondo sorride, e gli stringe la mano.

Berthold ha le dita lunghissime e fini, e le unghie corte.

Se le mangia ancora, probabilmente.

-Anche per me, Berth.

Lo lascia, gli da un altra pacca sulla spalla.

-Vediamo di recuperare un po’ gli anni che abbiamo perso, che ne dici?

Berthold, stranamente, non esita un secondo prima di annuire con foga.

-Mi piacerebbe, Reiner.

   
 
Leggi le 1 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
 <<    >>
Torna indietro / Vai alla categoria: Anime & Manga > L'Attacco dei Giganti / Vai alla pagina dell'autore: LazyCroccola