Anime & Manga > Mademoiselle Anne/Haikara-san ga toru
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Autore: LubaLuft    03/07/2025    1 recensioni
Questa storia propone un finale alternativo per il meraviglioso personaggio di Tosei Aoe - che per quanto vogliamo bene a Yamato Sensei, forse meritava qualcosa di più... proviamoci 😊
Genere: Introspettivo, Malinconico, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Altri
Note: Lemon | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 6


E alla fine, quella domenica arrivò.
Le manovre militari iniziarono prestissimo.
Sussurri, passi, fruscii.
I pavimenti erano tirati a specchio, sembrava di camminare sulla superficie tremolante di un lago. Porte lucide, maniglie fiammanti. Fiori freschi ovunque. Tovaglieria di un bianco abbagliante, tavola apparecchiata con precisione trigonometrica.
L’argenteria tintinnava come il suono di una celesta.
Eppure, c’era una nota stonata: lei che non si vedeva. Chissà dov’era?

A un certo punto, Tosei iniziò a girare per tutto il tempio. Cameriere, valletti, inservienti, tutti fuori a lavorare come le formiche a beneficio delle cicale che avrebbero cantato quella sera.
Pensò divertito alla possibilità che in tutto quel continuo affaccendarsi. molto probabilmente si erano già incrociati diverse volte senza vedersi.

Improvvisamente calò il silenzio. Le quinte erano pronte, gli attori in camerino.
Carson e i primi due sottoposti, posizionati all’ingresso.
Mezz’ora dopo, era già tutto un bagliore di tiare preziose, abiti lussuosi, piume, smoking perfetti.
E musica e voci, non sussurri.

La cena fu splendida, a Tosei quasi dispiacque che quei piatti scenografici fossero destinati alla distruzione. A un certo momento, scoppiò a ridere da solo, pensando alla faccia che avrebbe fatto Benio davanti a quel ben di Dio.

Riusciva a riderne, ora.
Ora che aveva baciato lei dietro l’albero, sullo Strand, ora che l’aveva respirata.

Lunedì, con calma, avrebbe fatto tutto per bene: avrebbe parlato con Carson, che in quel momento fungeva quasi da genitore vicario e gli avrebbe detto quanto era giusto dire.
Con sua madre, no: avrebbe tenuto il segreto ancora per un po’.
Tutto doveva filare al meglio, alla luce del sole, come si doveva.
Scoprire di più della sua vita, poterla portare in giro, permetterle di riprendere a dipingere.
Chiederle cosa fare per lei, per farla felice…
Sapeva di correre un rischio, ma dopo Benio e il terremoto non aveva più paura di nulla.


“Tosei!”
Sua madre cinguettava.
Si avvicinò a lei, lasciando l’angolo in cui aveva trovato riparo e si era messo a chiacchierare in un inglese improbabile con il pianista russo e il nobile italiano.
In un nanosecondo, la sua mano era stata intrecciata a quella della bionda Estella e con lei si trovò a danzare per la sala.
Estella era la più ammirata fra le ospiti.
Una stella anche lei, ma diversa da lui.

Eppure eccoci insieme a beneficio degli occhi di tutti, come se aspettassero solo noi.

Intorno a loro si era fatto il vuoto.
Erano tutti in cerchio, adoranti. Si parlava di banche e di cotone e di affari, soldi, buoni matrimoni.

Tosei sorrideva divertito.
La follia di sua madre che già trafficava per vederlo sposato e lui non si era accorto di nulla!

Poi, non molto lontano, appena fuori, nell’atrio, un fracasso infernale, un vassoio che spargeva sul pavimento cristalli e liquori.

Tosei si sporse e vide Julia china sul pavimento, in uniforme, che scuoteva la testa.
Lasciò la mano di Estella e si avvicinò alla porta.

Julia li guardava entrambi.
Tosei non riusciva a capire. Non poteva essere una reazione scomposta a una scena d’amore: lui e Estella ballavano come due marionette in un teatrino.
Non poteva aver frainteso!

O forse sì?
Con un sorriso innocente si allontanò dalla bolgia che nel frattempo, sciolto quel ballo, aveva ripreso a occuparsi di se stessa.
Lei era fuggita per i suoi percorsi segreti ma lui aveva la scala padronale, che era una scorciatoia.
“Carson…”
“Signore?… Mi dispiace, sistemeremo tutto immediatamente.” Rispose lui indicando le macerie sul pavimento.
“Lei dov’è?”
“È andata di sopra. Un momento di stanchezza. Le ho detto di rimanere in stanza a riposare. Può accadere…”
“Carson, qualsiasi cosa accada, chiunque mi cerchi: sono uscito per affari urgenti. Si inventi qualcosa. Lo stratega è lei.”
Carson annuì con aria consapevole e attenta.
E Tosei prese a salire di sopra.

Arrivò alla porta incastonata e la aprì: dietro c’era un corridoio silenzioso, se non per un rumore di passi affrettati sullo sfondo.
Salì le due rampe e la raggiunse in corsa afferrandole la mano, prima che riuscisse a chiudersi in camera sua.
“Lasciami!”
“No.”
“Ti ho detto di lasciarmi!”
“No. Ora vieni con me.”

Tosei la prese di peso e la tirò fuori dal corridoio della servitù. Poco dopo, la spinse in camera sua e si richiuse la porta alle spalle. Saltò i convenevoli e si rivolse a lei con tono fermo.
“Ti ascolto.”
“Non ho nulla da dire. Mi sono già scusata con Carson, il mio referente è lui.”
“Non credo proprio. E non mi riferisco a qualche calice rotto.”
Lei si allontanò da lui, che involontariamente la incalzava. Se il tono che aveva usato con lei era tranquillo, anche se autorevole, il fatto che lei sfuggisse a una semplice richiesta di chiarimento lo allarmava e come conseguenza ora lui la stava spingendo, in ansia, verso la parete di fronte.
Tentò di dominarsi e si fermò al centro della stanza.
Lei allora prese la parola
“Che belli che eravate…”
“Ti riferisci a Estella?”
“Sì, a Estella Wickham! Mi sono persa qualcosa? Sì, senza dubbio mi sono persa qualcosa, ero troppo presa da te.”
“Non capisco di cosa parli!”
“Bugiardo!!”
“Julia, ora basta!”
“Sei un bugiardo! Ti piace andare in giro per locali, vero? Ti piace conquistare le cameriere? Perché tanto questo io rimango, che abbia addosso un’uniforme o un vestito da foxtrot…”
“Julia…”
“Io che fino a un anno fa me la ridevo di quelli come voi! La mia famiglia è antica, mio nonno era un Pari d’Inghilterra e andava a caccia a Balmoral in estate!”
Che cos’era quel discorso forsennato e sconnesso?
“E io…. frequentavo l’Accademia di Belle Arti, mi ero quasi laureata!”
Tosei le afferò i polsi ma lei aveva le mani chiuse a pugno.
“Io li odio quelli come voi! Quelli come lei!!”
Ecco, forse ci siamo!
“E lasciami!” Lei iniziò a piangere furiosa.
Tosei allentò la presa e lei ne approfittò per colpirlo ma quei pugni erano leggeri. Erano le lacrime a spaventarlo.
La strinse mentre era scossa dai singhiozzi.
“Scusami. Ti ascolto…” Ripetè lui. La voce era ora più bassa e morbida, quella di chi non pretende nulla. Del resto, che pretese poteva avere? Dopo due giorni che si conoscevano?
“Charles Edgar Wickham, della Wickham LTD, proprietario di una avviata attività di coltivazione del cotone.” Lei esordì così, con la faccia appoggiata sul petto di lui. “Mio padre aveva investito in un grosso carico a un prezzo vantaggioso. La nave della Wickham si trovò in mezzo a un tifone e perse tutto il cotone.
Mio padre aveva assicurato quel carico con la loro compagnia interna ma loro riuscirono a trovare comunque un cavillo legale per negargli il risarcimento. Il premio avrebbe coperto tutta la sua parte di perdita e gli avrebbe lasciato anche un minimo per riprendersi. Il suo socio decise di non procedere per vie legali e si tirò fuori. Sospettiamo abbia avuto il suo tornaconto… E adesso loro brindano alla loro fortuna e sai che ti dico! Brindo anche io!”
Si sciolse dal suo abbracciò e andò dritta alla bottiglia di brandy sul tavolo. La stappò e l’avvicinò alle labbra.
Tosei scattò immediatamente e gliela tolse dalle mani.
Lei in tutta risposta gli assestò un sonoro schiaffo. Ora non piangeva più, voleva solo andarsene.
Tentò di uscire dall’angolo ma Tosei la fermò e si mise davanti alla porta.
“Spostati.”
“No. Ti giuro su quanto ho di più caro che non ne sapevo nulla. Non conoscevo i Wickham. Estella non mi interessa.”
“Ti ho detto…”
“Ti amo, Julia. E non mi muovo di un millimetro”
Glielo disse mentre lei gli si lanciava addosso per farsi spazio.
Lei si fermò. Lo stupore che vedeva ora in quegli occhi d’oro gli fece capire che quello era il momento di agire e che non aveva alternative. La prese con forza e la baciò, era l’unico modo per fermare quella furia.
Lei si divincolò ma le mani di lui erano salde sui suoi fianchi. Provò a farsi leva con le braccia ma erano sottili e si ripiegarono. Smise di combattere.
Tosei si staccò da lei. Si guardarono a lungo. Poi capirono di essere completamente soli, al secondo piano, mentre di sotto tutti erano occupati a dire la propria, a stupire, ad annoiarsi anche.
Lui tornò sulle sue labbra, più calmo e lento, e lei rispondeva allo stesso modo.
Stavano ricominciando daccapo.
Le mani di Tosei, strette sui suoi fianchi, si rilassarono, salirono e arrivate ai suoi seni si fermarono.
Si staccarono di nuovo. Sì guardarono.
Lei chiuse gli occhi al tocco di lui, che si era insinuato fra i lembi della camicetta e sfiorava ora quella pelle delicata, rotonda e morbida.
Il corpo dello scricciolo tremava ma non per la paura. Tosei lo sentiva e quella sensazione di arrendevolezza dove prima c’era stata tensione gli diede alla testa.
Lentamente si spostarono dalla porta al centro della stanza.
Lui spogliò lei e lei spogliò lui. Poi lui la prese fra le braccia e l’adagiò sul letto. Più bella della giovane nell’autoritratto perché ora quel corpo mostrava una pienezza diversa, ed era caldo. Non era immobile ma vivo. E lui dovette accarezzarlo tutto, mentre lei si abbandonava. Poi fu lei a fare lo stesso, a cercare in lui la bellezza del disegno che gli aveva regalato.
Stretti, si muovevano l’uno sull’altra cercandosi, baciandosi, lontani da tutto.
Quando lui la prese lei gli disse “Ti amo” e poi si sciolse, respirando forte al suo orecchio. Il suo corpo minuto era scosso da fremiti regolari come onde eppure lei rimaneva muta, come se dopo quel ti amo fosse stato espresso tutto e dovesse parlargli solo quel corpo sottile, morbido, colmo di passione.
Quel fiato caldo fra i capelli, quel piacere silenzioso che aveva scatenato in lei e che sentiva fluire sotto di sé finì per vincere in lui ogni forma di resistenza. Tosei si lasciò andare dove lei aveva deciso di portarlo. L’eccitazione, il desiderio da soli non potevano essere causa di quella felicità completa che lo scuoteva e lo lasciava senza respiro su di lei.
Era stato quel ti amo che nessuna gli aveva mai detto prima.

 
 
“Adoro questa canzone…”
It had to be you girava sul grammofono.
“E io adoro te. Toglimi una curiosità…Il mio nome… Come facevi a sapere il suo significato?”
“Quando ero all’Accademia ho studiato arte orientale. Avevo un professore che ci spiegava tutto nei dettagli e mi ricordo che una volta ci mostrò la foto di un dipinto che raffigurava un paesaggio notturno dell’Hōkkaidō, in inverno. C’era una stella che illuminava tutto. Tosei no hikari, la luce della stella invernale. Fra poco devo rientrare…”
Tosei la imprigionò fra le braccia.
“È ancora presto… Di sotto sono ancora tutti svegli. L'argomento principe è la mia sparizione improvvisa, ne avranno almeno per un'altra ora. Mia madre sarà inconsolabile, Carson muto come un pesce."
"Però la mia sveglia è alle 5.”
“Dirò a Carson di lasciarti dormire un paio d’ore in più. È una persona comprensiva.”
“Devo essere in camera prima che risalgano tutti…”
“Allora c’è ancora un po' di tempo…”
Tosei abbassò la luce sul comodino e la osservò. Lei lo guardava con impazienza, il respiro veloce. Si baciarono e fu già diverso dai baci di poco prima, quando dopo lo scontro davanti alla porta avevano rallentato il passo.
C’era meno tempo e più urgenza, più decisione. Lei stavolta si sdraiò su di lui, leggera come una piuma, calda, accogliente. Affondò le mani sui suoi capelli mentre lui la baciava, si concesse alle sue, di mani, che percorrevano la sua schiena delicata finché si fermarono sui fianchi.
Si sentì stringere forte e fu di nuovo sua. Stavolta l’estasi fu diversa, non meno intensa ma più veloce, e la sua voce la accompagnava melodiosa. Tosei la ascoltava in silenzio per non disturbarla mentre volava via e poi tornava. E volò anche lui, per la seconda volta.
Verso le due, quando le prime voci e i primi rumori riecheggiarono dietro la parete, lei scivolò via nell’ombra.
Ancora per poco, amore mio


 

Pensieri e Parole




"Che cos'è questa storia dell'orticaria da gentil sesso?"
"Una storia noiosa… Non ridere!"
"... E dai…"
"Ne ho sofferto per molti anni…"
"E poi?..."
"E poi mi sono innamorato, ma lei era destinata a un altro uomo..."
"Capisco…"
"C'è stata solo un'altra donna, a parte te. Ma era una storia diversa. Una Geisha. Aveva il cuore spezzato, il suo uomo era morto in guerra. Non so per quale ragione ma con lei stavo bene. Forse perché anche a letto eravamo lontani anni luce. E tu?... come viveva Julia Flyte quando era Julia Fairchild?..."
"Vuoi proprio saperlo… ? Frequentavo un circolo di pittori. Il mio autoritratto sul letto era… Beh … "
"Cosa?"
"Lasciamo stare…"
"Eh no, sono curioso. Che cos'è quel sorrisetto?"
"Ahahah, quale sorrisetto? Sono serissima!..."
"Che cosa mi nascondi?..."
"Allora… C'erano due artisti in particolare che a un certo punto si sono sfidati. La sfida ero io: chi dei due mi avrebbe ritratto meglio a letto? Per complicare le cose, anche io ho partecipato alla sfida, e ho dipinto il mio autoritratto. Le tre tele sono state sottoposte al giudizio degli artisti della nostra cerchia. La posta in gioco era alta."
"Cioè?"
"Ero io."
"Cosa??"
"Hai capito benissimo. E smettila di guardarmi così… "
"Sono pazzo di gelosia! …"
"Per farla breve, hanno perso entrambi… Ho vinto io!"

***
“Come hai fatto a farti assumere senza essere smascherata?”
“Presi il nome di mia madre. La vecchia governante preparò una falsa lettera di referenze con l’aiuto di una persona fidata. Almeno come soluzione temporanea.’
"Perché volevi lasciare questa casa…? È solo per via della tua storia?..."
"Anche… in realtà volevo trovare un lavoro per la mattina, tenermi il pomeriggio per tornare a dipingere e tornare a lavorare la sera al locale sullo Strand."
"E poi sono arrivato io e ti ho fatta licenziare… Mi dispiace."
"Non ci pensare nemmeno! Avrei lavorato meno ore che qui ma in condizioni di semischiavitù. Carson in confronto alla mia capo-reparto è un angelo benedicente. Harry Gordon Selfridge passa tutte le mattine a dare le caramelle e poi arrivano quelle come lei a fare il lavoro sporco."
“E i tuoi fratelli?…”
“Simon è in Marina, Robert è partito per l’Australia, è andato a lavorare nella fattoria di nostro zio. Avevano proposto anche a me di raggiungerlo, ma io non potrei mai lasciare Londra. È la mia casa.”
"Julia Fairchild… vorresti tornare a essere padrona di questa casa?... Guardami."
"..."
"Sono serio… ci vorrà un po' di tempo…” "
"Non so che cosa dire…"
"Sì o no. E poi io devo essere libero di rapirti e portarti a letto in qualsiasi momento della giornata. Sono stanco di aspettarti dietro la porta del corridoio segreto. Cioè, il tutto rende la faccenda più eccitante e contribuisce a rendermi ogni volta ancora più impaziente di averti. Però io ti amo, è giusto che lo sappiano tutti. Soprattutto Carson, che ormai lo ha capito e disapprova questo comportamento ipocrita. E poi voglio appendere il tuo quadro.”
"Di sotto?? Allora sì!..
"No, non di sotto. Esattamente sopra la tua testa, dove ti trovi ora. E ora vieni qui, regina di questa alcova…"
“Sono così felice!… “
….
***
“Mi piace ballare con te. Sei la prima donna con cui abbia mai ballato prima d’ora. A proposito, il tuo ex capo mi guarda malissimo… “
“Ero una barlady di prim’ordine.”
“A proposito, dobbiamo dirlo a Carson… Mi guarda male pure lui, non credo che approvi…”
“Hai ragione.”
“Gli chiederò la tua mano.”
“Ahahah, sì ti prego!”
“Come maggiordomo è sprecato, dovrebbe fare come minimo il sindaco. Senti, Andiamo via?…”
“Di già? È presto.”
“Ho intenzione di fare tardi ma non qui…”
“E dove?”
“Sorpresa!”

“Ti piace?…”
“Ma questa… Era la nostra stanza dei giochi! La stanza che mia madre avrebbe murato pur di impedircene l’accesso… “
“E perché mai?”
“Perché faceva freddo nel sottotetto. A proposito, perché non fa freddo? E che cosa c’è dietro questo paravento?”
“Accomodati.”
“Tosei!… Ma questo è..."
“Il tuo nuovo studio di pittura. Ovviamente qui non ci saranno concorsi con te come premio, al massimo momenti da bohémiens su questo divano, nei quali dimenticheremo le buone maniere... Ho fatto sistemare il camino, va bene la temperatura? Perché ti avviso che sto per spogliarti… E non coprire lo specchio…”





 

Quello che accadde dopo



Tosei Aoe sposò Julia Fairchild sei mesi dopo il loro scontro al piano terra di Selfridges, fra il banco profumi e quello degli accessori femminili.
Un anno dopo, nacque la piccola Susanna, una bimba molto vispa e allegra, che ben presto mostrò le proprie attitudini artistiche colorando con i gessetti la parete stuccata di fresco del salone delle feste.
La madre di Tosei, una volta compreso che il sodalizio con i cotonieri non sarebbe andato a buon fine, decise di farsi strada nel mondo dell’arte e rilevò un’importante galleria in Russell Square. Seguendo i buoni consigli di Julia - che era entrata nelle sue grazie un secondo dopo averle mostrato la foto di suo nonno a Balmoral dalla famiglia Reale - si fece promotrice della pittura giapponese e riempì certe case di Londra di preziose stampe e dipinti.
Carson parlò a lungo con Julia, manifestandole la propria soddisfazione per come erano andate le cose e per il suo rientro da padrona nel palazzo di Bloomsbury. Lei scelse subito un’ottima governante: quella che aveva servito in quella casa per una vita e che era stata per lei un punto di riferimento.
Non gli raccontò però del locale sullo Strand nel quale per un po’ aveva servito alcolici vestita di lustrini e piume.

Vissero insomma felici e contenti (almeno nella capoccia mia 😋)
   
 
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