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Autore: Marco_G    05/07/2025    0 recensioni
Una coppia insieme da tanti anni. Lui realizzato, lei meno. Qual'è la felicità che vale di più? La propria o quella del partner?
Genere: Commedia | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: Missing Moments | Avvertimenti: Incompiuta
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Filippo stava preparando la valigia per l’ennesimo viaggio che lo avrebbe portato a stare almeno tre mesi lontano da casa. Jasmine era davanti a lui, a braccia conserte, indispettita ed esasperata. Ad un tratto sbottò.
«Dove credi di andare?!»
«Lo sai. Vado nell’emisfero boreale.»
«Non credo proprio.»
«Ma che ti prende, Jasmine? È la prima volta che ti comporti così. Hai forse le tue cose?!»
«No! Non voglio che parti, sono stufa dei tuoi stupidi viaggi!»
«Non capisco quale sia il problema. Non è la prima volta che parto.»
«È proprio questo il problema: i tuoi stupidi viaggi!»
Vedendola così determinata, Filippo si mise sulla difensiva e, dopo aver fatto un bel respiro, cercò di calmarla abbracciandola.
«Fai così perché ti mancherò», disse con un tono misto tra il compiaciuto e l’ironico.
Ma Jasmine lo respinse.
«Sei un cretino», esclamò con violenza.
A questo punto a Filippo saltarono i nervi, perché sentiva che il suo viaggio era in pericolo.
«Sai che per me è vitale viaggiare e che il mio sogno è quello di visitare tutte le nazioni del mondo!»
«Certo che lo so, ma questo non vuol dire che mi devi trascurare e che parti per mesi senza farti sentire.» Jasmine aggiunse, finendo l’aria: «Inoltre, i pochi giorni che stai a casa li passi sempre con i tuoi amici a pianificare la partenza successiva e hai prosciugato tutte le risorse finanziarie!»
«Ma…» borbottò Filippo, senza avere il tempo di continuare.
«Ti sembra giusto?! Con chi mi sono sposata?! Con la casa?! Con l’aria?! A questo punto me ne stavo da sola!»
«Ma…»
«Non riesci proprio a capire come mi possa sentire quando parti?! Non te lo sei mai chiesto?! Non so nulla di te per mesi… potresti essere morto o essere stato rapito! Non ci arrivi proprio?!»
«Sì, ma…» riuscì a dire Filippo.
«E se te lo sei chiesto, che risposta mi dai?!»
Filippo non rispose nulla, non perché fosse stato interrotto dal fiume in piena della moglie, ma perché non ci aveva mai riflettuto.
Lo capì anche Jasmine. Allora continuò:
«Visto che non ci hai mai pensato, te lo dico io.» E guardandolo negli occhi con rabbia:
«Quando tu parti mi sento inutile, mi sento come se io non ci fossi. Mi sento all’ultimo posto. Non solo non ne parli mai con me, non mi hai chiesto un mio parere e non mi hai mai chiesto se volessi partire con te! Prima di me c’è tutto il mondo e poi, forse, ci sono io!»
Filippo era diventato bianco per la reazione e le parole di Jasmine, ma questo ancora era nulla.
«Sai come ci si sente ad essere invisibili?! Non lo puoi sapere, perché tu sei egocentrico e pensi che tutto giri intorno a te! Per non parlare dei tuoi amici… chi sono? Quanti sono? Come sono? Hanno moglie e figli? Lavorano o passano tutto il tempo al bar? Capisci che io non so nulla?! Non so nulla di te e della tua vita.»
Quelle parole risuonarono come un’offesa per Filippo, perché per il solo fatto che fossero i suoi amici, essi erano rispettabilissimi qualunque cosa facessero. Lei non aveva nessun diritto di criticare il suo operato e i suoi amici.
Il viso di Filippo era sempre più teso, ma la moglie non si fermò.
«Dimmi, quale posto occupo nella tua vita? Sono all’ultimo posto o nemmeno quello?»
Per sbollire la rabbia, Filippo si allontanò.
«Ma che dici, Jasmine? Certo che hai un posto nella mia vita.»
A quelle parole Jasmine prese un ombrello e, brandendolo come una spada, gli si avvicinò.
«E qual è questo posto?! Ti rendi conto che se ti chiedo di uscire insieme mi dici che sei sempre occupato o che stai male, ma se ti arriva una telefonata dei tuoi amici sei pronto in cinque minuti?!» Scaraventando l’ombrello con forza a terra, continuò: «Ti sei minimamente accorto che sto male?!»
«In che senso male?» trasalì, come se una daga gli avesse trafitto il cuore.
«Ti ricordi la sera che sono svenuta?»
«Sì, certo.»
«Bene. Ti ricordi che sono venuti i soccorsi?»
«Sì, come dimenticare.»
«Ti ricordi che ho passato la notte in ospedale perché i medici temevano per la mia vita?»
«Non l’ho scordato.» Adesso Filippo si sentiva ansioso.
«Poi ho firmato per essere dimessa, vero?»
«Sì, vero.»
«E poi cosa successe?»
«Sei tornata a casa.»
«E ti ricordi cosa ti ho detto la mattina dopo?»
«No», rispose Filippo.
«Chissà perché me lo immaginavo.»
«Dimmi cosa ti ho detto.»
«Che avevo bisogno di stare con te. E tu cosa mi hai risposto?»
«Illuminami.»
«"Devo uscire perché Andrea sta male". Ti rendi conto?!» con un’aria irrisoria e arrabbiata. «Andrea sta male… e io?! Poche ore prima ero più di là che di qua e tu vai da Andrea?!»
Nel frattempo, la voce di Jasmine era salita leggermente di volume.
Il viso di Filippo comunicava che il suo egocentrismo stava cedendo il posto allo stordimento, alla confusione e all’angoscia.
Si domandava se quella fosse davvero la realtà delle cose, se davvero fosse talmente insensibile verso Jasmine, la persona che amava – o che pensava amasse.
Mentre riviveva la storia nella sua mente, alla ricerca della verità, vide Jasmine andare in cucina.
Pensò: “E mo’ che fa? Che succede?”
La seguì e vide che lei stava preparando il caffè, la sua bevanda preferita.
Per calmare gli animi, Jasmine lo invitò a sedersi; sapeva che Filippo era in difficoltà. La cosa non le dispiaceva e ne approfittò per continuare.
«Ora ti dirò una cosa che ti farà infastidire ancora di più e spero tu possa capire: non ci sei solo tu.»
Con aria interessata e incuriosita disse: «Certo, lo so benissimo, ma non capisco dove vuoi arrivare. Ti ho, forse, trascurata?»
«Sì. E molto più di quanto puoi pensare.»
«Spiegati meglio», fece Filippo, bevendo il caffè.
«Hai mai pensato che anche io posso avere delle passioni che vorrei coltivare?»
«Tu?! Ma se non ti ho mai vista fare nulla!»
«Il fatto che tu non mi abbia mai vista fare qualcosa non significa che non abbia delle passioni. E poi non è vero. Mi hai sempre vista leggere tanti libri.»
«Già. Ma non pensavo fosse una passione da alimentare… insomma, sono solo dei libri da leggere.»
«E quindi?! Potrei dire la stessa cosa dei tuoi viaggi! Capisci?!» bevendo anche lei il caffè.
«Penso di seguirti. Sembra avere una logica.»
«È già un passo avanti.»
«Ma non puoi leggere mentre io sono via?»
«Questa tua domanda mi fa capire che non immagini cosa significhi stare da sola, giusto?! Mentre fai Indiana Jones in giro per il mondo, non hai mai pensato a me?!»
«Sinceramente no», finendo il caffè.
«Complimenti», sorridendo in modo sarcastico. «Hai idea di quello che vuol dire cucinare, fare la spesa, pulire casa, accompagnare i bambini a scuola, andarli a riprendere, fargli fare i compiti, curarli, procurarsi dei soldi? Hai idea che devo fare tutto questo anche quando sto male?»
«Direi di no», versandosi una seconda tazza di caffè.
«E come pensi io possa avere le forze per leggere, quando devo occuparmi di tutto questo ogni giorno?» finendo anche lei la tazza di caffè.
«Il punto è che anche io ho delle passioni e degli obiettivi che sono ugualmente importanti quanto i tuoi. Trovo molto ingiusto che tu pretenda che io debba sostenerti mentre tu ti fai gli affari tuoi senza pensare a me. Senza il tuo supporto non posso fare nulla per me. Non ho alcuno spazio. Si tratta anche della mia felicità.»
La faccia di Jasmine era intrisa di rabbia e tristezza: di rabbia perché Filippo non la calcolava e la dava per scontata, di tristezza perché fino ad allora lui non l’aveva mai capita, e non avevano mai avuto un confronto così sincero da quando si erano sposati.
Lui, preso dal rimorso, fece:
«Capisco. E hai ragione. Mi dispiace tantissimo, non avevo idea di come ti sentissi, di quello che passi tutti i giorni a causa della mia assenza.» E tracannò la tazza di caffè. «Cosa posso fare per rimediare?»
Jasmine era incredula. Per la prima volta dopo nove anni di matrimonio sentì quelle parole. Esitò qualche secondo nel rispondere: istintivamente voleva dirgli che era tutto a posto. D’altra parte, una vocina interna le diceva che non era così e che doveva mettere dei punti fermi.
«Bene», guardandolo dritto negli occhi. «Voglio iscrivermi all’università e frequentare un gruppo di lettura il mercoledì sera e, quando c’è l’opportunità, uscire con le mie amiche. Infine, desidererei passare più tempo con te.»
Filippo si sentiva con le spalle al muro e intese che doveva accettare.
«Ma uscirai tutte le settimane con le tue amiche?»
«Non mi ascolti? Uscirò quando ne avremo voglia e quando ne avrò voglia io.»
«Ok. Hai già scelto l’università?» disse quasi sottovoce.
«Ho fatto di più: mi sono già iscritta.»
«Come?! Ti sei già iscritta?!» riprendendo vigore nella sua voce.
«Perché?! Hai qualcosa in contrario?»
«No», stizzito. «Ma visto che hai già fatto tutto, nonostante tu mi abbia fatto una testa così… io parto lo stesso.»
All’improvviso Filippo rivolse la testa verso la finestra e vide che era buio.
«Ma che ore sono?» pensò, e guardò l’orologio.
«Oddio! Sono quasi le 20 e io avevo appuntamento con Andrea alle 18!»
Senza dare la possibilità di replica a Jasmine, esclamò:
«Anzi, fammi uscire che sono in ritardissimo e Andrea mi aspetta!»
Uscì, ma sulla soglia ebbe un ripensamento, poi proseguì verso le scale.
«Al diavolo la tua felicità e i tuoi obiettivi», pensò. «In fondo è della mia felicità che stiamo parlando.»
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
   
 
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