L'AFFRONTO
I sogni non si avverano, a meno che non ci si impegni con tutte le proprie forze per realizzarli. Charlotte sapeva bene tutto questo e sapeva anche quanto a lungo avesse dato tutta se stessa per coronare quel sogno, che inseguiva fin da quando aveva quattordici anni.
Era solo una bambinetta impaurita, il primo giorno di scuola. Varcata la soglia, si era guardata intorno, sentendosi piccola e fragile. Era una nullità, al confronto con l'edificio imponente, con lunghi corridoi pieni di armadietti che le studentesse spalancavano mostrando con effetto vedo-non vedo i collage con cui ne avevano adornato gli interni: un mix di foto di attori di teen fiction, cantanti pop e giocatori di football della squadra scolastica.
A Charlotte non piaceva il football americano, così come non le piaceva in generale lo sport. Detestava anche i volteggi delle cheerleader e non si era mai fatta scrupolo di nascondere quest'ultima mancanza. Il disinteresse per il football, tuttavia, era stato ben celato, per ogni evenienza.
Il caso aveva voluto che anche Annabelle Sweetheart, la ragazza più bella e popolare della scuola, detestasse fare volteggi e avesse riscritto le regole non ufficiali della scuola rifiutandosi di intraprendere la carriera di cheerleader. Si era dedicata invece al gruppo scolastico di teatro, ricevendo numerosi apprezzamenti. Aveva quindici anni, ai tempi, e ancora molta strada da percorrere, ma aveva realizzato il desiderio ultimo di ogni ragazza d'America: era divenuta la reginetta del ballo scolastico di fine anno, amata e ammirata da tutti. Non aveva nemmeno avuto bisogno di tormentare i nerd per riuscire in un simile intento. Anzi, qualcuno osava accusarla di corruzione nei confronti di questi, per avere tanti voti facili.
Le passioni alternative di Annabelle avevano reso fattibile il diventare amata e ammirata anche senza essere cheerleader, quindi Charlotte ne aveva approfittato per studiare la propria scalata al successo. Sapeva che, se avesse atteso con pazienza, Annabelle Sweetheart avrebbe ceduto lo scettro e la corona. Del resto, non poteva essere altrimenti: anche per la più bella delle reginette prima o poi arriva il momento del diploma e si toglie di torno, lasciando a un'altra la possibilità di succederle. Anche se solo all'ultimo anno, Charlotte avrebbe avuto la soddisfazione che meritava, ne aveva la certezza matematica.
Frequentando per tutto il penultimo anno il corso di teatro della scuola, Charlotte aveva stretto amicizia con Annabelle. Non era un'amicizia intima, questo no, ma le aveva consentito di incrementare la propria popolarità e di potersi candidare al ruolo di sua sostituta. Quando l'ultimo anno era iniziato, senza più la Sweetheart nei paraggi, aveva giocato tutte le proprie carte: si era decolorata le punte dei capelli castani, aveva aumentato l'altezza dei tacchi indossati da sei a otto centimetri e rinnovato il proprio guardaroba affinché ogni capo indossato fosse interamente o in parte color rosa pastello. In più, con la scusa di chiedere un autografo al capitano della squadra di football, gli aveva fatto firmare un contratto, scritto a caratteri ancora più piccoli di quelli delle condizioni della banca, in cui si sarebbe impegnato a fidanzarsi con lei, almeno per tutta la durata dell'ultimo anno di liceo, se Charlotte gli si fosse concessa sessualmente.
Il capitano non aveva gusti difficili, quindi passare dal contratto ai fatti era stato molto semplice. Una volta accanto a lui, Charlotte aveva fatto il salto di qualità e aveva potuto circondarsi di amiche adatte al nuovo status.
Le aveva scelte in base ai colori pastello che indossavano. Una aveva i capelli nero corvino, una rosso acceso. Aveva aggiunto come quarto elemento un'afroamericana in nome della representation. Aveva valutato anche una quinta componente di origini giapponesi, ma poi aveva dedotto che gli asiatici non se li fila nessuno, quindi aveva mantenuto le dimensioni del gruppo ferme a quattro.
Aveva mostrato sorrisi ai nerd, nonostante non volesse avere nulla che fare con dei simili sfigati. Aveva perfino sostenuto che, per quanto essere una cheerleader fosse deplorevole per l'immagine e che fosse doveroso, per una ragazza di classe, prediligere attività maggiormente culturali, anche le ragazze pon-pon meritavano rispetto.
Charlotte propagava un messaggio chiaro di amore verso tutti, nonostante dall'alto della propria posizione guardasse tutti con aria di sufficienza. Non le restava altro da fare se non attendere che quanto fatto nel corso degli anni desse i propri frutti. Quella sera sarebbe stata eletta reginetta del ballo scolastico, coronando il sogno di una vita. Aveva anche raccontato a tutti di quante ore avesse trascorso in giro per i migliori negozi della città a scegliere l'abito per un simile evento. Nella realtà dei fatti, l'aveva ordinato su Amazon, perché per Charlotte valevano di più i sentimenti umani, che non i vestiti. Nello specifico, valevano i sentimenti suoi ed era bene che la scuola al gran completo se ne rendesse conto.
Bastò poco perché il sogno si trasformasse in un incubo. Nell'immenso atrio della scuola, sul quale era stato montato il palco per la premiazione, salì l'annunciatore che avrebbe dovuto proclamarla reginetta. Tutti gli occhi erano già puntati su di lei: gli exit poll la davano in vantaggio con il 99% dei voti, praticamente un plebiscito. L'annunciatore, tuttavia, si schiarì la voce e declamò: «La vincitrice del titolo di reginetta del ballo scolastico è Chen Li!»
Cadde un silenzio di tomba. A peggiorare la situazione, fu solo silenzio. Non vi furono fischi per l'usurpatrice, erano semplicemente tutti increduli. Quando si ripresero, esplosero in un applauso. Le acclamazioni si elevarono per colei che aveva succeduto ad Annabelle Sweetheart.


