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Autore: Milly_Sunshine    09/07/2025    3 recensioni
Dopo che la reginetta degli anni precedenti si è finalmente diplomata, Charlotte è sicura che, nel suo ultimo anno di scuola, finalmente conquisterà l'ambita corona. Quando al suo posto viene votata un'altra, la mancata Prom Queen dimostrerà agli altri studenti che non è bene infrangere i sogni di chi si dedica all'abitudine tipicamente americana di maneggiare armi da fuoco fin dalla giovane età.
TERZA CLASSIFICATA AL CONTEST LA LUCE DEI SETTE INDETTO DA POLAR BEAR SUL FORUM DI EFP... su tre partecipanti, mi sembra doveroso specificarlo per correttezza. XD
Genere: Dark, Introspettivo, Thriller | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
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LA VENDETTA

Anche Charlotte era incredula, ma non sarebbe rimasta a guardare. Non era tollerabile che la scuola, in massa, avesse votato per un'outsider. Fosse stata un'outsider qualsiasi, avrebbe potuto addirittura interrogarsi su quale fosse stato il grave errore che l'aveva condotta a non ricevere il voto unanime, ma Chen Li non era un'outsider qualsiasi: era l'asiatica che Charlotte aveva preso in considerazione come amica, ma che aveva messo da parte, ritenendo che la sua vicinanza non avrebbe innalzato le possibilità di divenire reginetta. Il suo nome, inoltre, aveva un sound molto cinese e per nulla nipponico, quindi doveva avere approfittato dell'ignoranza dell'americano medio ed essersi spacciata per giapponese, per attirare i voti di tutti wapanese che sostenevano di amare il Giappone perché appassionati di manga, di sushi oppure di entrambi.
Uno dei nerd, che le stava accanto, con un sorrisetto divertito le domandò: «Non eri tu la futura reginetta?»
«Lo ero» sibilò Charlotte, «Ma l'intera scuola mi ha tradita. Perfino Chen Li mi ha tradita, salendo sul palco e accettando la corona. Sapete tutti che là sopra dovrei esserci io.»
Il nerd le voltò le spalle e non la prese nemmeno in considerazione, un grave errore da parte sua, perché né il nerd, né Chen Li, né l'annunciatore né tutto il resto dei presenti conoscevano colei che avevano appena rinnegato.
Charlotte non era solo una studentessa D.O.C., ma anche la discendente di una famiglia di redneck D.O.C., che l'avevano educata fin dalla prima infanzia a dedicarsi alle attività più adatte a una bambina della sua età. Aveva tanti talenti, ma quando non vestiva di rosa confetto sapeva quale fosse il più importante di questi: aveva sparato il primo colpo all'età di sette anni ed era una cecchina di prima qualità. Come ogni cittadino americano degno di rispetto, sapeva maneggiare armi da fuoco di ogni tipo. Purtroppo, viste le circostanze, non aveva potuto portare con sé il suo fucile di massima precisione preferito, che un tempo sfoggiava carico e pronto a sparare lungo le corsie del Walmart e del 7Eleven quando andava a fare la spesa, ma poteva comunque ripristinare l'ordine naturale delle cose.
Aprì la pochette, dentro la quale teneva, al posto dello smartphone, una piccola pistola tascabile, tipo quelle che, nei gialli classici, le psicopatiche tenevano nella borsetta per suicidarsi in grande stile in crociera sul Nilo, dopo avere assassinato l'amato, qualora il piano omicida nel quale erano stati complici fosse stato sventato da un investigatore impiccione che si trovava lì per caso.
Sperava che quell'arma di serie B fosse sufficiente per commettere una strage, ma soprattutto che le sue gesta venissero immortalate in tutto il mondo, nonostante la difficoltà di fare qualcosa di innovativo, quando ci si apprestava a un'azione banale e di ordinaria amministrazione come uno school shooting negli Stati Uniti.
Impugnò l'arma e, in un primo momento, nessuno vi diede un grande peso. Poi Charlotte sparò, proprio al nerd che le aveva voltato le spalle.
Sparò a caso, a chiunque le capitasse a tiro, uno per ogni sacrificio che aveva compiuto in nome del riconoscimento più importante di tutti.
Cadde una vittima per il corso di teatro, che era stata costretta a frequentare per avere speranze di diventare un'Annabelle 2.0.
Cadde una vittima per le punte tinte di biondo, quando avrebbe tanto voluto potersi tingere l'intera chioma di color mogano scuro.
Cadde una vittima per i tacchi sottili delle décolleté, e poi una per le décolleté stesse, indossate quando avrebbe voluto portare stivali texani.
Cadde una vittima per i colori pastello diversi dal rosa, poi altre due per tutti i colori non pastello. Rinunciare ai toni di grigio non era stato altrettanto difficile, quindi risparmiò uno sprovveduto che correva via davanti a lei.
Cadde una vittima per l'amica con i capelli corvini e una per quella con i capelli rossi. Cadde una vittima per l'amica afroamericana... anzi, cadde per errore proprio l'amica afroamericana stessa, ma Charlotte se ne pentì subito: c'era il rischio che la sua azione fosse scambiata per un atto razzista e che passasse in secondo piano la giusta causa di vendicarsi per l'oltraggio tremendo subito.
Si riprese comunque subito, non poteva lasciarsi distrarre da un nonnulla. Caddero quindi tutti i membri della squadra di football, per il tempo che aveva dovuto trascorrere al fianco del capitano in nome della fama e del successo.
Colpì anche Chen Li, non per intenzione, ma perché se la ritrovò davanti per caso, la falsa reginetta cercava di scappare, povera illusa!
Solo a quel punto Charlotte si sentì davvero soddisfatta, guardando i cadaveri e i feriti che aveva lasciato sul pavimento e il sangue che si diffondeva sulle piastrelle.
Era sufficiente? Se lo domandò e realizzò che aveva reso giustizia alla se stessa quattordicenne, che aveva sempre inseguito la speranza di diventare reginetta del ballo. Se lo meritava. Se lo meritava più di ogni altra, e soprattutto più di una che non aveva nemmeno avuto accesso al suo gruppo di amiche fashion vestite di colori pastello.
La vendetta di Charlotte era stata il minimo sindacale. Lo pensava, mentre approfittava della confusione e del panico per darsi alla fuga. Era consapevole che il suo atto di giustizia sarebbe stato considerato un crimine dalla mentalità chiusa e invidiosa di chi non riconosceva le qualità di una perfetta Prom Queen. Non importava. Sarebbe morta da martire, se necessario, e il suo sacrificio sarebbe stato sempre ricordato.
Inciampando sulle décolleté con il tacco di otto centimetri che portava al posto di un paio di ben più eleganti stivaletti texani, si limitò a sperare che non saltassero fuori complottisti pronti ad affermare che la sua storia fosse un fake che i poteri forti avevano inventato per convincere la gente della pericolosità delle armi da fuoco, specie se lasciate tra le mani di una persona instabile. Charlotte non era instabile, ma soprattutto non era fake. Era una reginetta vera e non le restava che augurarsi che la maggioranza della popolazione non ascoltasse certe chiacchiere insensate e che la sua vendetta per l'oltraggio subito non passasse inosservata.

   
 
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