“Ciao sono Mister D e d’ora in poi vivremo sette giorni su sette insieme. Sarò io a decidere per te e a farti sentire più intensamente”.
“Cosa?! Non ho capito chi diavolo sei e che vuoi!” disse L'altro.
“Te l ho appena detto: sono Mister D!” sorridendo.
“E cosa vuoi da me?”
“Da te nulla. Non sono un esattore delle tasse” sorridendo. “C’è bisogno, solamente, di tutta la tua pazienza”.
“Pazienza?!” esclamò L’altro mentre provava a ridestarsi dal sonno.
“Si” annuendo con tutta la testa. “Al resto ci penso io”.
“Ma…che significa tutto questo?”.
“Significa che da oggi la tua vita cambierà in ogni suo aspetto, anche il più piccolo, e tutto grazie al sottoscritto. Fico, no?” facendo l occhiolino.
L’altro era in uno stato di shock. La sua mente si era bloccata, svuotata di qualunque pensiero e non riusciva a capire cosa stesse succedendo. Roteava gli occhi da destra verso sinistra e da giù verso su guardando nel vuoto. Il corpo era completamente immobile e duro come uno strato di cemento armato; se gli organi vitali non si erano ancora fermati era merito di Dio.
Mister D era ancora lì che lo fissava con i suoi due grandi e rotondi occhi divertiti quando L’altro si riprese. Si guardarono e L’altro scattò come un gatto verso Mister D per aggredirlo fisicamente. Fu fermato da tutte le persone presenti e, sotto stretta sorveglianza, costretto a stare seduto fin tanto che non si fosse ridestato del tutto.
Trascorsi alcuni minuti L’altro urlò “Che vuol dire fico?! Che diavolo vuoi da me?! Perché proprio io?! Chi ti conosce?! Qualcuno mi sa dire che sta succedendo?!”
L’Altro si lasciò andare sulla sedia stremato. La rabbia e lo sconcerto avevano perso la loro forza.
Era già passata una settimana circa da quando Mister d e L’Altro si erano incontrati e, dopo l iniziale sfuriata, era stato tutto calmo.
Si rese conto che la settimana appena trascorsa era stata una settimana non vissuta. Non si ricordava un granché, aveva visto tante persone entrare ed uscire dalla sua stanza ma non ne ricordava i nomi, il ruolo, le voci e ciò che gli avevano detto, la loro fisionomia, le medicine assunte, ciò che aveva mangiato, se fosse andato in bagno oppure no. Non ricordava perfino i suoi stessi pensieri.
Solo adesso e con l aiuto dei medici, che L’Altro iniziava a riprendere le sue facoltà mentali e riuscire a riflettere sull accaduto e a fatica riprese a parlare.
“Cosa mi è successo?” guardando Mister D che era stato sempre al suo fianco.
“Eri troppo agitato e i medici ti hanno sedato per una settimana”.
“Una settimana? Ero per caso diventato un gorilla?”.
“No” rispose Mister D con una leggera smorfia divertita “non riuscivi a calmarti ed eri diventato pericoloso, inoltre i valori delle tue analisi erano decisamente fuori target e per poterti curare hanno deciso di sedarti”.
“Caspita”.
“Già”.
“E tu sei stato tutto il tempo qui?”.
“Si, notte e giorno”.
“Ma non hai una casa?”.
“Sei tu la mia casa”.
“Eccolo che ricomincia. Che vuol dire?”.
“Vuol dire che staremo tutta la vita insieme e per qualsiasi cosa dovrai fare riferimento a me.
L’Atro era davvero estremamente confuso, un problema di trigonometria in aramaico sarebbe stato molto più semplice da capire.
Mister D se ne accorse e continuò “So che è tutto molto strano, ti capisco. Ti giuro che a me fa malissimo crearti tutto ciò ma devo rispondere a degli ordini che non dipendono da me e che sono costretto a rispettare. Non ho da darti grandi risposte, non ne ho nemmeno ai miei perché. Posso solo dirti che d’ora in poi vivremo sempre insieme e spero per il tuo bene che questo lo accetterai il prima possibile. Ti sarà ancora possibile fare le cose che facevi prima, solo che le farai in maniera diversa.”
In fondo al suo cuore gli dispiaceva creare quelle reazioni violente ma non poteva farci nulla. Era solo una conseguenza di meccanismi che non poteva controllare e quindi cercava di fare in modo che la sua presenza fosse il più utile possibile ma non sempre era possibile. A quest ultimo aspetto non riusciva ad abituarsi e, anche se ormai erano passati diverse centinaia di anni e ci stava sempre infinitamente male.
L’Altro stava cercando di capire il discorso di Mister D. Poteva constatare che tutte le altre persone che si occupavano di lui non avevano nessuna remora verso il suo nuovo amico e, anzi, facevano di tutto affinché potesse accettarlo. Questo lo aveva tranquillizzato e rassicurato un po’ decise che forse era meglio cambiare approccio.
“Quindi Mister D, che succede adesso?”
“Succede che dovrai imparare a fidarti di me e del tuo io più profondo, o se preferisci della tua anima.”
“Sei una sua estensione?”
“E’ la prima volta che qualcuno mi descrive così, molto interessante. In un certo senso lo sono”.
“Non capisco, spiegati meglio”.
“Beh grazie a me puoi conoscere cose di te che non sai, un po’ come se fossi la tua anima. Ovviamente questo dipende da te. Puoi accogliermi o combattermi: in entrambi i casi io vinco sempre” e allargò le braccia con soddisfazione.
L’Altro volse lo sguardo verso il vuoto; la sua rabbia stava montando ma scemò quando si arrese all’idea che non c’era altra scelta che accettare Mister D.
Si volse verso Mister D e gli disse: “Ma i medici che dicono? Sto bene?”
“Benone. Adesso che ti sei ripreso del tutto ti stanno preparando la lettera di dimissione”.
“Wow. Allora devo preparare tutte le mie cose”.
“Sbaglio o il tuo atteggiamento è cambiato?” disse Mister D mentre dava una piccola sistemata alla stanza.
“Da cosa lo vedi?”
“Non mi fai più le tue stupide domande e i tuoi occhi hanno ripreso forza”.
“Sei un acuto osservatore”.
“Fa parte del mio ruolo…”
“Si sì, ho capito…bla bla bla...” disse L’Altro con un tono sarcastico “Piuttosto aiutami con la valigia”.
“Non credo a ciò che sta succedendo” replicò Mister D anche lui sarcasticamente.
“Ehi, che fai? Mi prendi in giro?”.
“Abituati”.
Finalmente erano fuori, L’Altro si fermò sulla soglia per qualche istante: “Ci siamo”.
“Già, ci siamo” confermò Mister D.
“Quindi d’ora in poi tutto sarà migliore?”.
“Sarà diverso”.
“Temo di non capire”.
“E’ normale, lo capirai con il tempo”. Mister D varcò a soglia e allungando la mano a L’Altro continuò: “La prima cosa da fare è accettare”.
“Va bene”. L’Altro saltò la soglia come una rana. “Ma sappi una cosa”.
“Che cosa?”.
“Che io non ti volevo”.