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Autore: Sayman    05/08/2025    1 recensioni
Salute a voi, mortali.
Siete giunti alle Cronache di Enoch, eco immortale di ciò che fu, è e sarà.
Io sono Enoch, il Guardiano dell'Omniverso, custode di segreti che neppure il tempo osa sussurrare.
In queste pagine vi narrerò di mondi lontani, nati dal respiro di stelle morenti o dal sogno di entità dimenticate.
Alcune storie vi saranno familiari come un ricordo antico... altre vi condurranno oltre i confini della vostra stessa comprensione.
Io stesso apparirò tra queste vicende, in forme molteplici: talvolta riconoscibili, talvolta così strane da sfidare la ragione.
Se il vostro cuore arde di sete di conoscenza, allora avanzate:
l'Omniverso vi attende.
Genere: Avventura, Fantasy, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: Cross-over | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Alan

 

Ehilà, lettori! Vi sono mancato?

Per i neofiti: Sono Enoch, il Guardiano dell'Omniverso! Un'entità ancestrale, epocale... e anche simpatica, qui per raccontarvi svariate storie, ma questo l'ho già detto nell'introduzione. Quindi, leggetela! Sì, lo so: pigri come siete, quella parte la saltate sempre... o quasi. Beh, non questa volta!

Prima di iniziare con il racconto di oggi, vi consiglio – se non l'avete ancora fatto – di recuperare la storia "I Segreti dell'Omniverso", dove vi parlo di più di me e del lato tecnico della realtà. Qui invece, in queste cronache, vi chiedo solo di aprire la vostra fantasia... e di immaginare l'impossibile.

Detto ciò... rilassatevi. Si parte!

––––––•––––––

Alan stava precipitando. Ormai, era l'unica cosa che sapeva con certezza. Forse da ore, forse da giorni... o forse – pensiero che lo terrorizzava a morte – da interi secoli o millenni.

Durante la caduta, la sua mente fu inondata dagli ultimi istanti di vita del multiverso: la battaglia contro i Beyionders e la loro totale disfatta. Ancora non riusciva a capacitarsi che quegli esseri divini avessero distrutto il suo mondo per un semplice capriccio, per noia. Come poteva la vita avere un significato così basso? Come avevano potuto annientare tutto ciò che amava?

Alan era certo di trovarsi accanto a sua moglie. Aveva cercato di stringerla a sé quando il terreno era venuto meno sotto i suoi piedi, ma non ci era riuscito. All'inizio aveva provato a risalire, a interrompere la caduta, ma per qualche oscuro motivo, più tentava di salire, più precipitava verso l'abisso.

A un certo punto, i suoi occhi furono accecati da un'immensa luce. Subito dopo, cominciarono ad apparire immagini di moltissimi mondi diversi.
 

Alcuni sembravano reali, altri immaginari; altri ancora erano animati, a cubetti, o addirittura dipinti


Alcuni sembravano reali, altri immaginari; altri ancora erano animati, a cubetti, o addirittura dipinti. In molti mondi vedeva maestose città all'avanguardia, paesaggi preistorici e selvaggi, mondi pieni di vita e altri del tutto morti.

Questo viaggio psichedelico, al limite della follia, terminò quando Alan si ritrovò a fluttuare in mezzo a un grande cosmo. Intorno a lui, poteva vedere pianeti e stelle lontane che infondevano una certa calma. Quella quiete, durata solo pochi secondi, fu interrotta da due immensi occhi luminosi, grandi come galassie, che lo fissavano.
 

Alan si sentì trascinare verso quei bulbi oculari, che a poco a poco sembravano appartenere a un gigantesco volto: un volto fatto di stelle


Alan si sentì trascinare verso quei bulbi oculari, che a poco a poco sembravano appartenere a un gigantesco volto: un volto fatto di stelle. L'uomo cominciò a prendere velocità e, dopo aver urlato, svenne di colpo.

Quando si risvegliò, percepì subito di essere sdraiato su un terreno sabbioso. La sensazione della sabbia sulla pelle fu una vera manna: decisamente meglio che precipitare in un vuoto infinito.

Aprì gli occhi e rimase senza fiato. Si trovava in un deserto infinito, la sabbia di un grigio spento, interrotta solo da qualche spuntone roccioso che emergeva qua e là come denti di pietra. Era notte fonda e sopra di lui si estendeva uno degli spettacoli più maestosi che avesse mai visto.

Nel cielo, sospese in un silenzio irreale, fluttuavano immense sfere cosmiche, ognuna diversa per forma, colore e struttura. Sembravano universi chiusi in sé stessi, mondi lontani e incomprensibili. Alcune avevano superfici screziate da nubi e continenti, altre apparivano lisce e opache, come monoliti galleggianti nel vuoto.

Non brillavano. Non pulsavano. Erano lì, massive e silenziose, come se osservassero il deserto e Alan stesso. Si muovevano lentamente, seguendo traiettorie invisibili, come se danzassero attorno a quel mondo desolato in una coreografia eterna.

Alan ne percepiva la vastità, la distanza, la gravità concettuale. Eppure, non sentiva paura. Quelle presenze cosmiche sembravano indifferenti, ma non ostili. Erano lì, eterne, immobili e in movimento al tempo stesso.
 

Rimessosi in piedi, tornò ad ammirare le maestose sfere sospese nel cielo


Rimessosi in piedi, tornò ad ammirare le maestose sfere sospese nel cielo. Provò un misto di sollievo e di profondo disagio. Quello era, senza dubbio, il multiverso: le sfere rappresentavano i vari universi. Eppure, lui aveva visto il multiverso disgregarsi. Sapeva che quella visione non avrebbe dovuto essere possibile.

Era forse finito nel passato? Se così fosse stato, allora avrebbe potuto salvare tutti. Avrebbe potuto impedire il cataclisma!

Mentre restava immobile, già elaborando un piano su chi avvertire e quali alleati contattare per fermare i suoi odiati nemici, fu investito da una tempesta di sabbia così violenta da costringerlo a coprirsi gli occhi con il suo mantello nero.

Quando la furia del vento si placò, Alan riaprì gli occhi e ciò che vide davanti a sé fu lo spettacolo più straordinario che avesse mai contemplato.
 

L'immagine maestosa davanti a lui sembrava quasi bidimensionale, come un affresco sospeso nel vuoto, ma con una sottile tridimensionalità che le conferiva profondità e vita


L'immagine maestosa davanti a lui sembrava quasi bidimensionale, come un affresco sospeso nel vuoto, ma con una sottile tridimensionalità che le conferiva profondità e vita. Si apriva su un paesaggio fantastico, dominato da un'imponente struttura centrale: un palazzo, o forse una fortezza, scolpita in tonalità di grigio e ocra. Le sue sporgenze e fessure le conferivano un aspetto antico e mistico.

Sulla sommità della struttura brillava un grande disco, un "Sole" circondato da anelli concentrici e da un'aura eterea. Irradiava una luce calda e dorata che illuminava l'intera scena, tingendo ogni elemento di sfumature morbide e surreali.

Intorno alla fortezza si estendevano numerose piattaforme fluttuanti, vere e proprie isole sospese nel vuoto, collegate tra loro da ponti sottili e archi eleganti. Su queste isole si alternavano elementi naturali e architettonici: cascate che precipitavano nel vuoto, laghi cristallini che riflettevano la luce del Sole e boschi fitti con fogliame variopinto, dal verde brillante al rosso intenso.

Tra gli alberi e le rocce si intravedevano templi e edifici complessi, integrati armoniosamente nel paesaggio. Alcuni erano così grandi da sembrare città intere, scolpite nella pietra e nel tempo.

Sotto queste piattaforme sospese, in una profondità che sembrava sotterranea, si aprivano caverne illuminate da bagliori rossastri e arancioni. Sembravano stanze calde, ambienti nascosti, dungeon rilassanti e misteriosi, con passaggi e archi che si perdevano nell'oscurità.

Era un mondo di prati incantati, cascate straordinarie, laghi epici e templi monumentali. Un luogo che sembrava vivo, pulsante e che lo chiamava a sé.

Con un semplice passo avanti, la bidimensionalità svanì. L'immagine si dissolse come un velo e il mondo tornò tridimensionale. Alan si ritrovò in un giardino incantevole, circondato da templi bianchi e boschi sontuosi. Era un luogo splendido, ma meno stupefacente rispetto alla visione complessiva che lo aveva preceduto. Non che mancasse bellezza o maestosità, tutt'altro, ma sembrava più concreto, più terreno.

In quel momento, senza sapere come né perché, Alan si ritrovò nel suo vero aspetto.

Se prima appariva come un umano dai lunghi capelli rossi e dagli occhi verdi, ora era diventato un gigantesco nibbio umanoide blu. Due grandi ali si estendevano dalla sua schiena e il suo corpo era alto e possente, superando i tre metri. Le piume che lo ricoprivano scintillavano sotto la luce del Sole, riflettendo sfumature cobalto e zaffiro.

I suoi occhi — gli unici rimasti invariati dalla forma umana — scrutavano meravigliati e vigili quella sorta di Eden. C'era qualcosa di familiare in quel luogo, come se lo avesse già visto, o forse sognato. Il giardino sembrava vivo, pulsante e ogni foglia, ogni pietra, ogni tempio sembrava osservarlo in silenzio.

Con un balzo potente, si librò nei cieli di quel mondo maestoso. Le sue ali si dispiegarono con eleganza, fendendo l'aria con naturalezza. Sotto di lui, il paesaggio si apriva in tutta la sua magnificenza: ricco, fiorente, divino.

Con la sua vista da rapace, Alan, poteva scorgere forme di vita animali, ma nessuna simile a quelle conosciute. Erano creature strane, alcune con arti multipli, altre con corpi traslucidi o geometrici. Tra di loro si muovevano esseri vestiti in modo bizzarro, quasi come divinità aliene, con abiti fluttuanti, elmi scolpiti e mantelli che sembravano fatti di luce.

All'improvviso, davanti a lui, sfrecciarono tre occhi giganti con ali piumate. Ogni occhio era grande quanto il suo busto e si muovevano con una velocità sorprendente. Sopra di loro, in modo del tutto assurdo, indossavano cappellini da maranza, piccoli, sgargianti e completamente fuori contesto.

Alan rimase sospeso a mezz'aria, incerto se ridere o preoccuparsi. Quegli occhi sembravano innocui, ma la loro presenza era talmente surreale da mettere in dubbio ogni logica.
 

 Quegli occhi sembravano innocui, ma la loro presenza era talmente surreale da mettere in dubbio ogni logica


<< Bro, attento a dove vai, noi siamo i King della Strada! >> disse il primo, con tono spavaldo.<< Mi presento: io sono Valentino, chiaro >>.

<< Andrea, già lo sai >> aggiunse il secondo, con un cenno del capo.

<< Io sono Fabrizio, ma tutti mi conoscono come il Fresco di Zona >> concluse l'ultimo, con aria di superiorità e uno sguardo che sembrava voler dominare il cielo stesso.

<< Via, andate via da qui, stupidi maranzini! >> Una voce bella e autoritaria risuonò nell'aria, scacciando i tre occhi alati, che fuggirono in fretta, sbattendo le ali e perdendo ogni traccia di spavalderia. Subito dopo apparve una figura che Alan riconobbe all'istante: l'Arcangelo Michele.
 

 Subito dopo apparve una figura che Alan riconobbe all'istante: l'Arcangelo Michele


Non vi erano dubbi. La capigliatura bionda, fluente e luminosa, incorniciava un volto fiero e perfetto, scolpito come marmo vivente. Gli occhi azzurri e penetranti trasmettevano una calma millenaria, e il suo sguardo diretto e risoluto sembrava attraversare l'anima. Indossava una splendida armatura dorata, cesellata con motivi celesti e segni di battaglie antiche. Un mantello rosso-bruno gli scendeva dalla spalla sinistra, mentre ampie ali bianche si dispiegavano dietro di lui, illuminate dal bagliore dorato del cielo. Nella mano destra impugnava una spada lunga e lucente, che rifletteva la luce come se fosse fatta di stelle.

Quindi, se lui era lì... Alan si chiese: era morto? Beh, avrebbe avuto senso, date le circostanze...

<< No, non sei morto >> disse Michele, come se gli avesse letto nella mente, << e questo non è il Paradiso, ma non posso dirti di più... altrimenti chi lo sente mio fratello. Lui adora presentare la propria casa. Ogni tanto lo fa anche cantando. >> Michele roteò gli occhi, divertito e un po' esasperato.

<< Ci vediamo, Alan >> detto ciò, si librò in volo. Il cielo si squarciò come un sipario, rivelando dall'altra parte quello che doveva essere il vero Paradiso. Alan vide angeli di ogni tipo: piccoli putti che volavano in cerchio e creature maestose e inquietanti, come i Troni, composti da cerchi concentrici pieni di occhi e ali, ruote grottesche e affascinanti. Forse, tra quelle forme eteree, si nascondeva anche qualche Serafino, avvolto in fiamme e gloria.
 

 Forse, tra quelle forme eteree, si nascondeva anche qualche Serafino, avvolto in fiamme e gloria


Una volta scomparso il cielo tornò normale, anche se di normale vi era ben poco in quel mondo.

Michele gli aveva detto di cercare suo fratello. Parlava forse di Gabriele? O di Raffaele? Alan non ne era sicuro, ma quel nuovo obiettivo gli diede una direzione. Con la mente concentrata, riprese il volo, puntando verso il centro di quel mondo, verso il castello sotto il sole che aveva visto all'inizio. Era certo che quello fosse un luogo di ritrovo, forse il cuore di quel regno celeste.

Il viaggio, però, si rivelò allucinante. Per prima cosa, il castello sembrava non avvicinarsi mai. Più Alan volava verso il sole, meno riusciva a raggiungerlo. Era come se la prospettiva stessa di quel luogo fosse sfalsata, distorta da una logica che non apparteneva al mondo materiale. Il cielo, il paesaggio, persino la luce sembravano giocare con lui, allungando le distanze, piegando lo spazio.

A tratti, il paesaggio mutava. Si trasformava in qualcosa di più familiare, oppure in visioni completamente aliene. Alan era certo di aver sorvolato il Sole, la casa della sua specie, anche se solo per un istante. Poi tutto cambiava di nuovo, come se il mondo stesso stesse testando la sua volontà, o forse la sua memoria.
 

 Poi tutto cambiava di nuovo, come se il mondo stesso stesse testando la sua volontà, o forse la sua memoria


All'improvviso, Alan si ritrovò accanto a una gigantesca tartaruga cosmica. Il suo guscio era vasto come un continente e sul dorso portava quattro elefanti maestosi, dalle zanne d'oro e gli occhi antichi. Sopra di loro, poggiava quella che sembrava proprio la Terra.

Forse si sbagliava... ma non vi erano dei miti su qualcosa del genere? Sì, ne era certo. Aveva letto di civiltà che credevano che il mondo fosse sorretto da elefanti e questi da una tartaruga. 

Stanco ed esausto dopo ore di volo — oppure erano solo pochi minuti? In quel luogo, il tempo sembrava privo di significato — Alan atterrò in una verde pianura, morbida e silenziosa. 

Lì, solitario e immerso nella quiete, sedeva una figura blu dalla pelle luminosa, adornata con gioielli intricati e piume di pavone tra i capelli. Suonava un flauto con grazia divina e ogni nota sembrava accarezzare l'aria. Alan lo riconobbe: non poteva essere altri che Lord Vishnu, o forse Krishna, incarnazione della serenità e della musica cosmica.

Accanto a lui, in un contrasto surreale e affascinante, una rana verde vestita da maghetto pizzicava le corde di un piccolo strumento simile a un banjo, cantando melodie su mondi lontani, con voce roca e dolce. 
 

Poco dopo, un piccolo pubblico si radunò


Poco dopo, un piccolo pubblico si radunò. Creature di ogni tipo — animali, esseri antropomorfi, spiriti e forme che sfuggivano a ogni classificazione — si sedettero in cerchio, in silenzio, rapiti dalla musica e di colpo, venne la notte.

La grande luna si alzò nel cielo, immensa e luminosa, proiettando una luce argentea sul paesaggio. Il flautista blu continuava a suonare, ora da solo: la rana si era spostata poco più in là, seduta su una roccia, a osservare il cielo.

Alan alzò lo sguardo. La luna, lentamente, si voltò verso di lui. Il suo grosso faccione gentile gli sorrise, come una madre che veglia sul figlio. Alan rimase immobile, incantato. Questo posto... era davvero strano...

Rimase lì, ad ascoltare, lasciandosi cullare da quella dolce melodia. Era giunto in un luogo divino, dove mitologie diverse sembravano convergere, fondersi in un'unica armonia. Aveva sentito parlare di luoghi simili, ma non ci era mai stato. Ora, finalmente, era lì e non sapeva ancora perché.

https://www.youtube.com/watch?v=15i-s98dh8A

 

<< Bellissima, non è vero? >> gli sorrise una bellissima donna di colore, dai capelli afro e il sorriso smagliante e bianco.

<< Bellissima, non è vero? >> gli sorrise una bellissima donna di colore, dai capelli afro e il sorriso smagliante e bianco


Era vestita completamente di nero, ma con uno stile moderno e deciso: giacca di pelle, pantaloni aderenti, stivali alti. Il suo portamento era elegante, sicuro, ma non arrogante. Si sedette accanto a lui con naturalezza, come se lo conoscesse da sempre.

<< Ogni tanto vengo qui per rilassarmi, sai? Mi fa bene >> disse, guardando il flautista blu con occhi pieni di quiete. Poi si alzò con grazia e con uno sguardo compassionevole, gli disse: << Mi dispiace per la tua perdita >>.

Detto ciò, scomparve, dissolvendosi come nebbia al sole.

Alan rimase lì, colpito. Quella frase, quel sorriso generoso e materno, lo avevano toccato nel profondo. Forse era la musica, forse era la dolcezza di quella donna misteriosa... ma in quel momento avrebbe voluto solo abbracciarla, lasciarsi andare, sfogare il suo dolore. Si asciugò qualche lacrima vagante, senza vergogna. Poi si accorse che il paesaggio attorno a lui era cambiato ancora una volta.

Era tornato il giorno e davanti a lui si apriva l'ennesima scena bizzarra. Anche se, ormai, nulla gli sembrava davvero strano. 
 

Un damerino sulla cinquantina, vestito con un completo color panna, sedeva su una coperta da picnic stesa sull'erba


Un damerino sulla cinquantina, vestito con un completo color panna, sedeva su una coperta da picnic stesa sull'erba. Accanto a lui, un elefante rosa sorseggiava tè da una tazza minuscola rispetto alla sua mole. I due ridevano e chiacchieravano con complicità, scambiandosi battute su argomenti che Alan non riusciva nemmeno a decifrare. 

Solo quando Alan si avvicinò abbastanza, notò gli occhi dell'uomo: due pozzi bianchi e luminosi, identici a quelli dell'entità che lo aveva osservato all'inizio del suo viaggio. Eppure, non provava timore. Il volto dell'uomo era bonario, con l'aria di uno studioso, un vecchio bibliotecario, o forse... un professore. Quel volto... lo aveva già visto, ma dove?

<< Sei arrivato finalmente >> disse l'uomo, interrompendo i suoi pensieri. << Ce ne hai messo di tempo, anche se, come biasimarti? Il Nexus è così ricco di meraviglie che è normale che un mortale ne rimanga affascinato! >>

<< Mi stavi osservando? >> Alan lo fissò con sospetto. << Da quanto tempo? >>

<< Da molto >> rispose l'uomo con un sorriso sereno.

<< Ovvero? >>

<< Molto >>.

<< Ti rendi conto che molto non è una risposta, vero? >> Alan iniziava a innervosirsi.

<< Sì che lo è. Tu mi hai posto una domanda e io ti ho risposto >>.

<< Non è una risposta precisa, ok?! >> 

L'elefante ridacchiò, divertito da quelle scemate.

Alan sospirò, irritato. << L'Arcangelo Michele mi ha detto che suo fratello mi aspettava. Stava parlando di te? I tuoi occhi li ho già visti, prima, quando... >>

<< Quando stavi precipitando tra i confini dei megaversi. Sì, lo so. Ti ho acciuffato appena in tempo, ragazzino. E sì, Ken stava parlando di me >>

<< Chi è Ken? >> chiese Alan, confuso. Aveva solo ipotizzato che fosse Michele, ma forse era un angelo di nome Ken?

<< Enoch e Michele sono come due bambini che si prendono in giro con nomignoli scemi e altro >> spiegò l'elefante con calma. << Sono grandi, antichi e potenti, ma ancora per certi versi dei bambinoni. Comunque io sono Rosafante, sogno del mondo dei Sogni. Beh, uno dei tanti >>.

Alan annuì, sbuffando, cosa non facile con il suo becco.

<< Esattamente. Ora, mio buon amico, se mi vuoi scusare, devo parlare con questo simpatico piumato >> disse l'uomo dagli occhi a faro, schioccando le dita.

Il paesaggio cambiò ancora una volta.
 

Si trovava su una strana piattaforma fluttuante, sospesa in un paesaggio che sembrava uscito da un sogno antico


Si trovava su una strana piattaforma fluttuante, sospesa in un paesaggio che sembrava uscito da un sogno antico. Attorno a lui si ergevano colonne dorate, scolpite con motivi arcaici e ricoperte da una luce calda e soffusa. Il pavimento in pietra era un mosaico di colori, con tessere che riflettevano la luce di un tramonto eterno, candido e dorato.

Alan si sporse verso il bordo e vide che sotto la piattaforma si estendeva un cielo magnifico, pieno di nuvole bianche e vaporose. Sotto ancora, come in un abisso di meraviglia, brillavano stelle lontane, pulsanti come cuori cosmici. Presto si rese conto che quel cielo non era solo sotto di lui: lo circondava completamente. Sopra, sotto, ai lati... era immerso in un mare celeste, dove la gravità sembrava una convenzione dimenticata.

Attorno, altre piattaforme fluttuanti si muovevano con placida calma, come isole sospese in un oceano di luce e silenzio. Alcune erano più grandi, altre più piccole, tutte diverse, ma tutte parte di quel paesaggio irreale e maestoso.

<< Bello, vero? >> disse il damerino, allargando le braccia con un gesto teatrale. << Questo era il vecchio Nexus, quello che creai... oh, eoni fa a questo punto. È anche quello della vecchia versione di questa storia. Si potrebbe dire che sia Sayman che io ci siamo aggiornati e abbiamo acquisito più personalità, eh? >> aggiunse con un sorriso, notando lo sguardo confuso del Rosso. << Comunque! Io sono Enoch, il Guardiano dell'Omniverso! >>

<< Guardiano dell'Omniverso? È impossibile! >> sbottò Alan, incredulo. << Ho conosciuto tutti i pezzi grossi del multiverso e ne sono stato uno dei principali custodi. Non ho mai sentito parlare di te. Quindi dimmi la verità sulla tua identità e io ti dirò la mia >>.

<< So già chi sei >> rispose Enoch con calma. Alan imprecò interiormente per questa sua grave svista. << Inoltre... tu saresti stato il principale custode del multiverso? >>

<< Certamente >> ribatté Alan, ma non gli sfuggì il tono ironico del damerino.

<< Cioè, fammi capire bene >> disse Enoch, trattenendo a stento una risata. << Tu, un mortale, con un tenore di vita molto lungo, ma comunque mortale, dici di essere uno dei... ahaha, sul serio non ce la faccio! >> Scoppiò a ridere, facendo irritare ancora di più Alan. << Voi mortali e la vostra boria di sapere tutto e di darsi titoloni assurdi... >>

Alan strinse i pugni, ma Enoch continuò, più serio: << Lascia che ti dia una piccola nozione sul cosmo, bambino. Universo, multiverso, megaverso e omniverso. Tu hai vissuto le tue avventure nel multiverso, il tuo multiverso, che a sua volta era in un megaverso. Quel Megaverso è stato distrutto. Mi dispiace, è successo davvero. Al massimo, e dico al massimo, eri il custode del tuo multiverso. Non dell'Omniverso. È chiaro ora? >>

Alan annuì, ingoiando orgoglio e frustrazione. La sua mente tornò alla sua famiglia. Quando era giunto lì e aveva visto quel cielo pieno di sfere, aveva sperato di essere tornato nel passato, che fosse tutto ancora integro. Ma non era così. Era solo... molto più ampio.

Con un grido di frustrazione, si accasciò a terra, tornando in forma umana. Poi tirò un pugno così forte che crepò le mattonelle sottostanti. << Maledizione! >> urlò, mentre le lacrime gli rigavano il viso.

Poi si ricordò con chi si trovava. Si rialzò di colpo e guardò Enoch negli occhi. << Salvali! >> Lo sguardo dell'entità rimase assente. Alan gridò ancora più forte: << SALVA LA MIA FAMIGLIA!!! >>

<< Mi dispiace, ma non posso >> rispose Enoch con voce gentile, anche se il suo volto era una maschera apatica.

Alan lo afferrò per la camicia, portandolo faccia a faccia. << COME SAREBBE A DIRE CHE NON PUOI?! SEI IL GUARDIANO DELL'OMNIVERSO, NO? SEI UN DIO MOLTO POTENTE, IMMAGINO. QUINDI PERCHÉ NON PUOI?! >>

<< Semplicemente perché non posso >> ripeté Enoch, con calma. << Lo scisma era qualcosa di già scritto. Doveva accadere. Inoltre... loro sono già salvi. Più o meno >>.

Alan lo lasciò andare, per poi fissarlo, tremante. << In... in che senso più o meno? Come può la mia famiglia essere salva, ma allo stesso tempo non esserlo? >>

<< Quando una realtà esplode >> spiegò Enoch, << può capitare che i superstiti vengano scaraventati nello spazio e nel tempo... >> Alan stava per replicare, ma Enoch lo anticipò: << Prima che tu mi chieda di aiutarti... lo sto già facendo. Altrimenti non saresti qui. Dei superstiti, compresa la tua famiglia, appariranno prima o poi in una parte imprecisata dell'Omniverso. Ovviamente non tutti insieme >>.

Enoch evocò una bussola argentata, finemente ricamata, che brillava di luce propria. << Questa bussola ti permetterà di viaggiare per l'Omniverso e ti avviserà quando apparirà uno dei tuoi >>.

Poi si incamminò verso un muro di pietra, dove apparve una porta in legno di mogano raffinato. L'aprì con un gesto elegante. << Seguimi >>.

Una volta varcata la soglia, Alan si ritrovò in una biblioteca maestosa, un luogo che sembrava contenere tutto il sapere dell'esistenza, anche quello che non era mai stato concepito.
 

Una volta varcata la soglia, Alan si ritrovò in una biblioteca maestosa, un luogo che sembrava contenere tutto il sapere dell'esistenza, anche quello che non era mai stato concepito


Le scaffalature si innalzavano per chilometri, scolpite in legni antichi e intarsiati con rune luminose e motivi arcani. Alcune librerie fluttuavano nell'aria, ruotando lentamente come satelliti di conoscenza. I libri erano di ogni tipo: volumi rilegati in pelle stellare, tomi scritti su foglie di cristallo, rotoli che si srotolavano da soli e persino libri che cantavano.

Il pavimento era un mosaico di simboli antichi, pulsanti di energia e sfere di luce fluttuanti illuminavano l'ambiente con una calma dorata. Spirali di scale si arrampicavano verso balconi nascosti, alcove segrete e passaggi invisibili che si aprivano solo a chi ne conosceva il nome.

Creature di ogni tipo popolavano il luogo: esseri umanoidi, animali parlanti, forme eteree, spiriti di carta e guardiani silenziosi. Alcuni leggevano assorti, altri cercavano titoli impossibili, altri ancora sembravano discutere con i libri stessi. Tutti quanti però, erano accomunati dallo stesso senso di confusione, misto all'incredulidità.

L'aria era densa di conoscenza e meraviglia. Ogni respiro sembrava arricchire la mente, ogni passo portava più vicino a verità dimenticate. Alan rimase immobile per un istante, sopraffatto. Era entrato in un tempio del sapere, un santuario dell'immaginazione. 

Dietro il massiccio bancone di legno antico, scolpito con motivi celesti e simboli dimenticati, sedeva l'angelo più imponente che Alan avesse mai visto.
 

Era alto come un cipresso millenario, con spalle larghe come portali di cattedrali e muscoli scolpiti come se fossero stati cesellati da divinità scultori


Era alto come un cipresso millenario, con spalle larghe come portali di cattedrali e muscoli scolpiti come se fossero stati cesellati da divinità scultori. La sua pelle, di un oro pallido e antico, era ricoperta di tatuaggi arcani che sembravano pulsare lievemente, come se contenessero frammenti di preghiere dimenticate.

I suoi capelli e la barba, folti e candidi come neve eterna, cadevano in onde ordinate, incorniciando un volto severo, ma sereno. Gli occhi, di un azzurro profondo e immobile, sembravano contenere il silenzio delle biblioteche celesti.

Indossava una tunica aperta sul petto, lasciando intravedere il torace possente e sulle spalle le sue ali erano così ampie da oscurare il soffitto stesso.

Era intento a scrivere con una penna d'oca gigantesca, intinta in un inchiostro che brillava come luce lunare liquida. 

Non parlava, ma l'aria attorno a lui vibrava di disciplina, potere e saggezza. Alan capì subito che quell'angelo non era solo un bibliotecario. Era un guardiano del sapere, un archivista delle verità cosmiche e forse, un giudice silenzioso di chi meritava di leggere certi libri.

<< Zaccariele >> lo chiamò Enoch e lui si alzò subito, risultando, se possibile, ancora più colossale. << Lui è Zaccariele, il mio nuovo stagista >> spiegò il Guardiano dell'Omniverso. << È qui da... 200, 300 anni? Comunque sarà lui ad accompagnarti dove devi andare e a darti le ultime informazioni. Io ho da fare^^ >>.

<< Sei un tipo assurdo, lo sai vero? >> Alan sospirò, certo che quel personaggio lo avrebbe fatto impazzire. << Inoltre, che cosa avresti da fare di così urgente? Prendere ancora una volta il tè con il tuo amico? >>

<< Oh no, qualcosa di molto meglio >> disse Enoch, indicando una donna che sembrava uscita da un sogno.
 

<< Oh no, qualcosa di molto meglio >> disse Enoch, indicando una donna che sembrava uscita da un sogno


Vestita con eleganza sobria, indossava una camicetta color avorio con colletto alto, abbinata a una gonna lunga blu notte e occhiali sottili che incorniciavano occhi profondi e intelligenti. I suoi capelli ricci corvini cadevano sulle spalle con grazia e il suo sorriso luminoso sembrava ancora più ampio quando osservava il damerino.

<< La tua fidanzata è più importante di aiutarmi nella mia ricerca? >> Alan lo guardò male. << Potresti anche... guarda, lascia stare... >>

<< Lei è Elenei, la madre di mio figlio e per quanto non siamo più in una relazione seria da millenni, siamo ancora amici. E sì, è più importante di te. Inoltre hai Zaccariele, no? Sarai al sicuro tra le sue possenti manone! >> detto ciò, Enoch e la sua bella scomparvero tra gli scaffali.

<< Seguimi >> tuonò l'omone, in quello che ad Alan sembrava... giapponese? Aveva capito che capire le lingue lì dentro era strano: tutti sembravano parlare la sua lingua, cosa comune nei luoghi divini.

<< Piacere di conoscerti Zaccariele, io sono Alan Arthur Hikaru Nibbio Blu >> si presentò, volendo partire fin da subito con il piede giusto.

<< Io sono Zaccariele, Serafino del Primo Ordine e servitore di Lord Kósmos >>.

<< Kósmos? >> chiese curioso Alan.

<< Il vero nome di Enoch... o così almeno si dice. Lui è così antico che persino noi angeli siamo infanti al suo confronto. Tutta la realtà è una infante al suo confronto. Un essere così vecchio ha molti nomi e molti volti. Ora... non osare mai pensare o pronunciare il suo sacro nome, a meno che tu non debba convocarlo. Ecco perché te l'ho detto. Inoltre... >> Il Serafino lo guardò dall'alto in basso con fare quasi minaccioso. << Lord Ordine non tollera chi si impiccia nel grande disegno. In sostanza, vedi di non alterare troppo le storie delle realtà >>.

<< Mantenere un profilo basso è una caratteristica della mia specie. Tuttavia questo dipende dalla situazione che mi troverò davanti >> affermò Alan, che si ritrovò a riflettere su una cosa... Perché era Zaccariele e non Enoch a parlargli di questo ordine cosmico? Non aveva senso. Se fosse stato così importante, lo stesso Enoch glielo avrebbe detto, no? Non era che i suoi sottoposti erano più propensi a rispettare le regole che lo stesso Enoch? Forse era un pigrone di prima categoria, o aveva capito meglio che cosa fosse il grande disegno e come destreggiarsi al suo interno. O forse, cosa più probabile, entrambe le cose.

<< Questa biblioteca è bellissima >> disse, desideroso di cambiare argomento.

<< La Biblioteca dell'Infinito >> sorrise lui con orgoglio. << La prima, o una delle prime opere di Lord Kósmos. Qui vi è racchiusa tutta la conoscenza del creato >>.

<< Magari posso... >>

<< No, non puoi. È tempo per te di andare >> detto ciò, se lo mise sotto il braccio e uscirono da lì, tornando al deserto iniziale.

<< La tua permanenza è finita, Alan. Ricorda ciò che ti ho detto >>.

<< Aspetta un secondo >> lo fermò Alan, che aveva ancora un dubbio da chiarire. Avrebbe voluto chiederlo a Enoch, ma a quanto pare doveva farsi andare bene il suo stagista. << Perché non riesco a guardare il sole del Nexus? Sono un Soleano, dovrei poterlo fare senza problemi >>.

<< Perché quello non è un sole, ma la vera forma del mio capo. Quello è lui nella sua forma più pura e primordiale. La sua gloria è seconda solo al Padre Creatore >> gli spiegò Zaccariele, per poi lanciarlo in avanti come se fosse un sacco di patate.

Il rosso venne subito avvolto dalle sabbie del deserto, che si trasformarono in un tunnel iridescente ricolmo di mille colori. Attraversarlo a tutta velocità sembrava quasi il tetto di una superstrada futuristica.


Atterrò con una culata in una valle verdeggiante incastonata tra montagne maestose e subito notò il contadino del luogo osservarlo con uno sguardo stranito.
 

Atterrò con una culata in una valle verdeggiante incastonata tra montagne maestose e subito notò il contadino del luogo osservarlo con uno sguardo stranito


Il contadino era... uno stegosauro bipede, alto e robusto, vestito con un cappello da pastore e un mantello di lana grezza che gli scendeva sulle placche dorsali. Nella mano destra stringeva un bastone da pastore intagliato e attorno a lui pascolavano gorilla lanosi, creature massicce e pelose, con corna ricurve e occhi docili. I gorilla emettevano versi profondi e gutturali, mentre brucavano l'erba con calma.

Alan non poté fare a meno di ridacchiare per quella stranezza, poi si voltò verso il punto in cui era atterrato. Il portale era ancora aperto, sospeso nell'aria come una finestra tra i mondi. Dall'altra parte, Zaccariele si preparava a lanciargli qualcosa, ma cosa?

Prima che potesse chiederselo, qualcosa sfrecciò accanto a lui con tale velocità che l'onda d'urto lo sbalzò via, facendolo rotolare tra polvere e sassi. Nel caos, sentì il povero contadino urlare spaventato, mentre i gorilla lanosi fuggivano in tutte le direzioni, emettendo versi confusi.

Quando si rialzò, Alan notò poco più in là un cratere fumante, al centro del quale giaceva un libro magnifico, rilegato in pelle stellare e decorato con filigrane d'oro. Il titolo brillava: I Segreti dell'Omniverso.

Lo aprì con cautela. Un profumo inebriante lo avvolse: l'odore di un libro nuovo, mescolato a quello antico e polveroso. E poi... partì una canzone cantata da Enoch stesso.

https://www.youtube.com/watch?v=Cpd3ciGj6Zc

 

Alan roteò gli occhi, ma non poté fare a meno di sorridere. Con la musica di sottofondo, si incamminò verso quel nuovo capitolo della sua vita.

––––––•––––––

Beh? Vi è piaciuto scoprire per la prima volta la mia meravigliosa dimora attraverso gli occhi verdi e aviani di Alan? Ok, tecnicamente, i fan di Guardian Who non è la prima volta che si imbattono nel Nexus, ma... dettagli, shh. Inoltre, in quella storia il Nexus è distrutto, quindi non conta poi così tanto, no?

Comunque! A chi di voi si è infastidito perché non sono tornato da Rosafante: state tranquilli e ricordate cos'è la bilocazione .^^

Quanto a quelli che si sono indignati perché ho lasciato Alan al suo destino... sappiate che questa è solo la prima delle nostre "avventure". Alcuni già sanno che io e Alan attualmente siamo amici e non si diventa amici vedendosi una sola volta, giusto? Ho anche spedito una lettera di rassicurazione alla moglie del rosso, così da non farla preoccupare né sentire sola. Sono o non sono troppo gentile? u.u

Detto ciò, ci vediamo al prossimo capitolo! Sia di questa storia, sia dei Segreti dell'Omniverso, dove vi spiegherò per bene, come solo io so fare, il Nexus.

Ora lascio la parola a Sayman. Sayonara!

 

Grazie, Enoch.

Allora, finalmente siamo tornati con le cronache di Enoch! Come avrete notato, queste cronache sono ben diverse da quelle precedenti: ora si tratta di una collana di racconti più o meno randomici. Non temete però, la vecchia versione verrà riscritta e si chiamerà "I Due Guardiani (The Two Guardians)", visto che i protagonisti saranno Enoch e il Guardiano. Abbiate solo un po' di pazienza e scriverò tutto.

Questo primo capitolo è la riscrittura della vecchia one-shot "Alan", personaggio creato dal mio amico Nick_Nibbio. Alan proviene da una storia a più mani: "Battleground – Cronache del Multiverso", che potete trovare qui su EFP Fanfiction. Alan non appare direttamente in quella storia, ma viene da quel mondo. La trama dei superstiti verrà esplorata per bene da Nick... quando si deciderà a scriverla. XD Ma qualche superstite lo conoscerete anche nelle mie storie.

Visto che il Nexus è il crocevia dei mondi e delle storie, ho deciso di inserire anche i personaggi di Son_Michael (Rosafante e la rana bardo) e di EmanueleForte9 (Elenei). Anche Michele si può considerare un personaggio condiviso con Michael, anche se in questo caso è sia vero che no, capirete meglio nel capitolo dedicato agli Arcangeli. Lo stesso vale per Lord Vishnu, visto che la canzone che suona mi è stata consigliata dall'autore AragornIIElessar55.

Zaccariele è un caso a parte: il personaggio è mio, gli ho dato nome e ruolo, ma l'immagine era stata creata da Michael per errore. Mi aveva fatto così ridere che ho deciso di inserirlo nelle mie storie. Poi anche Mike ha ampliato il personaggio... quindi personaggio condiviso pure lui? Boh, si dai ahahha. Fattostà che Zac è divertente. XD

La bellissima donna di colore è Morte degli Eterni, dalla serie TV "Sandman".

Detto ciò, credo di aver citato tutti quanti. Ci vediamo alla prossima!

 



 
   
 
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