Prometeo
Momo
Avresti tu pensato quando rubavi con tuo grandissimo pericolo il fuoco
dal cielo per comunicarlo agli uomini, che questi se ne prevarrebbero,
quali per cuocersi l'un l'altro nelle pignatte, quali per abbruciarsi spontaneamente?
Prometeo
No per certo. Ma considera, caro Momo, che quelli che fino a ora abbiamo
veduto, sono barbari: e dai barbari non si dee far giudizio della natura
degli uomini; ma bene dagl'inciviliti: ai quali andiamo al presente: e ho
ferma opinione che tra loro vedremo e udremo cose e parole che ti
parranno degne, non solamente di lode, ma di stupore.
Avresti tu pensato quando rubavi con tuo grandissimo pericolo il fuoco
dal cielo per comunicarlo agli uomini, che questi se ne prevarrebbero,
quali per cuocersi l'un l'altro nelle pignatte, quali per abbruciarsi spontaneamente?
Prometeo
No per certo. Ma considera, caro Momo, che quelli che fino a ora abbiamo
veduto, sono barbari: e dai barbari non si dee far giudizio della natura
degli uomini; ma bene dagl'inciviliti: ai quali andiamo al presente: e ho
ferma opinione che tra loro vedremo e udremo cose e parole che ti
parranno degne, non solamente di lode, ma di stupore.
- La scommessa di Prometeo, Giacomo Leopardi
«Ma così... non è vivere come animali in gabbia?»
Bramare la libertà non è peccato: è un diritto che ti è stato sottratto dai mostri tenuti fuori da spessi metri di mattoni e calcestruzzo. Libertà è una parola che ti costerebbe solo una strigliata, una guancia dolorante a causa d’un pizzicotto e tanta rabbia, perché tutti intorno a te – persino Mikasa! – vogliono tarparti le ali.
Non saranno i pugni dei bulli, né le implorazioni di tua madre, men che meno gli occhi pieni di rammarico di Mikasa ad arrestarti.
No, affatto: sei disposto a liberarti – a liberarli – anche a costo di barattare ciò che hai di più caro al mondo.
Come Prometeo che dona il fuoco agli uomini, come Ymir che apre il cancello ai porci, ecco che tu sgretoli i cinquanta metri di mura in cui ti – vi – hanno trattenuto per millenni. Ti libri nell’aria e spalanchi le tue braccia a tal punto che credi d’essere in grado di contenere il cielo all’interno di esse, trionfante.
Questa è libertà pensi, la sfiori mentre in gola ti riverbera una divertita e sovrasta le suppliche di chi vuole sfuggire alla morte – sei un bambino che gioca col fuoco, noncurante del pericolo che corri.
Ti hanno avvertito che la libertà ha un prezzo e, mentre avanzi incontrastato, realizzi che esso non è la scia di morte che ti lasci dietro a ogni passo. Riscuoterlo ha a che fare col gelo che ti artiglia le viscere e ti intorpidisce i sensi.
Non hai mai temuto il buio, di conseguenza non ti curi della foschia cupa che cala attorno a te; la ignori e trascini anche gli altri in quel gioco finalmente privo di regole.
L’Officina di Luschek
Questa flash era pronta da anni, ma me ne sono dimenticata e l’ho ripescata stamattina per un giochino su facebook, quindi eccomi qui, a pubblicare questo esperimento in seconda persona su Eren. Non ho idea di dove volessi parare, ma quella favoletta di Leopardi mi ha ispirato questo e penso sia abbastanza carina per essere condivisa anche con voi lettori.
Bramare la libertà non è peccato: è un diritto che ti è stato sottratto dai mostri tenuti fuori da spessi metri di mattoni e calcestruzzo. Libertà è una parola che ti costerebbe solo una strigliata, una guancia dolorante a causa d’un pizzicotto e tanta rabbia, perché tutti intorno a te – persino Mikasa! – vogliono tarparti le ali.
Non saranno i pugni dei bulli, né le implorazioni di tua madre, men che meno gli occhi pieni di rammarico di Mikasa ad arrestarti.
No, affatto: sei disposto a liberarti – a liberarli – anche a costo di barattare ciò che hai di più caro al mondo.
Come Prometeo che dona il fuoco agli uomini, come Ymir che apre il cancello ai porci, ecco che tu sgretoli i cinquanta metri di mura in cui ti – vi – hanno trattenuto per millenni. Ti libri nell’aria e spalanchi le tue braccia a tal punto che credi d’essere in grado di contenere il cielo all’interno di esse, trionfante.
Questa è libertà pensi, la sfiori mentre in gola ti riverbera una divertita e sovrasta le suppliche di chi vuole sfuggire alla morte – sei un bambino che gioca col fuoco, noncurante del pericolo che corri.
Ti hanno avvertito che la libertà ha un prezzo e, mentre avanzi incontrastato, realizzi che esso non è la scia di morte che ti lasci dietro a ogni passo. Riscuoterlo ha a che fare col gelo che ti artiglia le viscere e ti intorpidisce i sensi.
Non hai mai temuto il buio, di conseguenza non ti curi della foschia cupa che cala attorno a te; la ignori e trascini anche gli altri in quel gioco finalmente privo di regole.
L’Officina di Luschek
Questa flash era pronta da anni, ma me ne sono dimenticata e l’ho ripescata stamattina per un giochino su facebook, quindi eccomi qui, a pubblicare questo esperimento in seconda persona su Eren. Non ho idea di dove volessi parare, ma quella favoletta di Leopardi mi ha ispirato questo e penso sia abbastanza carina per essere condivisa anche con voi lettori.


