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Autore: Graffio    27/08/2025    1 recensioni
Un Dio nasce. Non ha fede, non ha seguaci, non ha nemmeno un manuale di istruzioni. Solo poteri infiniti che non sa usare e un mondo troppo fragile per reggerli.
Tra scorci di onnipotenza maldestra e riflessioni poco divine, questa è la storia di un Dio confuso, ironico, che si ritrova a fare i conti con la noia, la curiosità e l’assurdità dell’esistenza.
Perché essere onnipotenti non significa sapere cosa fare della propria vita.
Genere: Comico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: What if? | Avvertimenti: nessuno
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Riapparvi in un punto imprecisato del pianeta, lontano dalle candele, di sicuro.

 


Intorno a me, c'erano molte persone mingherline. Tutte nere. Nere come il mio universo.

 


«Cazzo, il gelato!» Dissi ad alta voce.

 


Camminai un po’ su questa strada fatta di poltiglia di… sabbia?

 


«Mi scusi» chiesi a uno di loro.

 


«Mi può indicare un posto, gentilmente, ove io possa cagare in grazia di me?»

 


L’uomo nero rise. «Qui non si butta niente, amigo. Va’ là dietro!»

 


Feci un cenno con la testa come ringraziamento e andai in quella direzione, dove vidi una specie di serra raffazzonata.

 


C’era un uomo, un po’ meno nero, che con un rastrello sparpagliava paglia in terra.

 

«Ciao bipede» dissi.

 


L’uomo alzò lo sguardo e notai che aveva decisamente narici sproporzionate rispetto al viso.

 


«Devo cagare. E mi han mandato qua. Che facciamo?»

 


«Signore, lei sta già camminando sulla merda, signore.»

 


Guardai verso il basso, aggrottando la fronte.

 


«Porca di quella troia», dissi. Avevo i sandali completamente ricoperti di cacca.

 


«Quindi posso cagare qui?» chiesi sbrigativo.

 


«Sì, signore, noi non buttiamo nostra merda. Noi usiamo e raffiniamo per colture! Guarda che campo di mais c’è là dietro!»

 


"Alla faccia del cazzo!" pensai.

 


«Cresce grazie alla vostra merda, quel campo?» chiesi incuriosito.

 


«Sì, signore, ma campo piccolo. Non basta per farci mangiare tutti.»

 


«Che peccato!» risposi senza molto interesse.

 


«Ora vado, allora.» Feci un cenno all’uomo che continuava a rastrellare per terra.

 


Mi infilai nel campo di mais e mi alzai la tunica, abbassandomi per cagare. Cagai un sacco. Decisamente. Non avevo ancora finito l’evacuazione, che sentii provenire da più lontano voci sconvolte e urla di gioia.

 


"Bah!" pensai.

 


Mi tirai su la tunica e mi guardai intorno, volevo andare a vedere cosa era successo. Camminai e camminai lungo questo campo di mais, che sembrava più grande. Decisamente. Non amo molto camminare.

 


Quando finalmente scostai l’ultima pianta, mi ritrovai in mezzo a una strada fangosa, con una folla di gente che ammirava le mie spalle.

 

«Il campo si è quintuplicato nel giro di 2 minuti, è un miracolo!» Disse uno di loro.
Una bipede con una bacinella sulla testa, in perfetto equilibrio, osservava la scena con le lacrime agli occhi.

 


«Finalmente Dio si è accorto di noi e ci ha dato il sostentamento!»

 


Mi voltai verso la bipede equilibrista.

 


«No, bipede. Tu ti sbagli di grosso. Credo che sia merito della mia concimazione!»

 


«Grazie mille, signore! Ci hai ridato la speranza.» Disse lei, avvicinandosi a braccia tese, dalle quali mi sottrassi con prontezza.

 


Sentii un certo disagio per tali complimenti. Dopotutto avevo solo cagato.

 


Mi rinfilai nel campo di mais e chiusi gli occhi, per andarmene.

 

 

   
 
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