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Autore: Graffio    31/08/2025    0 recensioni
Un ostacolo sulla strada in diverse prospettive.
Genere: Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Buonasera, amici stretti e necessari.

Mi sono trasferito in questa villa ormai da un paio di mesi, e tra cose belle e cose un pò meno belle, ho notato una cosa.\

Quotidiana. Perenne.

Quando la mattina mi alzo per andare a lavoro, vado in cucina, e mi faccio un bel caffè. Senza mangiare un cazzo. Io mangio alle 10, da 25 anni a sta parte. Ma di questo ce ne sbattiamo il cazzo un pò tutti, ci sta.

Una volta preso il caffè, scendo le scale e vado nel mio bagno che è più grande di molte camere da letto che ho visto. Ma non lo dico per vantarmi, lo dico perché è così.

Cago, si. Cago perché il caffè mi da un certo stimolo al mattino. Ma non importa.

Mi lavo i denti e mi do una sciacquata. Niente docce. Le docce si fanno la sera. Chi si fa la doccia la mattina prima di andare a lavoro è un coglione. Ma questo non importa a nessuno.

Fatto sta che in 20 minuti scarsi sono pronto e me ne vado a lavorà. Ma questo, si sa, non frega un cazzo a anima viva.

Alle 07:35 sto sul doblò e mi avvio. Non ho particolare ribrezzo o malavoglia, ma sto un pò a disagio.

C’è un cazzo di dosso, proprio a pochi metri da casa mia. Bello alto, ignorante. Quando la mattina vado a lavoro ogni volta mi scuote come per dirmi “coglione svegliati e affronta sta giornata di merda”.

E superato il dosso, chino e curvo, vado a perdere altre 8 ore della mia vita.

Ogni tanto penso a questo dosso maledetto. Il confine tra una buona giornata e una giornata del cazzo. Tutti i giorni.

Nel caldo infernale di giugno, con gente strapagata per ciò che fa, a fare un lavoro che ti fa un pò ridere un pò piangere, dall’organizzazione che farebbe impallidire pure i cinesi in fabbrica.

Il tempo non passa mai, a causa della mancanza di organizzazione. Le ore passano lente come diarrea da lattosio impoverito.

Nel caldo opprimente dell’officina, circondato da persone buone e da altre un pò meno (per non dire emeriti coglioni pagati per farlo) conto i minuti e i secondi prima che sia ora di tornare a casa. Dalle mie bimbe, da mia moglie, dalle mie mille Peroni che mi aspettano fredde nel mio frigo personale.

Faccio pausa alle 16 e vorrei durasse di più, in modo che le 17 arrivino in un lampo.

Alle 17 scappo come un coniglio che sente puzza di volpe dietro le spalle.

Salgo su sto doblò che puzza davvero come una volpe morta (benefit).

Svolto sulla via che mi porta a casa mia, e ovviamente mi ritrovo sto dosso. Badabum!

E sto doblò di merda scricchiola sempre peggio, e ci credo, a 500.000km scricchiolava pure cicciolina!

Ma lo vedo diversamente, lo vedo come un confine che dalla merda mi riporta dove voglio stare.

“Che bello sto dosso” penso, al mio rientro.

Ebbene, tutto questo per dire che i dossi, in fondo, non portano solo rotture di coglioni e sospensioni massacrate.

I dossi sono come le persone, in fin dei conti. Se si fanno conoscere e vedere per quello che sono, uno rallenta, ci va piano, ci può passare.

Ma se sono scoloriti o addirittura invisibili molte persone a loro contatto si crepano.

Tutto questo solo per dire che tutto sommato, anche se sò che tra poco tempo arriveranno tempi di merda, sono felice di tornare a casa. Stanno facendo di tutto per impedirmi di esserlo. Ma sono felice.

E vaffanculo ai dossi. Tranne quando torno.

   
 
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