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Autore: Farkas    09/09/2025    1 recensioni
Passano gli anni, cambiano le generazioni, ma certe cose non cambiano mai come il fatto che è la bacchetta a scegliere il mago. Gerard Olivander, figlio del leggendario Garrick Olivander ha assunto la guida dell'attività di famiglia ed è pronto a vendere le sue bacchette ai maghi e alle streghe che si preparano a cominciare la loro istruzione.
Jon, Tyrion, Daenerys, Eddard e tutti gli altri personaggi del Trono di Spade entrano nella bottega alla ricerca dell'oggetto che diverrà il loro compagno inseparabile. Se siete curiosi di vedere quali bacchette li sceglieranno (e di saperne un po' di più sulle bacchette), non vi resta che entrare in negozio con loro.
Genere: Generale, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Davos Seaworth, Eddard Stark, Jon Snow, Nuovo personaggio
Note: AU, Cross-over, Raccolta | Avvertimenti: nessuno
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- Questa storia fa parte della serie 'Quando il gioco si sposta a Hogwarts'
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La scelta della bacchetta

 

Capitolo 27: La bacchetta di chi è amato

 
Aemon Targaryen aprì gli occhi anche se ormai per lui non faceva più nessuna differenza. Per fortuna aveva imparato come usare la bacchetta per orientarsi. Appellò i vestiti e scese nel suo ufficio.
-Buongiorno Aemon. Dormito bene? - si informò il ritratto di Albus Silente.
-Sì grazie Albus. Tutta la notte e ormai è una rarità. D’altronde dormirò fin troppo quando sarò appeso alla parete con tutti voi-.
Con sbadigli e stiracchiamenti anche gli altri ritratti si prepararono a cominciare la giornata. Dopo i saluti di rito, Aemon impugnò la bacchetta e si diresse verso la Sala Grande per la colazione. Strada facendo si imbatté in un paio di insegnanti e in qualche studente.
-Buongiorno Preside-.
-Ben alzato Preside-.
Preside… sembrava ieri che era stato smistato in Corvonero e che aveva girato quei corridoi con Egg che invece era Grifondoro, e quel grosso Prefetto con cui aveva stretto tanta amicizia…
Arrivò in Sala Grande e si sedette al suo posto. Hogwarts, cara vecchia Hogwarts. Casa sua da quando aveva undici anni. Aveva passato lì quasi tutta la vita. Ed era stata una gran bella vita.
Il brusio della Sala Grande cominciò ad aumentare. Malgrado l’età Aemon aveva ancora un udito sensibile e i discorsi che sentì durante il tragitto lo fecero sorridere.
Studio, rotture, drammi, nuovi amori, problemi con la famiglia… la vita lì era come un meccanismo a orologeria. Affascinante in un modo familiare, ma allo stesso tempo monotono.
No, non si pentiva della sua carriera, anche se suo padre avrebbe voluto qualcosa di più ambizioso per lui. Amava Hogwarts e amava dirigerla.
-Sa vedere i ragazzi a volte mi fa sentire di nuovo giovane… ma esserlo una volta mi è bastato- commentò il professor Mormont.
Aemon ridacchiò. Jeor era stato uno dei suoi primi studenti. Cinquant’anni fa e anche questo sembrava successo di recente.
Iniziate le lezioni, Aemon tornò nel suo ufficio per sbrigare qualche pratica. Gli mancava insegnare, sperava davvero di poter tenere il corso di alchimia l’anno prossimo…
I ritratti di Minerva e Severus stavano discutendo di chi avrebbe vinto la Coppa della Case, quello di Albus Silente parlava di qualcosa collegato ai ghiaccioli mentre Phineas Nigellus sbuffava, la professoressa Fiztgerald, era impegnata in una discussione con Fortebraccio.
Sorridendo Aemon si sedette e iniziò il suo rapporto.
Mentre muoveva la bacchetta si disse che aveva sempre saputo che gli sarebbe stata indispensabile, ma non avrebbe mai creduto che sarebbe arrivata a diventarlo a tal punto… e la memoria lo riportò indietro di novant’anni…
 
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Aemon era eccitatissimo. Non vedeva l’ora di avere la sua bacchetta. Daeron gli aveva fatto provare la sua qualche volta, ma da quanto aveva letto con quella che lo avrebbe scelto sarebbe stato tutto diverso.
Garrick Olivander era da poco alla guida dell’attività di famiglia, ed era ancora lontano dalla fama imperitura che avrebbe conquistato, sebbene la gente già iniziato a lodare le sue bacchette.
Ed era sempre stato abbastanza sicuro di sé da non sentirsi mai minacciato dal quel Purosangue di corporatura robusta con la barba, gli occhi viola e i capelli di un biondo così pallido che erano quasi bianchi.
-Lieto di rivederla signor Targaryen-.
-Buongiorno. Per mio figlio Aemon è giunto il momento di ottenere la bacchetta-.
-Certamente. Vieni qui figliolo, devo prenderti le misure-.
Aemon si avvicinò e il metro gli girò attorno. Dopo aver rivelato i dati, Garrick corse verso il primo scaffale. I Targaryen avevano una forte affinità con le bacchette di drago, ma non era una regola fissa.
-Agrifoglio, corda del cuore di drago, undici pollici, flessibile - disse e Aemon sorrise e la prese. Ma dopo averla agitata non accadde nulla.
-Non è lei mi sa-.
-No, affatto. Forse è questa: tasso, piuma di fenice, tredici pollici e mezzo-.
Aemon sentì la bacchetta stranamente pesante nelle sue mani e quando non produsse effetti magici, si sentì quasi sollevato.
-No? Allora proviamo questa: undici pollici e tre quarti, corda di cuore drago, legno di abete-.
Anche quella fu un fiasco.
-Proviamo questa: melo, piuma di fenice, tredici pollici e tre quarti, molto flessibile-.
Aemon si concentrò al massimo, ma produsse solo un asfittico filo di fumo. Maekar non era contento che la prima reazione ci fosse stata con una bacchetta non di drago, ma Garrick doveva trovare la bacchetta adatta a suo figlio, non farlo contento. Era di coloro che si inebriavano del potere puro delle bacchette di drago, ma rifiutavano di capire che il nucleo è solo uno degli elementi che vanno a comporre la bacchetta.
-Biancospino, corda del cuore di drago, nove pollici e mezzo, rigida-.
-Prova un incantesimo Aemon- ordinò Maekar.
Aemon strinse in pugno la bacchetta e ordinò: -Wingardium Leviosa!- battendo la bacchetta sul calamaio. Esso si alzò in aria, ma il ragazzino scosse il capo.
-Non va bene. Cioè di per sé va bene, ma non va bene per me-.
-L’incantesimo è riuscito bene- obbiettò il padre.
-Sì, ma qualunque mago di medio livello, può usare una bacchetta non sua e questa non è quella di suo figlio, come ha capito lui stesso-.
Aemon provò qualche semplice incantesimo con tutte le bacchette da quel momento in poi, ma ogni volta sentiva che mancava qualcosa, con crescente irritazione di suo padre e pacata approvazione di Olivander.
Maekar avrebbe voluto una bacchetta potente per suo figlio, di drago come da vero Targaryen. Non voleva essere inferiore a suo fratello anche nelle bacchette dei suoi figli, ma già Daeron l’aveva di Unicorno… e quel fabbricante era sempre più esaltato.
Aemon dal canto suo sentiva una tranquilla fiducia.
-Lei è sicuro di avere una bacchetta per mio figlio? Scusi, ma Daeron ed Aerion non ci hanno messo tanto tempo-.
-Aemon ne ha molte da provare e siamo solo alla ventinovesima, ma si sono abbastanza sicuro che la troveremo-.
-Abbi pazienza papà. Sono certo che la mia bacchetta è qui, dobbiamo solo cercare-.
-Sarà, ma in fondo sei riuscito a fare qualcosa con tutte… non ne vorresti una di prugnolo e drago come la mia? -.
Aemon non ci aveva mai pensato, ma tutto sommato si rese conto che voleva solo la bacchetta che lo avrebbe scelto, che somigliasse o meno a quella di suo padre era ininfluente.
-Signore le ho giù detto che un mago mediamente dotato, e ancora di più un mago parecchio dotato, come è chiaramente Aemon, è capace di eseguire incantesimi con qualunque bacchetta. Ma farà molto meglio con la sua bacchetta, e noi la troveremo. Ma temo che il drago non sia l’elemento più adatto-.
Maekar ingoiò il rospo, mentre Aemon continuava a provare con fiducia le bacchette.
-Un cliente difficile, e talentuoso… non si preoccupi troveremo ciò che le va a pennello-.
Anche novant’anni dopo, Aemon non avrebbe capito cosa lo avesse spinto a chiedere: - Scusi, ma ha provato a guardare nel primo scaffale? -.
-No, finora no. Perché questa domanda? -.
-Non lo so, mi è venuto in mente così- rispose l’undicenne con semplicità.
-Mmm… be’ vediamo- fece Olivander dirigendosi verso il primo scaffale e tornando con tre bacchette: la prima di noce e fenice, andò quasi bene, la seconda di pero e unicorno andò ancora meglio, la terza di vite e drago, non si mostrò adatta, ma quando prese in mano la quarta, Aemon Targaryne avvertì una sensazione di completezza e capì di aver trovato l’unica bacchetta adatta a lui. Quasi non sentì Olivander recitare: -Melo, crine di unicorno, undici pollici e mezzo, rigida-.
Agitò la bacchetta senza pronunciare alcuna formula, e da essa scaturì una bellissima nevicata.
-MIA! - urlò saltellando sul posto.
-Unicorno? -ripeté dubbioso Maekar Targaryen.
-Sì, so che la sua famiglia ha affinità con il drago, ma credo che suo figlio sia l’eccezione che conferma la regola-.
-È questa papà. Nessuna bacchetta di drago, potrebbe mai funzionare altrettanto bene per me-.
-Sicuramente ed è una bacchetta di tutto rispetto. Le bacchette di legno di melo sono molto potenti e più adatte a chi possiede grandi obiettivi e ideali, poiché questo legno non è adatto alle Arti Oscure. Si dice anche che il possessore di una bacchetta di melo sarà amato e longevo, oltre che portato per le lingue magiche. Accoppiato con l’unicorno, direi che lei avrà di che essere fiero di questo giovanotto-.
Il fatto che il legno fosse potente, tranquillizzò Maekar che si diresse verso il bancone per pagare.
Aemon non aveva lo spirito del grande duellante come lui, né l’attrazione per le Arti Oscure di Aerion… eppure avrebbe ottenuto grandi risultati in altri ambiti.
 
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Era passato quasi un secolo da quel giorno, ed Aemon non aveva mai avuto da lamentarsi della sua bacchetta. Aveva sempre funzionato perfettamente e quando aveva cominciato a perdere la vista, l’aveva usata per orientarsi, senza mai doversi lamentare. Ricordava ancora lo shock quando gli avevano offerto la carica di Preside… si era augurato di essere all’altezza dei suoi predecessori e chissà, forse ci era persino riuscito. Era il primo Preside di Corvonero da tanto tempo… anche uno dei suoi antenati Vaegon aveva ricoperto la carica… quante dispute col suo ritratto…
Ne aveva visti di studenti andare e venire nel suo mandato sessantennale. Tanti lo avevano reso orgoglioso, tanti lo avevano fatto vergognare o chiedersi se avesse dovuto fare meglio…
Una cosa era certa: il suo era un lavoro che poteva essere straordinariamente deprimente, ma mai noioso. Quando aveva esposto ai suoi predecessori la sua impressione, Silente si era detto d’accordo con calore. Tre volte aveva pensato di mollare e tre volte aveva deciso di non farlo.
Sessant’anni come Preside, senza contare quelli come insegnante. Suo padre non aveva capito, Egg nemmeno. Ma lui sapeva che il suo posto era a Hogwarts...
Papà, Egg, Daeron, Daella, Rhae… tutti andati via. Della sua famiglia era rimasta solo Daenerys la sua pro-pronipote. E dire che quando era bambino i Targaryen erano così numerosi… tutto cambia col tempo.
Dany sarebbe stata un’ottima Caposcuola. E con lei Jon. Alla fine aveva deciso che l’anno prossimo avrebbero avuto le spille. Sperava che nessuno ci vedesse del nepotismo. I risultati di Daenerys erano notevoli.
Fu una giornata lunga, ma uguale a mille altre che aveva vissuto. Rapporti per l’ufficio educativo, contatti dei genitori, acquisti per le derrate alimentari della scuola… e nessuno che ricordasse che giorno era. Che tristezza.
Stava giusto tornando in ufficio per completare un altro po’ di corrispondenza prima di cena quando fu accolto da un urlo:
-BUON ANNIVERSARIO PRESIDE AEMON! -.
Erano tutti lì: gli insegnanti, il guardiacaccia, il guardiano e anche i Prefetti e i Capiscuola, gli studenti che conosceva meglio.
-Abbiamo pensato di festeggiare il suo sessantesimo anniversario come Preside- fece il suo vice Tyrion Lannister.- Lei ha dato tantissimo a questa scuola-.
Aemon non poteva vederla, ma gli fecero tagliare una torta e Daenerys gli porse il piattino. C’erano anche dei regali che scartò con gioia: una placca commemorativa del suo servizio a Hogwarts, una custodia per la bacchetta, un gufo che avrebbe occupato il posatoio che un tempo aveva ospitato una fenice…
Era bello che i suoi sottoposti e studenti tenessero tanto a lui. Mai come in quel momento Aemon Targaryne fu certo di aver impiegato bene la sua vita.
Jon Snow lo raggiunse: -Scusi… gira voce che lei voglia andare in pensione, dopo quest’anno. Non è vero, giusto? -.
-No… penso che qui ci sia ancora bisogno di me. E non mi va di andarmene da casa-.
Olivader e la bacchetta avevano avuto ragione. Come sempre quando si trattava di quella scelta.
 
 

ANGOLO DELL’AUTORE

 
Capitolo con impostazione un po’ diversa dal solito. Spero che lo apprezziate.
Mi spiace di essere stato assente per tanto tempo, ma ho avuto poca ispirazione e ho dovuto lavorare alla mia tesi di laurea che ho discusso a luglio. Sì, sono laureato anche se non mi sembra ancora vero, certi giorni. Una grande soddisfazione.
Comunque ho scelto Aemon come protagonista del capitolo, perché A Knight of the Seven Kingdoms lo spin-off dedicato ai mitici Dunk e Egg, è ormai in post-produzione. Martin deve partecipare a una convention a New York, forse annuncerà la data della messa in onda (di sicuro non annuncerà quella della pubblicazione di Winds of Winter), e credo che non ci vorrà molto per la trasposizione italiana. In ogni modo credo che la bacchetta sia particolarmente adatta a Aemon.
Ci si vede nelle recensioni!
  
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