Nota di contesto: la storia è ambientata quasi un anno dopo il trasferimento di Yuuri in Russia.
«Vitya, sono tornato!»
Yuuri chiuse la porta blindata dietro di sé e appese il mazzo di chiavi in uno dei ganci liberi del portachiavi da parete, mentre Makkachin scodinzolava intorno a lui in cerca di coccole. Sorrise, togliendo nel frattempo sciarpa e guanti e adagiandoli sulla superficie lignea del piccolo getabako.
«Makka, due minuti e sono tutto tuo» cantilenò e si liberò anche del pesante giaccone con cui aveva sfidato quella fredda giornata autunnale, lasciandolo cadere senza troppe cerimonie sulla poltrona vicino al mobile. Si sedette per non rischiare di rovinare sul parquet nel tentativo di sfilare gli scarponcini e iniziò ad armeggiare con i nodi; Makkachin si distese al suo fianco osservandolo con due occhioni scuri colmi di affetto.
«Bentornato, Yuuri-chan.»
Yuuri distolse l’attenzione dai lacci che scorrevano tra le sue dita, e vide Victor comparire dal corridoio buio con addosso una comoda tuta e un asciugamano a cingergli le spalle. Una volta vicino, Yuuri si rimise in piedi e tuffò il volto nel petto di Victor, stringendolo forte a sé e inspirando l'intenso profumo del suo docciaschiuma.
Mi sei mancato.
Victor ricambiò la stretta. «Yakov si è comportato bene in mia assenza?» chiese, accarezzandogli dolcemente i capelli.
«Non potevi lasciarmi in mani migliori» sussurrò Yuuri in risposta, soffocando un piccolo sbadiglio e lasciandosi cullare dal battito del cuore di Victor. «Yakov abbaia tanto, ma non morde. Ormai credo di aver capito che tipo è...»
«Mi racconterai tutto dopo... Sai, per questa sera avevo tanti programmi in mente,» Victor sospirò e intensificò l’abbraccio che li univa «ma il massimo che posso offrirti è una cena da asporto mentre guardiamo un film. Sono esausto.»
«Il team di Pubbliche Relazioni deve esserci andato giù pesante oggi...» Yuuri alzò la testa e si perse nello sguardo ceruleo di Victor. «Non preoccuparti, trascorreremo una bella serata anche restando a casa.»
«Un po' di meritato dolce far niente...» Victor piegò le labbra in un sorriso soffice e iniziò a sfiorargli la guancia con la punta delle dita — un tocco leggero come quello di una piuma — per poi baciarlo con un’intensità tale da fargli venire le vertigini.
Per un istante Yuuri dimenticò tutta la stanchezza accumulata durante la giornata, crogiolandosi nel tepore — nell'amore — avvolgente dell'abbraccio di Victor.
Note a piè di storia
PumpInk 1: abbraccio
1. Il getabako è una scarpiera generalmente in legno, posta nelle abitazioni e in alcune strutture pubbliche giapponesi all’interno del genkan (l'anticamera d’ingresso che separa l’ambiente esterno da quello interno, dove è possibile togliere e riporre le scarpe). Nel mio headcanon, i genitori di Yuuri hanno regalato a lui e Victor un piccolo getabako da sistemare all’ingresso del loro appartamento.
L’angolino della scribacchina
Secondo Writober a cui partecipo (un enorme grazie all'admin di Fanwriter.it per il tempo speso dietro le quinte per organizzare un'altra edizione di questa challenge ♡) e non vedo l'ora di scoprire quante caselle riuscirò a riempire quest'anno.
Spero di avervi regalato una piacevole lettura e vi ringrazio per essere giunt3 sin qui. ♡
À bientôt,
Midnight


