Danza di Coppia
Prompt: 3. Misunderstandings
Korra chiacchiera, chiacchiera, chiacchiera. Bolin la asseconda, ride sguaiato, applaude con veemenza mentre Meelo e Ikki s’inseguono e lanciano gridolini, sommandosi al fragore della festa. Mako è accanto a loro, aggiunge qualcosa alla conversazione che viene soverchiato dalla voce roca del signor Bumi. Vederli sereni le arreca una soddisfazione che non riesce a incasellare da nessuna parte. Sono vivi, allegri, con le pance piene – difatti Korra e Bolin hanno assaltato il buffet degli antipasti preparato da Pema – ma, soprattutto, sono lì insieme a lei. Da quando suo padre è finito in cella, la solitudine le ha scavato dentro gallerie come quelle che le formiche riproducono nei loro formicai. È da tutti quei fori che la felicità di Asami trabocca e lei, da sola, crede di non poter tappare tutti quei buchi da cui sgocciolano le sue emozioni. A volte crede d’aver bisogno di un altro paio di mani e, nell’esatto momento in cui quel pensiero le attraversa la mente, la sua attenzione si posa su quelle di Korra.
Al centro della piazzola, l’amica si muove in una danza sinuosa, che replica i movimenti fluidi dei dominatori dell’acqua e li mescola insieme a quelli decisi dei dominatori della terra. Bolin la accompagna in quel ballo improvvisato, misurando con passi grezzi la pavimentazione di granito. In disparte, Mako sorride dell’entusiasmo dei due. Poi lo vede chinarsi vicino ai bambini, sussurrare qualcosa alle loro orecchie e vedere Jinora, Ikki e Meelo precipitarsi nella mischia, sospinti da folate di vento.
«È difficile staccare gli occhi dall’Avatar» commenta Kya, interrompendo il discorso che Asami ha scortesemente ignorato. La donna si rigira un calice di prosecco tra le mani, ne annusa la fragranza prima di ingollarne il liquido tutto d’un fiato.
«Lo è. Korra eccelle particolarmente nell’attirare l’attenzione altrui.»
Un sorrisetto beffardo affiora sulle labbra scure di Kya, le iridi blu vengono a tratti inghiottite dalle folte ciglia candide.
«Non credo si tratti solo di questo.»
Il tono della donna è ironico, nella maniera di una persona che conosce bene ciò di cui parla. La sua attenzione adesso viene catturata dalla persona dinanzi a sé, a cui regala un sorrisetto. Basta un cenno impercettibile del capo da parte dell’altra e Asami comprende d’essere capita ma, soprattutto, accettata.
«La perspicacia era una caratteristica di vostro padre?»
«A dire il vero è sempre stata una peculiarità di mia madre Katara.»
«Capisco.»
Stringe lo stelo del calice, quando nota che il passo cadenzante di Korra è diretto verso di lei. Il sudore le imperla la fronte e i bicipiti, aloni scuri le inzuppano la canotta indaco. “È stupenda.”
«Ehi, Asami! Unisciti a noi!» grida la ragazza, sebbene non ne abbia bisogno dato che è sempre più vicina.
«Non ti va di ballare?»
«Vi lascio, vado a vedere cosa sta combinando Bumi» le interrompe Kya, mentre si allontana dalle due giovani. La donna scocca un’ultima occhiata ad Asami e si copre la bocca con una mano.
«A dopo, Kya, ti ringrazio per la compagnia,» la saluta, per poi rivolgersi all’altra, «Al momento non mi va, ma apprezzo parecchio l’invito.»
Il sorriso di Korra diventa enorme e lei sente un calore attanagliarle il ventre, risalirle su per la gola e opprimerla. Abbassa lo sguardo sul bicchiere, finge di curarsi del suo riflesso nel liquido perlaceo. Nota che un ciuffo di capelli scuri è sfuggito al suo chignon stretto, poiché le offusca la vista. Ora capisce cosa le stesse solleticando la fronte durante la festa.
«D’accordo. Ci sta, non è facile esibirsi davanti a una folla.»
Asami ridacchia e risponde: «Tenzin e la sua famiglia sono molto pochi per essere considerati una folla. Non è questo.»
«Ah, no? E qual è il motivo?»
L’altra è rivolta verso il buffet, indecisa. Le sue pupille guizzano un po’ sui ravioli a vapore, un po’ sugli involtini di verdure, si soffermano sul vino di riso e, infine, la vince un pezzo di pane al vapore. Quando quella lo afferra, si leva un po’ di condensa dalla pagnotta ancora calda.
«Mi piace dedicarmi a certe attività in privato. Sai, dove si possono mostrare con più accuratezza determinati movimenti, o affinare le tecniche» conclude la frase sorseggiando, evita di far trasparire qualsivoglia emozione. Al momento vuole solo tastare il terreno.
«Oh, certo! Capisco» un lieve rossore si propaga sul viso dell’altra e lei pensa che abbia intuito il suo riferimento.
«Non credi?»
«Oh, sì, certo. Soprattutto se non sei molto pratica.»
«Be’, effettivamente sono un po’ arrugginita. Ma sei sicura di voler far pratica con una tua amica?»
«Ovvio. Cosa c’è di male?»
«Non so. Magari diventerebbe complicato. O magari potremmo diventare più che amiche.»
«Eh?» Korra inghiotte con un singulto rumoroso il boccone, «tu sei già la mia migliore amica, Asami. A parte Naga, ovviamente. Sarei un insegnante migliore di Bolin, è assicurato, soprattutto se vuoi imparare le movenze dei danzatori della Tribù dell’acqua Meridionale.»
Dal torace di Asami riverbera una risata sentita quando ascolta quella frase. Cerca di mantenere un contegno, coprendosi la bocca con la mano libera, eppure è così divertita che sente persino le lacrime pizzicarle gli occhi. Fino a quel momento Korra è stata convinta che stessero ancora parlando di danza, mentre lei si stava riferendo ad un’altra attività. L’altra sfarfalla le palpebre, perplessa, e Asami sventola una mano per tranquillizzarla.
«Perdonami, Korra. Ho visto Bolin spruzzare acqua dal naso, proprio dietro di te» mente e, nonostante l’ilarità della scena, si sofferma a scrutare l’espressione stupita che si è dipinta sul volto dell’amica.
«Davvero?!» l’altra si volta e volta il capo a destra e a manca. «Cavolo, mi sono persa la scena» borbotta e si appoggia le mani sui fianchi.
Quell’ingenuità e purezza tipica dei bambini le riscaldano il petto, sente le guance avvamparsi, come se fosse inebriata da un’emozione il cui unico scopo è distendere i suoi muscoli tesi quando si trova accanto a Korra. D’istinto l’affianca e le poggia una mano sulla spalla, avvicina le labbra al suo orecchio affinché sia l’unica a sentire le sue parole.
«Anche tu sei la mia amica più cara» sussurra e scandisce le ultime tre parole con un tono pregno d’ironia. La stessa che Kya le ha riservato prima, quella che conserva quel segreto che spesso viene taciuto ai più, ormai per abitudine che perché costituisca un vero problema.
Korra le rivolge uno sguardo smarrito e, tra sé e sé, Asami si interroga se quell’innocenza sia una prerogativa di tutti gli Avatar.
Korra chiacchiera, chiacchiera, chiacchiera. Bolin la asseconda, ride sguaiato, applaude con veemenza mentre Meelo e Ikki s’inseguono e lanciano gridolini, sommandosi al fragore della festa. Mako è accanto a loro, aggiunge qualcosa alla conversazione che viene soverchiato dalla voce roca del signor Bumi. Vederli sereni le arreca una soddisfazione che non riesce a incasellare da nessuna parte. Sono vivi, allegri, con le pance piene – difatti Korra e Bolin hanno assaltato il buffet degli antipasti preparato da Pema – ma, soprattutto, sono lì insieme a lei. Da quando suo padre è finito in cella, la solitudine le ha scavato dentro gallerie come quelle che le formiche riproducono nei loro formicai. È da tutti quei fori che la felicità di Asami trabocca e lei, da sola, crede di non poter tappare tutti quei buchi da cui sgocciolano le sue emozioni. A volte crede d’aver bisogno di un altro paio di mani e, nell’esatto momento in cui quel pensiero le attraversa la mente, la sua attenzione si posa su quelle di Korra.
Al centro della piazzola, l’amica si muove in una danza sinuosa, che replica i movimenti fluidi dei dominatori dell’acqua e li mescola insieme a quelli decisi dei dominatori della terra. Bolin la accompagna in quel ballo improvvisato, misurando con passi grezzi la pavimentazione di granito. In disparte, Mako sorride dell’entusiasmo dei due. Poi lo vede chinarsi vicino ai bambini, sussurrare qualcosa alle loro orecchie e vedere Jinora, Ikki e Meelo precipitarsi nella mischia, sospinti da folate di vento.
«È difficile staccare gli occhi dall’Avatar» commenta Kya, interrompendo il discorso che Asami ha scortesemente ignorato. La donna si rigira un calice di prosecco tra le mani, ne annusa la fragranza prima di ingollarne il liquido tutto d’un fiato.
«Lo è. Korra eccelle particolarmente nell’attirare l’attenzione altrui.»
Un sorrisetto beffardo affiora sulle labbra scure di Kya, le iridi blu vengono a tratti inghiottite dalle folte ciglia candide.
«Non credo si tratti solo di questo.»
Il tono della donna è ironico, nella maniera di una persona che conosce bene ciò di cui parla. La sua attenzione adesso viene catturata dalla persona dinanzi a sé, a cui regala un sorrisetto. Basta un cenno impercettibile del capo da parte dell’altra e Asami comprende d’essere capita ma, soprattutto, accettata.
«La perspicacia era una caratteristica di vostro padre?»
«A dire il vero è sempre stata una peculiarità di mia madre Katara.»
«Capisco.»
Stringe lo stelo del calice, quando nota che il passo cadenzante di Korra è diretto verso di lei. Il sudore le imperla la fronte e i bicipiti, aloni scuri le inzuppano la canotta indaco. “È stupenda.”
«Ehi, Asami! Unisciti a noi!» grida la ragazza, sebbene non ne abbia bisogno dato che è sempre più vicina.
«Non ti va di ballare?»
«Vi lascio, vado a vedere cosa sta combinando Bumi» le interrompe Kya, mentre si allontana dalle due giovani. La donna scocca un’ultima occhiata ad Asami e si copre la bocca con una mano.
«A dopo, Kya, ti ringrazio per la compagnia,» la saluta, per poi rivolgersi all’altra, «Al momento non mi va, ma apprezzo parecchio l’invito.»
Il sorriso di Korra diventa enorme e lei sente un calore attanagliarle il ventre, risalirle su per la gola e opprimerla. Abbassa lo sguardo sul bicchiere, finge di curarsi del suo riflesso nel liquido perlaceo. Nota che un ciuffo di capelli scuri è sfuggito al suo chignon stretto, poiché le offusca la vista. Ora capisce cosa le stesse solleticando la fronte durante la festa.
«D’accordo. Ci sta, non è facile esibirsi davanti a una folla.»
Asami ridacchia e risponde: «Tenzin e la sua famiglia sono molto pochi per essere considerati una folla. Non è questo.»
«Ah, no? E qual è il motivo?»
L’altra è rivolta verso il buffet, indecisa. Le sue pupille guizzano un po’ sui ravioli a vapore, un po’ sugli involtini di verdure, si soffermano sul vino di riso e, infine, la vince un pezzo di pane al vapore. Quando quella lo afferra, si leva un po’ di condensa dalla pagnotta ancora calda.
«Mi piace dedicarmi a certe attività in privato. Sai, dove si possono mostrare con più accuratezza determinati movimenti, o affinare le tecniche» conclude la frase sorseggiando, evita di far trasparire qualsivoglia emozione. Al momento vuole solo tastare il terreno.
«Oh, certo! Capisco» un lieve rossore si propaga sul viso dell’altra e lei pensa che abbia intuito il suo riferimento.
«Non credi?»
«Oh, sì, certo. Soprattutto se non sei molto pratica.»
«Be’, effettivamente sono un po’ arrugginita. Ma sei sicura di voler far pratica con una tua amica?»
«Ovvio. Cosa c’è di male?»
«Non so. Magari diventerebbe complicato. O magari potremmo diventare più che amiche.»
«Eh?» Korra inghiotte con un singulto rumoroso il boccone, «tu sei già la mia migliore amica, Asami. A parte Naga, ovviamente. Sarei un insegnante migliore di Bolin, è assicurato, soprattutto se vuoi imparare le movenze dei danzatori della Tribù dell’acqua Meridionale.»
Dal torace di Asami riverbera una risata sentita quando ascolta quella frase. Cerca di mantenere un contegno, coprendosi la bocca con la mano libera, eppure è così divertita che sente persino le lacrime pizzicarle gli occhi. Fino a quel momento Korra è stata convinta che stessero ancora parlando di danza, mentre lei si stava riferendo ad un’altra attività. L’altra sfarfalla le palpebre, perplessa, e Asami sventola una mano per tranquillizzarla.
«Perdonami, Korra. Ho visto Bolin spruzzare acqua dal naso, proprio dietro di te» mente e, nonostante l’ilarità della scena, si sofferma a scrutare l’espressione stupita che si è dipinta sul volto dell’amica.
«Davvero?!» l’altra si volta e volta il capo a destra e a manca. «Cavolo, mi sono persa la scena» borbotta e si appoggia le mani sui fianchi.
Quell’ingenuità e purezza tipica dei bambini le riscaldano il petto, sente le guance avvamparsi, come se fosse inebriata da un’emozione il cui unico scopo è distendere i suoi muscoli tesi quando si trova accanto a Korra. D’istinto l’affianca e le poggia una mano sulla spalla, avvicina le labbra al suo orecchio affinché sia l’unica a sentire le sue parole.
«Anche tu sei la mia amica più cara» sussurra e scandisce le ultime tre parole con un tono pregno d’ironia. La stessa che Kya le ha riservato prima, quella che conserva quel segreto che spesso viene taciuto ai più, ormai per abitudine che perché costituisca un vero problema.
Korra le rivolge uno sguardo smarrito e, tra sé e sé, Asami si interroga se quell’innocenza sia una prerogativa di tutti gli Avatar.


