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Autore: Luschek    06/10/2025    1 recensioni
[Fantastici 4: First Steps]
[Fantastici 4: First Steps]A volte le paure di Reed gli offuscano la mente, soprattutto quando si tratta di Franklin. Questo suo atteggiamento spesso ferisce Sue, ma essere sposati significa anche sapersi mettere in discussione.
{Post!canon | ReedxSue | Found Family | Questa storia partecipa al Writober di Fanwriter.it}
Genere: Hurt/Comfort, Introspettivo, Slice of life | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: Missing Moments, Movieverse | Avvertimenti: nessuno
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Whatever “perfection” means

 
 
Prompt: 06. Parenthood
 
Il terrore si impadronisce di Reed quando Franklin ignora lo schiocco delle sue dita. Il bambino agita manine e piedini in aria, un rivolo di bava gli cola giù dalle labbra. Sue è accanto al bambino, dalla parte opposta del letto, e tiene il viso appoggiato alla mano, mentre è sdraiata sul fianco. Lui sventola l’indice davanti al viso del piccolo, ma quello lo ricambia con un versetto disinteressato.
«Ignora i segnali visivi e se…»
Il suo cervello è già sovraccarico di informazioni, i nomi di mille patologie, disturbi del comportamento o malformazioni genetiche gli premono sulla punta della lingua. Il senso di colpa lo attanaglia, l’impazienza di aggiustare prende il sopravvento, e tutti i collegamenti delle sue sinapsi prendono in fuoco mentre cerca una soluzione al dilemma.
«Reed,» lo incalza la voce flemmatica di Sue, i cui occhi adesso sono puntati verso di lui, «va tutto bene.»
Quell’affermazione statuaria lo colpisce, arresta la corsa frenetica dei suoi pensieri e Reed si rende conto di aver trattenuto il fiato fino a quel momento.
«Ba ba ba…» mormora Franklin, poi tenta di nuotare verso il soffitto.
Avvicina l’indice a una delle mani microscopiche e le dita altrettanto minuscole lo afferrano. Stringe forte, Reed riconosce il tentativo di usare tutta l’energia che il bimbo ha nel corpicino. È stupito, dato che la struttura ossea dello scheletro non è ancora completamente calcificata. Quello è un processo che avverrà più avanti, quando Franklin sarà vicino al compimento del suo primo anno di vita. Anche le dita di Susan subentrano nella sua visuale, col polpastrello sfiora la punta del naso del bambino, dopodiché gli fa una linguaccia. Quello ridacchia, infine spalanca braccia e gambe come se fosse una stella marina.
«Ho solo paura, Sue… che non sia perfetto.»
Il sorriso della donna muore all’istante. Reed comprende che, quando lei sorride di nuovo, ha messo su una maschera: quella che Sue indossa ogniqualvolta lui la ferisce volontariamente o meno. Abbassa lo sguardo sul piccolo, fingendo di non essersene accorto, sebbene entrambi sappiano cosa sia appena accaduto. Odia quell’ossessione che lo spinge a voler migliorare, innovare, perfezionare qualsiasi cosa gli sembri difettosa. Dimentica spesso e volentieri che va bene applicare quel pensiero irrazionale agli oggetti, ma non può farlo con le persone.
«Nessuno lo è» afferma la moglie, il tono velato da un sarcasmo che lo pungola.
Reed le lancia un’occhiata, ma anche lei ha abbassato la testa e il viso di lei gli sfugge. Non è la prima volta che succede e, incomprensione dopo incomprensione, sente che Sue gli sta scivolando via dalle mani.
«Mi dispiace, sai a cosa mi riferisco, se per caso…»
«Non ci sono né se né ma, Reed. Un figlio si ama incondizionatamente.»
Di nuovo, lei evita di incontrare il suo sguardo. La prima tentazione è di alzarsi e andarsene, preda della frustrazione, ma la stretta salda di Franklin aumenta. Reed incontra gli occhi vispi del bimbo, che gli regala la parvenza di un sorriso, e quel quadro tanto confuso della situazione pare riacquisire un senso nella sua mente. Sospira, poi bacia quelle dita avvinghiate al suo indice, e scioglie la presa solo per accarezzare la pancia del bimbo.
«Io lo amo incondizionatamente, Sue. Ho molta paura, perché il nostro… è un mondo difficile e io non voglio che lui si senta diverso.»
«Lo capisco, ma la soluzione non è cancellare le sue eventuali diversità.»
Esasperato, Reed allunga una mano verso Sue, le prende il mento tra indice e pollice per sollevarle il viso. Quando i loro occhi s’incontrano, ciò che lui legge in quelli di lei è lo stesso timore che gli attraversa la mente. Sono così diversi nelle loro medesime paure, eppure è proprio quella conciliabile differenza che ha intrecciato le loro vite per sempre. Le labbra di lei sono tirate in una linea dritta, severa, e lui sostiene quell’astio, perché sa di meritarselo.
«Promettimi che non cercherai di renderlo perfetto» esordisce Susan, senza scostarsi dal suo tocco.
«Te lo prometto» afferma Reed, deciso, e crede davvero alle parole che pronuncia.
Si protende verso di lei e le loro fronti si incontrano a metà strada, le ciocche bionde gli accarezzano il volto. Il profumo di lei lo investe e, nonostante già lo siano, si sente un po’ più a casa. Una mano di Sue poi lo raggiunge, gli incornicia una guancia e si scambiano un bacio a stampo.
«Va tutto bene» le fa eco Reed e l’altra annuisce, sancendo la loro riconciliazione.
Da fuori la stanza si sollevano le grida di Ben e Johnny, qualche insulto vola tra “salsa” e “polpettone in fiamme”, mentre lui è grato che Franklin non abbia ancora sviluppato le aree del cervello che memorizzano le parole. Sue ridacchia, seguita da loro figlio, e Reed è certo che, sebbene non siano una famiglia perfetta, quello è tutto ciò di cui ha bisogno.
«Pensi che dovremmo dare un’occhiata?»
«Solo finché non scatta l’allarme antincendio.»
 
   
 
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