Forse è l’una, o giù di lì, del giorno in cui Reiner ha raccontato il suo problema.
Berthold non riesce a dormire.
È steso a letto da almeno due ore, e per tutto il tempo hanno continuato a passargli davanti agli occhi le immagini dell’incidente.
Si è girato e rigirato, nella speranza di smettere di vedere tutto quel sangue, di smettere di sentire le grida.
Ma l’espressione terrorizzata di Marcel resta lì, dietro le sue palpebre chiuse.
Nel buio teme di vedere lui, o l’uomo che lo ha accoltellato.
Ha già bevuto una camomilla con doppia dose di melatonina, ma l’effetto è stato totalmente nullo.
Vede il corpo del bambino steso a terra, il sangue che si dilaga.
Non appena si appisola miracolosamente, le sue gambe hanno uno scatto per ricordargli che deve correre via dall’uomo col coltello.
E lui si desta, e respira veloce.
Il cuore gli martella nelle orecchie.
Ha deciso di arrendersi.
I medici gli hanno consigliato di prendere l’ansiolitico solo in situazioni di estremo bisogno, per evitare di sviluppare una dipendenza.
Negli ultimi tempi non gli è quasi mai servito, ma ora è troppo.
Accende la luce, e si alza senza fare rumore.
Apre il cassetto del mobile vicino alla porta, dove il suo Alprazolam (in gocce) lo sta aspettando.
Svita il tappo dal flaconcino, con uno sbuffo. Subito si sente l’odore pungente del farmaco, e Berthold è già nauseato all’idea del retrogusto amaro che gli lascerà in bocca.
Dovrebbe prenderlo con dell’acqua, o con una bevanda che lo aiuti a sentirne meno il sapore, ma tutto quello che vuole adesso è prendere quella robaccia e andare a dormire.
Ma come alza il flacone, pronto a farsi cadere dieci gocce direttamente in gola, sente la porta di casa aprirsi.
Annie.
Non è strano che torni a quell’ora, Berthold ci fa poco caso.
Ma poi ci pensa.
Forse è bene che le dica tutto quello che è successo quel giorno.
Forse vuole solo avere una scusa per non restare da solo con i suoi pensieri.
Richiude l’Alprazolam, ed esce silenziosamente dalla propria camera.
Passando davanti a quella di Reiner, lo sente russare.
Si chiede come sia riuscito ad addormentarsi, e si risponde che per uno come lui, che odia farsi vedere debole, essersi dovuto esporre tanto deve essere stato emotivamente massacrante.
Berthold sbuca in soggiorno, e ha già gli occhi di Annie puntati addosso.
Ha i capelli slegati e spettinati, sembra stanca.
-Mi aspettavi o cosa?
Sussurra lei.
Berthold chiude la porta del corridoio alle proprie spalle.
-Reiner mi ha detto tutto, oggi.
Annie schiude le labbra, e resta a fissarlo per qualche istante.
Poi si passa una mano tra i capelli.
-Okay,– fruga nelle tasche della giacca che ha appoggiato alla sedia, sopra quella di Berthold, sopra quella di Reiner, – ho bisogno di una sigaretta.
Così dicendo, spegne la luce del soggiorno, e si avvia alla porta finestra (le cui tapparelle nessuno si cura mai di chiudere, la notte).
Esce sul balcone, e si accende la sigaretta con una certa urgenza.
Mentre fa il primo tiro, Berthold la raggiunge con indosso la propria giacca, e posa sulle spalle di Annie la sua.
Lo ringrazia sottovoce.
Poi fa un altro tiro.
-Cosa è successo?
Non è la domanda che Berthold si aspetta, e sente che probabilmente implichi sia successo qualcosa di spiacevole anche quando Reiner ha parlato ad Annie.
-Lui ha… intanto, ieri sera abbiamo visto delle foto di quando eravamo piccoli.
Annie tira le labbra.
-Credo sia stato quello, ma stamattina ha dato di matto perché non trovava il computer. Gli ho solo chiesto se voleva aiuto a trovarlo e lui mi ha risposto…
-Male?
-Malissimo.
Berthold sospira, si appoggia alla ringhiera e si passa una mano sulla nuca.
-Io sono andato a scuola, e quando sono tornato l’ho trovato qua fuori, perché credo non riuscisse neppure a stare in casa da solo. E abbiamo parlato.
-Cosa ti ha detto?
-Tutto, spero. Perché sua madre lo ha portato via, i problemi con…la sua persona, diciamo.
-Quindi ora capisci perché non si parla di Marley.
Berthold annuisce, in silenzio.
Annie espira una nuvola di fumo.
-Mi ha…mi ha anche detto che riprenderà la psicoterapia.
Il ragazzo si passa le mani sul volto, stremato.
-Forse dovrei farlo anche io. Mi sento in colpa.
Alza gli occhi al cielo.
-Me lo merito, per averlo incasinato.
-Hai solo preso una casa in affitto, Berth. Che motivo hai di sentirti in colpa?
-Forse avrei dovuto sapere che-
-Fumi?
Lo interrompe lei.
Ha lo sguardo gelido, quando Berthold le scocca un’occhiata.
E capisce, la questione è chiusa, così come il discorso.
-No.
-Vuoi comunque un tiro?
Annie gli allunga la sigaretta, e lui la fissa per qualche secondo.
Poi si arrende, e accetta l’offerta.
Prende un tiro, come promesso, e anche questo brucia la gola, forse più dell’ansiolitico.
-Non tossisci più, uh?
Annie si appoggia alla ringhiera accanto a lui.
Berthold le sorride timidamente, mentre le restituisce la sigaretta.
-Ho imparato.
E si permette di osservarla.
E’ pallida da far spavento.
Reiner è quello che reagisce peggio, parlando dell’incidente.
Ma ciò non significa che anche a loro non faccia male.
-L’ultima volta che ci siamo trovati in una situazione come questa, mi hai detto che ti piacevo.
Ouch.
Annie non lo fa apposta, per lo meno non in quel momento, ma se deve nascondersi e divagare ha la brutta abitudine di toccare tasti dolenti per l’altra persona.
Berthold, infatti, arrossisce e si copre il viso con la mano.
-Ti prego, non parliamone. E’ stato ridicolo.
-Nient’ affatto.
Il ragazzo la guarda attraverso gli spiragli tra proprie dita.
-Ho sempre apprezzato il fatto che tu me l’abbia detto.
Schiaccia il mozzicone nel vaso appeso alla ringhiera, sempre stato pieno di terriccio ma in cui Berthold non ha mai visto una pianta.
-E ad essere sincera, mi è dispiaciuto non essere mai riuscita a ricambiarti.
-Non dirmi che ho incasinato anche te.
Annie lo fulmina con lo sguardo, ma Berthold fa un sorrisetto tremolante.
Sta scherzando, una volta tanto.
Lei sbuffa, e gli da un colpetto sul braccio, mentre si volta per rientrare in casa.
-Stai troppo tempo con quello scimmione, stai prendendo il suo senso dell’umorismo del cazzo.
Berthold sorride, e la segue.
Si sente un po' più leggero.
Alla fine, non gli è servito l’ansiolitico per andare a dormire.
Note dell'autore
OKAY!! CIAO!!
Mi ricordo ancora come si aggiorna, spero possiate perdonare la mia assenza in cambio di questa free platonic Beruani <3
E penso di aver messo anche troppi capitoli di angst, ora di tornare al fluff!!


