Shinichi era sconvolto.
Era convinto che la causa scatenante del malessere che aveva da un po’ - e cioè una nausea particolarmente intensa mista a tachicardia - non fosse da ricercare nella vita privata di Shiho. Non strettamente, almeno.
Ma ciò che aveva appena scoperto, e davanti al quale non poteva restare indifferente, era la modalità che lei aveva scelto per vivere la sua vita, ora che entrambi erano finalmente liberi dall’ombra dell’Organizzazione.
Il detective aveva già avuto qualche sospetto, in realtà; gli era bastato notare la Mazda di Rei Furuya parcheggiata spesso vicino l’ingresso della villa di Agasa.
Poi, aveva semplicemente messo insieme i puzzle di una situazione che andava avanti da un po’.
Shinichi aveva faticato ad accettare che Shiho potesse aver scelto Rei Furuya come fidanzato.
Lui, l’agente segreto. L’infiltrato. Quella figura ambigua che sapeva essere il giorno e la notte in base alle circostanze, il contrario di ciò di cui lei avrebbe avuto bisogno in quel momento particolare della sua vita.
E invece, lo aveva accettato. Almeno, era questo che continuava a ripetersi ogni volta che lo incrociava o quando vedeva l’espressione rilassata di Shiho.
Ma adesso no, non avrebbe mai creduto che tutto potesse degenerare a quel modo.
“Che cosa?!”
La guardava stupefatto, negli occhi l’ombra di un giudizio che non riusciva a trattenere.
Shiho, tranquilla, sollevò lo sguardo verso di lui, inarcando un sopracciglio.
“Qual é il problema, Kudo?”.
Shinichi dovette respirare profondamente prima di risponderle.
“E me lo chiedi? Il problema è che pensavo… pensavo fosse almeno il tuo fidanzato. E non uno che…”.
Shiho posò la rivista scientifica che stava leggendo sul mobile accanto, accigliata. Aveva capito che quella conversazione con Shinichi Kudo le avrebbe occupato più tempo - e impegno - del previsto.
“Non capisco cosa ci sia di male. È un amico”.
“Un amico?”.
“SÌ, Rei è un amico con cui sto bene. E con cui passo volentieri del tempo”.
“Un amico tipo me?”.
Lei sorrise appena, l’aria maliziosa.
“Direi di no. È un tipo di amico con cui passo il tempo in modo… particolare. E con il quale non devo avere legami o impegni o terzi gradi. Per quelli basti tu” rispose sarcastica mentre si alzava in piedi.
“Non pensavo che tu fossi disposta ad accettare una cosa del genere” commentò ancora Shinichi, incrociando le braccia.
“E perché non dovrei? Nel caso non lo avessi notato, sono una donna”.
Shinichi sospirò, fin troppo serio.
“Già, ma speravo che tu potessi avere un fidanzato. Sai, qualcuno che ti stia accanto in una maniera… diversa”.
“Ti ricordo che Furuya ti ha sempre infastidito in ogni caso. Non pensavo di dovermi giustificare per le mie scelte, Kudo”.
“Non è così. M’importa solo che tu stia bene”.
Lei lo guardò, lo sguardo di colpo serio verso di lui.
“Sto bene” disse, sperando fosse la fine di quella conversazione privata e fastidiosa. “Ma chiudiamo qui la conversazione, se non vuoi che mi vendichi facendomi aiutare da Ran”.
“Ehi!”.


