Se posso dire qualcosa a mia difesa è che ci ho lavorato per ore e ore, quindi spero che questo racconto (6504 parole) ne sia uscito almeno presentabile. Può essere letto come autoconclusivo e in quanto tale partecipa al contest di mystery_koopa. Al contest di Molang, invece, parteciperà come mini-long di quattro capitoli.
IL RIFLESSO DI UN’ALTRA ROSA
«Buonasera, signor Valverde» disse la cameriera, accennando un inchino. «Venga, la accompagno al tavolo.»
A Hong Kong, in marzo, la sera non faceva freddo, ma Vincenzo avvertì un brivido, mentre seguiva la giovane donna all’interno di una sala dall’arredamento quasi gotico. Non era molto spaziosa, ma gli ampi specchi presenti alle pareti la facevano apparire più grande.
Il ristorante era deserto, al punto che Vincenzo si interrogò sull’orario in cui fosse abitudine cenare in quella città. Nonostante il lavoro che svolgeva, era sempre un po’ spiazzato, quando si trovava in luoghi del mondo così remoti e così lontani sia dal Paese in cui era nato, l’Argentina, sia da quello nel quale risiedeva fin dall’età di sette anni, l’Italia.
La cameriera gli indicò il tavolo numero 30. Su quello, vi erano due bicchieri e un candelabro. Vi erano due sedie e sullo schienale di una di esse stava appoggiata una giacca scura.
«Si accomodi, signor Valverde» fu l’invito della giovane dipendente.
Vincenzo non ebbe il tempo di fare alcunché. Il suo sguardo fu catturato da un angolo della sala, dove svettava una tenda scura con un ricamo floreale. Questa si scostò all’improvviso e una figura familiare uscì allo scoperto.
Riccardo Vassallo, al secolo Rick1Vas, aveva l’abitudine di presentarsi in pubblico con indumenti consoni al suo status di Youtuber seguito sia dalle generazioni più giovani, sia da follower di età compresa tra i trenta e i quarant’anni. Solitamente sfoggiava un abbigliamento casual e una chioma sbarazzina, ma quella sera portava una camicia elegante e i suoi lunghi capelli biondi erano tirati all’indietro con cura.
Vincenzo si sentì fuori posto. Non si era fatto domande a proposito dell’eventuale dress code per la serata. La polo a quadri e i jeans stinti, che non gli erano mai sembrati inappropriati, non parevano più gli abiti adatti.
L’altro parve non farvi caso. Si avvicinò, sorridendo, e sussurrò: «Buon compleanno.» Si sedette, sulla sedia che aveva già occupato, e si mise a cercare qualcosa dentro una delle tasche della giacca, frattanto lo invitò: «Accomodati, Vincenzo.»
Un altro brivido lo scosse, mentre prendeva posto. Guardò il numero 30, inciso su un segnatavolo di legno.
Lo indicò all’amico.
«L’hai fatto apposta?»
L’altro annuì, senza perdere il sorriso. Infine, prese fuori una piccola scatola nera e la mise sul tavolo.
«Aprila.»
Dentro vi erano due braccialetti sottili, opachi, forse di oro bianco, identici. Riccardo gliene allacciò uno intorno al polso destro.
Vincenzo azzardò: «Perché due?»
«L’altro è il mio.» Riccardo se lo mise indosso. «Il gioielliere mi ha raccontato una storia strana, ma sono tutte leggende.»
«Quale storia strana?»
«Se due persone legate tra loro portano questi due braccialetti, possono scorgere le vere emozioni dell’altro.»
«In che modo?»
«Allo specchio.»
Vincenzo si lasciò andare a una mezza risata.
«Qui è pieno!.»
«Allora alzati» lo invitò Riccardo.
Senza aspettarlo, si tirò su e si diresse verso una delle pareti. Vincenzo lo raggiunse. Sorrisero entrambi, guardando lo specchio che svettava di fronte a loro.
«Ti vedo esattamente come sei» affermò Riccardo. «Come volevasi dimostrare, è solo una stupida leggenda.»
Vincenzo raggelò. Nell’immagine che si rifletteva allo specchio, il volto di Riccardo era torvo. Si girò verso di lui e lo vide sorridere. Un altro brivido lo scosse.
Fu quello il momento in cui spalancò gli occhi e si ritrovò buttato malamente sul letto, in una stanzetta di un albergo di bassa lega. Fece un sospiro di sollievo. Era davvero il suo trentesimo compleanno, era davvero a Hong Kong, ma era giorno e non si trovava in un ristorante insieme a Riccardo.
Allungò una mano, tastando sul comodino alla ricerca del cellulare. Sentì sotto le dita la sagoma dello smartphone. Lo afferrò, accese lo schermo e lesse l’orario. Erano le 6.27 e aveva ricevuto un messaggio.
Oggi alle 6,05 Dori<3 ha scritto:
Auguri, tesoro! Mi manchi tanto.
Vincenzo non poté trattenere un sorriso. Nell’hinterland milanese doveva essere mezzanotte passata da pochi minuti, quando sua moglie gli aveva scritto quel messaggio, forse intuendo che di lì a poco avrebbe lo avrebbe letto.
Le rispose:
Grazie mille, mi manchi anche tu. Sarà una lunga giornata... ma sono felice di essere qui. Se tutto va bene, riuscirò a fare quell’intervista.
Doriana non scrisse nulla. Doveva essere già andata a dormire. Per Vincenzo, invece, era giunto il momento di alzarsi. Aveva finito a malapena di formulare quel pensiero, quando la sveglia del telefono iniziò a suonare. La spense e lesse la percentuale di batteria: 67%. Lo attaccò alla corrente. Con un po’ di fortuna, mentre si preparava per la giornata di lavoro imminente, la carica sarebbe salita fino al 100% o a un valore che gli si avvicinava.
Le immagini oniriche che il suo inconscio gli aveva suggerito erano ormai lontane, ma non lo erano né la polo a quadri né i jeans stinti. Non se ne preoccupò: in fondo erano entrambi capi che portava spesso e li aveva messi in valigia con l’intento di indossarli. Non vi era da stupirsi che la sua mente li avesse elaborati e infilati dentro un sogno ormai svanito, ma che gli aveva lasciato addosso una vaga sensazione di inquietudine.
Quando fu pronto per uscire, andò a staccare il telefono. La sua congettura sul fatto che la moglie stesse dormendo era sbagliata.
Alle 6,57 Dori<3 ha scritto:
Non passare troppo tempo con quel cazzone dello Youtuber! Lo sai che cosa penso: ha una pessima influenza su di te. :-/// Ricordati di chi ti vuole bene davvero.
La percentuale di batteria era salita al 98%. Vincenzo staccò il telefono, con un sospiro. Non rispose al messaggio. Qualche volta Doriana si era lamentata, affermando che passava troppo tempo con Riccardo. Sosteneva che avrebbe fatto meglio a stargli alla larga e che fosse un tipo irritante. Vincenzo si limitava a replicare in maniera accondiscendente, cercando di non dire quello che pensava davvero, qualcosa che suonava come: “pensi che a me stiano simpatiche quelle due comari che inviti a bere qualcosa a casa nostra almeno una volta ogni due settimane e che non fanno altro che parlare di smalti e di colpi di luce?”
Quando fu pronto, mise il telefono in tasca, infilò un po’ di cose dentro lo zaino e si diresse fuori dallo stabile. Una macchina lo stava aspettando. Vincenzo rivolse un vago cenno di saluto sia all’autista, sia al passeggero che gli stava accanto. Si accomodò sul sedile posteriore, alla destra di una reporter della televisione brasiliana.
Beatriz Carvalho lo salutò in italiano, chiedendogli se fosse riuscito a dormire, quella notte. Da parte sua, lo informò, non era riuscita a chiudere occhio e non riusciva a capacitarsi del fatto che fossero le sette di mattina da poco passate.
«Non ho dormito molto bene» ammise Vincenzo, «ma non mi posso lamentare. Certo, avrei preferito di gran lunga continuare a seguire la prodezze della nazionale di rugby...»
«Ah, già» lo interruppe Beatriz. «Avevo dimenticato che, fino a un anno fa, eri l’uomo del rugby, poi un tuo collega è andato in pensione e serviva qualcuno da sguinzagliare ad ascoltare il sussurro dei motori elettrici.»
Vincenzo non aveva mai capito se la Carvalho schifasse la Formula E, oppure se si adeguasse a quello che diceva la gente. A Vincenzo le corse non erano mai interessate granché, come del resto gli interessava poco il rugby, ma il suo destino sembrava essere quello di essere assegnato a settori di nicchia. Solo negli ultimi tempi, e dopo alcune stagioni, il campionato per monoposto elettriche aveva iniziato a divenire popolare, grazie soprattutto ai risultati di Tina Menezes. Tra i piloti della categoria non era l’unica donna, ma era l’unica competitiva. Aveva ottenuto un paio di vittorie e alcuni piazzamenti sul podio. Brasiliana d’origine, era italiana d’adozione e, di conseguenza, i media italiani avevano iniziato a prestarle attenzione. Vincenzo era riuscito ad avere un colloquio privato con lei, in occasione di uno degli eventi precedenti, e l’aveva supplicata di rilasciargli un’intervista. La Menezes aveva accettato, ma aveva rimandato l’appuntamento all’eprix di Hong Kong.
Vincenzo aveva atteso quel momento per settimane, specie considerato che Tina gli aveva promesso di rivelare retroscena del suo passato che non aveva mai rivelato ad altri giornalisti. Nello zaino, aveva messo un piccolo registratore. Aprì la cerniera, per controllare la sua presenza. Nel corso del tragitto che li separava dal circuito cittadino di Central Harbourfront, si ritrovò a ripetere quell’azione altre quattro volte. Non guardò mai fuori dal finestrino, incurante del paesaggio urbano. I grattacieli di Hong Kong non destavano alcun interesse in lui e, a dire il vero, nemmeno la sessione di qualifiche che sarebbe iniziata di lì a due ore.
Poco prima di giungere a destinazione, scrisse finalmente un messaggio a Doriana:
Sono qui per lavorare, non per trascorrere il mio tempo insieme ad altri. Non credo che vedrò “lo Youtuber”.
Ci sentiamo più tardi, adesso ho da fare.
Nonostante il poco interesse, si concentrò sul lavoro. Era un inviato che doveva occuparsi di cronaca sportiva, non uno Youtuber che riceveva inviti a presenziare a eventi pubblici a spese altrui come Riccardo.
Vincenzo non sapeva esattamente chi fosse stato a convocarlo a Hong Kong, anche se gli era parso di capire che fosse un nome importante della Pink Venus, la squadra nella quale militava la Menezes. Non aveva prestato molta attenzione a quell’aspetto: in occasione del loro ultimo incontro, Riccardo gli era parso turbato. Gli aveva accennato a una stalker che lo tormentava con messaggi poco allettanti e, per quanto avesse cercato di minimizzare, Vincenzo era certo di non essersi immaginato quell’inquietudine. Chissà, se avessero indossato braccialetti uguali e l’avesse condotto davanti a uno specchio, magari si sarebbe reso conto meglio di che cosa potesse passargli per la testa.
Quella riflessione, formulata in tarda mattinata, dopo una sessione di qualifiche che per la Menezes si rivelò ben poco promettente, venne interrotta proprio dal diretto interessato: Vincenzo sentì qualcuno che gli posava una mano su una spalla e, quando si girò, si trovò faccia a faccia proprio con il suo amico.
«Sempre in giro a scrocco, vero?» lo apostrofò.
L’altro fece un mezzo sorriso.
«Chi mi ospita, sfrutta la mia immagine. Sono loro che “scroccano” da me, non credi?»
«In ultima sintesi, non fai un cazzo» ribatté Vincenzo, «a parte mostrarti a chi ti vuole vedere. Io non credo che a qualcuno interessi davvero dei tuoi video. Hai fatto successo solo perché le donne sbavano alla vista dei tuoi occhi azzurri.»
«Ti assicuro che ci sono anche molti uomini che sbavano alla vista dei miei occhi» replicò Riccardo, «ma non è il momento giusto per parlarne. Se non ricordo male, oggi è il tuo trentesimo compleanno. Come ci si sente? Ti sei svegliato più vecchio e acciaccato?»
«Tra non molto tempo ci arriverai anche tu» gli ricordò Vincenzo, «e ti renderai conto che non cambia proprio un bel nulla! Ti dirò, ci sono traguardi più importanti che arrivare a trent’anni.»
«Per esempio?» volle sapere Riccardo.
«Per esempio, oggi pomeriggio, dopo la gara, ho appuntamento con Tina Menezes.» Vincenzo gli mostrò il registratore, che non era più nello zaino, ma nella tasca dei jeans. «Mi dirà un sacco di cose interessanti. Non mi separerò dalla registrazione finché non sarò tornato a casa. Sarà qualcosa di prezioso.»
«Sarà qualcosa per cui non riceverai alcun riconoscimento» puntualizzò Riccardo. «Qualcuno ti dirà: “molto interessante”. L’intervista uscirà, ma passerà in sordina, perché sei considerato solo un giornalista come tanti. Dovremmo pubblicarla sul mio canale, allora sì che diventerebbe popolare!»
«Non dire cagate.»
«Non sono cagate. I media tradizionali sono sorpassati.»
«I media tradizionali informano. Voi Youtuber siete nullafacenti che fanno credere alla gente di lavorare. E sai cosa ti dico? Che avete anche nickname da bimbiminchia!»
Invece di offendersi, Riccardo ridacchiò.
«Quanto sei pesante, Vins.»
Vincenzo protestò: «Vins ci chiami qualcun altro! I nickname da bimbiminchia vanno bene su Youtube, non nella vita reale.»
«Quando condivido video su Youtube, sono vivo e vegeto» sentenziò Riccardo, «Anche quella è vita reale. Adesso, però, piantala di rompere i coglioni. Sono qui per un invito ufficiale. Stasera vieni a cena con me.»
Nonostante il piacevole tepore di quella giornata, Vincenzo rabbrividì.
«A cena con te?»
«È il tuo compleanno. Meriti di passarlo con un amico.»
«Va bene, ci sto.»
Riccardo gli suggerì: «Cambiati. Ho già adocchiato il ristorante. Vestiti elegante.»
«Che cosa ti fa pensare che io abbia portato indumenti eleganti?»
«Sei un tipo previdente. Può sempre capitare che una bella donna ti metta gli occhi addosso e ti chieda di uscire.»
Vincenzo sussultò.
«Non dovremmo parlare di questo.»
Riccardo ridacchiò.
«Hai ragione. Quello che hai fatto quella sera resterà un segreto tra noi. Sono sicuro che quella ragazza che hai baciato in quel locale si sia già scordata di te. Dovresti dimenticarti di lei anche tu. Non è successo niente di irreparabile. Doriana non ne sa niente.»
«Lo so io.»
«Dimenticalo. È meglio per tutti.»
Vincenzo mise in chiaro: «Ho accettato il tuo invito, ma mi aspetto una serata tranquilla. Se non ti è chiaro, sarò più specifico: niente donne.»
Riccardo annuì.
«Niente donne, puoi stare tranquillo.»
Gli voltò le spalle, ma Vincenzo lo trattenne.
«Ehi, aspetta! Non mi hai detto dove e a che ora.»
«Ti mando un messaggio più tardi. Adesso devo andare a pranzo con Scott Young. Gli piace il rugby.»
«Buono a sapersi.»
Vincenzo lasciò che l’amico si allontanasse. A quanto pareva, a invitarlo a Hong Kong non era stato un tizio qualsiasi, ma proprio uno dei titolari della Pink Venus. Quel dettaglio, tuttavia, non aveva alcuna importanza per lui, così come non ne ebbe il risultato della gara. Ancora una volta, non fu la giornata ideale di Tina Menezes. Fu tale, invece, per Vincenzo: la brasiliana trapiantata in Italia si lasciò andare a un lungo racconto sul proprio passato, sull’amore giovanile per il collega Manuel Serrano, sulla propria decisione, dopo essere rimasta fuori dalle serie più importanti, di scommettere sulla Formula E, tutte questioni sulle quali non si era mai aperta. Quando si salutarono, Vincenzo era certo di avere tra le mani uno scoop che l’avrebbe elevato nell’Olimpo dei giornalisti sportivi.
Mentre tornava in albergo, controllò più volte la presenza del registratore in tasca. Diede un’occhiata anche al telefono. Si era totalmente dimenticato della cena con l’amico, mentre Riccardo ce l’aveva bene in mente.
Alle 16,32 Rick1Vas ha scritto:
Ho già prenotato, adesso ti mando la posizione. Vieni alle 20,30 e vestiti elegante. Non significa “camicia a quadri”, nel caso che tu abbia qualche dubbio.
Vincenzo sospirò. Che problemi aveva Riccardo con le camicie a quadri?
Diede un’occhiata a dove fosse il posto, di cui l’amico gli aveva inviato nome e indirizzo. Non si trovava molto lontano dall’albergo: meglio così, almeno non avrebbe speso tanto per il taxi.
A quel punto lesse l’ulteriore messaggio che lo Youtuber gli aveva mandato.
Alle 16,51 Rick1Vas ha scritto:
Sono felice che tu abbia accettato di venire a cena con me. Lo so che a volte ti sembro un po’ un coglione (non dire di no), ma ci tengo a te e sono felice di essere tuo amico. Ci vediamo stasera, bro. *_*
Vincenzo sorrise, sia per il “bro”, sia per l’emoticon. Gli scrisse un semplice “a stasera”, prima di mandare un messaggio vocale a Doriana, solo per salutarla.
Rientrato in hotel, si sfilò le scarpe e si gettò sul letto. Temendo di sprofondare nel sonno, puntò la sveglia del telefono - alzandosi un attimo per attaccarlo al caricatore - alle 19,20. Non voleva mancare alla cena con Riccardo. Non gli piaceva la sua “professione”, così come a sua moglie non piaceva lui come persona, ma l’idea di avere al proprio fianco un amico sincero lo faceva stare bene.
Proprio come aveva temuto, si addormentò. Quando lo smartphone si mise a suonare, la sveglia lo distolse da un altro sogno confuso. Era in un ristorante deserto, portava un braccialetto d’oro bianco al polso destro e guardava l’immagine di sé e di Riccardo riflettersi in uno specchio.
«Sono felice» gli confidava. «Il mio nome non è mai contato niente, la mia carriera non è mai stata vicina a un punto di svolta... ho sempre dovuto seguire ciò che alla gente non interessa, adesso, però, sento che tutto sta cambiando.» Con una mano, gli indicava la tasca della giacca in cui teneva il registratore. «Qui c’è qualcosa che cambierà tutto. Sono stanco di essere all’interno di una partita a dadi in cui non vince nessuno.»
Riccardo aveva riso.
«Partite a dadi? Lo sai, Vins, in che secolo siamo? Non ti sembra che i dadi appartengano a un’altra epoca?»
Nello specchio, la risata dello Youtuber sembrava un ghigno malefico.
«Hai capito quello che volevo dire» aveva replicato Vincenzo, sforzandosi di non farvi caso. «È tutto in gioco. E sai cosa ti dico? Che non permetterò a nessuno di barare.»
Non appena fu consapevole di dove si trovasse, si alzò di scatto, spense la sveglia del telefono, si spogliò e si diresse in bagno. Sperava che una doccia lo rigenerasse, ma questa non fece miracoli. Si vestì elegantemente, come gli aveva chiesto Riccardo, chiamò un taxi e si fece portare all’indirizzo presso il quale l’amico l’aveva convocato.
Controllò lo smartphone. C’era un messaggio dello Youtuber.
Alle 20,16 Rick1Vas ha scritto:
Sono già qui. Ti sto aspettando. Non vedo l’ora di passare un po’ di tempo da solo con te.
Dopo avere pagato la corsa, Vincenzo scese dal taxi. Dall’altro lato della strada, lo accolse una grande insegna verde con un nome scritto a ideogrammi. Attraversò la strada a un semaforo pedonale, dopodiché entrò nel ristorante. Lo accolse una cameriera. Non avrebbe saputo dire se somigliasse a quella del sogno che aveva fatto nelle prime ore della mattinata, forse perché era un’immagine ormai sbiadita, forse perché c’era un fondamento di verità nel fatto che gli occidentali faticassero a distinguere i tratti somatici degli orientali, considerandoli tutti simili tra di loro e generando in loro un’ovvia indignazione.
«Buonasera, signor Valverde» lo accolse la cameriera, parlando un perfetto inglese. Del resto, Hong Kong era stata una colonia britannica tra il 1842 e il 1997, non vi era da stupirsi. «Il suo amico la sta aspettando, la accompagno al tavolo.»
L’interno del ristorante non aveva nulla che ricordasse l’atmosfera della città. L’arredamento scuro, con sedie intagliate e specchi dalle spesse cornici di legno alle pareti tinte di grigio aveva un’aria molto gotica. In alcuni angoli vi erano tende dall’aria spessa e pesante. I tavoli erano ricoperti da tovaglie color fumo, con ricami neri. Sull’unico tavolo che sembrava occupato vi erano due bicchieri e un candelabro, le cui candele erano finte, illuminate tramite luci LED.
Vincenzo fu scosso da un brivido. Forse avrebbe dovuto rinunciare a quella cena. Avrebbe potuto fare un giro per la città, visitare davvero Hong Kong, invece di limitarsi a intravederne qualche scorcio. Avrebbe potuto andare ad ammirare la Symphony of Lights, uno spettacolo di luci dinamiche che illuminavano lo skyline, visibile dal porto Victoria, lo stesso porto sul quale si affacciava il Central Harbourfront Circuit. Avrebbe potuto fare qualsiasi cosa che non fosse infilarsi dentro a quel maledetto ristorante, portando una camicia bianca anziché la polo a quadretti.
Si diresse a passo spedito verso il tavolo con le candele a LED e appoggiò la giacca su una sedia. Sull’altra, vi era quella del suo amico Youtuber. Proprio come nel sogno, Riccardo sbucò fuori da dietro una tenda e si diresse verso di lui.
«Tavolo 30» dichiarò, «per festeggiare i tuoi trent’anni. Ho voluto che ci fossimo solo io e te.»
Vincenzo spalancò gli occhi.
«Hai riservato tutto il ristorante per noi?»
Riccardo annuì.
«Mi sembrava il minimo.»
Vincenzo azzardò: «Ti sarà costato un patrimonio.»
Riccardo minimizzò.
«Ho i miei mezzi.»
«Ovvero?»
«Un bel paio di occhi azzurri. Piacciono tanto alle donne, così come agli uomini. Diciamo che ho fatto gli occhi dolci a qualcuno che sta molto in alto e forse qualcosa di più.»
«Non dovevi» replicò Vincenzo. «Avere trent’anni non è diverso dall’averne ventinove. Non succede niente di strano. E poi, non so nemmeno cosa si mangia a Hong Kong!»
«Tranquillo, troverai qualcosa che ti piace» ribatté Riccardo. «Ho parlato con gente che qui dentro è importante. Ho detto che mi devo dichiarare, che il mio amato ha lo stomaco delicato e ho chiesto un menù che non appaia non troppo esagerato per gli standard occidentali.»
Vincenzo si irrigidì.
«Ti devi... dichiarare?»
Riccardo sorrise.
«Ho esagerato un po’, ma non c’è niente di male.» Si fece più vicino. «E poi, che cosa ne sai? Magari mi piaci davvero.»
«Di solito corri dietro a donne formose, che si vestono in maniera appariscente. Io non sono una donna, non mi vesto con colori che ricordano il piumaggio di un pappagallo sudamericano e non ho il sedere grosso.»
«È tutta una questione di opportunità: di solito, ho più speranze di successo con le donne dal culo abbondante, quindi non vale la pena di complicarsi la vita.»
Vincenzo non avrebbe saputo dire se l’amico facesse sul serio o meno, ma questo si limitò a invitarlo a sedersi. Si accomodarono entrambi. Riccardo prese fuori una piccola scatola dalla tasca della giacca.
Forse Vincenzo stava dormendo. Forse si sarebbe svegliato un’altra volta dopo un sogno un po’ inquietante. Non accadde. Riccardo aprì la scatola, svelando due braccialetti d’oro bianco.
Vincenzo azzardò: «Fammi indovinare, c’è dietro una leggenda e chi li indossa può vedere negli specchi le vere emozioni dell’altro?»
Riccardo aggrottò la fronte.
«Come lo sai?»
«Leggende metropolitane.»
«E io che credevo che il gioielliere si fosse inventato una storia interessante. Non vale nemmeno la pena di riferirtela. Vedo che sai già tutto.»
Vincenzo prese un braccialetto e lo indossò. Allacciandosi l’altro al polso destro, Riccardo lo rassicurò: «Non ci sono messaggi subliminali, dietro a questo regalo. Sei un amico importante per me. Sono felice di averti accanto a me. Però rimango del parere che dovresti condividere con me l’intervista a Tina Menezes.»
Vincenzo sbuffò.
«Va bene, il lavoro è importante, ma almeno lasciamolo fuori da questa cena.»
«Hai portato il registratore con te?»
«Ce l’ho nella tasca della giacca, ma non ha importanza.»
Proprio in quel momento, la cameriera che l’aveva accolto tornò. Depose sul tavolo due copie del menù, scritto in due versioni, una a ideogrammi, l’altra in inglese. Stava per andarsene, ma Riccardo la fermò, ordinando una bottiglia di vino. La giovane donna tornò poco dopo e riempì i loro bicchieri.
Vincenzo non se ne intendeva di vini. Tutto ciò che fu in grado di capire fu che era bianco e frizzante. Aveva un sapore gradevole. Nonostante fosse fresco, lo invase una sensazione di calore.
Riccardo bevve in silenzio. Infine, posando il bicchiere vuoto sul tavolo, lo invitò: «Vieni con me.»
Si alzò in piedi. Vincenzo lo seguì, senza alcuna esitazione. Lo Youtuber lo condusse verso la tenda dalla quale era uscito al momento del suo arrivo. Dietro quello spesso strato di stoffa, un ampio angolo della sala era riparato dalla vista altrui. Vi erano un divanetto e un tavolino, ma li ignorarono. Nella penombra, rimasero a fissarsi per qualche istante, senza parlare.
«Lo so» ammise Riccardo, rompendo il silenzio, «non dovrei fare quello che sto facendo, ma quello che succede a Hong Kong rimane a Hong Kong.»
«Non è quello che si dice di Las Vegas?» ribatté Vincenzo.
«A torto, perché se ti sposi a Las Vegas sei sposato anche nel resto del mondo» puntualizzò Riccardo. «Comunque sia, non siamo a Las Vegas, né intendo sposarti, anche perché un nostro ipotetico matrimonio sarebbe comunque nullo, visto che sei già sposato.»
«Però mi hai portato qui, lontano da occhi indiscreti, e ti sei preoccupato di fare in modo che non ci fossero altri clienti, a parte noi. Cos’hai in mente?»
«Non ti sei proprio accorto di niente?»
Vincenzo rifletté qualche istante.
«Non saprei. Di cosa avrei dovuto accorgermi?»
«Del modo in cui ti guardo. È vero, non sei una donna formosa, ma la tua anima vale molto di più di un culo abbondante, non credi?»
«E quindi?»
Riccardo rise.
«Devo farti un disegno? Non scherzavo, prima. Lo so, siamo solo amici, tu sei sposato e ritengo improbabile che ti piacciano gli uomini, ma in questo momento avrei una gran voglia di sbatterti contro al muro e di baciarti.»
Vincenzo sussultò.
Riccardo si accorse del suo stato d’animo e lo rassicurò: «Stai tranquillo, non ti sto chiedendo di fare nulla che tu non voglia, come del resto non ti ha imposto niente neanche quella tizia in quel locale.»
Gli fu vicino. Lo mise con le spalle al muro. A separarli erano solo centimetri. Vincenzo sentì il cuore rimbalzargli nel petto. La ragazza che aveva baciato non significava nulla per lui, non aveva mai avuto importanza. Poteva dire lo stesso di Riccardo?
Quando il suo amico si avvicinò, non lo respinse. Le sue labbra gli sfiorarono l’angolo della bocca. Le sue mani gli cinsero i fianchi, accarezzandolo. Il suo abbraccio si fece più intenso. Ancora una volta, Vincenzo non lo respinse. Il calore di quella stretta gli piaceva. Ricambiò, anche se non fece nulla per andare a cercare la bocca di Riccardo.
Non provava attrazione nei suoi confronti, non nel senso erotico del termine, almeno. Non l’avrebbe spogliato, né si sarebbe fatto spogliare, quantomeno non integralmente. Non impedì a Vincenzo di sfilargli la camicia dai pantaloni, alla sua mano destra di insinuarsi al di sotto del tessuto e di accarezzarlo sulla pelle nuda.
Rabbrividì, con il cuore in gola, ma non riuscì a respingere un pensiero pragmatico: «Che cosa penserà la cameriera?»
«Che vogliamo un po’ di tempo tutto per noi, prima di decidere cosa ordinare» suggerì Riccardo. «Come ti ho detto, non devi preoccuparti di questo. Ho esagerato un po’, quando ho parlato di noi, e la cosa sta dando i suoi frutti.»
«E adesso?» chiese Vincenzo. «Non starai esagerando anche qui?»
Riccardo si abbassò a sfiorargli il collo con le labbra.
«Non mi sembra che tu sia molto dispiaciuto.»
«Sembra di stare in una fan fiction “friends to lovers”» ribatté Vincenzo. «Immagino che non avrai l’ardire di sbottonarmi i pantaloni.»
La mano che lo stava accarezzando sotto la camicia scese e, con un movimento rapido, aprì il bottone e abbassò la cerniera.
«Mi sottovaluti, Vins.»
«Avevi detto che avevi voglia di baciarmi» puntualizzò Vincenzo. «Non avevi parlato di altro.»
«Infatti è proprio così, ho voglia di baciarti» confermò Riccardo.
Vincenzo obiettò: «Mi sembra che stiamo andando un po’ oltre. La ragazza del locale non mi ha abbassato i pantaloni.»
Gli aveva quasi ficcato la lingua in gola, ma non era il caso di focalizzarsi su quel non proprio piccolo dettaglio.
Riccardo rimarcò: «Non ti ho abbassato i pantaloni. Per ora. Puoi fermarmi, prima che lo faccia.»
Vincenzo non lo fermò. Sentì le pulsazioni salire. Ebbe la sensazione che il cuore volesse scappare a gambe levate dalla sua cassa toracica.
Si ritrovò con le mani di Riccardo che gli lambivano l’interno delle cosce nude. Lo Youtuber lo fece avvampare, mentre affermava: «Non ho intenzione né di abbassarti i boxer né di toccare quello che c’è dentro. So che quello è territorio esclusivo di tua moglie.»
«Stai zitto» lo supplicò Vincenzo. «Non sarei venuto a cena con te, se avessi saputo che ti saresti messo a palpeggiarmi dietro a una tenda.»
«Non mi sembra che ti dispiaccia, né che tu non sia consenziente» ribatté Riccardo. «Basterebbe solo che mi ordinassi di smetterla. Devo dedurre che, anche se gli uomini non ti interessano, per me faresti un’eccezione? Che sono l’unico che ti scoperesti?»
Vincenzo aveva già le guance in fiamme, ma queste gli andarono in fiamme ancora di più.
«Smettila!»
Riccardo smise di toccarlo e indietreggiò.
Vincenzo non riuscì a trattenersi e pronunciò le parole che non avrebbe mai dovuto dire: «Smettila di blaterare cose senza senso.»
Riccardo asserì: «Grazie per il chiarimento. Credevo mi stessi chiedendo di fermarmi, invece il messaggio di fondo è semplicemente: niente sesso e niente discorsi, solo porno softcore. Lo trovi eccitante?»
«A dire il vero» ammise Vincenzo, «Credo di trovarlo rilassante.»
«Allora stenditi» lo invitò Riccardo, indicandogli il divanetto. «Hai passato una giornata faticosa e stressante. Hai bisogno di qualcuno che ti faccia sentire bene.»
Vincenzo vi si lasciò condurre. Vi si sdraiò, ma non prima di essersi tirato su i pantaloni. Con gli occhi chiusi, lasciò che Riccardo, chinato su di lui, gli sbottonasse la camicia, che riprendesse ad accarezzarlo, che le sue mani scendessero, a poco a poco.
Lo Youtuber non si spinse mai troppo oltre e, quando si rialzò, Vincenzo non si stupì nel sentirlo affermare: «È stato bello. Maledettamente platonico, ma bello.»
Vincenzo obiettò, alzandosi a propria volta: «È stato molto meno platonico di quanto sia consono per un uomo sposato. Sembrava di stare in una fan fiction “bromance to romance”.»
Riccardo gli allacciò la camicia.
«Quello che è successo qui, dietro questa tenda, non esisterà che qui, dietro questa tenda.»
«Che cosa provi per me?»
«Se ti chiedessi che cosa provi tu, per me, risponderesti che mi vedi solo come un amico. Diciamo che la cosa più facile è vederti allo stesso modo.»
«Ma...»
Riccardo scostò la tenda.
«È troppo tardi. Quello che è successo non esiste più.»
Vincenzo si infilò frettolosamente la camicia dentro ai pantaloni. Insieme a Riccardo, si fermò davanti a uno specchio.
«Come mi vedi?» gli chiese.
«Esattamente come sei.»
Vincenzo guardò prima l’amico e poi il riflesso nello specchio.
«Anch’io.»
Riccardo gli ricordò: «Era solo una leggenda metropolitana, dopotutto.»
I due sogni inquietanti sembravano ormai lontani anni luce e presto avrebbero iniziato a turbarlo meno dell’idea di essere stato seminudo tra le braccia dello Youtuber.
Tornarono al tavolo. Vincenzo controllò il telefono.
Alle 20,57 Dori<3 ha scritto:
Come stai? Che cosa stai facendo? Stai ancora lavorando? Io devo andare a fare la spesa. Ti serve qualcosa?
Quelle parole gli strapparono un sorriso. Le rispose:
Sono a una cena. Credo di avere finito la schiuma da barba. Me la compreresti? Un bacio. <3
Riccardo indagò: «Con chi ti scrivi?»
«Con chi, secondo te?» ribatté Vincenzo. «Dori si starà chiedendo come mai non ho dato alcun segno di vita.»
«Di sicuro non eri con un’altra donna.» Riccardo si versò un bicchiere di vino e ne versò uno anche a lui. «Bevi, Vins.»
«A stomaco vuoto?»
«Resteremo a stomaco vuoto ancora a lungo, se non ti degni di consultare il menù.»
«Non fingere che sia stato io a cercare un diversivo.»
«Devo darti ragione.»
Vincenzo non rispose. Mentre Riccardo svuotava il bicchiere, lesse l’offerta culinaria. Ordinarono entrambi polpette di pesce, a quanto aveva capito uno dei piatti tipici del posto. Il suo giudizio sulla pietanza fu totalmente neutrale: non gli dispiaceva, ma neanche lo faceva impazzire.
Riccardo si comportò come se nulla fosse accaduto, come se non gli avesse fatto una mezza dichiarazione, come se non l’avesse parzialmente spogliato dietro un separé, come se non avessero vissuto un momento che rasentava il “friends to lovers”. Riprese a parlare dell’intervista a Tina Menezes, che sembrava ugualmente lontana anni luce. Vincenzo tornò in sé quel tanto che bastava per rifiutare con fermezza l’offerta di Riccardo di rendere pubblica l’intervista tramite i suoi canali social. Cercò di cambiare discorso, menzionando la stalker. Riccardo disse che non vi era nulla di cui preoccuparsi, che era tutto risolto.
Erano lontani da tutti gli specchi, Vincenzo riuscì a scorgere soltanto un lontano riflesso. Non colse nulla di particolare, ma del resto quella dei braccialetti era solo una storia senza fondamento.
Riccardo tornò a parlare della Menezes, arrivò addirittura a minacciarlo: «Non appena ti distrarrai, ti ruberò il registratore e pubblicherò l’intervista, qualunque sia il tuo parere in proposito.»
«Non scherzare» si limitò a borbottare Vincenzo.
Nonostante il calore dell’ultimo bicchiere di vino, gli sembrava che iniziasse a fare freddo. Si infilò la giacca. Non controllò che il registratore fosse al proprio posto, ma diede piuttosto un’occhiata allo smartphone.
Alle 21,35 Dori<3 ha scritto:
La tua schiuma da barba preferita era in sconto. Te ne ho prese due.
Davvero sentiva il desiderio di informarlo di qualcosa di così insignificante? Quel messaggio gli strappò un sorriso. Nel mentre, Riccardo affermò: «Anch’io ho freddo.»
Si infilò la giacca a propria volta. Nel frattempo, la cameriera tornò per chiedere loro se gradissero qualcos’altro. Entrambi negarono. La donna portò via i piatti vuoti e poco dopo fu di ritorno. Teneva in mano due rose rosse, che appoggiò sul tavolo.
«Queste sono un omaggio della casa.»
«Grazie.»
Riccardo sorrise. La cameriera si defilò, mentre lo Youtuber si alzava in piedi e si avvicinava a Vincenzo. Prese una delle due rose e, in maniera ben più maldestra rispetto a quella in cui l’aveva parzialmente denudato, gliela mise all’occhiello.
Puntò l’altra alla stessa maniera sulla propria giacca e lo informò: «Vado a pagare il conto.»
«Sono io che compio gli anni» obiettò Vincenzo. «Dovrei pagare io.»
Riccardo, però, mise le cose in chiaro: «Io ti ho invitato, io pago.»
Messo di fronte a quella fermezza, Vincenzo preferì non replicare e, almeno in parte, fu sollevato dal non doversi sobbarcare quello che rischiava di essere un conto salato. Del resto, le possibilità economiche di Riccardo erano ben diverse dalle sue, e tutto per un paio di occhi azzurri mostrati a uno stuolo di follower.
L’altro si allontanò, tornando poco dopo. Teneva il telefono in mano e stava leggendo qualcosa. A Vincenzo parve di scorgere tensione sul suo volto.
«È la stalker?»
Riccardo gli mise lo smartphone davanti agli occhi. La stalker usava un nome che stava a metà tra quello di una psicopatica e quello di una ragazzina che credeva di avere scelto un nickname interessante.
Alle 22,47 Miss XX ha scritto:
Ti ho visto in TV. È durato pochi secondi, ma è stato bellissimo. Mi faccio fantasie in cui ti salto addosso e ti strappo via i vestiti e altre in cui ti rapisco, ti incateno e ti faccio a pezzi.
Un giorno ti avrò, anche se adesso sei lontano. Prima o poi dovrai tornare da Singapore.
Riccardo sbuffò.
«Come vedi, non è niente di preoccupante, anche se deve essere ignorante come una capra. Per lei, le città asiatiche con i grattacieli sono intercambiabili, a quanto pare.»
«Dice che ti vuole fare a pezzi» obiettò Vincenzo. «Bloccala.»
«L’ho già fatto, ma non è servito a niente. Le è bastato procurarsi un altro numero per rimettersi in contatto con me.» Riccardo gli mise in mano il telefono. «Sai cosa ti dico? Rispondile tu. Inventati qualcosa.»
Vincenzo scosse la testa.
«Non ci penso nemmeno.» Appoggiò il cellulare sul tavolo. «Mi dispiace che tu stia passando tutto questo. Il fatto che abbia il tuo numero, però, dovrebbe essere un campanello d’allarme.»
Riccardo non volle sentire ragioni. Secondo lui, non c’era nulla di cui doversi preoccupare. Secondo lo specchio a cui si avvicinarono prima di uscire, la verità era ben diversa.
Vincenzo raggelò, nell’osservare il riflesso dell’amico. La sua espressione torva era disturbante, ma più di tutto il resto a disturbare era il fatto che questa fosse ben diversa dal sorriso appena accennato che aveva suo volto.
Riccardo non mostrava alcun evidente segno di turbamento, se non nel riflesso allo specchio, né di stupore, segno evidente che non scorgeva in Vincenzo nulla di diverso. Solo uno dei due braccialetti funzionava? Oppure le emozioni che Vincenzo mostrava erano più sincere di quelle di Riccardo? O forse era un altro sogno, dal quale Vincenzo non si era ancora svegliato? Ne aveva già avuto la sensazione, ma questa si era affievolita nel corso della serata.
Sarebbe stato molto più facile, se solo fosse stato un lavoro del suo inconscio. Sarebbe stato così bello scoprire che non vi era alcun ristorante, che non vi erano state avance, che le labbra di Riccardo non avevano sfiorato la sua bocca, che le sue dita non avevano accarezzato il suo corpo...
Eppure era proprio l’essere in quell’assurda situazione insieme a Riccardo a rendere il loro legame qualcosa di indissolubile. Se avesse dovuto scegliere di mettere la propria vita in mano a una persona di cui si fidava, Vincenzo non avrebbe avuto alcun dubbio.
Andarono via, senza togliere le rose dagli occhielli delle giacche. Vincenzo non prese il taxi, Riccardo si offrì di accompagnarlo in albergo a piedi. La camminata non fu lunga, ma Vincenzo cercò di godersi lo skyline di Hong Kong, quello che aveva snobbato più di una volta, perché preso da altri pensieri.
Quando giunsero a destinazione, Riccardo volle salire fino al piano in cui si trovava la sua stanza. Lo rassicurò: non intendeva trascorrere la notte insieme a lui. Risero insieme di quella prospettiva, entrarono, richiusero la porta alle loro spalle e Vincenzo si trovò, ancora una volta, stretto in un abbraccio.
Riccardo non accennò a spogliarlo, diversamente da quanto accaduto al ristorante, si limitò a stringerlo, a sfiorargli le labbra con le proprie. Vincenzo chiuse gli occhi, riscaldato dal contatto del proprio corpo contro quello dell’amico.
Quando si allontanarono, si ritrovarono per un attimo l’uno al fianco dell’altro, di fronte a un piccolo specchio appeso alla parete. Ancora una volta, l’espressione di Riccardo lo fece rabbrividire. L’aria gioviale dello Youtuber non c’era, nel riflesso. I suoi occhi azzurri apparivano gelidi e calcolatori, il suo sguardo deformato non prometteva nulla di buono, il suo sorriso era un ghigno ingannatore. Le due rose, sulle loro giacche, erano inquietanti nel loro contrasto: quella di Vincenzo era scarlatta, l’altra nera, cupa come se, anziché essere un vero fiore, fosse stata scolpita nell’ossidiana.
Di colpo, Riccardo si girò a guardarlo e gli disse, con dolcezza: «È meglio che vada.»
Anche Vincenzo si voltò verso di lui, posando gli occhi sulla rosa rossa. Si limitò a un cenno, mentre l’amico andava via.
Rimasto solo, gettò da parte la giacca, si tolse tutto, tranne il braccialetto, e si diresse in bagno, sperando che il getto della doccia lo facesse tornare alla realtà.
Non seppe dire quanto tempo passò tra il momento del ritorno in camera e quello in cui andò a sdraiarsi. Contro le proprie aspettative, dormì un sonno sereno e senza sogni.
L’indomani, quando si svegliò, gli parve che nulla potesse essere accaduto davvero. Prese il telefono, certo di trovare messaggi da parte di Doriana. Ce n’erano, ma non li lesse. Fu catturato da una notifica che lo avvisava di un nuovo video pubblicato da Rick1Vas. Il titolo era molto diretto: “intervista esclusiva a Tina Menezes”.
Vincenzo lo aprì. Con orrore, sentì la propria voce alternarsi a quella della donna che gli aveva rilasciato una lunga serie di dichiarazioni il pomeriggio precedente. Corse a controllate in tasca: il registratore non c’era più. Come aveva potuto non accorgersi di nulla? Come aveva potuto essere così ingenuo da non notare che Riccardo gliel’aveva portato via, incurante dell’importanza che quell’intervista aveva per una carriera professionale che per Vincenzo era sempre più simile a una scommessa?
Si sentì tremare, sentì il sangue che gli pulsava nelle vene e le lacrime che gli pizzicavano gli occhi. Afferrò la rosa, la strappò via dalla giacca. La fece a pezzi e la distrusse, con un solo desiderio nel cuore: vedere, un giorno, quel maledetto traditore che era Riccardo Vassallo - Rick1Vas per il suo pubblico di decerebrati - distrutto proprio come lo era quel fiore.
NOTE: sto partecipando al contest di mystery_koopa con il pacchetto Paradiso/ Strega che per il momento deve rimanere segreto. Per i pacchetti esclusivi Purgatorio e Inferno, 1) la storia deve essere ambientata almeno in parte a Hong Kong, 2) il protagonista, ingenuamente, non deve rendersi conto di ciò che vede. Al contest di Molang sto partecipando con il pacchetto segreto Ossidiana. A fine contest svelerò il loro contenuto.
Nessuna Tina Menezes è stata maltrattata per la stesura di questo racconto. Per chi non lo sapesse, è un personaggio di altri miei racconti, ma qui è semplicemente una grande assente in quanto viene solo citata tra le righe. All'inizio, quando ho ideato la storyline, non avevo pensato a una svolta romantica tra Vincenzo e Riccardo, ma è stato inevitabile nell'adattare la storia ai prompt. I prossimi capitoli usciranno prossimamente. Conto di non fare aspettare troppo eventuali lettori esterni ai contest.
EDIT 22/02/2026 - il pacchetto strega prevede genere romantico, prompt ristorante, Citazione: “Il mio nome, la mia carriera, adesso tutto è in gioco, a un tavolo dei dadi dove nessuno vince” (Andre Agassi, Open).


