Serie TV > Il Trono di Spade/Game of Thrones
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Autore: Ranma789    30/10/2025    2 recensioni
Robb Stark. Croce e delizia di metà degli amanti della serie. Avremmo voluto vedere la sua storia andare diversamente? Contrariamente a quanto si creda, sarebbe bastato pochissimo. Un paio di cambiamenti minimi, che ad effetto domino ne provocano degli altri più grandi. In questa fanfiction mista tra libri e serie tv, esploriamo una modalità "nuova" con la quale si sarebbe potuta svolgere la Guerra dei Cinque Re. Sapendo comunque che sarebbe solo l'inizio di una sfida ben più grande...
Genere: Drammatico, Generale, Guerra | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Catelyn Tully, Margaery Tyrell, Robb Stark, Sansa Stark, Stannis Baratheon
Note: What if? | Avvertimenti: nessuno
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Stannis Baratheon aveva appena finito di ricevere omaggio, inchini ed atti formali di sottomissione da tutti i Lord, grandi e piccoli, che facevano parte del suo nuovo esercito. Quando anche l’ultimo fu uscito dalla tenda, mentre il Re stava ancora assiso sulla sua panca di legno, con lui rimanevano solo Selise Florent, moglie e Regina, la piccola Shireen Baratheon, figlia ed erede, con metà volto deformato dal Morbo Grigio, Alistair Florent, fratello della Regina e Primo Cavaliere di Sua Grazia, e poi, naturalmente, Melisandre e Davos Seaworth.
Ma fu la stessa Melisandre a dichiarare: “Dovreste uscire tutti. Sua Grazia è molto stanco” al che la Regina Selise, la più devota tra i seguaci convertiti al Dio Rosso, Rhollor, rispose: “Naturalmente, Melisandre. A più tardi, mio Sire”, mentre suo fratello domandò: “Avete ordini, Vostra Grazia?”.
“I soliti. Fate stendere una rete di sentinelle tutto intorno al campo. E domani iniziate un accurato inventario di armi, provviste, cavalli, bestiame e foraggio”.
Quando anche gli altri furono usciti, Melisandre si rivolse con sguardo interrogativo a Davos.
“Voglio parlare con il Re. Da solo” dichiarò il vecchio contrabbandiere.
“Come ho detto, il Re è molto stanco. Oltre alla giornata trascorsa, di recente ed a breve distanza, ha usato per ben DUE volte il dono al Dio Rosso…per essere sincera, non credo che sia rimasto abbastanza fuoco in lui da servirsene ancora…ed in ogni caso, dovrà riposare per qualche giorno”.
“Esci pure, Melisandre. Lasciaci soli”.
Quando la donna ebbe obbedito, il Re si rivolse al suo Ammiraglio.
“Non sembri soddisfatto, Davos. Oggi è stato un gran giorno”.
“No, che non lo sono. Qualche giorno fa, sono stato complice, a mia insaputa, di un abominio…magia nera…omicidio…tradimento…”
“Era Courtney Penrose ad avermi tradito. Sono il suo Re” gli ricordò Stannis.
“E Renly Baratheon era vostro fratello! Eppure, volete negare di aver usato lo stesso sistema…quella COSA partorita da Melisandre, per uccidere anche lui? Quando l’ho vista…Déi, non me la scorderò, dovessi campare cent’anni…”
“Ho offerto a Renly la possibilità di arrendersi pacificamente, entrare nel mio Concilio ed essere mio Erede. Ha rifiutato. La pena per il tradimento è la morte, Ser Davos”.
“E qual è la pena per la stregoneria? O per l’omicidio? Questa non era un’esecuzione, od una morte in battaglia…avete preso il suo esercito, sì, ma a quale prezzo?”
Il re rimase per un lungo momento impassibile.
“A quale, tu chiedi? Tutto quello che sarà necessario. Posso sopportarlo. Questo è il mio destino, Davos. Sedere sul Trono di Spade e salvare il Mondo dalla minaccia che incombe su di esso. Melisandre lo sa, lo ha visto. E come hai verificato, i suoi poteri funzionano. Se funzionano, vuol dire che dice la verità e che possiamo fidarci di lei, per quanto non possa piacerti, fin dal tempo in cui Maestro Cressen morì come uno sciocco, cercando di avvelenarla”.
Davos abbassò lo sguardo, ripensando alla scena. Era molto affezionato al vecchio.
“Melisandre ha visto un futuro-proseguì Stannis-nel quale Renly mi sconfiggeva in battaglia…lui nella sua armatura con le corna di cervo spazzava via le mie truppe…eppure ora lui è morto. Vuol dire che il futuro si può cambiare, Davos. Ed il mio futuro è troppo importante per fermarmi qui. Oh, certo, non credere che non gli volessi bene. O che non proverò rimorso per questo per il resto della vita. Sarà il mio peso. La mia condanna. Un Re è destinato ad essere solo”.
◊◊◊◊◊
In quel momento, un altro Re stava godendo di una compagnia imprevista ma molto piacevole. Robb Stark stava venendo medicato amorevolmente da Jeyne Westerling, una bella fanciulla sui diciassette anni il cui castello sul Crag egli aveva occupato alcuni giorni prima.
Alla fine era successo: il Giovane Lupo era rimasto ferito in battaglia. Non troppo gravemente, ma aveva bisogno di cure per alcuni giorni.
Lord Karstark era in ricognizione, mentre Roose Bolton si trovava con lui al Crag…ed all’impassibile Lord di Karhold non sfuggirono gli sguardi che il suo Re si scambiava con la sua “prigioniera”…sguardi, peraltro, reciproci.
“Fate attenzione, Sire-gli disse, quando Robb fu in grado di camminare e stava passeggiando per il castello-un paio di occhi dolci possono sembrare solo una distrazione, quando si è giovani…ma sono un pericolo, quando si è Re, peggiore di diecimila lance”
“Non è successo niente con lei, Lord Bolton…accidenti…da un lato, questa Corona pesa ogni giorno di più…mi sembra di non essere libero di fare ciò che voglio…ma comunque, ricordo il mio impegno con i Frey, ed i quattromila uomini che mi ha portato…anche se…devo dire che, più ci penso, e più mi sembra che mia madre abbia fatto un cattivo affare, quella volta…sposare una figlia di Lord Walder, un Lord minore, in cambio del passaggio, quando le Terre dei Fiumi erano in fiamme ed il suo stesso Lord Supremo era assediato dai Lannister…si potrebbe dire che il vecchio Walder abbia mercanteggiato, invece di fare il suo dovere verso il suo feudatario…”
“Aye, è così. La fama di Walder Frey è ben nota. Ma quel che è fatto è fatto. E comunque-aggiunse-non è detto che ad un Re non siano concessi dei…sollazzi, si intende…quasi tutti i Re si comportano in questo modo…non soltanto il compianto Robert Baratheon”
“Prenderla come mia amante, dici? No, non potrei farlo. Sarebbe…disonorevole. E poi…se generassi un bastardo con lei? Neanche a parlarne”
Robb in quel momento pensò a Jon. Ricordava bene come la sua vita fosse stata dura, vista la sua condizione. Non avrebbe dato lo stesso destino ad un figlio suo.
Inoltre suo fratello gli mancava ed avrebbe voluto più di ogni altra cosa averlo al suo fianco, ma d’altronde Jon era coi Guardiani della Notte.
Ha fatto un voto e lo sta rispettando. Ed io devo far lo stesso.
“Non ci sarebbe nulla di strano-riprese Bolton-persino vostro padre ha generato un figlio fuori dal matrimonio. Ed anche io. Il mio bastardo, Ramsay, è un po’ vivace, ma molto capace, per certi versi. Mi è rimasto solo lui da quando mio figlio legittimo, Domeric, è morto di malattia”
“Lo avevo scordato. Vi rinnovo le mie condoglianze”
“Grazie, Sire. A proposito del mio bastardo, avreste potuto avvertirmi che avete mandato Rodrick Cassel a cercare questo…Armatura Rossa. Non c’era bisogno che il castellano e maestro d’armi di Grande Inverno si scomodasse di persona, avrei potuto mandare Ramsay a dargli la caccia…vi assicuro che raramente fallisce”
Robb fu turbato da qualcosa nel modo in cui lo disse.
“Eravate…in missione, quando arrivò la notizia. Cassel controlla il Nord in mia vece, era normale mandare lui. E poi-continuò-davo per scontato che nelle vostre terre non fossero rimasti molti uomini validi, li avete portati quasi tutti qui”.
“Come Sua Grazia preferisce”.
“Ed ora non perdiamo tempo. Guarito o no, dobbiamo marciare verso Sud…verso Castel Granito e Lannisport”
◊◊◊◊◊
Arya, Gendry e Frittella stavano camminando da vari giorni e le provviste che avevano rubato da Harrenhal iniziavano a scarseggiare. Anche decidere la direzione da prendere non si rivelò facile: intanto, non erano così bravi ad orientarsi, quando il sole non si vedeva e gli alberi non avevano muschio. Poi, dovevano evitare di essere intercettati da qualunque pattuglia di una delle numerose truppe ancora presenti nelle Terre dei Fiumi.
Ed infine, anche volendo accettare il piano di Arya di cercare le truppe di Robb, dove andare? A SudOvest, nella stessa direzione in cui i Lannister stavano inseguendo gli Stark (una follia, dichiarò Gendry) oppure a NordOvest, verso Delta delle Acque? Ed in tal caso, qual era la strada più sicura? Quanto vantaggio dovevano lasciare ai Lannister per farli allontanare a sufficienza?
Ma tutti questi discorsi rimasero oziosi: mentre si dirigevano, perdendosi, verso Nord, nelle terre degli Smallwood, una mezza dozzina di banditi emerse dal bosco e li circondò. Tra di loro c’erano un arciere, una specie di cavaliere decaduto col mantello di un incredibile color giallo limone ed una sorta di bardo con una cetra a sette corde.
Dissero di chiamarsi la Confraternita Senza Vessilli e che, se volevano vivere, avrebbero dovuto unirsi a loro.
◊◊◊◊◊
Tra tutti i gruppi che erano partiti dopo la morte di Renly, quello di Catelyn Stark era tornato a Nord per primo. E non solo perché erano corsi via a rotta di collo per evitare l’accusa di omicidio.
Dopo la prima sosta, dodici ore dopo (per non far scoppiare i cavalli), quando Brienne aveva realizzato che tutta la sua vita era cambiata ed aveva giurato eterna fedeltà a Lady Catelyn per averla salvata da sicura esecuzione, si era convenuto, poiché i Tyrell potevano essere alle loro calcagna, e Stannis si sarebbe senza dubbio impadronito dell’esercito di Renly, di ritornare a Delta delle Acque il prima possibile. Robb andava avvisato degli sviluppi, anche se per il momento non c’era modo di farlo tramite un corvo.
Più leggeri di ciascuna delle armate e quindi più veloci, procedettero a tappe forzate ma con prudenza attraverso l’Altopiano, arrivando infine a Stoney Sept, il primo feudo dei Fiumi. Lì si informarono con discrezione e seppero che Tywin era tornato ad Ovest, ma aveva lasciato i mostruosi razziatori di Vargo Hoat a controllare Harrenhal, e che le intere Terre dei Fiumi pullulavano di fuorilegge e disertori. Si vociferava addirittura che alcuni di loro impiccassero agli alberi soldati di ogni fazione che incontrassero: Lannister, Stark, Tully…
In tale situazione, optarono per andare con prudenza dai Vance di Riposo del Viandante, per avere altre notizie, e da lì, a Delta delle Acque, da Brynden.
Allora non potevano sapere che avrebbero trovato la fortezza vuota, perché Brynden ed Edmure erano già partiti per aiutare Robb e che solo due giorni dopo il loro passaggio, Greatjon Umber ed i suoi esploratori avrebbero inferto una decisiva sconfitta a Vargo Hoat (che sarebbe stato ucciso dalla spada di Greatjon in persona, tagliandogli la testa in orizzontale all’altezza del naso), causando quindi la resa di Harrenhal, che sarebbe stata occupata dai lupi.
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Il secondo gruppo ad arrivare, spronando i cavalli, fu quello di Petyr Baelish. Il Maestro del Conio e lord di Harrenhal si era trattenuto tre giorni in più di Catelyn nelle Terre della Tempesta, ed aveva dovuto a sua volta deviare sull’Altopiano e risalire fino al feudo di Hayford, giusto all’intersezione tra le Terre della Corona, della Tempesta, dell’Altopiano e dei Fiumi. Era anche abbastanza vicino al territorio di Harrenhal, e si poteva discendere il Fiume delle Rapide Nere per andare direttamente ad Approdo del Re…oppure attraversarlo, per andare verso le terre degli Stokeworth.
Era una magnifica posizione dove incontrare sentinelle, spie e messaggeri che aveva radunato un po’ ovunque.
Il primo messaggero venne dalle vicinanze di Harrenhal, il “suo” castello, e gli riferì la stessa cosa: che Tywin Lannister era tornato ad Ovest per proteggere le sue terre dalle incursioni dei Lupi.
Questa notizia diede a Ditocorto un brivido freddo.
Ma le cose peggiorarono quando ricevette i corrieri che aveva mandato a Sud a controllare la Strada del Re che risaliva da Capo Tempesta.
“Non abbiamo ancora avvistato le truppe di Stannis, mio signore. E’ come se non fossero ancora partiti dalle Porte di Bronzo”
“Ma questo non ha senso-dichiarò Baelish-conosco Lord Stannis, la prima cosa che farà sarà cercare di assediare Approdo del Re. E per farlo deve spostare le sue truppe, non può mica portarle in volo…”
A quelle parole, Ditocorto deglutì. Gli era venuta in mente una cosa.
Stannis era il Maestro delle Navi. E ne aveva circa duecento. E se invece…
…no, è impossibile, non sarebbero mai in numero sufficiente…
Ma, se non ricordo male…tra i suoi sottoposti c’è quel vecchio contrabbandiere, Davos Seaworth…e le Stepstones non sono troppo lontane da Capo Tempesta, via mare…se avesse conoscenze tra i pirati di Sallador Sahan, forse…
“Dobbiamo andare!” esclamò ai suoi uomini.
“Dove, mio Lord?” domandò uno.
“Via da qui, il più lontano possibile”.
Ci ha fregati tutti, vecchia volpe…non condurrà le sue truppe via terra, ma via mare! Ecco perché ritarda…sta aspettando di radunare un numero sufficiente di navi da trasporto…ma quando l’avrà fatto…tempo tre giorni e sarà ad Approdo del Re…
…ed i Tyrell possono anche aiutare Tywin a sconfiggere il Giovane Lupo, ma non farebbero mai in tempo a salvare la città…se Stannis tagliasse la testolina di Joffrey, i Lannister non avrebbero più un pretendente al trono per il quale combattere…
…certo, io avrei avuto la mia vendetta sugli Stark ed i Tully, ma non ci avrei guadagnato niente…
“Ordini, signore. Dove volete che andiamo?”
Baelish ci pensò su un momento. Un nuovo piano si stava formando nella sua mente, adattandosi alle circostanze. E poi c’era un altro dettaglio da tenere in considerazione…
Alla fine sorrise.
“Attraversiamo il fiume verso Nord-Est. Quando saremo sbarcati, voglio che ci travestiamo da mercanti o qualcosa del genere. Ci dirigiamo verso Duskendale. Ma prima, portatemi un corvo. Devo mandare un messaggio”
◊◊◊◊◊
I Tyrell procedevano spediti per quanto possibile: ovviamente avevano le truppe di cavalleria all’avanguardia, e mandavano esploratori un po’ ovunque per evitare brutte sorprese, ma non potevano neanche lasciare la loro fanteria troppo indietro, col rischio di venire divisi da eventuali nemici.
Mentre cavalcavano, nel centro della colonna, i fratelli Tyrell avevano espressioni differenti. Loras era impaziente, ardeva dalla voglia di agire, Margaery era pensierosa e dubbiosa e Garlan sembrava-al solito-quello equilibrato, contemplando alternativamente gli altri due. Si avvicinò poi alla sorella, facendola allontanare dall’altro fratello e le chiese: “Un Cervo d’Argento per i tuoi pensieri, mia dolce sorella”.
La Regina Vedova si riscosse. “Oh, non è nulla, Garlan, solo…beh, no, lascia stare, è una cosa sciocca”
“Permettimi di insistere. Non capita spesso che tu sia assorta, ma quando capita è qualcosa di grave. Eri così fin da bambina”
“E’ solo che…oh, lo so, è assurdo. Sono stata io a proporre questo piano. O meglio, me lo ha suggerito Lord Baelish, a dire il vero. Però…non sono sicura di quello che stiamo facendo. Non mi sembra il corso d’azione più giusto”.
“Hai dei dubbi circa l’attaccare gli Stark? Non credi che sia stata Lady Catelyn ad assassinare Renly?”
“Perché, TU ci credi? Non cercare di darmela a bere. Loras può cascarci, perché è ansioso di vendicarlo e questo ne offusca il giudizio, ma…è evidente che le cose siano andate diversamente”
“Ed è solo questo che ti preoccupa? Il rimorso? Temi di assaltare le persone sbagliate?”
“Non mi equivocare. Voglio diventare Regina, voglio che la nostra famiglia sia la più importante dei Sette Regni…e per farlo, passerei sopra a qualsiasi cosa. Però…all’inizio, per diventare tali, volevamo scalzare i Lannister dalla loro posizione. Se ora invece ci alleassimo con loro, resteremmo per sempre i secondi. E poi…”
“E poi lo stesso Joffrey è un Lannister, secondo Stannis. E pare che sia incline ad atti di sadismo e crudeltà. E tu dovresti sposarlo, sorella mia” continuò il ragionamento il fratello maggiore, lieto di dove andasse a parare il discorso.
“Non ho paura di lui. Non sarebbe talmente sciocco da farmi del male, una volta sposati. E comunque, ci siete voi a proteggermi.
Però, pensavo…se davvero non fosse stata Lady Stark, CHI avrebbe assassinato Renly? La risposta ovvia sarebbe Stannis…ma potrebbero anche essere stati i Lannister…ne avrebbero avuto ovviamente tutto l’interesse, ed allora, ci staremmo alleando con il nostro nemico, con le persone che Loras vorrebbe ad ogni costo distruggere. In quel caso, Baelish mi avrebbe usata per ottenere quello che vuole, il nostro aiuto contro i Tully e gli Stark.
D’altro canto, se fosse stato Stannis, noi staremmo facendo una deviazione, perdendo tempo prezioso e sacrificando uomini per intrometterci in una guerra che non è la nostra, invece che affrontare il vero nemico. E poi…”
“…e poi ti dispiace l’idea di dover attaccare quella povera vedova ed il suo valoroso figlio, dì la verità. Per quanto tu possa fingerti impassibile e pronta a tutto per il potere, in fondo la loro causa ti sembra giusta”
“Non mi mettere in bocca le parole!-lo riprese, scherzosamente la ragazza-però sì, hai ragione, per quanto io non sia più una bambina che legge storie di eroi e dame, tutto sommato, se non fossi coinvolta, potrei persino fare il tifo per loro. Ma se dovrò passare sopra ai loro desideri per diventare Regina…stai pur certo che lo farò”.
Margaery non disse più nulla e Garlan evitò di insistere, lasciando che ci rimuginasse da sola.
Da quand’è che ho iniziato a pensarci? Da quando ho visto gli occhi di Catelyn Stark? Anche lei ha avuto un matrimonio combinato, eppure era così triste di aver perso suo marito…si era davvero innamorata di lui…per un periodo, è stata felice…io, invece, avevo accettato di sposare un uomo a cui nemmeno piacevano le donne…mio padre ci teneva a che tutti i suoi figli fossero felici, ed io ho i miei obiettivi da raggiungere, ma…quand’è stato? Quand’è che ho accettato di sacrificare la mia felicità personale in cambio della mia ambizione?
Qualche tempo dopo, arrivati nelle terre dei Roxton, gli esploratori inviati in avanscoperta nelle Terre dei Fiumi informarono Mace Tyrell e Randyll Tarly di ciò che ormai tutti gli altri sapevano.
Alla colonna venne ordinato perciò di deviare verso Ovest, per entrare nelle Terre della Roccia attraverso Sarwyck, da dove, proseguendo in linea dritta per duecento miglia, si arriva a Castel Granito.
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La campagna nelle Terre della Roccia non fu immediata. Marciando a tappe forzate, Tywin Lannister, con suo fratello Kevan, Addam Marbrand e tutti i suoi generali, arrivarono nelle terre dei Lidden, in una zona di confine, ma centrale come altezza: da lì potevano dirigersi con altrettanta facilità verso Nord, Ovest o Sud, a seconda del bisogno.
Il problema era che il Giovane Lupo aveva diviso le sue truppe e compiva scorrerie in vari territori: per il momento, Rickard Karstark con la sua cavalleria stava ancora devastando le terre sopra di loro, dei Brax e dei Lefford, mentre Roose Bolton pareva essere sceso a Sud, dagli Swyft, e si diceva che Robb Stark stesse personalmente minacciando Castel Granito e ponendo l’assedio a Lannisport.
In quelle circostanze, mantenere la disciplina tra i suoi alfieri non fu facile: Daven Lannister, cugino di Jaime e figlio del defunto ser Stafford, si dimostrò difficile da trattenere, ed avrebbe voluto gettarsi su Lord Karstark per vendicare suo padre personalmente. Alla fine venne fermato, ma con fatica. Si dice che l’uomo abbia fatto voto di farsi crescere barba e capelli fino a quando non avesse vendicato il genitore.
Lo stesso Kevan, fratello e consigliere fidato di Tywin, era un po’ esitante perché il Giovane Lupo aveva fatto prigionieri i suoi due figli minori (il maggiore, Lancel, si trovava invece con Tyrion e Cersei ad Approdo del Re).
Ci volle tutta l’esperienza del Vecchio Leone per convincere i suoi alfieri che dividersi non sarebbe stata una scelta saggia e che, probabilmente, avrebbero fatto il gioco dei loro nemici, desiderosi di attirarli in trappola.
Le Terre della Roccia avevano la fanteria migliore dei Sette Regni-ragionava-numerosa e splendidamente equipaggiata con armature a piastre, quindi la tattica migliore era mantenerla compatta, per usare un “Pugno di Ferro” che avrebbe sfondato le fila dei loro nemici con la maggior forza possibile.
Si scelse di riprendere la marcia verso Lannisport, convinti che il Giovane Lupo non avesse abbastanza forze per assediarla da solo e stesse perdendo tempo, ma al contempo che dovevano piombare su di lui alle sue spalle prima che si spostasse di là. Mandarono la cavalleria e gli esploratori ai lati della colonna per evitare di essere colti di sorpresa da eventuali incursori.
L’idea era muoversi di continuo e distruggere separatamente le forze del Nord con truppe numericamente superiori, invece che permettere loro di riunirsi.
In tutto quel marasma, Tywin ricevette fortunosamente la notizia che Renly era stato assassinato e che Stannis Lannister si era impadronito della maggior parte delle truppe che avevano dichiarato per lui, meno i Tyrell che se ne erano separati.
Immediatamente un’idea gli balenò nel cranio: allearsi con loro.
Conosceva bene la fama di arrampicatori sociali dei Tyrell, e dopotutto suo nipote Joffrey non avrebbe dovuto sposarsi con Sansa, figlia di un traditore e sorella di un altro, che stava per essere ucciso.
Mandò pertanto due corvi: uno ad Alto Giardino (dove gli sembrava logico che i Tyrell si fossero ritirati in attesa di ulteriori sviluppi) ed uno ad Approdo del Re, da Tyrion per informarlo dell’arrivo delle truppe di Stannis, presumibilmente da Sud…ordinandogli di prepararsi a sostenere un assedio.
Suggeriva anche di fare qualsiasi cosa per ritardare l’arrivo dell’ultimo dei Baratheon: se necessario, persino incendiare il bosco del Re.
Il ragionamento del decano dei Lannister era che Approdo del Re sarebbe potuta resistere a lungo ad un assedio, e forse, una volta sistemato Robb, avrebbe fatto in tempo a prestare loro soccorso (per fortuna di Approdo del Re, Tyrion aveva anche le sue vedette, ed alcune finte barche di pescatori che aveva sguinzagliato lungo tutto il Golfo delle Rapide Nere, ed era pertanto venuto a sapere dell’imminente arrivo di Stannis via nave, scartando del tutto l’assurdo piano dell’incendio).
 
Le colonne dei Lannister si misero in marcia ancora una volta verso le loro terre natìe.
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Arya Stark non sapeva se fossero stati fortunati o sfortunati. Certo, da un lato erano ancora vivi. Dall’altro, quella strana Confraternita dalla quale erano stati catturati sembrava celare molti segreti.
Fu stupita di riconoscere Beric Dondarrion e Thoros di Myr come i loro capi. Beric era stato un uomo di Re Robert, e suo padre in persona lo aveva mandato ad inseguire la Montagna nelle Terre dei Fiumi, ma da allora si diceva che fosse morto. E per giunta, le voci si susseguivano di continuo su vari modi con i quali pareva che fosse morto, ucciso da persone diverse: da Ser Amory Lorch, no da Vargo Hoat, no dalla Montagna, una volta sola, anzi, due, ed i modi: con una spada nel ventre, una freccia nell’occhio, no impiccato, no, con un’ascia che gli aveva sfondato il cranio…
Ma la cosa che sconvolse Arya fu…che in effetti Beric aveva ferite sul corpo riconducibili a questi eventi. Il suo collo aveva i segni di una corda, una brutta cicatrice sulla fronte, ed una benda su un occhio.
Thoros di Myr sembrava lo stesso che aveva servito alla corte di Robert, suo compagno di bevute…lo stesso abito rosso dei Preti di Rhollor, lo stesso cranio stempiato, la stessa pancia…eppure, qualcosa in lui era diversa…una certa vivacità nei suoi occhietti azzurri, un certo sorriso furbo…come se sapesse qualcosa che non sapeva nessun altro.
I loro uomini dicevano che Beric era EFFETTIVAMENTE morto per sei volte, e che per sei volte Thoros lo avesse riportato in vita, dandogli il “bacio” del Signore della Luce…una divinità nella quale lui stesso non credeva davvero, sino al momento in cui non ne aveva avuto la prova.
Gendry sembrava molto colpito dal fatto che i banditi fossero tutti Cavalieri: Dondarrion lo era ed un Cavaliere può nominarne un altro, cosa che aveva fatto con generosità.
La Confraternita-spiegò-era nata per proteggere la povera gente dai soprusi dei potenti-di qualunque fazione essi fossero. Persino tra gli Stark ed i Tully c’erano soldati semplici ed anche piccoli Lord che compivano atrocità nei confronti della povera gente.
Arya rigettò con rabbia quella tesi. Ma per il momento avrebbe fatto buon viso a cattivo gioco.
I due uomini l’avevano già vista ad approdo del Re, ma non la riconobbero, e lei non fece nulla per cercare di rivelare la propria identità…perché non sapeva a chi avrebbero scelto di venderla, nel caso: ai Tully od ai Lannister? A suo fratello od a Vargo Hoat?
Meglio restare per un po’ con loro. Ci proteggeranno, daranno del cibo…ed alla prima occasione…
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Il piano di Tywin avrebbe potuto anche funzionare…se non fosse stato esattamente quello che Robb aveva previsto.
Avvisate dell’arrivo del grosso del contingente dei Lannister da veloci vedette piazzate lungo tutta la Strada dell’Oro, le truppe di fanteria di Robb si rimisero in marcia, smontando il finto assedio che avevano imposto a Lannisport ed andando rapidamente incontro al nemico.
In compenso aveva usato le macchine da guerra sottratte ai loro stessi nemici per appiccare così tanti incendi alla città stessa ed al bosco antistante, da premunirsi contro la possibilità che qualche messaggero provasse ad avvisare i rinforzi in arrivo della loro partenza.
Al tempo stesso, altre vedette si recavano a Nord e a Sud ad avvisare Rickard Karstark e Roose Bolton, perché cessassero le loro scorrerie e conducessero la loro cavalleria a fiancheggiare la colonna da destra e da sinistra.
In teoria, le vedette a cavallo che viaggiavano ad una certa distanza dalla colonna avrebbero dovuto impedire che ciò avvenisse…ma anche loro dovevano fermarsi per riposare ed una per una, vennero annientate da piccole pattuglie di esploratori ed arcieri che stavano facendo ricognizioni nei boschi da più tempo di loro.
Una di quelle pattuglie era accompagnata da Vento Grigio, che arrivava contro i cavalli stando sottovento, per non farsi scoprire da loro (mentre lui riusciva ad individuarli agevolmente tramite il fiuto), per saltare ad azzannare le bestie alla gola, mentre erano legate per la notte, suscitando il caos, mentre gli esploratori Lannister venivano massacrati. Anche quando si trovava a distanza da Robb, il suo metalupo sembrava obbedire agli ordini del padrone come se lui fosse lì, cosa che contribuì ad alimentare le leggende sul loro conto.
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Infine, i rivali si scontrarono in battaglia direttamente.
Avvenne un giorno in cui il tempo era tiepido ed asciutto, ma col cielo nuvoloso.
L’armata dei Lannister avrebbe dovuto attraversare una gola stretta e lunga poco più di tre miglia, circondata da bassi altipiani larghi il triplo in entrambe le direzioni, sui quali era possibile cavalcare e marciare, ma impossibile trasportare i carri con le masserie. Percorrere la gola avrebbe impedito di venire avvistati a molte miglia di distanza, cosa che sarebbe successa di sicuro se avessero transitato nelle rocciose pianure circostanti, rendendo così più probabile cogliere il nemico di sorpresa; d’altro canto, attraversarla significava rischiare di finire in una trappola.
“Non mi piace-osservò Addam Marbrand-sembra fatta apposta per un’imboscata”
“E quasi certamente lo è-confermò il suo Lord supremo-ma il Giovane Lupo in questo momento sta assediando Lannisport con le sue truppe di fanteria; questo ci dicevano gli ultimi corvi ricevuti, quindi non può aver lasciato molti uomini qui con l’intento di fermare eventuali rinforzi”
“Dunque, fratello, credi che fosse questo il suo piano fin dall’inizio? Espugnare Lannisport, per ottenere ricchezze e catturare preziosi ostaggi?” domandò Kevan.
“Lannisport…e magari lo stesso Castel Granito. Chi può dire dove finisca l’audacia e dove inizi l’arroganza in un uomo come Robb Stark?-domandò Tywin-certo, devo ammettere che possiede grandi capacità strategiche, che tanti danni ci hanno già inflitto, infatti anche questo è un piano ben congegnato. Ricordate gli ostacoli che ci sono stati posti dai Lord delle Terre dei Fiumi? Volevano trattenerci lì, impedirci di venire a salvare le nostre terre…mentre gli Stark ci rendevano la pariglia per ciò che abbiamo fatto laggiù.
Probabilmente il Giovane Lupo pensava che, una volta espugnata Lannisport, avrebbe potuto barattare le vite dei nostri cugini della casata cadetta, più quella di Jaime, con quelle delle sue sorelle, più un trattato di pace che prevedesse la fine della guerra, il nostro ritiro dai Fiumi e l’indipendenza del Nord”.
“E’ davvero un bastardo arrogante-commentò Daven Lannister-però riconosco che era ben pensato”
“Sicuro. Ma il suo piano è andato in pezzi: i Lord dei Fiumi non sono riusciti ad impedirci di passare, noi siamo arrivati fin qui, lui non può avere più di cinque o seimila truppe con sé, e noi siamo oltre cinque volte tanti. Piomberemo su di lui e lo schiacceremo una volta per tutte”.
“Però-obiettò Kevan, sempre prudente-potrebbe anche essere una trappola-sembra che Roose Bolton e Rickard Karstark stiano devastando il Sud ed il Nord con la cavalleria e le riserve della fanteria, quindi se intervenissero…”
“Se ciò accadesse, i nostri esploratori ci avviserebbero per tempo-liquidò la cosa Tywin-adesso pensiamo a come evitare di cadere in imboscate durante l’attraversata”.
“Pensi che sia questo il tipo di scontro che vogliono condurre? Una guerriglia?-domandò Daven-cercare di indebolirci per fare in modo che saremo meno efficaci quando ci incontreranno sul campo…ed anche rallentare la nostra avanzata?”
“Uhm…è probabile. Proprio come nelle Terre dei Fiumi”
“Io se fossi in loro, farei così-suggerì Marbrand-metterei qualcuno sulle rocce, e poi, non subito, ma aspettando che i nemici siano arrivati oltre la metà del passo…che è abbastanza stretto, possono passarci non più di dieci uomini di lato, otto se si vuole manovrare…farei cadere delle rocce sull’avanguardia…che di solito è composta da cavalleria…dopodiché, manderei di corsa qualcuno dalla parte opposta, all’ingresso…per incendiare i carri delle salmerie, che stanno in retroguardia…e magari persino chiudere l’ingresso con un’altra frana, per intrappolare l’intera armata”
“Accidenti! Fortuna che tu sei dalla nostra parte” ridacchiò Daven. Tywin lo zittì con un’occhiata.
“E poi con un paio di centinaia di arcieri, giocherei a trasformare i prigionieri in tanti puntaspilli-concluse il rosso-se non ricordo male, i Dorniani fecero qualcosa di molto simile quando Aegon il Conquistatore provò ad impossessarsi delle loro terre”.
“E’ probabile che faranno così, in effetti-confermò Kevan-è un piano che può essere eseguito da poche centinaia di uomini; e per impedirlo, dovremmo riorganizzare le nostre truppe in questo modo…”
Quando ebbe finito di esporre, chiese cosa ne pensassero delle sue modifiche.
“Richiederà del tempo-osservò Tywin-ma meglio perdere qualche ora che diversi giorni, o metà della cavalleria. Facciamo come dice mio fratello”.
◊◊◊◊◊
La nuova formazione che affrontò la gola era composta così: più lunga, con solo quattro file di fanteria leggera per la maggior parte della lunghezza, ed una singola fila di carri al centro, che attraversava l’armata come la colonna vertebrale attraversa un corpo. Al centro della colonna stava la cavalleria, a proteggere gli ufficiali, mentre la fanteria più pesante era stata divisa in due solide divisioni, messe all’avanguardia ed alla retroguardia, per affrontare qualunque imprevisto: in caso di necessità, la cavalleria avrebbe potuto intervenire, raggiungendoli rapidamente avanti od indietro. Se il nemico avesse provato ad incendiare i carri, ne avrebbe distrutti solo alcuni, non certo l’intero reparto, dal momento che non erano riuniti tutti insieme.
Così rassicurati, i Lannister attraversavano il canyon, tenendo gli occhi bene aperti: sicuri di poter affrontare qualunque sfida, ma comunque guardinghi.
E fu in quel momento che scattò la trappola di Robb.
La modifica della formazione nemica-che era stata vista da molte paia d’occhi fedeli e celermente riferita-malgrado avesse una sua logica piuttosto solida, non causò grossi ostacoli al piano ed anzi per certi versi lo semplificò. Ciò nonostante il piano d’attacco venne modificato per meglio farvi fronte.
Per prima cosa, l’avanguardia Lannister venne attaccata…da tre lati diversi, con proiettili di scorpioni, che erano stati sottratti nei loro stessi feudi.
Le gigantesche frecce, lunghe quattro metri, attraversarono la compatta formazione corazzata come fosse burro, spazzando via gli uomini come fuscelli.
Poi giunse la carica frontale. Era terribile a vedersi: settecento uomini del Nord, tutti scelti tra i migliori veterani, protetti da cotte di maglia ed armati con asce bipenni, mazze ferrate e spadoni, che caricavano urlando come indemoniati, coperti-da dietro-da un fitto lancio di frecce e persino-dall’alto, dai lati della gola-da frombolieri che lanciavano sassi.
A onor del vero, va detto che la rinomata fanteria dell’Ovest si riprese in fretta dai danni e dallo shock e si riorganizzò per reagire, anche se il primo impatto della carica fu comunque devastante, e gli aggressori riuscirono a respingerli indietro, massacrando ogni cosa si muovesse.
Dal centro, i generali videro cosa succedeva, ed era più o meno la sorpresa che si aspettavano…solo un po’ più violenta. Ordinarono rapidamente alla cavalleria di intervenire, ma era difficile farla avanzare facendo spostare gli uomini di fanteria ed i carri.
Allora, ad un segnale convenuto, un corno suonò. I cavalieri si volsero all’indietro, le altre truppe si allargarono per lasciarli passare e questi si gettarono al galoppo…in direzione opposta, verso l’ingresso dal quale erano entrati nella gola.
“Tsk! Pensavano di sorprenderci, ed invece li sorprenderemo noi. Ben pensata, fratello” si complimentò il Lord di Castel Granito.
Il piano di Kevan prevedeva che la cavalleria uscisse dalla gola, si dividesse in due tronconi, uno a destra ed uno a sinistra e risalisse alla maggior velocità possibile gli altopiani laterali per raggiungere il nemico del lato opposto e stringerlo in una tenaglia da entrambi i lati, non lasciandogli possibilità di scampo.
Ciò sarebbe stato reso possibile dal fatto che-assicurava Tywin-non potesse esserci nessuno dietro di loro, e se ci fossero stati nemici sugli altopiani a Nord ed a Sud, i loro esploratori li avrebbero già avvisati.
Invece, come sappiamo, così non era: alcuni minuti dopo che la cavalleria nemica fu vista muoversi in direzione opposta, un altro corno suonò, proveniente stavolta dalle file degli assalitori.
Percorrere gli altopiani che digradavano lateralmente verso il basso cavalcando rapidamente era possibile, ma non si poteva esagerare in velocità, se non si voleva rischiare di spezzare le zampe ai cavalli; inoltre, singole rocce isolate si innalzavano qua e là ed andavano evitate, rendendo impossibile avanzare in formazioni compatte.
Risalire gli stessi altipiani provenendo dal basso era decisamente più semplice ed ecco che, quando entrambe le colonne erano giunte pressoché a metà strada tra i due ingressi della gola, sia dal lato Nord che da quello Sud la cavalleria Lannister venne attaccata da unità di cavalleria degli uomini del Nord, più piccole ma compatte.
Comandate rispettivamente l’una da Rickard Karstark e l’altra da Roose Bolton, tali unità attaccarono sul fianco le colonne dei soldati della Roccia, scontrandosi con esse con fragore e generando confusione e sconcerto, oltre che la perdita di molti uomini e cavalli.
Tagliate praticamente in due, le unità di rinforzo si fermarono, i loro comandanti berciarono ordini e maledizioni, capendo di essere giunti in una trappola, ed imposero ai loro cavalieri di fermarsi, voltarsi indietro ed affrontare la minaccia, per quanto possibile.
La cavalleria del Nord manovrò nel modo più mobile possibile, cercando di dividere e disperdere le unità nemiche, oltre che di danneggiarle; poi, rischiando di essere sopraffatta dal loro numero, si volse a propria volta all’indietro e fece una ritirata strategica, attirandosi dietro le unità nemiche, lanciate al loro inseguimento.
Non è che i comandanti dei Lannister fossero degli stupidi; immaginavano che lo scopo di quella ritirata fosse di attirarli lontano dallo scopo dalla loro missione, ma neppure potevano ignorarli e riprendere la marcia solo per farsi attaccare alle spalle di nuovo; confidavano nella possibilità di raggiungere il nemico ed annientarlo completamente, per poi completare l’incarico assegnato.
 
Senonché le unità in ritirata ricevettero ben presto copertura, una volta giunti abbastanza lontani dalla gola, da unità di arcieri, frombolieri e persino da altri scorpioni che iniziarono a bersagliare la cavalleria Lannister, e da frecce infuocate che appiccarono piccoli incendi alla poca e secca erba di quelle contrade, spaventando i cavalli e rendendo meno probabile che tornassero indietro.
Ripuliti in questo modo i fianchi della sommità del canyon, decine di veloci piedi si spostarono su di essa e si posizionarono in vari punti.
E fu proprio mentre i generali dell’Ovest cominciarono a chiedersi dove fosse finita la loro cavalleria, che grossi massi iniziarono a piovere sulle truppe posizionate con ordine, scatenando il panico sia tra gli uomini che tra le bestie da soma-soprattutto buoi-che trasportavano i carri.
Ma era solo l’inizio, perché, dopo una prima salva di normali frecce che fu sparata per aumentare la confusione, un secondo lancio di frecce incendiarie colpì i carri da trasporto: non tutti, ma all’incirca uno ogni sette, lungo tutta la lunghezza della colonna, causando tanti piccoli incendi localizzati, invece che uno solo grande, che sarebbe stato più facile da spegnere.
Così, invece, oltre al terrore causato anche nelle bestie dei carri che erano stati risparmiati, che causò il rovesciamento di molti di essi e che costrinse parecchi dei conducenti a slegarle e domarle, oltre che suscitare spavento negli uomini della fanteria ed a limitarne lo spazio di manovra, una serie di colonne di fumo iniziarono ad innalzarsi lungo tutta la lunghezza del canyon, oscurando la visuale.
Tywin Lannister gridò maledizioni nel rendersi conto che la trappola nella quale erano incappati era molto più complessa del previsto e che oltretutto le loro precauzioni erano andate a farsi benedire e che la loro cavalleria era dispersa ed iniziò ad urlare ordini a destra ed a sinistra, ma era difficile sentirlo.
Nel frattempo, la fanteria pesante all’avanguardia, che aveva sostenuto l’attacco degli incursori nemici, si era ormai riorganizzata, aveva fatto esaurire l’urto della carica avversaria e si era organizzata per contrattaccare.
Ora era la fanteria Lannister che avanzava, inesorabile, respingendo gli irsuti aggressori, i quali si ritiravano all’indietro in buon ordine, cedendo metro per metro a prezzo del sangue, proprio e dei nemici.
Arrivati però ad un certo punto, gli uomini del Nord smisero di combattere a distanza ravvicinata e raccolsero da terra delle lance lunghe che avevano preparato in precedenza e provarono ad usarle per tenere gli aggressori a distanza, nel tentativo di ritirarsi senza venire massacrati. Sempre efficienti, i fanti dei Lannister erano stati raggiunti da truppe di balestrieri che si intromisero nei vuoti lasciati liberi dalle file ben addestrate dei loro compagni ed iniziarono un fitto tiro, preciso, di dardi contro i nemici in ritirata, abbattendone parecchi.
Kevan Lannister provò ad avvisare l’avanguardia di sospendere l’inseguimento dei nemici, ma era impossibile per loro sentirlo.
Ad un segnale convenuto, una vera e propria frana di rocce enormi si abbatté sulle truppe corazzate dei Lannister, schiacciandone e seppellendone un buon numero (oltre a qualche fante del Nord che non si era ritirato abbastanza in fretta) e tagliando fuori tutti gli altri dall’inseguimento, bloccando l’uscita della gola.
“Che sia maledetto Robb Stark! Questa me la paga!” ruggì Daven Lannister.
Addam Marbrand fu più pratico. “Lord Tywin! Dobbiamo…”
“Sì, lo so! Trombettiere! Segnala di invertire la marcia, a passo rapido, ma ordinato: dobbiamo uscire da questa maledetta gola prima che ripetano lo scherzo dall’altro lato e ci chiudano dentro”
Non si trattò di una ritirata per via della disciplina delle truppe, ma certo fu un’inversione di marcia più rapida e disordinata di quanto i comandanti Lannister avrebbero voluto.
Oltretutto, gli uomini erano accecati dal fumo, confusi dalla situazione e timorosi di venire travolti dalle bestie spaventate, perciò ruppero le righe mentre si affannavano verso l’apertura dalla quale erano entrati, abbandonando carri e bestie e temendo di ricevere altri massi sulla testa.
Giunti all’ingresso, fu molto complicato mantenere l’ordine, e la fanteria leggera si aprì a ventaglio, disperdendosi lungo uno spazio piuttosto ampio, per allontanarsi dall’ingresso e tornare a respirare, lontano dal fumo.
E fu proprio in quel momento che iniziò l’ultima parte del piano.
Quando la maggior parte delle truppe furono uscite, ma prima che si fossero riorganizzate in modo accettabile, si videro venire incontro, disponendosi in posizione di battaglia sull’ampia pianura, circa ventimila soldati nemici.
Erano le truppe delle Terre dei Fiumi.
Secondo il piano di Robb, Edmure e Brynden, accompagnati da Jason Mallister, Lothar Frey, Marq Piper, Myles Smallwood, Jonos Bracken, Tytos Blackwood e tutti gli altri Lord, avevano viaggiato silenziosamente, tenendosi a prudente distanza dai loro nemici, radunandosi nel feudo dei Piper e poi introducendosi nelle Terre dell’Ovest, attraverso i feudi Lyden, Sarwyck, Serret e Clegane (non fermandosi nello stesso posto a lungo per limitare il rischio di essere notati), impiccando chiunque provasse a partire a cavallo per avvertire la rientrante colonna Lannister, e coordinandosi grazie alle veloci vedette a cavallo che erano state disposte tutt’intorno al luogo dove Robb presumeva che Tywin Lannister avrebbe provato ad attaccarlo, l’unico adatto a coglierlo “di sorpresa” mentre egli avrebbe dovuto essere impegnato ad assediare Lannisport.
Nel vedere le truppe dei loro nemici, i comandanti dei Lannister furono presi dallo sconforto, quasi quanto i loro sottoposti.
“Ci hanno fregati-constatò Kevan Lannister-il Giovane Lupo è ancora più in gamba del previsto”
“Cosa? Ci hanno…seguiti fin qui?” strabuzzò gli occhi Daven.
Tywin Lannister aveva il sangue agli occhi e schiumava rabbia. Non poteva accettare che quei sozzi contadinotti dei Fiumi e quei pelosi selvaggi del Nord sconfiggessero la sua casata. Semplicemente non poteva.
Iniziò a ruggire ordini con calma determinazione.
“Comandate agli uomini di serrare le fila e prepararsi a sostenere un assalto frontale. Evitate che la fanteria pesante si disperda e posizionatela al centro, per attaccare i nemici, con un cuneo, e sfondarne le linee.
Mettete i lancieri in prima fila, i balestrieri in seconda e le truppe con la spada in terza, pronti ad avanzare per sostituirsi a loro, appena avranno finito le frecce”.
Kevan, comanda il fianco destro. Addam, tu quello sinistro. Daven, tu sta con me al centro.
Passate parola agli ufficiali: voglio che gli uomini delle file centrali si mettano a trafiggere i nostri stessi uomini che oseranno girarsi per fuggire.
Manteniamo la calma e non facciamo mosse avventate: possiamo ancora farcela”.
Ma era più facile a dirsi che a farsi: il morale degli uomini si era abbassato di colpo. Nel vedere a sorpresa i nemici schierati sulla vasta pianura, pronti e determinati a fargliela pagare per quello che avevano fatto nelle loro terre, sulle truppe dell’Ovest scese di colpo il gelo.
Furono ben presto riscossi dagli ufficiali di grado minore che passavano di uomo in uomo per urlare ordini, farli riscuotere dalla sorpresa e costringerli a serrare i ranghi.
Brynden Tully, il Pesce Nero, sghignazzò. Era tutta la vita che aspettava un momento come quello.
Iniziò col dare degli ordini a dei reparti ai lati destro e sinistro dello schieramento: alcune truppe dei Mallister sulla destra e dei Roote sulla sinistra che si allontanarono dal resto dell’esercito, in posizione però troppo avanzata per cercare di accerchiare i nemici.
Infatti lo scopo era un altro. I reparti di cavalleria Lannister ai due fianchi della gola stavano inseguendo quelli capitanati da Bolton e da Karstark, solo per venire incastrati tra questi e le truppe di fanteria del Nord al loro seguito, che erano state lasciate in retroguardia. I reparti così combinati li bloccarono da due lati, iniziando a puntare ai cavalli con lance lunghe, per poi massacrare a colpi d’ascia i cavalieri che venivano disarcionati e finivano a terra.
Senza essersi consultati, i comandanti di cavalleria da un lato e dall’altro della gola fecero la stessa cosa, l’unica possibile: si ritirarono verso l’ingresso della gola, dove non sapevano che i loro compagni appiedati erano appena usciti.
E finirono nella trappola del Pesce Nero. Mallister a Nord e Roote a Sud bloccarono la ritirata dei due gruppi, circondandoli insieme ai soldati del Nord passati da inseguiti ad essere inseguitori, circondandoli e massacrandoli del tutto.
Nel frattempo, i due grandi eserciti avanzarono uno contro l’altro. I Lannister cercarono di avanzare con ordine ed a passi lenti per meglio controllare la situazione, ma in quel momento Brynden volle sfruttare al massimo il vantaggio ed ordinò la carica.
L’urto dei due eserciti fu tremendo. Gli Uomini dei Fiumi acquisirono inizialmente il predominio, essendo più freschi e motivati, e respinsero indietro i nemici, lasciandone molti sul terreno.
Poi però la ferrea disciplina delle Terre della Roccia fece la differenza. Dopo alcuni minuti di accaniti combattimenti, a costo di venire spinti in avanti dai loro stessi compagni delle file precedenti, e grazie alla superiorità della fanteria corazzata posizionata al centro, i Lannister riuscirono a sfondare le linee nemiche.
Ma anche questa possibilità era stata contemplata. Nel vedere la fanteria pesante avanzare, Brynden ordinò alle truppe in difficoltà di ritirarsi con ordine all’indietro, lasciando avanzare i nemici e sostituendo quegli uomini con le divisioni lasciate indietro in riserva, come i Frey e gli Smallwood, cercando al contempo di tagliar fuori le colonne nemiche in avanzamento dal resto dell’esercito.
Ben presto, non ci fu più un solo fronte, ma quattro o cinque, divisi dagli altri, di reparti più o meno grossi quasi circondati da nemici ma al tempo stesso incuneati fra di loro, che combattevano accanitamente per romperne il fronte.
Gli scontri erano feroci. I Lannister reggevano bene grazie alla tattica delle quarte e quinte linee di abbassare le lance lunghe per impedire ai nemici di avanzare, sfruttando il tiro dei balestrieri, mentre gli ufficiali riorganizzavano unità più grandi e compatte di fanti da lanciare all’attacco in seguito.
Anche le Terre dei Fiumi sfruttavano però i loro famosi arcieri, divisi per l’occasione in tante unità più piccole sparse per tutto il campo di battaglia e protette dalla fanteria, per bersagliare come puntaspilli le colonne nemiche separate dal resto dell’esercito.
C’era anche un altro reparto, comandato da Theon Greyjoy, che si dispose invece in una lunga fila orizzontale e sfruttò la maggiore portata degli archi per far piovere un diluvio di frecce sulle linee centrali dei nemici, mirando in particolare agli armigeri con balestra.
I Lannister avevano allargato il fronte a ventaglio, per evitare di essere accerchiati ai lati, trasformando la loro armata in un fronte molto compatto e largo, ma non troppo profondo.
Ed in quel momento arrivarono le truppe del Nord che avevano finito di macellare la cavalleria nemica e si riunivano ai loro alleati per finire il lavoro.
Dal lato Nord discese Rickard Karstark, urlando come un pazzo, agitando la sua ascia bipenne, che caricava con le sue truppe di fanteria e cavalleria mischiate ed i Mallister di rinforzo, guidati da lord Jason in persona.
Da Sud veniva invece Roose Bolton, con lo stesso tipo di divisioni e sostenuto dai Roote.
I Lannister vennero attaccati ai fianchi nello stesso momento e l’impatto fu devastante. I soldati cercarono di reggere, ma la cosa si mostrò fisicamente impossibile: le truppe che subirono l’assalto furono massacrate in modo disastroso e quelle subito successive si diedero alla fuga, travolgendo i loro stessi compagni che si trovavano al centro.
La battaglia si polverizzò in una miriade di scontri individuali, con una confusione tale che era quasi impossibile, per chi si trovava al centro della mischia, capire chi fosse l’amico e chi il nemico.
Daven Lannister, nel vedere Rickard Karstark, l’uomo che aveva giurato di uccidere per vendicare suo padre, fu tentato, vista la mala parata, di andare ad affrontarlo personalmente e girò il cavallo in quella direzione, ma una lancia trafisse l’animale ed egli rovinò a terra, nel bel mezzo della mischia.
Brynden Tully continuò, ordinatamente, a far ritirare le truppe logore dal centro della mischia e sostituirle con quelle più fresche, col duplice scopo di far partecipi tutti della gloria e di non far consumare più risorse degli altri ad una singola casata.
Edmure fremeva di eccitazione ed iniziò a radunare attorno a sé cavalieri corazzati per l’assalto finale.
I Lannister non potevano più vincere, ma potevano ancora salvare il grosso dell’esercito e magari contrattaccare in qualche modo.
Tywin Lannister ordinò di ritirarsi all’indietro con ordine, abbandonando i compagni ormai circondati, se necessario, per raggrupparsi e provare ad uscire dal fronte nemico.
Nel vedere il Lord di Castel Granito affannarsi tanto, voltandosi a destra ed a sinistra sul suo cavallo per berciare ordini, cercando di riconoscere gli ufficiali minori che erano stati travolti e dispersi, Brynden Tully, che non era mai stato un uomo sentimentale, ebbe un momento di déja vu.
Lui e quell’uomo erano stati amici, pensò. Quando avevano vent’anni ed erano ancora solo i cadetti delle rispettive casate, ed avevano combattuto per i Targaryen nella guerra del Re Nove Soldi, l’ultimo dei pretendenti Blackfyre che aveva provato ad usurpare il trono. Insieme al futuro re Aerys II ed a Steffon Baratheon, il padre di Robert, erano stati un quartetto affiatato. Era stato lo stesso Tywin a nominare cavaliere il futuro Re Folle. Quando avevano vent’anni. Ora ne avevano sessanta e si stavano massacrando a vicenda.
All’epoca Tywin Lannister sembrava un uomo come gli altri. Riusciva persino a ridere, ogni tanto. Cosa gli sarà successo?
Anche Kevan, il fratello minore, rivolse i suoi pensieri al maggiore, che aveva sempre ammirato e sostenuto. Kevan, vista la mala parata, aveva radunato un cuneo dei suoi uomini migliori e tentato una sortita, sfondando le linee dei Roote e riuscendo ad evitare di essere colti alle spalle da Roose Bolton. Ma c’erano nemici da ogni parte ed ora…
In quella, un’ombra pelosa, velocissima, gli balenò di fianco. Uno dei suoi uomini più fidati, di nome Raff Dolcecuore, si rivolse a lui, incredulo, con la gola squarciata e grondante sangue. Provò a parlare ma non emise un suono. Poi crollò a terra. Malgrado il momento, Kevan Lannister individuò la causa di ciò. Era un lupo. Grande quanto un vitello, che lo fissava con occhi intelligenti ma spietati, mentre le fauci gocciolavano sangue.
Al suono di altri corni, i seimila fanti guidati da Robb Stark in persona si precipitarono sulle retrovie dei Lannister, gridando come ossessi ora che potevano rendere nota la loro presenza.
Erano stati posizionati al lato opposto della gola ed avevano dovuto percorrere di corsa le quasi quattro miglia di distanza mentre infuriava la battaglia, ma ora potevano togliersi la voglia di recuperare il tempo perduto.
Gli uomini parevano galvanizzati dalla presenza del loro Re, il quale, dal canto suo, sembrava animato da un sacro furore come mai prima di allora e volava letteralmente sul suo cavallo da una parte all’altra, coordinandosi con Vento Grigio nell’attaccare i nemici.
Circondati da ogni parte, travolti da forze più fresche e con una confusione tale che era impossibile capire cosa stesse succedendo (e chi invece ne era in grado venne colto dalla disperazione più nera), i Lannister non ebbero via di scampo.
Lo scontro durò accanitamente per un’altra ora e mezza, ma non ci fu più nessuna possibilità di salvezza. Al massimo, i più disperati avevano potuto farsi largo tra le forze soverchianti dei nemici, ma solo per andare a respirare chiaramente in campo aperto, allontanandosi dalla sensazione opprimente dei corpi schiacciati gli uni contro gli altri, solo per venire comunque raggiunti e massacrati a loro volta.
Tywin Lannister, ferito di striscio al volto, aveva perso l’elmo. Si era ritrovato, non sapeva come, respinto dai suoi stessi uomini in fuga, verso l’ingresso della gola dalla quale erano appena usciti. Alla fine la pressione di quei vigliacchi lo aveva fatto cadere da cavallo. Il destriero si rialzò in qualche modo, nitrì e sparì.
Tutt’intorno a lui i fumi degli incendi spenti da tempo aleggiavano bianchi sullo scuro della sera, mescolandosi con la nebbiolina appena scesa.
Il Lord si rialzò, si rese conto che la gorgiera dell’armatura, cadendo, si era schiacciata e gli premeva su una spalla, perciò, imprecando, la strappò via con rabbia, lasciando viso e collo scoperti.
Riprese fiato e si guardò intorno. Non vide nessuno. Solo, a perdita d’occhio, cadaveri, pezzi di carri sfasciati, armi abbandonate a terra, ed in lontananza i muggiti dei buoi da trasporto, i nitriti dei cavalli in fuga, i lamenti dei feriti o dei moribondi.
Si girò, sentendo uno scalpitare di zoccoli, che si muovevano con calma. Sul muro di fumo bianco si stagliò una figura scura. Poi divennero due.
Robb Stark emerse dal fumo, in sella al suo cavallo, mentre al suo fianco trotterellava il suo metalupo, che emetteva un basso ringhio.
Il giovane aveva un’espressione severa e Tywin notò che sul capo indossava la sua corona di ferro con le punte a forma di spade.
“Tywin Lannister-dichiarò con disprezzo-questa è la prima volta che ci vediamo di persona. E sarà anche l’ultima. Tu hai perso. A questo punto sarà evidente, ma volevo che lo sapessi. Da me.”
Gli occhi del vecchio divennero iniettati di sangue.
“Tu…TU!”
“Per tutta la vita hai pensato che la tua casata fosse di diritto superiore alle altre-proseguì il Re del Nord-e che quindi, per darle potere ed influenza, tu potessi fare ciò che volevi. Schiacciare chiunque tu incontrassi sulla tua strada. Be’, sono venuto a dirti che quei giorni finiscono. Oggi”.
“Maledetto ragazzo! Hai rovinato tutto! TUTTO!”
“E sai qual è stato il tuo più grande errore? Tu sottovaluti i tuoi avversari. Eri davvero convinto che non avrei provato a sconfiggerti in campo aperto e che le Terre dei Fiumi non avrebbero cercato di fartela pagare. Sei cascato in una trappola abbastanza ovvia, perché pensavi di essere troppo in gamba per fallire. Sei sempre stato abituato ad ordinare ai tuoi lacché di fare il lavoro per te, mentre tu pensavi alle tue grandi strategie politiche. Invece questo figlio del Nord, questo ragazzino che di certo non consideravi alla tua altezza, ha dovuto lavorare di persona per affrontare forze superiori alle sue ed ingegnarsi a trovare una soluzione”.
Tywin schiumava di rabbia. Aveva perso il suo abituale controllo e lanciava maledizioni.
“Tu e la tua cenciosa casata! Siete soltanto degli sporchi straccioni del Nord! Ci ero così vicino! Avrei creato una dinastia che sarebbe durata MILLE ANNI! Avrei…”
“Tu invece non farai un bel niente. La tua famiglia, la tua casata, la tua eredità…finisce tutto qui. Voglio che tu sappia che tutto quello a cui tieni tanto…tutto quello per cui hai lavorato, hai ucciso, hai mentito, tradito, ingannato…sparirà completamente. Non ci saranno canzoni a ricordare i Lannister fra mille anni.
Vi siete spinti troppo oltre ed ora tutto finirà.
Avete assassinato Jon Arryn. Avete causato la morte di Robert Baratheon per usurparne il trono. Avete fatto giustiziare mio padre facendolo passare per un traditore. Avete dato alle fiamme le Terre dei Fiumi, facendo soffrire migliaia di persone innocenti…”
“Che tu sia maledetto. MALEDETTO! Pensi di poter fare di meglio? Credi che a qualcuno importerà mai di voi…”
“…in pratica, avete accumulato un mucchio di debiti. Ed io sono venuto a riscuotere. Se è vero che I Lannister Pagano Sempre I Loro Debiti, sappi anche che Il Nord Non Dimentica…”
“CHE TU SIA DANNATO! TI ammazzerò con le mie mani…”
Tywin prese ad avanzare in preda alla disperazione.
Robb fece solo un cenno col capo.
Vento Grigio, che schiumava da un po’, fece un unico balzo contro il vecchio.
Lo azzannò alla gola non protetta. Ebbe solo il tempo di emettere un grido strozzato, prima di cadere all’indietro, con il metalupo sopra di lui che gli sbranava la giugulare, in un fiume di sangue che si allargava terra.
E si allargava anche altro. Come spesso capita ai morti, gli intestini si liberarono, rilasciando un odore nauseabondo dalle sue viscere.
“Dopotutto, sembra che tu non cacassi oro, Tywin Lannister”
Robb sentì come un grande peso che gli veniva tolto dalle spalle.
Udì un corno suonare. Si voltò all’indietro ed udì, in risposta, decine di migliaia di grida di giubilo.
Richiamò il suo meta-lupo e fece voltare il cavallo.
“Vieni Vento Grigio. Andiamo a festeggiare con gli altri”.
 
◊◊◊◊◊
 
Quasi alla fine delle terre dei Sarwyck, al confine con quelle dei Serret, avanzava l’avanguardia delle armate Tyrell.
Mace era solo in terza fila, insieme ai suoi figli ed a Randyll Tarly.
Avevano mandato delle pattuglie in avanscoperta, ma non erano ancora tornate.
Invece, videro passare di gran carriera un messaggero con delle insegne diverse.
Randyll Tarly gli ringhiò di fermarsi.
“Ehi, messaggero. Dove corri così di fretta? Che notizie porti?” domandò il Lord dell’Altopiano.
“Sono di fretta. Devo farlo sapere a tutti. La battaglia è finita”.
“La battaglia? Quale battaglia?”
“Quella fra Robb Stark e Tywin Lannister. Il Giovane Lupo ha vinto. Gli Stark hanno vinto, la guerra è finita!” e riprese a galoppare.
L’espressione di stupore di Mace Tyrell avrebbe potuto riempire un quadro.
 
◊◊◊◊◊
Nota dell’Autore:
Ed eccoci al primo e più grosso evento che cambia, come conseguenza di tutti gli altri.
Come sarebbe successo nell’originale se Edmure non avesse fatto di testa sua e come alcuni di voi avevano previsto (era troppo tardi perché i Tyrell li raggiungessero), i Lannister sono stati sconfitti da Robb e lo stesso Tywin ci ha lasciato le penne.
Un grosso cambiamento e so che Tywin viene considerato un personaggio prestigioso e quasi intoccabile, che non possa venire fermato dai suoi nemici con mezzi convenzionali, ma siamo onesti: Robb lo ha sempre surclassato in strategia militare e sarebbe andata così anche stavolta.
Mi sono però premurato che le truppe delle Terre dell’Ovest non facessero brutta figura per il gusto di fargliela fare e che le tattiche di combattimento (che mi sono divertito molto a scrivere, in fin dei conti è una fanfiction che parla di guerra) avessero un senso logico.
In particolare, per i lettori può sembrare pretestuoso che Tywin e gli altri pensino che Robb voglia solo catturare bottino ed ostaggi, ma non dimentichiamo che questo modo di pensare è perfettamente coerente con la loro mentalità: come ho fatto dire a Robb, tendono a sottovalutare i loro avversari.
Questo grosso cambiamento avrà ulteriori grossi cambiamenti come conseguenza, ed alcuni sono facilmente immaginabili.
Portate pazienza, perché nel prossimo capitolo c’è un necessario passaggio su un avvenimento che cambierà a sua volta in modo abbastanza prevedibile e poi vedremo un nuovo inizio.
E’ stato divertente anche mostrare i ragionamenti dei vari gruppi man mano che arrivavano nelle Terre dei Fiumi e le strategie che sviluppavano per reagire alla situazione. In fondo, Il Trono di Spade è sempre stato una storia sui “what if”, sulle situazioni che cambiano a seconda di un dettaglio e sulle varie scelte che si possono fare. Inoltre, ho voluto sottolineare, sia con Arya, nel capitolo scorso, che con Catelyn in questo, l’ironia crudele del fatto che allontanarsi da un possibile pericolo, una scelta ragionevole, porti ad uno svantaggio, riferendosi al fatto che Harrenhal venga ri-occupata da Greatjon.
Riguardo ad Arya, potrebbe sembrare strano che non riveli la sua identità, non appena si venga a sapere che i Lannister abbiano lasciato i Fiumi, ma è diventata diffidente di natura, ed ha buone ragioni per non considerare la Confraternita amica di Stark e Tully…quindi potrebbe aver fatto bene, oppure no…lo vedremo.
Restate connessi!
   
 
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