Capitolo 15
Il sole era appena calato dietro le montagna, e il buio aveva avvolto la foresta con una rapidità inquietante. L’aria era immobile, il vento sembrava trattenere il fiato.
E con un ghigno, fece capolino la luna… piena.
Nella cella sotterranea del cottage, la torcia magica posta accanto al letto di pietra proiettava ombre lunghe e tremolanti sulle pareti di roccia.
Ronan sedeva al centro della stanza, le mani appoggiate sulle ginocchia, il respiro calmo, rassegnato.
Hermione, in piedi accanto a Piton, si costrinse a restare immobile. Aveva le dita intrecciate davanti a sé, per non lasciar trasparire il nervosismo.
”È quasi ora” disse Vane, con un tono basso. La sua voce risuonò nel silenzio come uno strappo.
Piton non rispose. Aveva lo sguardo fisso su Ronan, le braccia incrociate, e le nocche della mano destra erano bianche e avvinghiate sulla bacchetta, pronta per essere usata in caso di emergenza.
Hermione lo osservò di sfuggita. Non aveva mai visto tanta tensione in lui.
Poi accadde.
Ronan emise un respiro più lungo, quasi un lamento. Il suo corpo si contrasse leggermente, poi si irrigidì.
Hermione fece un passo avanti, d’istinto, ma Piton la blocco. Le sfiorò appena il braccio, per fermarla.
Un gesto rapido, ma che lei sentì addosso come una scossa.
”Non muoverti” sussurrò. ”Sta iniziando.”
La trasformazione non fu brutale. Non ci furono ossa spezzate, nè urla. Solo una mutazione lenta, disturbate. La pelle di Ronan sembrò incresparsi, come se onde magiche lo attraversassero. Gli occhi si allargarono, virando a un giallo lattiginoso. Le mani si allungarono, e spuntarono gli artigli. Ma rimasero abbastanza umane da non sembrare del tutto quelle di una creatura mostruosa.
La bestia non emerse. Non completamente.
Ronan tremava, si muoveva a scatti, come se due creature combattessero dentro di lui. Ma la furia cieca tipica delle trasformazioni non arrivò. Anzi…Ronan, con un evidente sforzo, sollevò lo sguardo e li fissò. Coscientemente.
”Sta lottando” disse Piton, più a sé stesso che agli altri. ”Ma sembra presente.”
Hermione si coprì la bocca con una mano, gli occhi le si inumidirono.
Dopo dieci lunghi minuti, il corpo di Ronan iniziò lentamente a rilassarsi.
Non del tutto umano.
Non del tutto lupo.
Qualcosa di diverso… di trattenuto.
Un equilibrio instabile. Ma comunque un equilibrio.
Il silenzio che seguì la trasformazione fu quasi più inquietante della metamorfosi stessa.
Ronan era ancora accasciato contro il muro, il mantello lercio che gli copriva a malapena le gambe. Tremava. Ma il respiro era regolare.
Vane si avvicinò a piccoli, con movimenti lenti, come se si stesse avvicinando a una creatura selvatica del tutto diffidente.
”Ronan” mormorò. ”Mi riconosci?”
L’uomo, o quasi, sollevò il viso. Gli occhi erano ancora segnati da venature dorate, ma avevano perso quella luce animalesca che Hermione aveva visto in altre trasformazioni. Erano occhi umani. Doloranti. Ma presenti.
”Sì” rispose. La voce era roca, come sabbia su vetro. ”Sto… bene. Non ho fatto del male a nessuno…?”
Hermione sentì il petto allentarsi in un sospiro di sollievo. Fu sul punto di avvicinarsi, ma Piton la trattenne con un gesto.
”Non ancora” disse. ”Il rischio non è del tutto svanito. La pozione potrebbe ancora fallire nei prossimi minuti, o rigettare l’adattamento.”
Ma Hermione continuava a fissare Ronan. Guardava l’uomo, non più il mostro. E per la prima volta nella sua vita, vide la possibilità concreta di una cura.
Un’ora dopo, nella biblioteca del cottage, Hermione rilesse per la terza volta le note che aveva scritto.
La pozione aveva funzionato… parzialmente.
La trasformazione era avvenuta lo stesso, ma in modo ”ridotto”. Il soggetto era rimasto lucido, e nessuno era stato ferito. Era comunque più di quanto chiunque avesse mai ottenuto.
Piton, seduto dall’altro lato del tavolo, rimaneva in silenzio. Teneva lo sguardo fisso nel vuoto, le mani conserte, e una ruga profonda gli solcava la fronte.
”Stai pensando alla stessa cosa che penso io?” La voce di Hermione era cauta.
Piton non si voltò, ma rispose. ”Che il Ministero cercherà di mettere le mani sopra a tutto questo? Sì.”
Hermione chiuse il quaderno con un tonfo sordo.
”Non possiamo impedirglielo.”
”No.”
”Ma possiamo scegliere come reagire.”
Finalmente, Piton si voltò. Per un istante, nei suoi occhi non ci fu freddezza, ma comprensione. E qualcosa che andava oltre.
”Tu sei diversa da quello che pensavo, Granger.”
”Spero in meglio!”
Piton accennò un sorriso, tirato e fugace, che stonava con la sua solita freddezza. Eppure stranamente reale.
”Forse…”


