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Autore: MC_Gramma    21/11/2025    0 recensioni
L’inverno sembra non avere mai fine, ma dietro il mistero legato allo scorrere delle stagioni si nasconde un intreccio di intrighi tra Corti Fatate: Joffrey, il giovane Re dell'Estate, non avrà pieni poteri finché non avrà trovato la sua Regina. Per questo è costretto a corteggiare mortale dopo mortale per convincerle a tentare la sorte, per amor suo, impugnando lo scettro del Re dell’Inverno… Una di queste era Sansa Stark, che fallì miseramente la prova e divenne la Ragazza dell’Inverno, imprigionata nella morsa del gelo finché la vera regina non fosse stata trovata ma col compito ingrato di dover dissuadere le successive pretendenti dal fidarsi di Joff e sottoporsi alla medesima prova. Dopo novant’anni, Sansa riceve un’offerta che potrebbe segnare la fine del suo isolamento.
Faeries AU
Genere: Angst, Fantasy, Hurt/Comfort | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Sandor Clegane, Sansa Stark
Note: AU | Avvertimenti: Triangolo
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N/A - Questa doveva essere la prima di una serie di fanfiction ispirate dalla saga letteraria di Melissa Marr, che i più giovani nemmeno conosceranno... sto valutando se rimettere mano all'idea, fatemi sapere cosa ne pensate.


 

Lady s’era addormentata al suo fianco, le sue zampe piantate contro la schiena furono la prima cosa che percepì al risveglio. Una fitta di dolore le attraversò il corpo. Poi, come sempre, venne il gelo. Sansa si tirò a sedere a fatica, il braccio su cui aveva dormito formicolava fastidiosamente e la mano con cui scacciò i residui di sonno dagli occhi sembrava non appartenerle. 

Per un attimo finse che fosse qualcun altro ad accarezzarle il viso, era facile se teneva gli occhi chiusi.

«Ho fatto di nuovo quel sogno. Doreah ci aspetta, mi porge lo scettro di Stannis e quando lo prendo–» Sansa riaprì gli occhi e si tirò uno schiaffo con quella stessa mano, facendo sobbalzare la lupa. 

Si sentì di nuovo stupida, una stupida ragazza con la testa piena di fantasie… Perché, quando pensava di essere scesa a patti col proprio destino, tornava a sognare quel giorno? Non avrebbe cambiato il fatto che lei era la Ragazza dell’Inverno: aveva fallito la prova, come tante altre prima di lei che Joffrey aveva egualmente messo da parte per riprendere la ricerca della sua Regina, e da quel giorno il compito di dissuadere la prossima ragazza dal fidarsi di lui, dall’innamorarsi di lui, dal rischiare l’eternità nella morsa del gelo per lui, era passato a lei. 

Era così convincente che nessuna mortale aveva voluto impugnare lo scettro da più di novant’anni. Joffrey doveva odiarla per questo! Anche lei vorrebbe odiarlo, vorrebbe godere della sua frustrazione e del suo scoraggiamento. Non era forse giusto che soffrisse come soffriva lei? E invece no, Sansa non lo odiava. Joff l’aveva strappata alla sua vita mortale con false promesse e un sogno troppo bello per esserne la protagonista, eppure non lo odiava.

Si gettò addosso uno scialle e si costrinse ad alzarsi, Lady drizzò le orecchie ma non accennò a seguirla. Al piano inferiore trovò Nymeria, l’altra lupa, ad aspettarla in fondo alle scale: era più grande di Lady e come lei non si mosse per raggiungerla ma uggiolò quando le accarezzò la testa passandole accanto.

“Sorelle, simili e diverse, come me e Serena.”

La loro compagnia era confortante e malinconica insieme, soprattutto quando rammentava che il metalupo era l’antico emblema della sua famiglia. Sansa cercava di non pensare troppo al suo passato mortale, soffriva già abbastanza nell'impasse della sua nuova esistenza da creatura fatata, tuttavia quella mattina fece un’eccezione. Si chiese se i suoi genitori avessero mai smesso di cercarla. Se suo padre si fosse sentito responsabile della sua fuga. Se sua madre avesse trovato la forza di andare avanti. «Jeyne, Jeyne, rhymes with pain,» aveva salmodiato per giorni, dopo che Serena era caduta nel lago ghiacciato.

“Hanno creduto morta anche me?” E suo zio Jonnel l’aveva perdonata per averlo abbandonato a pochi mesi dal loro matrimonio? “Forse sarei stata felice con lui. Avremmo avuto dei bambini e a quest’ora sarei una vecchia rugosa, attorniata da nipoti e pronipoti.” Ciò la portò a domandarsi se il nome Stark era perdurato nel tempo o se con la sua scelta l’avesse condannato all’oblio… 

Un brivido serpeggiò tra le sue vertebre e Sansa interruppe quella concatenazione di pensieri, altrimenti sarebbe stata costretta a riversare fuori la bufera che infuriava dentro di lei. Stringendosi nello scialle valutò se accendere o meno il caminetto. “Non farebbe alcuna differenza, nessun fuoco può scaldarmi.” Anelava il calore più di ogni cosa e come molte altre le era negato. Prese a vagare per il piano inferiore del cottage, sfiorando un soprammobile di tanto in tanto o sistemando un quadro storto da chissà quanto.

Iniziava ad essere stanca, veramente stanca, e provata da quel... gioco.

Sansa non aveva mai chiesto di giocare ma adesso si trovava invischiata tra intrighi e scontri risalenti a tempi antichi: Corte dell'Estate, Corte dell'Inverno, Corte Oscura. Era stato proprio il Re del Buio, Ramsay, ad dare vita al gioco insieme a Stannis.

Quando aveva appreso tutta la storia a Sansa era sembrato un intreccio di tragedie shakespeariane, anche se Joffrey le era parso tutto fuorché pazzo come Amleto. Invece l’amore impossibile tra i suoi genitori, sovrani di corti opposte, culminato durante un solstizio, ricordava in tutto e per tutto Romeo e Giulietta benché a dividere i due amanti fosse stato un tipo diverso di veleno.

Impossibile stabilire chi tradì per primo. Forse Robert, il vecchio Re dell’Inverno, amava ancora la sua Regina prematuramente scomparsa o forse fu il temperamento di Cersei, la sua natura mutevole e passionale, a non andargli a genio… L’unica certezza era la guerra che ne era seguita, e l'unico ad aver tratto vantaggio dal caos era stato proprio il Re del Buio. Dopo la vittoria schiacciante di Stannis, Ramsey sigillò i poteri di Joffrey, stabilì le regole e il gioco ebbe inizio: sarebbe finito qualora il Re dell’Estate avesse trovato la sua Regina, e fino a quel momento avrebbe regnato un perpetuo inverno.

“Doreah è andata nel deserto proprio per ricordare cosa si prova a non avere freddo.”

Prima di lasciarla al suo nuovo gravoso compito, l’ex Ragazza dell’Inverno le aveva chiesto perdono. Era una cosa che Sansa non aveva mai capito. Perdono per cosa? Avrebbe dovuto essere lei a scusarsi, non Doreah! Le aveva ripetuto una decina di volte che poteva non essere la ragazza giusta e ancor di più come sarebbe andata in quel caso. “Lei era come me un tempo e ha cercato di farmelo capire in ogni maniera possibile.” Ma come avrebbe potuto crederle quando Joff era così fermo nelle sue convinzioni? 

Quel giorno lontano, nella radura in cui lei stava per impugnare lo scettro del Re dell’Inverno, per la prima volta si era mostrato a lei in tutto il suo splendore scrollandosi di dosso la maschera umana che aveva usato per conquistarla e Sansa aveva dimenticato ogni avvertimento. Come poteva negare alcunché a un essere così meraviglioso che diceva di averla cercata per secoli? 

“Non pensare a Joffrey!” L’imposizione arrivò troppo tardi, una nuova sferzata di gelo la afferrò e il dolore fisico si unì alla sofferenza che normalmente le attanagliava il cuore. Come poteva fare ancora tanto male? 

“Per me non è mai stato un gioco, io l’ho amato davvero.”

In realtà non sapeva con esattezza cosa il giovane re provasse per lei. Quando erano soli Joff pareva essere ancora il gentiluomo che l’aveva conquistata coi suoi modi e il suo bell’aspetto, ma poteva cedere rapidamente a eccessi d’ira e impetuoso come un temporale estivo riversarle contro la sua frustrazione, per poi tornare tranquillo, lasciandola nello sconforto.
“Se mi avesse amata davvero, sarei diventata la sua Regina.”

Un improvviso stato di inquietudine interruppe il suo peregrinare, conosceva quella sensazione abbastanza da sapere chi l’aveva provocata. Appena posò gli occhi su di lui, Sandor chinò il capo in cenno di saluto.

«Potresti almeno bussare.»

Un decennio addietro, o forse erano due, la continua presenza delle guardie di Joffrey era diventata insopportabile. Le creature dell’Estate la giudicavano pur non avendole mai rivolto la parola: Lancel, uno dei ragazzi-leone, la guardava con particolare ostilità, e gli spiriti del sorbo selvatico non facevano che bisbigliare tra loro in sua presenza. Sansa aveva pregato Joff di mandarle via ma lui insisteva che erano lì per la sua sicurezza e aveva continuato a mandarne di nuove, quando lei iniziò a mostrare di cosa era capace se provocata… Finché, per non indebolire ulteriormente la sua Corte, il Re dell’Estate aveva comandato alle guardie di restare all'esterno. Ma aveva anche mandato il suo Mastino, un guerriero molto più resistente che non aveva problemi a sanguinare come testimoniava la lunga cicatrice sul suo volto.

«E darti la possibilità di farmi congelare sul portico in attesa che tu venga ad aprire?»

«Niente affatto, so benissimo che entreresti lo stesso, ma sarebbe comunque un comportamento più educato»

In risposta si aspettava un’aspra risata delle sue, invece Sandor si limitò a scoprire i denti e poteva essere tanto un sorriso quanto un ringhio. Tanto il vero aspetto del Re dell’Estate era bello da ferire gli occhi, quanto il suo più feroce: la cicatrice che gli sfigurava metà del viso ad esempio era ancor più vistosa e terribile, riluceva dall’interno con le stesse increspature e colori delle braci accese.

«Voi esseri fatati–»

«Noi.» la sua voce sporca come il ferro divorato dalla ruggine la corresse «Sei una di noi, ragazza, dovresti essertene fatta una ragione ormai.»

Sansa non cercò nemmeno di ribattere, se il Mastino si annoiava ed era venuto a provocarla non gli avrebbe fornito alcun divertimento. «Perché sei qui?» provò a chiedere. Come tutti gli esseri fatati non poteva mentire ma non per questo le avrebbe detto la verità.

Sandor fece un passo nella sua direzione.
«Ti faccio paura?» domandò, ignorando la domanda.

«Non in questo momento.»
Ma poteva farne tanta, di paura. I suoi occhi scurissimi si animavano come liquido mercurio fino a brillare, quando perdeva il controllo.

«Perché mi sto trattenendo. I Mastini della Caccia Selvaggia creano un’atmosfera di paura e terrore ovunque vanno, è nella nostra natura ed è essenziale per la sopravvivenza della Corte Oscura.»

Questo spiegava i battiti accelerati e l’ansia che la coglievano all’improvviso e sempre un attimo prima che lui le comparisse davanti, silenzioso come il perfetto predatore che era. Quello che non si spiegava era perché glielo stesse dicendo.
«Tu però fai parte della Corte dell’Estate.»

«Non è sempre stato così, così come non ho sempre avuto questa cicatrice. È stato mio fratello a farmela, insieme a molte altre, il giorno che prese il posto di mio padre a capo della Caccia: era il maggiore e gli spettava di diritto ma volle andare sul sicuro. E mentre lui si occupava di me, la sua compagna squarciò la gola a nostra sorella.»

Sansa provò l’impulso di dirgli che conosceva quel senso di impotenza, però Serena era annegata quando erano bambine e per quanto lei si sentisse in colpa per non averla salvata non era lontanamente comparabile a quanto aveva vissuto lui.
«È stato allora che la madre di Joffrey ti ha accolto.» commentò invece.

La sua risata la colpì con violenza.
«Lo fai sembrare un gesto più nobile di quanto fosse in realtà! Cersei fu molto chiara nello stabilire il prezzo da pagare per appartenere alla sua Corte, e se mi fossi rivelato uno strumento inutilizzabile non ci sarebbe stato posto per me. Fu una fortuna che le servisse un guardiano feroce per Joff! In circostanze diverse, non avrebbe avuto pietà per il reietto di una Corte rivale.» 

Nonostante il sorriso, il suo atteggiamento restava minaccioso. Non che apparisse più rassicurante in sembianze umane quando Joff glielo aveva presentato… oggi come allora, Sansa non sapeva se potersi fidare di lui.

Il Mastino avanzò di un altro passo.
«È trascorso parecchio tempo dal nostro primo incontro, eppure ancora conservi l’ingenuità di una mortale.»

«E tu potresti assumere qualunque forma, eppure non lo fai.» 

Capitava che il Re dell'Inverno incaricasse le sue creature di intrattenere il Mastino per poter restare solo con la Ragazza dell'Inverno. Non erano mai visite piacevoli ma l'ultima volta Stannis sembrava davvero preoccupato dalla mortale che aveva attirato l'attenzione di Joffrey e le aveva rammentato molto duramente di compiere il suo dovere. Finché Sandor aveva fatto irruzione nelle sembianze di un gigantesco molossoide fiammeggiante. Feroce e terribile, osò attaccare il sovrano di un'altra corte. Non aveva la minima possibilità, e Stannis si premurò di rammentarglielo. E Sansa aveva avuto un po’ di respiro.

«Perché,» esclamò lui, sempre sorridendo ma dallo sguardo sembrava pronto a divorarla, «saresti più incline ad accarezzarmi?»

“Per questo è qui, si aspetta una qualche ricompensa.” Le creature fatate non compiono mai azioni disinteressate. E per loro non esiste insulto peggiore di Grazie

«Quello è stato un gesto di riconoscenza, e non avrei dovuto farlo dal momento che stavi eseguendo gli ordini del tuo Re.»

Sandor emise un basso ringhio, di gola. Non minaccia, semplice avvertimento. O frustrazione, forse. Questo la sorprese! Tutto il suo comportamento era strano, la portò a domandarsi se non avesse esagerato col vino dell’estate.

«Cambieresti idea se sapessi…»

«Cosa dovrei sapere?»

Di nuovo, il Mastino avanzò di qualche passo.
«Le creature del buio si nutrono di emozioni. Le più basse, negative, aberranti emozioni che mortali e non possono provare. La Caccia Selvaggia provvede a creare le condizioni ideali ogni qualvolta la Corte è affamata.»

Lei corrucciò le sopracciglia, continuando a non capire.
«Perché mi stai dicendo–»

«Per lo stesso motivo per cui sono qui,» rispose Sandor, «Voglio proporti uno scambio.»

Un brivido diverso le percorse la schiena. Le leggende erano piene di mortali che venivano raggirati e perdevano più di quanto potevano guadagnare facendo accordi con le fate. Non che a lei fosse rimasto molto da perdere ma l’esperienza le aveva insegnato a non fidarsi delle creature di cui ora faceva parte.

«Non posso allentare la morsa del gelo che ti tormenta ma posso attenuare il tuo sconforto,» proseguì lui «ti darebbe un po’ sollievo.»

«E tu avresti la pancia piena.» 

«Affatto! Posso evocare o soffocare emozioni, tuttavia non sono il mio nutrimento.»

«Cosa allora?» chiese, senza aspettarsi una risposta.

Questa volta Sandor non fece nulla per attenuare la crudeltà delle labbra nel mostrare le zanne mentre diceva: «Contatto di pelle.»

Nel suo passato mortale qualsiasi cosa le passasse per la testa le si leggeva in faccia, Sansa fu grata di aver imparato a celare i propri pensieri. “Ma lui sente cosa provo.” Era logico, se poteva evocare le emozioni altrui poteva anche percepirle. Riusciva a fare ordine nel caos interiore che tutti i sottintesi della sua proposta avevano scatenato? Per lei era impossibile.

«L’hai mai proposto ad altre Ragazze dell’Inverno?»

«No. Sono un Mastino, non un dannato Gancanagh! Io non seduco, non è nella mia natura.» e aggiunse, «E non è un’idea di Joff, se te lo stai chiedendo.» 

Intendeva dire che il Re dell’Estate non gli aveva ordinato di avvicinarsi a lei o che non glielo aveva proibito? Nessuna delle due interpretazioni le andava a genio.

«Forse dovresti fare un salto a Corte, Sandor. Sei lontano da così tanto che non riconosci più la differenza tra la Ragazza dell’Inverno e le Ragazze dell’Estate, sempre disponibili a contatti di pelle. O forse loro non gradiscono la tua compagnia?»

«A volte capita che dicano no,» alzò le spalle, se l’aveva offeso non ne dava prova, «a me come ad altri, ma è più facile che dicano sì con Joff così impegnato nella sua ricerca… E anche volendo, stanno diventando così tante che non ha il tempo di dedicare a tutte le attenzioni che meritano. Ma non devo certo dirlo a te, vero?» 

Era stata lei a cominciare, ma questo era quanto di più crudele le potesse dire. Sansa strinse i pugni e gli riversò contro il gelo che si portava dentro: «Nessuna di loro lo amava abbastanza da rischiare! Io sì, io l’ho amato tanto da rischiare e questo ho ottenuto in cambio. Mentre quelle vigliacche possono comunque avere i suoi baci e la sua compagnia. Non è giusto!» 

Tra la neve e il ghiaccio e il vento che soffiava minaccioso, abbattendo sedie e facendo cadere soprammobili, la voce del Mastino arrivò come un pugnale nel cuore.
«L’hai amato? Quindi ora non lo ami più?» 

La Ragazza dell’Inverno aprì la bocca più volte mentre lentamente la bufera si placava. «Io–» provò ancora, «Io vorrei solo poter–»

«Mentire?» 

«Piangere.»

Un’altra cosa che non poteva più fare, le lacrime insieme al sollievo di un pianto liberatorio erano riservati ai mortali e lei non lo era più. Si chiese come doveva apparire agli occhi di Sandor, una piccola cosa abbandonata nella neve... Quando era caduta in ginocchio? E quando Nymeria era arrivata al suo fianco per confortarla?

«Ora tornatene nell’ombra,» disse, pur sapendo di non avere il potere di dargli ordini, «Ti sei divertito abbastanza.»

«Sansa.»

Era la prima volta che gli sentiva pronunciare il suo nome, la chiamava sempre e solo ‘ragazza’ e non aveva mai usato un simile tono. Che fine avevano fatto i suoi modi sprezzanti e l’atteggiamento feroce che mai prima d’ora aveva messo da parte? 

Finora la lupa non gli aveva prestato più attenzione di quanta gliene dimostrasse lui ma emise un ringhio di avvertimento appena il Mastino si portò alla sua altezza. Lo sguardo che si scambiarono portò la Ragazza dell’Inverno a chiedersi se stessero comunicando in un modo a lei sconosciuto. Nymeria tornò ad ignorarlo per prima, infilò il naso umido sotto la mano della Ragazza dell’Inverno ed emise un soffio deciso.

«Perché sei qui?» chiese di nuovo.

«Voglio proporti uno scambio,» ripetè lui, come se nulla li avesse interrotti. «Se servirà a farti sentire più sicura, lascerò stabilire a te le condizioni.»

Sansa si perse a fissare la caotica rete che componeva la sua cicatrice. “Ha detto di averne altre, che siano altrettanto terribili?” Per non pensarci si concentrò sui fiocchi di neve, grandi e piccoli, impigliati nei suoi capelli e nella sua barba, che iniziavano a sciogliersi. 

«Il contatto di pelle,» iniziò, senza riuscire a guardarlo negli occhi, «è necessario che sia diretto o–»

«Non dobbiamo spogliarci, se è quello che ti preme sapere.»

Adesso Sandor parlava senza usare il suo tipico tono provocante e canzonatorio, e se trovò il suo imbarazzo divertente non lo diede a vedere. “Sta fingendo,” decise lei. Alle creature fatate piaceva fingere, interpretare una parte. “Più cerca di essere gentile, più ho l’impressione che mi stia tendendo una trappola.” Se però era nella sua natura creare turbamento e sospetto attorno a sé sarebbe stato più semplice tenerla all’oscuro, avrebbe ottenuto più in fretta ciò che voleva. Forse dovrebbe chiedersi perché non aveva ancora rifiutato la sua proposta invece di interrogarsi sulle sue motivazioni. Sansa si morse un labbro. In quel caso era fin troppo facile rispondere: Joffrey l’aveva messa da parte e la compagnia delle due lupe non bastava a lenire il senso di abbandono. Non rammentava a quando risaliva l’ultima visita di Jenny o un’altra delle sfortunate che l'avevano preceduta in quel ruolo ingrato. Oppure l’ultima volta che qualcuno l’aveva abbracciata. “Probabilmente si trattava di Joff.” Ora il suo tocco le risultava rovente, come quello di lei rischia di lasciargli geloni al più fuggevole contatto. E nessuno osava avvicinarla, come se appartenesse ancora al Re dell'Estate. “Almeno finora.”

«Non hai proprio di che sfamarti altrove, Mastino? O hai così tanta voglia di scoprire se sono di tuo gusto da non temere la punizione–»

«Joffrey è abbagliato da Margaery, e comunque non ti avrebbe nemmeno notata io se non ti avessi guardata per primo.»

«Stai dicendo che mi hai scelta per lui?»

Questa volta emise il Mastino un verso gutturale e animaletto direttamente dalla gola, i suoi occhi si accesero più di quando aveva tentato di azzannare Stannis. «Per lui?» 

Sansa sgranò gli occhi a quella rivelazione.
«Perché–»

«Dannazione, ragazza, non chiedermi perché certe persone attirano lo sguardo!» sbottò, leccandosi le labbra in un chiaro gesto di frustrazione. «So solo che ti volevo allora, e ti voglio ancora. Nel modo e nella misura che tu stabilirai. La scelta è tua.»

E non c'era niente di più dolce che potesse dire in quel momento. 

Sansa si sporse per toccargli il viso, tanto la metà sfigurata quanto quella sana, e lui rilassò le spalle perdendosi nel contatto. “Non finirà bene…” Anche se già si formava un leggero strato di ghiaccio sotto le sue dita, Sandor non si lamentò. “Ci scopriranno subito se–” senza completare il pensiero, lo trasse a sé e lo baciò. A bocca chiusa, per non riversargli dentro vento e gelo, eppure il Mastino chiuse gli occhi e uggiolò come un cucciolo. “Mi vuole davvero.” Si ritrasse, prima di fargli davvero male.

Braccia possenti la avvolsero in una morsa e la riportarono vicino. «Ci vuole ben altro per piegarmi, Ragazza dell’Inverno. Fa del tuo peggio!»

Lei scoppiò a ridere.

«Sansa–»

«Non so se mi è rimasto qualcosa da dare, ma è tuo–»

«Sì,» mormorò lui, stringendola.

«–finché potrai restare.»

«Sì.»

Nymeria era sparita, c’erano soltanto loro nel salotto invaso dal gelo. Eppure, per la prima volta dopo quasi un secolo, Sansa avvertì qualcosa di molto simile all’ardore.

  
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