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Autore: pentolina    10/12/2025    1 recensioni
Questa storia fa parte della serie Family composta da:
276 giorni per…
Gravidanza
Alti e Bassi
Per chi non le avesse mai lette vi consiglio di leggerle per poter comprendere al meglio quello che succederà in questa storia e soprattutto per farvi un’idea dei personaggi.
Genere: Slice of life | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Nathan Fillion, Stana Katic
Note: What if? | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'Family'
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Prima di iniziare faccio un breve riepilogo di come in questi anni si sono ampliate le famiglie dei nostri amici:

-Stana e Nathan quattro figli: Dylan 18 anni, Erin 14 anni, Alex 9 anni e Nicholas 3 anni;

-Erika e Jeff tre figli: Sophia 20 anni, Allison 19 anni e Justin 3 anni; 

-Tamala e Lucas due figli: David 13 anni e Grace 6 anni;

-Juliana e Seamus due figli: Kevin 20 anni e Ella 13 anni;

-Julia e Jon un figlio: Liam 9 anni.

 

Tamala e Seamus fanno sempre parte del mondo dello spettacolo e proseguono le loro carriere di attori di serie tv. 

 

Stana negli ultimi anni ha abbandonato il ruolo di attrice per passare a quello di regista, produttrice e sceneggiatrice e grazie ad una gavetta di diversi anni a fianco dei migliori registi al mondo Spielberg, Tarantino e Scorsese ora ha una posizione anche lei nella classifica dei primi venti registi più famosi al mondo. 

Da testimonial dei marchi Christian Louboutin, Louis Vuitton, Yves Saint Laurent e Bulgari è passata a azionista di maggioranza delle varie società. Si occupa inoltre di risanare e rimettere sul mercato aziende in crisi o sull'orlo della bancarotta offrendo la sua esperienza di marketing e il suo formidabile team formato dai migliori consulenti legali e finanziari del paese. 

Per ultimo ma non per questo meno importante è molto impegnata nella beneficenza nell’ambito socio/sanitario assieme al marito. 

 

Nathan è diventato il presentatore più richiesto e pagato d’America grazie al suo umorismo e alla sua naturalezza nel governare salotti e palcoscenici nel giro di pochi anni è riuscito a raggiungere la notorietà della regina dei talk show Oprah Winfrey.

 

Jon invece ha cambiato completamente lavoro aprendo una sua società di sicurezza privata che si occupa sia di grandi eventi che di servizio di bodyguard per persone ricche e famose.

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1

“Buongiorno, signore e bentornato a casa.” Lo accoglie, calorosamente la colf, nella sala da pranzo.

“Grazie, Rosaline… è sempre una gioia tornare a casa soprattutto dopo giornate intense come quelle appena trascorse.” Afferma sorridendole. “Oggi niente colazione? Mi avete messo a dieta a mia insaputa?” Domanda scherzosamente notando il tavolo vuoto.

“Assolutamente, non mi permetterei mai signore.” Si affretta a rispondere sorridendo. “La signora le ha fatto preparare in veranda visto l'ottima temperatura. Le porto il solito?” Aggiunge indicando verso le vetrate spalancate.

“Il solito va benone, grazie.” Conferma varcando la soglia uscendo su l’imponente veranda, che dà sul vasto e colorato parco e sull’enorme piscina, facendo un respiro profondo a pieni polmoni. 

“Casa dolce casa.” Mormora godendosi la pace e la serenità di quell'angolo di paradiso tutto loro.

Il tuttofare, impegnato a potare una siepe, si accorge dell'arrivo del padrone di casa e, facendo notare la sua presenza, lo saluta gentilmente dicendo: “Buongiorno, signor Fillion, bentornato.” 

“Harry! Buongiorno a te.” Esclama sorpreso. 

“Com'è andato il viaggio?” Domanda.

“Alla grande, grazie. Cosa prevede oggi il meteo?” Risponde facendogli poi il solito quesito mattutino mentre sposta la sedia per accomodarsi al suo abituale posto a capotavola.

“Soleggiato con temperature dai 18 ai 25 gradi. Ottima idea, la sua, di mangiare qui fuori.” Risponde riprendendo il suo lavoro.

“Concordo, ma sai benissimo che il merito va alla mia signora… è lei che pensa sempre a tutto quanto.” Ammette recuperando il consueto bigliettino che la moglie gli lascia ogni mattina per augurargli un buon giorno.

Ho voglia di tre cose: vederti, abbracciarti e baciarti. Ti amo. S

“Ecco a lei, signore. Le serve altro?” Domanda Rosaline appoggiando la tazza con il caffè e il bicchiere con la spremuta sul tavolo.

“No, ti ringrazio.” Risponde prendendo in mano il Wall Street Journal cercando con lo sguardo qualcos'altro. “Mmm… come sempre…” Borbotta tra sé appoggiando il giornale aperto sul tavolo sulla pagina del mercato azionario per poi chiedere: “Harry, cortesemente, ne hai una a portata di mano?”

“Certamente, signore! Gliele hanno fatte sparire di nuovo?!” Risponde frugando nelle tasche dei pantaloni da lavoro alla ricerca del pacchetto per poi risalire i due gradini per raggiungere l'uomo.

“Sarebbe strano il contrario.” Risponde prendendone una.

“Le serve da accendere?” Domanda Harry osservandolo mentre cerca qualcosa nelle tasche dei pantaloni.

“No, grazie! Questo non me lo posso sequestrare, visto che è sempre con me.” Chiarisce estraendo il suo zippo d’oro personalizzato.

Il giardiniere scende di nuovo sul prato mentre Nathan si accende la sigaretta e torna a concentrarsi sulle notizie.

“Hai visto le azioni della Serve Robotica? +4,92…” Commenta facendo un lungo tiro.

“Sì, è stato un ottimo investimento, aveva ragione.” Risponde Harry chinandosi per raccogliere le ramaglie.

“Ad investire ci si mette un attimo… la difficoltà sta nel capire su chi puntare.” Afferma. “Senti, Harry…” Inizia a dire cambiando argomento. “Come sono andate le cose qui in mia assenza?” Domanda sfogliando le pagine alla ricerca di qualche altra notizia di suo interesse.

“Tutto tranquillo, signore. Sua moglie sa gestire, come sempre, la squadra in maniera eccelsa.” Dichiara.

“Non avevo nessun dubbio. Ma vorrei sapere se ci sono state visite indesiderate o se hai, per caso, captato qualche argomento che valga la pena di essere menzionato.” Chiede sapendo che in sua assenza c’è chi ne approfitta per tampinare la moglie alla ricerca di favori economici e non.

“Solite riunioni con gli avvocati, solite improvvisate a tutte le ore di Adam e Emily insomma le solite giornate frenetiche. Ma…” Racconta l'uomo facendo una piccola pausa sollevandosi da terra.

“Ma?” Ripete curioso alzando lo sguardo su di lui.

“Non ero presente quindi riporto ciò che mi è stato riferito.” Premette. “Il signor Lucas è stato qui un paio di volte per parlare con la signora e, sempre per sentito dire, è apparsa turbata dopo tali incontri.” Rivela.

“PA, IO VADO! CI SI VEDE!” Saluta il ragazzo uscendo in veranda con il casco sottobraccio e il borsone nell'altra interrompendo la loro conversazione.

“Ehi! Ehi! Fermati un secondo.” Lo blocca.

“Daje, pa… devo andare.” Si lamenta voltandosi per guardarlo.

“Daje, lo dico io… È un paio di giorni che non ci vediamo potresti anche salutarmi, ad esempio, con un: “Buongiorno, papà… come stai?” Sai, non sarebbe male ogni tanto avere una conversazione più articolata formata da più di due parole!” Dice invitandolo a essere più espansivo.

“Oddio?! Sul serio?!” Domanda Dylan sbuffando.

L'uomo fa un cenno di consenso con il capo per poi fare un altro lungo tiro.

“Buongiorno, pa… come stai?” Chiede ripetendo le stesse parole per farlo contento.

“Bene, figlio mio. Grazie di avermelo chiesto. Tu? Dove sei diretto?” Domanda soddisfatto.

“Secondo te?” Dice alzando il braccio mostrando il borsone.

“Ehi! Sarebbe una risposta quella?!” Domanda bevendo un sorso di caffè.

“A calcio! Adesso posso andare?! Non voglio farmi venti giri di campo, per colpa tua.” Afferma guardandolo male.

“Un’ultima domanda…” Dice cambiando tono: “... tutto bene qui? Hai qualcosa da condividere con il tuo vecchio?”

“Solita gentaglia alla ricerca di elemosina!” Risponde infastidito.

“Lucas?” Domanda per conferma.

“Non solo… è venuto anche il tuo “amicone” Scott. Non capisco perché permetti a certa gente di girarci attorno. Che se li guadagnino da soli i soldi per vivere!” Commenta il ragazzo con disappunto.

“Sai bene che ci sono dei motivi per i quali siamo costretti a mantenere dei rapporti con certe persone, sempre se si possono definire così.” Dice sospirando.

“Posso andare ora?” Chiede impaziente.

“Vai…” Acconsente vedendolo schizzare via. “EHI!” Grida. “MI RACCOMANDO VAI PIANO ALTRIMENTI TUA MADRE MI UCCIDE SE TI SUCCEDE QUALCOSA CON LA MOTO.” Aggiunge urlandogli dietro l'ultimo pezzo di frase ma il ragazzo è già a metà vialetto.

“Certo… come no… anche ascolta…” Mormora tra sé scuotendo il capo.

“Ciao, papà, io vado da Lucy… ci vediamo più tardi!” Sente dire da un'altra voce che lo fa voltare verso l’enorme vetrata spalancata.

“Ehi, signorina… vieni fuori un minuto.” La blocca l'uomo.

La ragazzina ubbidisce raggiungendolo all'esterno.

“Buongiorno, tesoro.” La saluta dolcemente.

“Bentornato, papà!” Ricambia regalandogli un bellissimo sorriso.

“Amore di papà, ti sei per caso scordata di indossare i pantaloni stamattina?!” Commenta notando gli shorts molto corti della figlia.

“Papà! Non iniziare!” Si lamenta incrociando le braccia al petto.

“Come stai, piccola mia? Hai fatto colazione?” Domanda ammirando la bellezza della sua principessina.

“Bene. Si, ho preso qualcosa dentro.” Risponde appoggiandosi con le mani a una sedia libera. “Tu, invece direi più che bene! Ho visto che sei stato accolto da una folla di gente.” Commenta orgogliosa.

“Sì, sono stato ricevuto con affetto e un grande calore, non me lo aspettavo sinceramente.” Ammette spegnendo la sigaretta nel posacenere.

“Te lo meriti tutto, papà.” Afferma sorridendo.

“Grazie, tesoro. Per che ora torni?” Domanda.

“Per cena, abbiamo un progetto per la scuola da concludere, mamma sa già tutto. Ora però devo proprio andare, mi stanno aspettando.” Spiega controllando il cellulare.

“Non dimentichi qualcosa?” Chiede indicandosi la guancia con l'indice.

Erin sorridendo si avvicina, si china su di lui e gli stampa un bacio sulla guancia per poi salutarlo: “Buona giornata, papà!”

“Anche a te, piccola!” Ricambia osservandola allontanarsi. “AH! COMUNQUE DISCUTERÒ CON MAMMA SULL’INESISTENZA DI QUEI PANTALONCINI… SE COSÌ SI POSSONO DEFINIRE.” Aggiunge ma come con il primo figlio anche lei è già sparita dentro casa.

“Buongiorno!” Saluta un'altra voce proveniente questa volta dal giardino obbligando Nathan a girarsi nuovamente.

“Qui si vede chi lavora e chi non fa nulla, vero Harry?!” Scherza il nuovo arrivato prendendo in giro il figlio notando che sta ancora facendo colazione.

“Buongiorno, signor Fillion!” Lo saluta Harry sorridendo.

“Ciao, papà… vieni, siediti.” Lo invita indicando la sedia libera.

Bob aiutandosi con il bastone sale i due scalini che collegano il viale piastrellato alla veranda per poi accomodarsi accanto al figlio.

“Buongiorno, signore. Ben arrivato. Desidera qualcosa?” Domanda Rosaline educatamente.

“Buongiorno, cara… fammi, per cortesia, un espresso corretto… ho bisogno di tirarmi su.” Risponde sorridendo alla cameriera.

“Glielo porto subito, signore.” Dice congedandosi.

“Papà, non dovresti bere…” Gli ricorda Nathan.

“E tu, figliolo, non dovresti fumare… ad ognuno il suo.” Ribatte indicando il posacenere.

“Sei solo o c'è anche mamma con te?” Chiede assaggiando un pezzetto di torta.

“Magari… mi segue ovunque quella donna. É come avere un’ombra… ma almeno quando veniamo qui ha da fare dietro ai nipoti e non sta addosso a me. A proposito di nipoti…” Inizia a dire guardandosi attorno per accertarsi di essere soli. “...abbiamo incrociato quel disgraziato di tuo figlio, va come un pazzo. Fortunatamente tua madre non si è accorta che era lui. Devi parlarci prima che si ammazzi.” Prosegue preoccupato.

“Chi è che si ammazza?” Domanda la donna unendosi a loro.

“Nessuno. Come stai, mamma?” Chiede cambiando argomento.

“Bene. Bentornato! Dove sono i tuoi figli? Non c'è nessuno in casa.” Rivela sedendosi.

“Ecco il suo caffè.” Annuncia Rosaline appoggiando la tazzina davanti all’anziano.

“Dylan ad allenamento, Erin a casa di un’amica a studiare e gli altri… non ne ho la più pallida idea.” Risponde.

“Dio con questo calcio… fa calcio a tutte le ore del giorno quel ragazzo… So anch'io che è magro impiccato.” Commenta Cookie.

“Se vuole diventare un calciatore professionista deve allenarsi tutti i giorni… te l'hanno spiegato cento volte. Ma, tu, cosa vuoi saperne di sport.” Brontola Bob ripetendo per la centesima volta le stesse cose.

“Rosaline, dove sono Alex e Nicholas?” Domanda l'anziana ignorando i commenti del marito.

“Alex è a casa del suo amico Liam mentre Nicholas è al corso di nuoto, dovrebbe essere qui a breve. Vi fermate a pranzo?” Chiede la colf.

“No, grazie, dobbiamo andare a prendere Justin. Anzi, è meglio se partiamo, che dici?” Domanda al marito controllando l'orologio.

“Tu, vai… io ho da fare qui.” Risponde volendo liberarsi per un po' della consorte.

“Non ti metterai mica a lavorare dietro al giardino?!” Afferma con tono di rimprovero.

“Non ti preoccupare! Vai a fare le tue cose.” Spiega tagliando corto finendo il suo caffè.

“Vai tranquilla, mamma… lo tengo d'occhio io.” Interviene Nathan in supporto del padre.

“PAPINO!” Grida una vocina attirando l'attenzione dei presenti che, voltandosi in quella direzione, vedono il bambino correre verso di loro.

“EHI! Vieni da papà!” Esclama Nathan felice aprendo le braccia per accoglierlo.

Nicholas si fionda su di lui stringendo forte la presa sul suo collo.

“Papá, dónde está mi sorpresa? (Papà, dov’è la mia sorpresa?)” Domanda curioso il piccolo.

“Primero tengo que preguntarle a mamá si estuviste bien. (Devo prima chiedere a mamma se sei stato bravo.)” Spiega accarezzandogli la schiena.

“Siempre soy bueno, papá. Quiero mi sorpresa! (Sono sempre bravo, papà. Voglio la mia sorpresa!)” Afferma sciogliendo il legame portando le mani sui fianchi.

“Oh santa madre, ma ha i capelli bagnati questo bambino… com'è possibile?!” Brontola Cookie toccando i lunghi e biondissimi capelli del nipotino.

“Avrei qualcosa da ridire su questo… tu, sei il furbacchione numero uno di papà. Comportati bene oggi e stasera avrai la tua sorpresa.” Propone ignorando il commento della madre.

“Bienvenido de nuevo, señor Fillion. (Bentornato, signor Fillion.)” Lo saluta Karen avvicinandosi con Grace per mano. “Buongiorno, signori.” Saluta poi rivolgendosi alla coppia di anziani.

“Gracias, Karen. El niño era bueno en la clase de natación? (Grazie, Karen. È stato bravo il ragazzo al corso di nuoto?)” Domanda Nathan alla tata.

“Sí, era muy bueno en el agua y escuchaba al profesor... pero cuando llegó el momento de secarle el pelo no hubo manera. (Si, in acqua è stato molto bravo e ha ascoltato il maestro... ma quando è stata ora di asciugare i capelli non c'è stato verso.)” Racconta salendo i gradini.

“Zio Nathan, posso un biscotto?” Chiede educatamente la bambina.

“Certo, Grace… prendi ciò che vuoi!” Risponde sorridendole.

“Mi spieghi perché Nicholas ha i capelli bagnati? Dovresti sapere, dopo tutti questi anni che presti servizio qui, che è cagionevole di salute!” La rimprovera Cookie.

“Karen, è tutto ok… vai, tranquilla.” Dice Nathan anticipando e congedando la tata per poi rivolgersi alla madre. “Mamma, ti pregherei di non rivolgerti con quel tono né a lei né a chiunque altro lavori per noi.” Chiarisce seccato.

“Che stressante che sei… Ci sono trenta gradi, porca miseria!” Commenta Bob esagerando con la temperatura.

“Forse non vi rendete conto ma ogni venti giorni, questo figlio, è ammalato! Tra otiti, bronchiti, asma e tutte le disgrazie che si prende all’asilo è più a casa che a scuola. Se poi lo trascurate in questo modo non potete stupirvi se sta male in continuazione.” Brontola la donna toccando nuovamente i capelli del nipotino, seduto in braccio al padre, impegnato a mangiucchiare un croissant.

“Nonna… basta!” Si lamenta Nicholas girandosi bruscamente verso l’anziana per allontanare la sua mano.

“Signore!” Chiama Rosaline affiancandolo.

“Si?” Chiede accorgendosi solo in quel momento della macchia di cioccolata. “Nico, pasticcino mio… guarda che capolavoro hai fatto sulla camicia di papà.” 

“Il signor Lucas è qui.” Lo informa la colf per poi aggiungere: “Provvedo subito a prenderle una camicia pulita, signore.”

“Nisam ja, tata... to si bio ti! (Non sono stato io, papino... sei stato tu!)” Ribatte in serbo il piccolo.

“Rosaline, chiedi a Lucas se può entrare un attimo.” Ordina Nathan.

“Subito, signore.” Dice congedandosi.

“Nico, idi na nekoliko vožnji toboganom sa Grace, tata ima nešto veliko da kaže ujka Lucas. (Nico, fai un paio di giri sullo scivolo con Grace, papà deve dire una cosa da grandi a zio Lucas.)” Propone Nathan al figlio.

“OK! Ali onda želim svoje iznenađenje! (Ok! Ma poi voglio la mia sorpresa!)” Chiarisce.

“Gotovo! (Affare fatto!)” Garantisce facendolo scendere dalle sue ginocchia.

“Grace, vieni! Andiamo sullo scivolo!” Esclama Nicholas prendendo la bambina per mano tirandola verso il giardino.

“Nessun commento!” Ordina Nathan ai genitori diventando serio.

“Buongiorno!” Saluta Lucas sopraggiungendo.

“Salve!” Salutano i due anziani.

“Siediti.” Lo invita Nathan.

“Sto bene in piedi, grazie. Com'è andato il viaggio?” Domanda.

“Bene. Tu? Tutto ok?” Chiede incrociando le braccia.

“Si. Scusa ma ora dobbiamo proprio andare.” Dice volendo tagliare corto per poi urlare il nome della figlia per farsi sentire: “GRACE!”

“Se è tutto ok perché ti sei presentato per ben due volte in casa mia, da mia moglie, in mia assenza?” Chiede stringendo le mani sui braccioli della sedia.

Lucas ammutolito non fa una piega.

“Ti avverto, non farmi incazzare perché altrimenti giuro che il rubinetto lo chiudo definitivamente.” Lo minaccia puntandogli il dito contro vedendo con la coda dell'occhio la bambina avvicinarsi. “Lascia fuori dai tuoi cazzo di casini mia moglie!” Conclude con tono severo.

“Andiamo, papà?” Chiede Grace salendo rapidamente i gradini seguita da Nicholas.

“Si, andiamo a casa.” Risponde Lucas per poi rivolgersi ai presenti come se non fosse successo nulla: “Buona giornata, signori.” 

“Anche a voi.” Ricambia Cookie.

“Ciao, Nico!” Saluta Grace.

“Ciao!” Ricambia lui bevendo un sorso di spremuta dal bicchiere del padre.

“Signore, la sua camicia pulita.” Annuncia Ramona incrociando i due ospiti che stanno andando via.

“Lasciala lì.” Risponde Nathan freddamente cercando di calmarsi.

“Certa gente è interessata solo ai soldi, non capisco perché sono ancora vostri amici.” Commenta Cookie.

“Mamma, non mi occorrono le tue perle di saggezza.” La zittisce nervosamente. 

“Ma tu non dovevi andare?!” Le ricorda Bob stufo di sentirla predicare.

“Oddio… è vero!” Esclama Cookie alzandosi. “Nicholas, vuoi venire con nonna a prendere Justin?” Chiede al nipotino.

“SIII!” Risponde felice mollando sul tavolo i due biscotti mezzi mangiucchiati.

“Andiamo!” Dice l'anziana prendendo per mano il piccolo.

“Ciao… ciao.” Salutano i presenti.

“Mi è venuta voglia di fumare un’altra sigaretta.” Ammette il presentatore guardandosi attorno come se sperasse di trovare miracolosamente un pacchetto sul tavolo.

“Ci sono un sacco di squali in questo mare, stai attento, figliolo!” Gli raccomanda Bob alzandosi. “Detto questo ora mi godo un po' di meritata libertà.” Annuncia recuperando il bastone. “Vado a vedere come sono state sistemate le rose.” 

“Solo a vedere. Non voglio sentire, domani, mamma lamentarsi perché sei bloccato a letto con il mal di schiena.” Gli raccomanda.

“Se… se...” Brontola. “Cosa credete che sia un vecchio rincoglionito?!?” Aggiunge incamminandosi con calma verso gli scalini stando attento a non inciampare.

“Oh! Guardate chi arriva!” Esclama Nathan osservando la nipote risalire il vialetto.

“Ciao!” Saluta Sophia allungando il passo per raggiungere il nonno. “Come stai, Bobby?” Lo saluta rivolgendosi all’anziano baciandolo sulla guancia.

“Benone, ora che tua nonna se n'è andata!” Risponde per poi proseguire verso il suo obiettivo, il giardino.

“Buongiorno, zio.” Saluta salendo i gradini.

“Buondì, com’è?” Chiede sorridendo alla ragazza.

“Bene… vi ho riportato la macchina. Zia è in casa?” Domanda appoggiando le chiavi dell'auto sul tavolo.

“Dovrebbe essere in arrivo.” Risponde per poi chiedere sorpreso: “La Ferrari!?! Come mai?” 

“Avevo un party. Posso?” Risponde indicando la spremuta d'arancia.

“Prendi la mia Ferrari senza che io lo sappia ma mi domandi se puoi bere la mia spremuta?!” Commenta. “Avete una strana concezione voi giovani di come funzionano le cose.” Aggiunge osservandola mentre si serve da mangiare.

“Dai, zio, non farla lunga per un auto.” Dice addentando il muffin.

“Non è una semplice automobile… è una Ferrari. La mia Ferrari, tra l'altro!” Precisa. “Hai dormito o vieni direttamente dalla festa?” Chiede per conferma osservando l'abbigliamento succinto della nipote.

“Che domande ovvie fai?!?” Dice nascosta dietro i suoi occhialoni neri. “Comunque potresti assumere qualcuno che ti imbocchi… sei peggio di Nico.” Lo sfotte la ragazza notando la camicia sporca che indossa.

“Ci farò un pensierino.” Risponde ironicamente. “Dammi una sigaretta!” Le ordina recuperando il cellulare per mandare un messaggio al fratello per avvisare che la figlia maggiore è lì a casa sua.

“Non fumo!” Mente bevendo un sorso.

Jeff: Grazie, non so più che fare con lei… è solo festa, festa e festa. Mandala a casa, per favore.

“Certo… come no!” Borbotta leggendo la risposta del fratello.

“Cosa mi dai in cambio?” Domanda volendo approfittare come sempre della situazione.

“Sul serio?! Ti devo ricordare che hai usato la mia Ferrari senza il mio consenso?! Potrei denunciarti per furto, ne sei consapevole?!” Ribatte mordendosi nervosamente l’indice.

“Sei insopportabile!” Esclama recuperando dalla borsetta il pacchetto per poi lanciarglielo addosso.

“Ti voglio bene, nipote!” Dice afferrandolo al volo. “Mmm… Parisienne…” Commenta osservando la marca delle sigarette.

“Che c’è? Hai da ridere anche su quello?” Domanda infastidita.

“Robe da donne…” Risponde annusando il profumo di tabacco.

“Se non ti vanno bene lasciale lì!” Afferma.

“Non dovresti nemmeno fumare… ma apprezzo il fatto che tu vada sul leggero.” Commenta Nathan.

“Se è per questo non dovresti farlo nemmeno tu!” Ribatte.

“Mi serve per non uscire di testa!” Chiarisce recuperando l’accendino dalla tasca dei pantaloni. 

“Non mi interessa.” Lo zittisce. “Vado a cercare una pochette per stasera. Torno subito!” Annuncia la ragazza alzandosi.

“Ma prego, fai come se fossi a casa tua… il negozio è al piano di sopra.” Scherza riferendosi alla cabina armadio della moglie saccheggiata a turno dalle nipoti.

“Signore, posso prendere le chiavi dell'auto?” Chiede Alfred.

“Mi raccomando controlla che non abbia nemmeno un puntino e fai una pulizia profonda, non osa immaginare cosa abbia fatto mia nipote nella mia supercar e soprattutto con chi.” Risponde consegnandogli le chiavi.

“Certamente, signore.” Afferma l'autista voltandosi. “Bentornata, signora!” Saluta per primo imbattendosi nella nuova arrivata per poi proseguire per la sua strada.

“Grazie, Alfred!” Ricambia andando dritta verso il suo obiettivo.

“Ehi!” Esclama Nathan voltandosi di scatto verso l’amata.

Senza dire una parola la donna lo raggiunge, si china su di lui e lo bacia con passione. 

Senza mai staccarsi l’uno dall’altro la fa sedere sulle sue ginocchia approfondendo il bacio scivolando con una mano tra i suoi lunghi capelli castani tirandola a sé mentre con l’altra nasconde sigarette e accendino.

“Dio… quanto mi sei mancata.” Sussurra riprendendo fiato per poi baciarla nuovamente accarezzandole la coscia lasciata scoperta dal vestito corto che indossa.

“Tre giorni… un'eternità.” Mormora parlando per la prima volta.

“Smetto di ammirarti per pochi giorni e tu diventi ancora più bella… non capisco come sia possibile.” Si complimenta dolcemente perdendosi nei suoi occhi scuri e profondi.

“Stavi per fumare?” Chiede staccandosi.

“Io?!? Assolutamente no!” Nega con sguardo innocente.

“Queste cosa sono?!” Domanda mostrando il pacchetto.

“Mai viste!” Mente. “Ma dimmi un po'...” Mormora inizia a dire spostandole indietro i capelli. “Com’è andata qui? Sono stati bravi i ragazzi?” Domanda baciandole il collo.

“Nella norma…” Risponde inclinando la nuca per concedergli un migliore accesso lanciando le sigarette sul tavolo.

“Sicura?! Nessuno ha approfittato della mia assenza per darti il tormento?” Chiede scendendo con lo sguardo sul generoso scollo baciandole la pelle nude subito sopra i seni. 

“Veramente vuoi parlare di questo adesso?” Domanda passandogli una mano tra i capelli tirandolo a sé.

“Hai qualcosa di meglio da propormi?” Chiede fingendo di non cogliere il messaggio.

“Signor Fillion, ha tempo per un aperitivo con la sua signora?” Domanda maliziosamente mordendosi il labbro slacciando un paio di bottoni della camicia del marito.

“Ho sempre tempo per lei, signora Fillion!” Afferma risalendo con la mano sull'interno coscia sotto l’abito baciandola nuovamente mentre lei intrufola la mano sotto il tessuto accarezzandogli i pettorali. 

“Fate con calma, non ho fretta.” Dice Sophia interrompendoli. 

La coppia si stacca voltandosi verso la ragazza che con nonchalance si risiede al suo posto abituata alle effusioni senza freni degli zii.

“Ah, quasi dimenticavo… c'è nostra nipote.” Commenta Nathan sorridendo.

“Grazie, amore, ora la vedo pure io.” Dice Stana alzandosi sistemandosi il vestito per poi rivolgersi alla ragazza: “Ciao, Sophy… Tutto bene?” Chiede prendendo posto accanto a lei.

“Tutto ok. Ti ho riportato la macchina… senza nemmeno un graffio.” Aggiunge guardando verso lo zio.

“Questo lo vedremo… ho già chiesto di verificare.” Chiarisce.

“Quando ti serve puoi passare a prenderla.” Afferma Stana versandosi un bicchiere d’acqua.

“Ah, si?!” Commenta Nathan perplesso guardando la moglie prendere un paio di acini d'uva.

“Zia, ti devo chiedere un piacere… e tu, non fiatare.” Inizia a dire rivolgendo l'ultima parte della frase all’uomo.

“Se la premessa è questa… so già che non mi piacerà.” Ammette passandosi una mano sul viso preoccupato.

“Se posso volentieri. Di cosa si tratta?” Chiede bevendo un sorso.

“Voglio diventare modella.” Rivela senza tanti giri di parole.

A Stana quasi va di traverso l'acqua mentre il marito esclama: “Bella questa!?! É un pesce d'aprile in ritardo?!”

“Zia, le tue società hanno sempre bisogno di modelle… ti prego aiutami a realizzare il mio sogno.” Dice ignorando le parole dell’uomo.

“Sophia…” Inizia a dire Stana ma viene immediatamente interrotta.

“No! Assolutamente no!” Esclama categoricamente. “Zia non ti aiuterà a fare nulla di tutto ciò. Tu, devi andare all'università.” Prosegue in maniera decisa.

“Ma?!” Prova a protestare la giovane.

“Niente ma! Fine della discussione.” La zittisce Nathan alzandosi in piedi.

“Sei uguale a lui!” Esclama arrabbiata alzandosi a sua volta.

“Vai a casa… é da ieri sera che tuo padre non ha tue notizie.” Le ordina invitandola ad andare.

“Sappiate che lo farò con o senza il vostro aiuto.” Afferma recuperando le sue cose per poi andarsene.

“Ah! inizia a comprare vestiti un po’ più lunghi… ti si vede il colore delle mutandine.” Le urla dietro.

“Sei fortunato… significa che le ho.” Ribatte sollevando l'abito mostrando le chiappe nude ai due per poi riprendere a percorrere il vialetto.

“Nathan, no!” Lo blocca Stana vedendolo pronto a replicare.

“Ma!? Hai visto cos'ha fatto?!” Esclama scioccato indicando verso la ragazza.

“L'hai provocata e ha reagito. Comunque avresti potuto lasciare parlare me anziché sbraitare come al tuo solito.” Commenta allungandosi, afferrandolo per la tasca dei pantaloni tirandolo a sé.

“Così avresti potuto darle ciò che vuole, come sempre?!” Afferma guardando in basso verso di lei.

“Non sempre, dai… ogni tanto dico di no.” Chiarisce con sguardo furbo slacciando un altro bottone chiedendo: “Tu, invece, cosa desideri?”

Nathan le afferra le mani e la aiuta ad alzarsi dicendo: “Ora te lo mostro, vieni.”

“Ho saputo che siamo soli…” Mormora passandogli le braccia intorno al collo. 

“Quasi…” La corregge cingendole i fianchi.

“Quasi?” Ripete confusa facendo scontrare i loro bacini.

“C'è tuo suocero che si aggira per il parco ma per un po' sarà impegnato.” Risponde avventandosi avidamente sul suo collo stringendo la presa sui suoi glutei.

“Mmm… allora abbiamo tempo…” Mormora percependo il suo desiderio.

“Potrei prenderti ora… qui… in questo momento… su questo tavolo.” Afferma sentendo i boxer farsi stretti mentre lei finisce di sbottonargli la camicia aprendola completamente.

“Assolutamente da provare.” Sussurra provocandolo.

“Dovevamo immaginarci che stavate limonando come due adolescenti!” Commenta Adam raggiungendo la coppia assieme a Emily.

“A meno che non sia morto qualcuno non abbiamo tempo.” Chiarisce Nathan.

“È qualcosa che può aspettare?” Domanda Stana guardando verso i collaboratori sentendo le mani del marito che le stringono i glutei e le labbra che le divorano il collo.

“Se il vostro “salutarvi” non dura più di…” Dice Adam controllando l'orologio per poi proseguire: “...venti minuti, possiamo aspettare.”

“Scherzi?!” Esclama Nathan staccandosi leggermente spostando lo sguardo sul manager. “Venti minuti è solo il riscaldamento… le mie performance non durano mai meno di un'ora.” Afferma.

“Allora abbiamo un problema, stallone. Se tua moglie non fa qualcosa entro mezz'ora rischiamo di perdere due milioni di dollari.” Chiarisce Emily.

“Ci faremo bastare venti minuti.” Interviene Stana.

“COSA?!?!” Esclama Nathan scioccato.

“Sono appena diventati diciannove!” Comunica Adam.

“Diciannove minuti e sono da voi.” Dichiara prendendo per mano il marito. “Dai, muoviti!” Ordina tirandolo verso casa.

“Non ci posso credere?! Da quando ho perso il diritto di fare sesso con mia moglie in santa pace!! Ora devo farlo a tempo!” Brontola seguendola all'interno.

“Speriamo che la sveltina mattutina le apra la mente per poter risolvere questo pasticcio prima che si trasformi in una catastrofe!” Commenta Emily guardando qualcosa sul suo tablet.

“Riuscirà, come sempre, a tirare fuori il coniglio dal cilindro. D'altronde c'è un motivo se i più prestigiosi marchi le fanno la corte per averla nel CdA.” Afferma Adam sicuro della bravura della donna nel risolvere in maniera eccelsa qualsiasi tipo di crisi.

“Su questo hai ragione… è stata una vera rivelazione quando ha deciso di abbandonare la carriera di attrice per dedicarsi al management.” Commenta Emily.

  
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