Epilogo
Roma, maggio 2023
«…e, in considerazione di tutto questo, io dico: basta! Basta al fascismo nelle forze dell’ordine! Quella gente lì deve essere al servizio del cittadino, non a favore di vecchie ideologie che…»
L’intervista – nel salotto televisivo del sabato sera di un’emittente locale – al dottor Carlo Castelli, archeologo, venne bruscamente interrotta. Una furia scatenata dai capelli rossi fece irruzione negli studi e, afferrato l’uomo per la collottola, lo sollevò di peso dalla sua poltroncina e lo lanciò come un fuscello in direzione della conduttrice, che corse a nascondersi dietro il cameraman.
La trasmissione venne interrotta in fretta. Ma non abbastanza perché qualcuno la salvasse e la pubblicasse su YouTube, dove aveva già totalizzato migliaia di visualizzazioni. Il video, condiviso sui social, stava già diventando virale. In molti stavano chiedendo a gran voce la testa della colpevole, oltre che dei suoi diretti superiori.
Una di quelle visualizzazioni fu quella del colonnello Iannaccone. Con un sospiro profondo, l’ufficiale si abbandonò contro lo schienale della sua poltrona girevole.
Lo aveva fatto di nuovo.
La punizione ricevuta non aveva smorzato le velleità belliche del sottotenente Bresciani. Evidentemente, era necessaria un’altra dose di disciplina.
Iannaccone frugò nei fascicoli che aveva davanti a sé.
Ne estrasse uno che sembrava promettere molto bene.
«Si richiede assistenza per la missione archeologica italiana di studi maya in Messico», lesse. «Gli scavi archeologici si sono avvicinati troppo a un covo di presunti narcotrafficanti. La polizia messicana nega il proprio aiuto. Inviare agenti capaci.»
Iannaccone abbassò il rapporto.
Agenti capaci.
Ne aveva giusto a disposizione due che non vedeva l’ora di spedire il più lontano possibile da sé.
Sollevò il ricevitore.
«Tenente Manfredi, nel mio ufficio! Prima di subito!» abbaiò.


