Titolo: Una notte da ricordare
Prompt: A e B partecipano a un cenone della Vigilia di Natale molto vivace. → dall’evento fisso “1 settimana, 5 prompt” di Torre di Carta, per il quale questa storia è stata scritta.
Avvertimenti: ho alzato il rating da verde a giallo per la presenza di un linguaggio colorito da parte della protagonista. Per il resto è una storia caotica, ma tranquilla.
Nota: Questa storia partecipa all’iniziativa “Save the fanfic, save the Xmas” di Torre di Carta & Ferisce la penna.
Che cazzo ci faccio qui?
Ludovica batté nervosamente il tacco della scarpa sinistra contro il pavimento di legno, rischiando di incastrarlo. Avrebbe voluto sprofondare: non avrebbe mai pensato di partecipare a un cenone della Vigilia di Natale… organizzato in una mensa per i poveri.
Tutto era iniziato quando Lidia – santa e benedetta Lidia! – aveva suggerito di fare qualcosa per la notte di Natale con il gruppo in cui si era ritrovata di recente. Quell’anno Ludovica aveva già la mente proiettata al Capodanno che avrebbe trascorso in piazza con Eva, a ritmo di musica rap e dance, ma non avrebbe potuto dire di no all’invito di nientepopodimeno che Lidia Ortelli, l’imprenditrice filantropa a capo dell’azienda di giocattoli Semi di Gioia, molto popolari tra i bambini in quel momento.
A lei dell’illustrissima signora Lidia avrebbe potuto fregare meno di zero, ma i suoi stessi genitori l’avevano trascinata a conoscerla e a trascorrere del tempo con lei. I Cefa, attivi nell’industria cinematografica, volevano che Ludovica avesse a che fare con la Ortelli solo per una questione di affari: preoccupati per il suo futuro dopo il diploma, pensavano che sarebbe stata un’ottima occasione per garantirle un buon posto di lavoro con le giuste referenze. «La Ortelli conosce tutti nel settore dell’intrattenimento» le aveva ripetuto sua madre almeno venti volte. «Mi raccomando, non rifiutare mai i suoi inviti e comportati bene con lei: mostrati matura e vedrai che, quando meno te l’aspetti, ti ritroverai seduta dietro a una scrivania a dettare legge!»
Matura. Certo, come no. Così, Ludovica si era ritrovata suo malgrado in quel gruppo di volontariato che la signora Ortelli della Semi di Gioia – «Lidia e basta» per Ludovica – aveva messo su nelle ultime settimane, insieme ad altre undici persone con le quali aveva imparato a fare gruppo, controvoglia… esclusa la sua amica Eva: lei sarebbe stata sempre in cima alla lista dei buoni, e forse l’unica presente in quell’elenco.
Ludovica aveva accettato solo per tenersi buoni i genitori, perché aveva fin troppo mal di testa per le loro continue lamentele sul suo futuro. In realtà, non sapeva ancora cosa fare nella vita e, per il momento, stava bene così, con i soldi che provvedevano a ogni suo bisogno.
Loro erano convinti che un po’ di esperienza nel sociale le avrebbe fatto bene per il curriculum. Invece, Ludovica era convinta che fosse tutta una gran rottura di palle: per lei sarebbe stato meglio fare esperienza nel dietro le quinte di un concerto, scattare foto, intervistare i cantanti e divertirsi con loro… invece no. Doveva fare qualcosa senza nemmeno essere pagata. Di bene in meglio, però almeno non sarà per sempre! pensava ogni giorno della sua vita.
Oltre ai suoi genitori, di recente c’era un’altra persona che le stava sul cazzo. La sera della Vigilia era proprio lì, al suo fianco, a rivolgerle un sorriso mansueto, mentre lei era ferma in cucina con le braccia conserte. «Ti ripeto che non è un ristorante self service. Anche questo è un atto di carità: servire gli altri riempirà il tuo cuore pieno di gioia.»
Giusto. Fratè non poteva certo mancare a questo evento di ‘sta ceppa. Però, Lidia avrebbe potuto risparmiarsi di metterci insieme, lo sanno anche i sassi che mi sta antipatico!
Poco prima, quando l’aveva vista con stivali con tacco dodici, orecchini a cerchio, una pelliccia voluminosa che le copriva il busto lasciando però scoperto il vestito rigorosamente corto fino alle ginocchia, e l’immancabile sigaretta tra le dita, Fratè – il soprannome che aveva dato a Gabriele, un giovane frate francescano – l’aveva guardata con quello che lei, come suo solito, aveva interpretato come un giudizio puro. «Sai che non andiamo in discoteca, vero?» le aveva detto, con pazienza. «È una cena alla Caritas. Ci saranno famiglie, bambini, anziani…»
«Quindi? Non mi sembra di offendere nessuno se mi vesto come mi pare.»
«Non si tratta di offendere. È questione di vestirsi in modo appropriato.»
In modo appropriato, giusto. Un’altra espressione che i suoi genitori le avevano ripetuto di continuo, fino a farle venire l’orticaria.
Ma quando Ludovica si era trovata davanti alla porta della Caritas della città, con Fratè che le teneva aperta la porta con un sorriso che sembrava dirle «Dai, entra, qui nessuno ti mangerà», era a un passo dallo svenimento, realizzando le possibili conseguenze di ciò che stava per fare.
Lei. Ludovica. Figlia dei Cefa. Alla Caritas. Alla mensa dei poveri.
Lei.
Ludovica Cefa.
Tra i poveri.
Lei.
Se qualcuno che conosceva l’avesse vista e le avesse scattato una foto di nascosto per poi pubblicarla sui social, Ludovica si sarebbe seppellita viva dalla vergogna. Tutti l’avrebbero insultata, qualcuno dicendole che era una poveraccia, qualcun altro che era impazzita.
No, non avrebbe potuto sopportarlo.
No.
Mentre la sua mente iniziava a scorrere tutti i santi del calendario, Fratè continuava a osservarla. Ludovica avrebbe potuto girarsi e andarsene con una scusa, e stava per farlo… se non fosse stato proprio per quello sguardo, quel maledetto sguardo sereno e paziente, che sembrava sfidarla, sussurrandole un «Ehi, hai paura? Dì la verità: non vuoi accettare questa sfida perché sei una codarda, e–» Al diavolo lui e tutto il Paradiso! Non sono una cagasotto!
Così gli aveva scaraventato addosso la pelliccia ed era entrata alla Caritas con passo deciso, sotto le proteste di Fratè, che aveva iniziato a pregarla di coprirsi, più per il decoro che per il freddo. Proteste che erano proseguite anche in cucina, prima che lei si fosse finalmente decisa a indossare un grembiule per evitare di sporcare il vestito.
«So cosa stai pensando,» continuò lui con la stessa serenità, «ma devi solo portare i piatti a tavola, non devi fare conversazione. Per questo posso occuparmene io.»
Ludovica roteò gli occhi, senza dire una parola. Qualunque cosa avrebbe detto, Fratè sarebbe rimasto fermo sulle sue posizioni.
Poi, come un lampo nel cielo notturno, ebbe un’idea. «Sai che c’è? Mi hai convinta!» disse con fare allegro, mentre prendeva in mano la prima pentola di pasta da distribuire nei piatti della mensa e la sistemava sul carrello. «Vado a portare un po’ di gioia a questi poveretti!»
Ma lei non si riferiva al cibo, anche se Fratè non avrebbe mai potuto saperlo.
Ludovica iniziò a fare il giro della sala dove erano seduti i poveri. C’erano persone di diversa provenienza ed età: giovani donne con bambini piccoli, anziani e anche qualche adulto. Ma a lei non interessava granché fare un censimento delle persone presenti in quella stanza.
Il suo obiettivo era il palco in fondo dove Matteo, che provava una grande ammirazione per Lidia che non riusciva a nascondere nemmeno se lo pagavano, stava sistemando le casse insieme ad altri due del gruppo di volontariato, facendo qualche prova dell’impianto audio. Man mano che serviva le persone, Ludovica si avvicinò al palco, approfittando del momento in cui il cibo nella pentola era finito per rivolgergli la parola.
«Ehi, ragazzi, come va?»
«Bene, bene» rispose Matteo distrattamente, armeggiando con i cavi. «Abbiamo quasi finito, poi parte il discorso di Lidia e–»
«Posso darvi una mano?»
«Puoi dare un’occhiata per qualche secondo? Andiamo a prendere le altre cose e torniamo subito, promesso!»
Quando i tre si allontanarono, Ludovica aspettò che le voltassero completamente le spalle. Poi, con un movimento veloce, prese una chiavetta USB dall’interno della scollatura del vestito e la sostituì a quella già collegata all’impianto. Infilò quella originale nel reggiseno, si sistemò il vestito e attese l’arrivo degli altri ragazzi; dopo che l’ebbero ringraziata, tornò in cucina trascinando il carrello con allegria.
Nel vederla arrivare soddisfatta, Fratè si mostrò sorpreso. «Vedo che ti è successo qualcosa di bello, ti va di raccontarmelo?»
Ludovica scosse la testa con un sorriso. «Posso tenermi le cose per me, per una volta? Non sei mio fratello, quindi non sono tenuta a raccontarti ogni dettaglio della mia vita, grazie!»
Dopo il giro dei secondi, Ludovica non tornò più in cucina. A breve sarebbe arrivata la torta, commissionata da Lidia a un famoso pasticcere della città.
Ma, prima di questo grande evento, atteso con trepidazione da tutti, ci sarebbe stato ciò per cui il magico trio delle meraviglie del reparto audio e luci aveva lavorato per gran parte della serata: il discorso di Lidia Ortelli, che avrebbe donato alcuni degli ultimi giocattoli della Semi di Gioia all’orfanotrofio della città, in rappresentanza del quale erano presenti i bambini accompagnati dal direttore.
Ancora una volta, Ludovica si avvicinò al palco e rimase in un angolo, nonostante Eva, che si trovava dietro le quinte, continuasse a farle cenno di raggiungere il resto del gruppo, seduto in prima fila.
In tutta risposta, la ragazza prese il suo cellulare e le inviò un messaggio.
«Non scocciarmi! Non mi va di sedermi in mezzo ai poveri, è già tanto se stasera mi sono prestata a questa pagliacciata!»
Dopo qualche secondo, vide Eva leggere il messaggio e inviarle un audio, che poi ascoltò.
«Pensa che è quasi finita, dopo ti accompagno a bere come promesso. ;) Intanto, come è andata con Frate Gabriele? Ti ha vista convinta e mi ha detto che è molto felice per te!»
Ludovica spalancò gli occhi, ma non per lo stupore. Era sul punto di bloccare la chat con Eva, ma cambiò idea quando vide Lidia salire sul palco, accolta da tanti applausi e un urlo che, ne era sicura, proveniva da Matteo.
«Un hip, hip, urrà per la signora Ortelli!»
Ma vaffanculo, leccaculo! Non vedo l’ora che questa serata finisca… ora ti faccio vedere a chi dovresti davvero rivolgere questi applausi!
Poi, il silenzio calò nella sala. Lidia aveva iniziato un discorso di cui Ludovica aveva capito solo il solito bla bla bla sulla generosità, sulla solidarietà e sull’importanza di aiutare gli altri. Ci furono altri applausi quando fu annunciato il dono, con tanto di stretta di mano del direttore dell’orfanotrofio e infine, quando il direttore disse: «Ma prima di lasciarci…» lei decise di interrompere quella commedia.
Sul cellulare, che aveva ancora in mano, aprì un’applicazione e premette il tasto «Play».
Panico generale.
Sorpresa, confusione, meraviglia e molte altre emozioni si susseguirono sui volti degli ospiti quando udirono a tutto volume Désolée di Anna, sparata dalle casse. La voce travolgente e inaspettata della rapper riempì la sala.
Con un gesto plateale Ludovica si tolse il grembiule e si diresse a passi spediti verso il palco, dove una Lidia attonita stava ancora cercando di capire, insieme a Matteo e agli altri, cosa fosse quel fuori programma. Intanto, gli ospiti si guardavano attorno confusi: c’era chi rideva con nervosismo e chi sembrava scandalizzato.
Non appena la vide, Lidia fece per dire qualcosa, ma Ludovica le rubò il microfono di mano con un movimento veloce. Poi, dopo aver fermato la musica sempre da remoto, si rivolse al pubblico.
«Scusate, so che finora vi siete tutti rotti–» ma la ragazza riuscì a interrompersi prima di… insomma, essere se stessa, senza filtri. «Volevo dire, sappiamo che finora la serata è stata una noia stratosferica. Vi siete riempiti lo stomaco e i bambini avranno qualche regalo in più, ma per il resto non vi siete granché divertiti, vero?»
Qualcuno di più coraggioso ammise che fosse vero, facendo un timido cenno di assenso con la testa. Gli altri del gruppo la stavano guardando con stupore, Lidia sembrava paralizzata ed Eva aveva le mani sul viso con un’espressione che gridava «Cosa stai facendo?!»
Poi, con la coda dell’occhio, Ludovica notò Fratè che era comparso sulla soglia della cucina, con uno sguardo che oscillava tra l’orrore e l’incredulità.
Perfetto. Ora il pubblico è al completo.
«Oggi è la Vigilia di Natale, no? Quindi niente musi lunghi, ora divertiamoci in attesa della mezzanotte!»
Ludovica premette di nuovo il tasto «Play» e iniziò a cantare sulle note di Désolée, poi scese dal palco per coinvolgere gli ospiti nel ritornello.
«Vuoi fare il loco, ma io sono più loca di te
Non farmi andare in quella modalità»
All’inizio, l’atmosfera era ancora piuttosto tesa. Gli ospiti continuavano a guardarla con un misto di imbarazzo e curiosità, e quando lei si voltò verso il palco, notò uno scambio di sguardi tra i membri della direzione della Caritas e Lidia, come a chiedere il permesso di reagire. Lidia non disse nulla e, per un attimo, Ludovica sentì il cuore batterle in gola. Sì, ho proprio fatto una cazzata. A breve Lidia mi ammazza, i miei genitori mi diseredano e divento povera come questi qui.
Ma poi, come il primo raggio di sole che esce dalle nuvole dopo una tempesta, Ludovica vide in prima fila un bambino che iniziò a muovere la testa a ritmo. Poi, un ragazzo sui vent’anni che sorrise. Poi ancora, una donna che batté le mani.
Ludovica si ricordò di una cosa: a lei non era mai importato nulla del giudizio degli altri. O almeno, non avrebbe dovuto importarle. Mai.
Si immaginò essere sul palco del Cornetto Battiti Live, ogni tanto puntando il microfono verso il pubblico e ricevendo risposte sempre più forti da parte di chi conosceva quella canzone. Iniziò a cantare a voce sempre più alta, muovendosi tra i tavoli e trascinando nel ritmo chi incontrava, e non si accorse della risposta sempre più crescente da parte degli ospiti finché la sua voce non fu sovrastata nell'ultima parte della canzone.
«Io non chiedo scusa, non sono désolée
Dice che dovrei fare meno la star, yeah!»
A quel «yeah!» partirono altri applausi, e lei sorrise di gusto. «Grazie, grazie a tutti!» urlò, rivolgendo lo sguardo al resto del gruppo. Notò come Matteo si era alzato in piedi e voleva coinvolgere ancora gli ospiti in un altro hip, hip, urrà, questa volta dedicato a lei e non più a Lidia. Poi incrociò lo sguardo di Eva, che guardava con un misto di incredulità e orgoglio. Accanto a lei, Lidia aveva un’espressione indecifrabile… no, aspetta. Quello… quello non è un sorriso? Non un sorriso enorme, ma c’era: un sorriso piccolo, come se stesse pensando «Okay, non era previsto, ma sta funzionando. Puoi continuare.»
Ma la soddisfazione più grande arrivò quando i suoi occhi incontrarono quelli di Fratè. Era ancora sulla soglia della cucina, con le braccia conserte e la testa leggermente inclinata di lato. E quel sorriso… quel solito, maledetto sorriso che fino a pochi minuti prima le sembrava una sfida, ora sembrava dire qualcos’altro. Rassegnazione, o forse approvazione? Non poteva ancora saperlo, ma quel cambio di espressione la fece sorridere di gusto.
«Bene!» esclamò entusiasta, premendo un altro tasto del suo cellulare. «Ora, che entri la torta! Facciamo tutti un grande applauso!»
La torta fece il suo ingresso sulle note di Last Christmas, mentre Ludovica continuava il suo show come se stesse animando una festa di diciotto anni e non una cena per i poveri.
«Per chi non conoscesse questa storia, vi racconto che duemila anni fa è nata una persona grazie alla quale siamo qui riuniti oggi. So che per alcuni di voi questa persona esiste ancora ed è immortale... e sarò sincera con voi: per quanto un certo fratescemo voglia convincermi del contrario, penso che alla fine non importa se ci crediate o no. Siamo qui per festeggiare, quindi festeggeremo! Ora, Fratè, a te l’onore: porta qui lo spumante, così da essere in tempo per lo stappo a mezzanotte per il compleanno di Gesù Cristo!»
Solo allora Ludovica si voltò verso l’ingresso della cucina, dove frate Gabriele scosse la testa con un sorriso rassegnato e sparì per recuperare le bottiglie.
Uno a zero per me, caro frate dei miei stivali! Tiè!
Trascorse la mezzanotte, tra il brindisi a Gesù Bambino con tanto di stappo dello spumante – «analcolico», aveva precisato Fratè ma Ludovica aveva comunque fischiato come se fosse champagne vero – e altra animazione sempre guidata da lei. Poi, poco alla volta, gli ospiti iniziarono ad andarsene: i primi furono i bambini, stanchi ma soddisfatti, che ringraziarono Lidia in coro per i giocattoli e Ludovica per averli fatti divertire.
Gli occhi di Ludovica brillarono di gioia, mentre Eva le si affiancò e la strinse in un abbraccio. «Potrei avere un futuro nella scuola dell’infanzia» le sussurrò. «Forse Fratè pensa che io sia una figlia del demonio… ma il demonio potrebbe mai permettere che dei bambini si divertano così tanto in mia compagnia?»
Eva rise e la prese in giro con tono da maestrina. «Allora inizia a moderare il linguaggio, signorina Cefa.»
«Quello mai. Anche perché tu mi sopporti così come sono, mentre altri…»
«A proposito di “altri”...» Eva indicò il palco con un cenno del capo. «Lidia vuole parlarti.»
Il cuore di Ludovica fece un balzo che avrebbe potuto battere qualsiasi record di salto in alto, mentre Lidia si avvicinava a loro. Ecco. Ora arriva la ramanzina. Ora mi dirà che ho rovinato tutto, che sono un disastro, che dirà ai miei genitori che sono una–
«Ludovica.» La voce di Lidia era calma. Troppo calma.
«Ascolta,» cercò di giustificarsi lei, «è vero, non era nel programma, ma a un certo punto ho pensato che–»
«Lo so che non era nel programma.» Lidia incrociò le braccia, poi sospirò. «Quando ti ho vista prendere il microfono, ho pensato che avrei dovuto prevederlo. Sarebbe stato strano se una certa Ludovica Cefa non avesse combinato un’altra delle sue anche la Vigilia di Natale. E ho subito pensato “Ecco, sono rovinata”.»
Ludovica abbassò lo sguardo per la vergogna, ma non era colpa sua se si stava annoiando e con Fratè non c’era alcun divertimento in cucina.
«Ma poi ho guardato la sala,» proseguì Lidia con un piccolo sorriso, «e ho visto persone che da due ore stavano sedute educatamente, mangiando in silenzio e aspettando che finisse tutto per tornare a casa. E tu, in pochi minuti, hai fatto sorridere, cantare e sentire vivo ciascuno di loro.»
Ludovica alzò gli occhi, incredula per ciò che le sue orecchie stavano sentendo.
«Non fraintendermi» continuò Lidia. «Forse… forse avevi ragione. Va bene il discorso sulla beneficienza, va bene il dono dei giocattoli, ma stasera mancava la cosa più importante: il divertimento che tu sei riuscita a portare con il tuo fuori programma.» Fece un passo avanti. «Quindi grazie. Però, ti prego, la prossima volta avvisami prima.»
«Ci… ci sarà una prossima volta?»
«Se prometti di non rubarmi più il microfono, sì. Ti lascerò occuparti della parte relativa all’intrattenimento. Insieme, però: sceglieremo la playlist insieme. Anna va bene, ma teniamola più per il veglione di Capodanno che per una cena alla Caritas, va bene?»
Ludovica non seppe cosa rispondere. Per una volta nella sua vita, era senza parole.
Quando Lidia la lasciò lì a fissare il vuoto, Eva si avvicinò di nuovo a lei. «Allora, tutto bene?»
«Sì, tutto… tutto bene.» Ludovica scosse la testa, ancora incredula. «Pare che sono salva, niente ramanzina per me…»
«Sei davvero sicura che non ti arriverà davvero una ramanzina? Anche frate Gabriele vuole parlarti.»
«Lui?» Ludovica si voltò e lo vide avvicinarsi. Eva le strinse la mano e si allontanò con un sorriso complice.
I due si trovarono faccia a faccia. Non dissero una parola, finché non fu lui a parlare. «Devo ammettere che mi hai fatto prendere un colpo quando è partita la prima canzone a tutto volume.»
«Lo immaginavo.»
«Ma alla fine… mi sono ricreduto. Ero già contento quando ti sei convinta a portare il cibo agli ospiti, ma ora che ho visto quanto si sono divertiti grazie a te… devo proprio dirtelo: sono fiero di te, Ludovica.»
Lei lo fissò, cercando una traccia di ironia nel suo sguardo. Ma non ce n’era, per nulla: sembrava serio. «Mi stai prendendo per il culo?»
«Non cambierai mai con questo linguaggio colorito, eh?»
«Con persone come te in circolazione, credo proprio di no.»
Ludovica fece una smorfia, ma nel profondo del suo cuore qualcosa si era mosso. In fondo era stato lui, con quell’aria da sfida paziente, a darle un pretesto per la via d’uscita che si era inventata, e grazie a quell’animazione fuori programma tutti si erano divertiti. Tutti, forse anche quel frate che di solito lei trovava così insopportabile.
«Sai, volevo dirti che mi è piaciuto lo stappo dello spumante per Gesù» aggiunse lui, con quel solito sorriso che ora non le sembrava più così detestabile. «Analcolico, per carità, ma l’idea è buona.»
Ludovica sbuffò, ma le sfuggì un sorriso sornione. «Sei davvero scemo, Fratè.» Non voleva abbassare la corazza da dura per mostrare i suoi veri sentimenti. Avrebbe trovato il modo di ringraziarlo, ma non ora. Non ancora.
Ma mentre usciva dalla Caritas insieme a Eva, con la pelliccia sulle spalle e i tacchi che battevano sul marciapiede, si voltò un’ultima volta verso l’edificio. Attraverso la finestra vide Fratè che salutava gli ultimi ospiti, sempre con il suo solito sorriso paziente.
Forse, pensò Ludovica, forse vale per tutti: l’importante è divertirsi nella vita. Anche alla Caritas. Anche con un frate rompicoglioni. E forse… forse questa sera ho fatto sentire qualcuno meno solo, e gli ho fatto tornare il sorriso per qualche minuto.
I suoi occhi iniziarono a diventare lucidi, ed Eva se ne accorse. «A cosa pensi? Sembri commossa…»
Ludovica diventò paonazza. Lei, piangere per degli sconosciuti che stavano peggio di lei? Giammai, la parola «piangere» non era nel suo dizionario! «A… a niente in particolare! Queste scarpe sono davvero scomode, mi fanno un male che non puoi immaginare! La prossima volta solo scarpe da ginnastica, giuro!»
Eva rise. «Sei impossibile.»
«Lo so» rispose Ludovica con un sorriso. «Ma almeno non sono noiosa.»
E mentre si allontanavano nella notte, con la città illuminata dalle luci di Natale, Ludovica si rese conto, per la prima volta nella sua vita, che non le dispiaceva l’idea di tornare alla Caritas per organizzare un’altra serata all’insegna del puro divertimento.
Già. L’importante è divertirsi, no?
Note finali.
Oggi vi presento una storia scritta di getto, quindi vi chiedo scusa in anticipo per la presenza di qualche svista nel testo.
Vi ricordate di Ludovica Cefa e (frate) Gabriele? Sono tornati in occasione del Natale, per una storia ispirata da un prompt di 1 settimana, 5 prompt alla quale partecipa insieme all’evento natalizio in corso.
Ancora una volta, vi riporto la precisazione doverosa che avevo fatto un paio di mesi fa: questa storia non riflette in alcun modo le mie opinioni personali e non è stata scritta con l’intenzione di offendere qualcuno. Ludovica Cefa è di mia creazione e fa parte di un universo già abbastanza caotico di suo, ma questo non significa che condivido i suoi pensieri o il suo modus operandi, fine. :)
Tornando alla storia, ho subito pensato a Ludovica e frate Gabriele quando ho letto il prompt numero 4 di questa settimana, ma ho anche pensato «No, deve essere Ludovica a rendere vivace il cenone»… così, eccoci con una storia fuori dagli schemi dove, dato che in teoria «A Natale siamo tutti più buoni», anche i responsabili della Caritas sono stati fin troppo pazienti a non sbatterla fuori di fronte al caos che lei ha creato in pochi secondi. Allo stesso modo, la reazione di frate Gabriele è fin troppo tranquilla… ma lui è fatto così, in fondo nemmeno lui è una persona troppo convenzionale per il ruolo che ricopre.
Ancora una volta, buone feste. <3


