Gabriele Benvenuti era esattamente come Pietro lo ricordava per averlo visto nelle fotografie sulle pagine dei giornali sportivi, soltanto più nitido. Seduto a un tavolo, lo stava aspettando. Si trovava in compagnia di un uomo più giovane, che Pietro immediatamente identificò come il fratello di Tina Serrano, Christian Menezes. Non aveva idea del perché il signor Benvenuti avesse insistito tanto per incontrarlo, ma aveva accettato di buon grado: ogni occasione per uscire dalla sede delle imprese Forti era ben accetta, tanto più se poteva essere giustificata da motivi lavorativi. Per essere puntuale, aveva dovuto lasciare l’ufficio in largo anticipo, la cosa non gli era dispiaciuta affatto e non doveva essere dispiaciuta davvero nemmeno al suo patrigno e alla sua sorellastra.
Pietro si avviò verso il tavolo e venne accolto da Benvenuti, il quale gli strinse calorosamente la mano e lo invitò sedersi. Pietro non se lo fece ripetere due volte: non aveva alcuna intenzione di perdere tempo e voleva essere messo a conoscenza delle ragioni del loro appuntamento.
Gabriele Benvenuti aveva occupato per tantissimi anni il ruolo di direttore sportivo della Scuderia Saetta Cremisi, nome che probabilmente derivava dalla livrea rossa utilizzata nelle competizioni dalle automobili italiane. Pietro non sapeva se si trovasse ancora al vertice di quella squadra un tempo fiorente, ciò che era certo era la fine, ormai da parecchio tempo, dei fasti del passato. L’epoca di Patrick Herrmann era già passata da molto tempo e la scuderia non aveva mai più costruito un binomio vincente come era successo con il pilota svizzero.
«Vi chiederete come mai vi abbia chiesto di vederci» esordì il signor Benvenuti, subito dopo i saluti di rito.
Pietro annuì.
«In effetti, devo ammetterlo, questa convocazione mi ha stupito, almeno in parte.»
«Posso immaginarlo» ammise il signor Benvenuti. «Lasciate che vi presenti il signor Menezes, fratello della signora Serrano.»
Christian pronunciò qualche parola in italiano. Aveva una buona padronanza della lingua, ma un forte accento brasiliano.
Pietro gli assicurò: «È un piacere fare la vostra conoscenza.»
In realtà non ne era affatto sicuro. Aveva la netta impressione che la presenza del fratello della signora Serrano fosse strettamente legata all’accordo di sponsorizzazione di cui aveva discusso con la signorina Thompson e con l’uomo che ne curava gli affari.
Dopo una lunga fase di stallo dovuta alla presenza di una cameriera venuta a portare il menù e la carta dei vini, nonché alla richiesta del signor Benvenuti di tornare un po’ più tardi per prendere le ordinazioni, l’argomento venne puntualmente trattato.
«Come potete immaginare, signor Bruni, le voci corrono parecchio.»
«Quali voci?»
«Le imprese Forti intendono ingaggiare la signorina Amberlynn Thompson come donna immagine del marchio, o almeno è quanto mi è stato riferito. Avete incontrato il signor Harvey, la settimana scorsa in Inghilterra, grazie a una vostra conoscenza comune, un certo Monsieur Duval.»
Pietro ribatté: «Ottima ricostruzione dei fatti. Con una sintesi così puntuale, ci sarebbe da temere perfino nell’accendersi un sigaro all’insaputa della propria moglie.»
«Fumate sigari, signor Bruni?»
«La mia signora mi concede soltanto le sigarette, dice che i sigari puzzano. Ovviamente mi capita, in qualche occasione, di non rispettare le regole, soprattutto quando Dalila è lontana.»
«Immagino sia a casa» ipotizzò il signor Benvenuti.
«A dire il vero, si trova in Inghilterra in compagnia di una signorina conosciuta durante il nostro viaggio al di là della Manica» rispose Pietro, «quindi potrei tranquillamente fumare un sigaro, se solo lo volessi. In realtà, devo ammetterlo, il fumo è secondario, in questo momento. Preferisco discutere con voi della faccenda legata alla possibile sponsorizzazione della signorina Thompson. Vorrei chiedervi - e spero che mi perdonerete per la domanda così diretta - in che modo la cosa sia di vostro interesse.» Accennò al signor Menezes. «Ovviamente il dubbio riguarda entrambi, dato che mi risulta che anche il vostro amico non abbia nulla a che vedere con la signorina Thompson.» Si rivolse a Christian. «Per caso mi sbaglio?»
Il fratello di Tina Serrano confermò: «Avete ragione, non ho nulla a che vedere con Amberlynn Thompson. Quella donna, tuttavia, è considerata la più grande avversaria di mia sorella. È stato il signor Benvenuti stesso a propormi di riconsiderare la vostra idea. La rivalità con Tina è più che altro una questione che serve per scrivere articoli. La realtà dei fatti è che mia sorella ha avuto finora un certo successo nelle corse automobilistiche, mentre Amberlynn Thompson ha una carriera decisamente meno importante. In più, chi vi assicura che la signorina Thompson non decida di sposarsi da un giorno all’altro e di lasciare le corse per amore di quel bellimbusto che si porta appresso?»
Pietro puntualizzò: «Ho sentito dire da Monsieur Duval che anche vostra sorella si sposerà, prima o poi. Mi è giunta voce che si sia fidanzata ufficialmente con un giornalista sportivo, un certo Oliver Fischer, e che a breve festeggeranno la loro unione, sempre ammesso che non l’abbiano già fatto. Chi vi dice che non sia la signora Serrano la prima a lasciare le competizioni?»
Christian Menezes parve divertito da quell’ipotesi.
«Si vede che non conoscete mia sorella.»
«Perché dite questo? Vi sembra che la mia sia un’idea così remota?»
«Assolutamente. Tina non è il tipo di donna che lascia le corse per amore. Quando si è sposata la prima volta, l’ha fatto con un pilota.» Il signor Menezes si fece cupo. «Povero Manuel, che possa riposare in pace.» Dopo qualche istante di silenzio, in tono più disteso, riprese: «Adesso si risposa e ha deciso di farlo con un giornalista che scrive di corse automobilistiche. Fischer non le chiederà mai di appendere il casco al chiodo.»
«Lo conoscete bene?»
«A dire il vero, non l’ho mai incontrato.»
Pietro obiettò: «L’idea che vostra sorella si sposi con uno sconosciuto non vi turba?»
«Non rimarrà tale fino al matrimonio» rispose il signor Menezes. «Ovviamente mi presenterò alla festa di fidanzamento e mi premunirò di conoscerlo. Detto ciò, mia sorella ha già un matrimonio alle spalle e di certo ha esperienza nel settore, se così la possiamo chiamare. Sono sicuro che abbia scelto con saggezza.»
Gabriele Benvenuti intervenne: «Di solito, quando ci si innamora, la saggezza viene messa da parte. Se fossi al posto vostro, farei qualche ricerca sull’uomo che sta per mettersi in casa. Peraltro, se posso essere del tutto sincero, non credo che la signora Tina abbia scelto un buon partito. Certo, ha un buon lavoro e una carriera di successo alle porte, ma non sono sicuro che durerà molto a lungo. So che ha l’abitudine di fare domande scomode.»
Pietro azzardò: «Non è quello che dovrebbe fare un buon giornalista?»
«Un buon giornalista dovrebbe scrivere quello che è vero, non fare voli pindarici immaginando fatti mai accaduti nella realtà per il semplice desiderio di dare notizia» rispose il signor Benvenuti. «Mi dispiace molto doverlo dire, ma il signor Fischer non è affatto un buon giornalista. Non ha il proprio compito ben chiaro. Si lascia trascinare dalle emozioni, se capite cosa intendo.»
«Veramente no, non capisco cosa intendete.»
«Grazie femminili.»
«Quel Fischer è un donnaiolo?»
«Oh, no, affatto. Diciamo che è un imbranato, ma che è caduto facilmente nella rete di donne molto più intraprendenti. C’era una certa fotografa sportiva...»
Pietro rabbrividì. Qualunque cosa il signor Benvenuti intendesse dire sulle fotografe, di certo non gli sarebbe piaciuta, dato che Dalila aveva svolto proprio quella professione. Non disse nulla, si limitò ad attendere che l’altro continuasse.
«Era una donna bella e giovane, ma aveva l’aria un po’ volgare. Si vedeva che era esperta, se capite cosa intendo.»
«Stavolta vi capisco.»
«Fischer, invece, non sembrava affatto esperto. Probabilmente ha avuto modo di imparare molte cose da lei.»
«Poi» volle sapere Pietro, «cos’è successo?»
«Ho sentito dire che quella fotografa non lavorasse più» rispose il signor Benvenuti. «Qualche malpensante sostiene che sia nato un piccolo Fischer, del quale quel giornalista da strapazzo non ha voluto occuparsi. Del resto, ha fatto presto a dimenticarsi della fotografa. È caduto nella rete della vedova Herrmann in persona.»
Pietro sapeva che quella donna si era risposata di recente, con Edward Roberts. Azzardò: «Che tipo di donna è?»
«La “signorina Selena”, come la chiamavano? Non vorrei apparire troppo drastico, ma mi sono fatta l’idea che sia un’oca svampita a cui interessano solo gli uomini piacenti e il glamour. Ritengo molto probabile che il suo destino fosse quello di sposarsi con un buon partito approvato dalla famiglia. Invece, contro la volontà della famiglia, in particolare della madre, ha deciso di sposare un pilota automobilistico ed è stata costretta a reinventarsi come cronometrista. Di certo Patrick Herrmann non era il tipo che se ne stava tranquillo con una moglie a casa, quindi la sua signora non poteva fare altro che seguirlo in giro per gli autodromi per tenerlo sotto controllo. Non posso biasimare Herrmann: era un uomo molto attraente, aveva due occhi talmente azzurri che tutte le donne gli cadevano ai piedi. Non biasimo nemmeno la signora Selena, però: se non fosse stata vigile, prima o poi sarebbe arrivata un’altra oca svampita come lei a portarglielo via.»
«Invece» osservò Pietro, «è stato un incidente mortale a portarglielo via.»
Il signor Benvenuti sospirò.
«Così sono le corse. Se la signora Selena voleva essere certa che il marito tornasse a casa vivo, avrebbe dovuto sposare il figlio nullafacente di un uomo d’affari. Di sicuro ne aveva tanti che le ronzavano intorno e che avrebbero avuto l’approvazione dei Bernard.»
Christian Menezes si intromise: «Scusate se intervengo, ma ho l’impressione che ci stiamo allontanando dall’argomento di cui dovevamo discutere. Che cosa ne pensate di mettere da parte un attimo il signor Fischer e di parlare della presunta sponsorizzazione ad Amberlynn Thompson?» Senza attendere il consenso degli altri presenti, affermò: «Dovreste piuttosto scegliere una figura che possa rappresentare il vostro marchio nel lungo periodo, signor Bruni.»
«Una figura tipo vostra sorella?»
«Esatto?»
«E se dovesse accadere uno scandalo?» obiettò Pietro. «Come fa notare il signor Benvenuti, sta per sposare un uomo poco raccomandabile.»
Gabriele Benvenuti chiarì: «Non ho detto questo, signor Bruni. Il signor Fischer, in passato, ha corso dietro alle gonne di signorine o vedove disposte a concedersi molto facilmente, ma questo non significa che non sia disposto a legarsi seriamente alla signora Tina Serrano. Può darsi che sia più maturo, ormai, e più capace di scegliere la donna giusta. Per quanto riguarda il mio parere negativo su di lui come giornalista, inoltre, non vedo perché questo dovrebbe avere alcuna rilevanza. Posso immaginare che alla signora Serrano interessi il valore del signor Fischer come marito, non il suo curriculum come giornalista.»
A Pietro, invece, non importava un fico secco di come sarebbe stato, per Tina Menezes Serrano, essere la moglie di Oliver Fischer. Era l’aspetto professionale a colpirlo. Stando alle informazioni che aveva raccolto, quel tale sembrava avere dubbi concreti sul fatto che a condurre Patrick Herrmann alla morte fosse stata una tragica fatalità. Colui che stava cercando di demolirne l’immagine altri non era che il direttore sportivo della Scuderia Saetta Cremisi ai tempi in cui la suddetta fatalità era avvenuta. Pietro non l’avrebbe desiderato, ma sentiva una certa puzza di bruciato.
In più, il numero di persone che, intorno a lui, avevano avuto a che fare in un modo o nell’altro con Patrick Herrmann, oppure con le corse automobilistiche in generale, stava aumentando da un giorno all’altro. Pietro continuava a non sentirsi tranquillo e l’idea di sapere Dalila in Inghilterra, lontana da lui, non lo allettava affatto. Avrebbe dovuto tornare da lei al più presto, dal momento che era impossibile cancellare il passato. A Pietro sarebbe piaciuto molto potere eliminare il momento in cui aveva deciso di recarsi alla locanda di Juliane White e si chiedeva spesso se quello non fosse stato l’inizio delle imprecisate disgrazie a cui temeva di andare incontro.
***
Un taxi si fermò, da esso scese una donna avvolta in un cappotto scuro, dal quale si intravedeva un abito blu elettrico lungo fino alle caviglie. Si guardò intorno, come se fosse alla ricerca di qualcuno. Si trovava accanto a un lampione, che rischiarava bene la sua figura, ma intorno a sé doveva vedere soltanto ombre che si muovevano nell’oscurità.
Edward la riconobbe e le fece un cenno. Questa rispose al saluto, per poi attraversare la strada e raggiungerlo.
«Buonasera Veronica» la accolse Edward.
«Buonasera» rispose la signora Young. «È un piacere vederti. Certo, mi aspettavo che il nostro prossimo incontro sarebbe stato da un’altra parte, ma mi so adattare.»
«Non siamo qui per parlare del più e del meno, Veronica» la ammonì Edward. «Gradirei che ci occupassimo di una questione seria.»
Veronica Young annuì.
«Giovanni Russo.»
«Proprio lui.»
«Siamo qui per questo, Roberts» gli ricordò Veronica. «Stai tranquillo. Un minuto in più di chiacchiere non cambierà le cose. L’amante di Russo canta, se ho ben capito. Di sicuro adesso sarà sul palco...» Indicò il locale. «Sempre ammesso che in quella bettola ci sia un palco, cosa di cui mi viene spontaneo dubitare.»
«Non è una bettola» replicò Edward, «è un caffè piuttosto elegante. Non c’è un palco, ma mi è stato descritto come un ottimo locale e...»
Veronica lo interruppe: «Non importa che tu mi decanti le qualità di questo caffè. Non siamo qui perché ci interessi trascorrere la serata in un bel locale. Siamo qui perché vogliamo parlare con una certa Araceli Fernandez. È così che si chiama?»
«Se ben ricordo.»
«Ci ricordiamo lo stesso nome, allora. È già un passo avanti.»
Edward si girò, pronto per dirigersi verso l’ingresso, ma Veronica lo trattenne.
«Aspetta. Cos’hai detto a tua moglie?»
«A quale proposito?»
«Le hai spiegato dove andavi? Mi auguro di no. Spero che tu le abbia detto che andavi a giocare un torneo di poker, o qualcosa del genere.»
«Mia moglie si trova in una clinica, dove deve effettuare alcuni esami» puntualizzò Edward. «Non sa che non sono a casa.»
«Oh, il caro Edward Roberts se ne va in giro con altre donne all’insaputa della signora Selena.» Veronica rise. «Chi potrebbe mai immaginare qualcosa di così scabroso?»
«Non mi pare che vi sia niente di scabroso» obiettò Edward. «Non me ne andrei in giro con te, se non fosse perché Giovanni Russo è morto in circostanze misteriose proprio dopo che tu e tuo marito l’avete ingaggiato come meccanico. A proposito, che cosa ne pensa tuo marito, di questa tua serata insieme a me?»
«Pensa che sia tutto tempo perso. Dice che Russo è morto e che non tornerà indietro: “non c’è alcun bisogno di andare a parlare con quella Arabella o Annabelle che dire si voglia”. Queste sono state le sue parole testuali. Ovviamente non l’ho ascoltato. È stato proprio Scott il primo a dirmi della morte di Russo, ma adesso non sembra molto interessato ad approfondire. Dice che, se davvero ci fosse stato qualcosa di losco, l’inchiesta l’avrebbe chiarito.» Veronica sospirò. «Secondo lui, dovremmo metterci il cuore in pace e rassegnarci all’idea che quel disgraziato sia caduto da solo.»
«Potrebbe essere andata davvero così.»
«Se siamo qui, però, è perché nessuno di noi due ci crede davvero.»
Edward alzò gli occhi al cielo.
«Che cosa vuoi che ti dica, Veronica? Selena è convinta che non sia mai stata fatta abbastanza chiarezza sull’incidente nel quale Patrick Herrmann ha perso la vita e si spinge a ipotizzare che la caduta di Giovanni Russo possa avere a che fare con questo.»
«Senza offesa, Roberts, ma tua moglie ha trascorso troppo tempo insieme a Fischer, prima di diventare tua moglie. Deve averle messo in testa delle strane idee.»
«Lo pensavo anch’io, ma Selena sostiene che certe questioni non debbano essere messe da parte. Non posso fare altro che adeguarmi.»
«Già, perché altrimenti ti chiederà il divorzio e andrà a stanare Oliver Fischer... sempre ammesso che non vada a cercarlo prima ancora di chiederti il divorzio.»
«Non dire assurdità.»
«Rilassati, Roberts. Non credo che tua moglie sarebbe capace di entrare nel letto di un altro uomo fintanto che tu e lei siete ancora sposati. È sempre meglio, però, non tirare troppo la corda. Sarà lei a perdere la reputazione, ma per te non sarebbe certo piacevole.»
Stanco di quelle allusioni, Edward tagliò corto: «Entriamo. Non vorrai perderti lo spettacolo di Araceli Fernandez.»
«No, certo che no» ribatté Veronica. «Una cantante così eccezionale merita di essere ascoltata dall’inizio alla fine, senza perdersi nemmeno un verso. Sbrighiamoci, oppure ci pentiremo amaramente del nostro ritardo.»
Edward preferì non replicare. Si diresse verso l’entrata del caffè, aprì la porta, lasciò entrare Veronica e poi la seguì all’interno, sperando di non essere riconosciuto, ma soprattutto che non venisse riconosciuta la sua accompagnatrice.
Fu molto fortunato. Il locale era poco illuminato ed era molto probabile che gli avventori non avessero idea di quale fosse l’aspetto della signora Veronica Young, sempre ammesso che la conoscessero almeno per fama. Quanto ad Araceli Fernandez, Edward non era particolarmente colpito dalle doti vocali di colei che era stata l’amante di Giovanni Russo. Anche l’orchestra che la accompagnava sembrava piuttosto scadente. C’era da stupirsi che il proprietario del locale avesse preso la malsana idea di spendere denaro affinché si occupassero dell’intrattenimento dei clienti pressoché ogni sera.
***
La cena fu piuttosto noiosa. L’argomento sponsorizzazione venne messo da parte, così come Oliver Fischer. Solo dopo un numero improponibile di sigari e sigarette - Benvenuti fumava come una ciminiera - le due questioni tornarono in auge. Il signor Gabriele, spento l’ennesimo mozzicone sul posacenere, chiese: «Cosa avete deciso, signor Bruni?»
Pietro non comprese la domanda.
«A quale proposito?»
«Siete ancora propenso a scegliere la signorina Thompson come immagine del vostro marchio?»
«Il marchio non è mio» chiarì Pietro, «e la decisione non sarebbe solo mia. Dovrei consultarmi con la proprietà...»
«Ovvero con il marito di vostra madre, se non ho capito male» lo interruppe il signor Benvenuti, «e con la figlia di costui. Perdonate la domanda un po’ sgradevole, ma non vi infastidisce il fatto che una donna abbia più potere di voi solo perché è stata concepita dall’uomo giusto?»
«A dire il vero» replicò Pietro, «non faccio la voglia di occuparmi di tutte le noiose questioni di competenza di Marina. Sarebbe stato molto peggio se il signor Forti, il marito di mia madre, non avesse avuto una figlia.»
Il signor Benvenuti sorrise.
«Posso comprendervi.»
«Davvero?»
«Occuparsi di abbigliamento in serie deve essere qualcosa di estremamente noioso. Se il signor Forti avesse un po’ di cuore, non vi costringerebbe a lavorare per la sua azienda, ma vi darebbe la possibilità di fare ciò che più è adatto a un uomo ricco della vostra età.»
«Cioè il nullafacente?»
«Godersi il patrimonio non significa essere un nullafacente.»
«Quel patrimonio non mi spetterebbe minimamente, se mia madre non si fosse sposata con il signor Forti» puntualizzò Pietro. «Penso di non dovermi lamentare troppo. Sono stato molto fortunato, in fondo.»
Il signor Benvenuti annuì.
«Sì, certo. Vi chiedo scusa ancora una volta per la mia scortesia.» Si rivolse al fratello di Tina Serrano: «Chiedo scusa anche a voi, signor Menezes, per avere parlato in maniera eccessivamente critica del vostro futuro cognato. Quello che penso di lui come giornalista non intacca quello che potrei pensare di lui come persona, se lo conoscessi, ci tenevo a chiarirlo.»
Christian Menezes gli ricordò: «L’avete anche descritto come un ingenuo che corre dietro a donne dalle dubbie doti morali.»
Il signor Benvenuti rise.
«Se le donne avessero elevati standard morali, sarebbero tempi duri per noi uomini, non credete? Come faremmo a divertirci?»
Pietro non era affatto sicuro che Gabriele Benvenuti passasse molto tempo a divertirsi in compagnia della donna di turno. Sembrava essere sempre stato molto preso dalle corse automobilistiche, tanto che aveva dedicato tutto se stesso alla Scuderia Saetta Cremisi. Era molto probabile che millantasse una vita sessuale molto intensa credendo che ciò lo facesse apparire in una luce migliore agli occhi di chi stava seduto al suo tavolo.
Il signor Menezes non parve particolarmente divertito dalla sua battuta. Si accese una sigaretta con aria indifferente. Il signor Benvenuti chiese a Pietro se gradisse un sigaro. Se in precedenza aveva rifiutato, quella volta accettò. Dalila era in Inghilterra insieme a una certa Vanina Crystal, di certo non l’avrebbe scoperto mai e non gli sarebbe toccato di sorbirsi una delle sue solite prediche. Fumò in silenzio, giungendo alla conclusione che sarebbe stato meglio non avere un sigaro in bocca, ma essere in compagnia di Dalila, che fosse a casa, alla locanda di Juliane White, oppure nel caffè nel quale ogni sera si esibiva Ara Sky. Non vedeva l’ora di andarsene, nonostante quella cena si fosse conclusa in un nulla di fatto.
***
Lo spettacolo era finito. Veronica studiò bene i movimenti di Araceli Fernandez, che come artista si faceva chiamare Ara Sky. Identificò quello che era il camerino nel quale si andava a cambiare e si diresse, senza essere notata, in quella direzione. Il locale era piuttosto buio e l’interesse per Ara Sky doveva essersi esaurito nel momento stesso in cui aveva abbandonato il microfono.
Veronica provò ad abbassare la maniglia. La porta non era chiusa a chiave. Fu rapida a infilarsi dentro e a richiuderla alle proprie spalle. Araceli Fernandez, che le voltava le spalle, non si accorse subito di lei.
«Disturbo?» chiese Veronica.
La cantante sussultò. Lasciò cadere il vestito che si era appena sfilata e, in sottoveste, si voltò verso di lei.
«Chi siete?»
«Calmatevi» la esortò Veronica. «Non sono qui per farvi del male. Vi sembro forse una donna pericolosa?»
«Nulla vi qualifica come pericolosa» replicò Araceli Fernandez, «ma non dovreste essere qui. Chi siete? Non vi conosco.»
«Mi chiamo Young.»
«La cosa dovrebbe illuminarmi?»
«Forse.»
«Mi dispiace deludervi, ma non mi illumina affatto. Vi chiamate Young, è tutto quello che so di voi.»
«Io, invece, so già che vi chiamate Fernandez» puntualizzò Veronica, «quindi non c’è alcun bisogno che vi presentiate. Vi chiederei solo, per essere sicura di rivolgermi a voi nella maniera corretta, se siete la signora Fernandez, oppure la signorina Fernandez.»
«Signorina.»
«Ciò mi solleva. Mi fa piacere che Giovanni Russo non si intrattenesse con donne sposate... sempre ammesso che non frequentasse qualcun’altra, oltre a voi.»
«Chi siete?» insisté la signorina Fernandez, con una freddezza senza precedenti. «Che cosa volete da me e da Giovanni?»
«Da Giovanni desideravo che lavorasse come meccanico per la squadra di corse mia e di mio marito» rispose Veronica. «Purtroppo la sua morte improvvisa ha impedito che succedesse. È stata una grande perdita, lo stimavo molto come professionista.»
«Quindi siete quella signora Young» dedusse la signorina Fernandez. «Vi immaginavo diversa. Non pensavo che foste così femminile.»
Veronica la ignorò.
«Russo temeva qualcosa o qualcuno?»
Araceli Fernandez spalancò gli occhi, palesemente interdetta.
«Avete mandato voi quella zitella scialba? Crystal, si chiamava. È venuta anche alla locanda dove lavoro. È rimasta là per qualche giorno, insieme a un suo cugino. Non era inglese, dubito che fosse davvero suo cugino. Mi pare si chiamasse Fischer o qualcosa del genere. Siete stati voi a mandarli da me?»
«Fischer?» ripeté Veronica. «Potreste cortesemente descrivermi quell’uomo?»
Araceli Fernandez snocciolò una lunga serie di dettagli. Era palese che volesse allontanare da sé l’attenzione, concentrandola su quello che per lei era un perfetto sconosciuto che faceva coppia con un’impicciona.
Veronica dedusse che il Fischer che si era presentato alla locanda non era altri che il giornalista Oliver Fischer, futuro marito di Tina Menezes, vedova Serrano. La vicenda era molto interessante, ma l’avrebbe approfondita in un altro momento e nelle sedi più opportune.
«Non mi sono dimenticata della domanda che vi ho fatto prima, signorina Fernandez. Giovanni Russo era spaventato?»
«No» rispose la cantante, in tono asettico. «Non credo. A dire il vero non gliel’ho mai chiesto. Non avevo ragioni per porgli una simile domanda.»
«Mhm, va bene, vi credo» concluse Veronica. «In ultima sintesi, non sapete niente. Immagino che non abbiate nemmeno idea di che cosa ci sia dietro alla sua morte.»
«Una caduta accidentale.»
«Così dicono.»
La signorina Fernandez obiettò: «Perché non dovrebbe essere andata così?»
Veronica si preparò a congedarsi.
«Possiamo salutarci, signorina Fernandez. Mettetevi qualcosa indosso, però. Fa ancora piuttosto freddo, non è il caso di rimanere in sottoveste.»
L’altra le scoccò un’occhiata di fuoco, della quale Veronica non si curò. Doveva raggiungere Edward al più presto.
Gli mise fretta, lo convinse ad andare via. Quando furono fuori dal caffè, lo informò: «Ci sono stati sviluppi piuttosto interessanti.»
«La signorina Fernandez ti ha raccontato dei dettagli interessanti su Giovanni Russo?» azzardò Edward. «Che cosa ti ha detto?»
«Sei completamente fuori strada, Roberts» replicò Veronica. «Quella cantante da quattro soldi non ha saputo dirmi nulla di importante su Russo, in compenso mi ha parlato di una zitella di nome Crystal che le avrebbe fatto delle domande.»
«La cosa dovrebbe riguardarci?»
«Quella signorina Crystal ha alloggiato nella locanda qui di fronte insieme a un uomo che spacciava per il proprio cugino. Si trattava di Oliver Fischer.»
«Ancora lui?» sbottò Edward. «Che cosa voleva da Araceli Fernandez?»
Veronica rispose: «Non credo che le abbia parlato di persona, ma posso spingermi a ipotizzare che volesse la stessa cosa che desideriamo anche noi e che c’entri anche Tina Serrano.»


