Lista prompt:
- In casa non c’era nessuno
- Oltre i mari
- Buona volontà
- La marcia dei pinguini
- X ha ragione
Il Faro
La sveglia suonava allegra sul comodino.
Hajime aprì gli occhi.
Aveva la bocca secca e le orecchie piene di ovatta. L’idea di passare sospeso in aria 30 delle successive 48 ore lo gettò nello sconforto, eppure aveva pianificato quel viaggio da settimane e soprattutto non vedeva l’ora di fare l’amore con il Vanesio.
Si tirò su a sedere sul futon. Era tutto pronto, era solo una questione di buona volontà. Doveva solo alzare il culo, vestirsi e andare in aeroporto per il primo scalo a Osaka.
Uno starnuto che sembrava un ruggito gli uscì a tradimento. Il viso preoccupato di Tooru gli si materializzò davanti.
Iwachan! Non ti sarai mica raffreddato?…
Chiuse gli occhi e imprecò. Poteva dormire un’altra mezz’oretta.
***
Si svegliò che aveva le ossa rotte e un freddo bestiale. Eppure Tooru gli stava appiccicato addosso. La piccola casa sul molo era calda e accogliente, il legno brillava di riflessi dorati e ramati alla luce dell’alba. Oltre i mari e gli oceani freddi che aveva sorvolato c’erano le sue braccia e il suo petto caldo sulla schiena. Gli si rannicchiò contro tentando di dominare i brividi per non svegliarlo, e si riaddormentò.
***
Si risvegliò che in casa non c’era nessuno. Tentò di tirarsi su ma si sentiva pesante, i muscoli indolenziti e lo stomaco in subbuglio.
Dov’era Tooru?
Il sole era ormai alto, una lama di luce illuminava il salotto e il caminetto era di nuovo acceso.
Afferrò il telefono sul comodino, erano quasi le dieci. Dovevano andare al faro di Les Eclaireurs, dove si era ficcato?
“Tooru?…” chiamò senza voce. Tossì e un suono sinistro gli risalì dai bronchi. Cazzo. L’unica volta che si prendeva due settimane di ferie per volare in culo al mondo, il culo gli voltava le spalle e lo faceva ammalare.
Sul comodino c’erano un termometro e un messaggio. Vado a procurarmi delle aspirine.
Sospirò e si riaddormentò.
***
Le palpebre erano gonfie e appiccicose. Le aprì a fatica. Tooru canticchiava e gironzolava per la stanza in tuta. Lo vide sistemare divano e cuscini, ravvivare il fuoco e affaccendarsi ai fornelli.
“Che stai facendo?” gli chiese.
“Uh, Iwachan!! Come stai?”
“Uno schifo…” si allarmò. “E tu?”
“Bene, sembra. Lo scopriremo presto.”
“Dov’eri… prima?”
Tooru indicò una bustina di carta sul comodino.
“Il tipo dell’escursione era venuto a prenderci e gli ho chiesto di riportami in barca a Ushuaia. Su questo isolotto non ci sono farmacie.”
Addio faro, addio marcia dei pinguini.
“Tooru… mi dispiace…”
“Mmm, non ci pensare, Iwachan. Ora prendi la tua aspirina e dormi.”
Tornò a canticchiare ai fornelli.
Hajime si riaddormentò.
***
Si risvegliò nel pomeriggio. La febbre era scesa, così gli sembrava, ma era ancora indolenzito e infreddolito. Lo stomaco brontolava per la fame, buon segno.
Tooru era sul divano, con gli occhiali, un libro in una mano e una tazza nell’altra.
“Che stai facendo?”
Lo guardò con un sorriso.
“Bevo mate e ammazzo il tempo. E, a proposito… siamo in tempo.”
“Per cosa?”
Si alzò e lo raggiunse. Tirò su il piumone e lo aiutò ad alzarsi, circondandogli la vita con il braccio.
Hajime si appoggiò a lui, lieto di sentire il suo calore.
“Vieni con me.”
Lo scortò fino alla finestra.
“Guarda, Iwa.”
Hajime si allungò verso il vetro e lo vide.
Il mare era uno specchio tranquillo e gelido e un’isolotto emergeva sullo sfondo ormai rosa del cielo al tramonto. La campana di vetro del faro brillava come d’oro.
“È bello anche da qui, vero?”
“Hai ragione.”
Restarono abbracciati a guardarlo, finché l’oro non si spense.


