3. ruoli
Viola siede accanto a Rosinante. Ha il bicchiere colmo di prosecco ma preferisce bere acqua. Non vuole assumere alcol davanti ai genitori del suo ragazzo né far loro capire che le piace.
L’unica birra a tavola, una Ichnusa non filtrata, è di Ros’.
Ne beve attaccandosi al vetro della bottiglia. E quando lo fa, fissa suo fratello.
Doflamingo siede davanti a loro; Viola non ha più incrociato i suoi occhi dal momento in cui si sono accomodati. E non per propria volontà: quell’uomo evita qualsiasi tipo di contatto con lei. Non le rivolge la parola neppure per sbaglio, eppure le è di fronte.
«La vostra scelta è incomprensibile.»
I coniugi sono ai rispettivi capotavola. La Signora Donquijote si è alzata per servire un’abbondante porzione di linguine al nero di seppia e frutti di mare.
È Ros’ a passarle i piatti.
«Rinunciare ad un servizio che paghiamo profumatamente, e perché?»
«Dofy, è Natale. Chi lavora per noi ha una famiglia. Se per qualche giorno facciamo a meno dell’aiuto dei domestici non è una tragedia.»
Gli risponde sua madre.
Lui inclina il capo, come a valutare un dato irrilevante. Infastidito, si versa da bere.
«Non siamo una Onlus, li teniamo in regola per questo, e potremmo non farlo.»
Manda giù con calma un sorso di Bâtard Montrachet Grand Cru.
«Il lavoro resta lavoro, anche durante le feste.»
Rosinante quasi fa cadere un piatto.
«Appunto. È lavoro… non un dovere morale nei tuoi confronti.»
Doflamingo posa il bicchiere.
«Il rispetto passa anche dal riconoscere il proprio ruolo. Qui nessuno deve nulla a nessuno finché non c’è un contratto che stabilisce le regole del rapporto.»
Il Signor Homing tossisce, la rapida china che sta prendendo la conversazione tra i figli non lo aggrada.
Viola potrebbe giurare che non è né la prima né l’unica discussione che accade tra loro.
Ripensa a Ros’ nell’auto, ai caffè e a lei stessa che non ha approfondito l’origine di quella evidente tensione.
Ros’ ridacchia, ma è una risata sbagliata.
«Rispetto… come fai tu con gli schiavi alle tue dipendenze?»
«Ros’!»
La mamma riprende suo figlio, dopo si rivolge a Viola:
«Cara, inizia a mangiare prima che si freddi.»
Non badare a loro, pare volerle dire.
«Schiavi?…Sono l’Amministratore Delegato di molte holding finanziarie, decido per migliaia di dipendenti, mi pagano per questo.»
La maniera in cui Doflamingo risponde è dato di fatto, vanto spudorato.
Viola vede la bocca di Ros’ storcersi: sta per dire qualcosa di cattivo, lo sa.
«No, tu sei solo un altro bastardo speculatore capitalista che chiama lavoro lo sfruttamento!»
Batte i pugni sul tavolo.
«Per te le persone sono solo numeri sul bilancio!»
È un nervo scoperto.
Il mutismo che scende raggela ogni presente.
La Signora Donquijote cerca aiuto nel marito, è disperata.
Viola, impreparata, prova un contatto, ma Ros’ la allontana senza guardarla. Fissa il fratello, c’è astio.
Doflamingo, a differenza loro, assapora sereno il suo Borgogna.
«In questo mondo tutti hanno un ruolo: il mio è decidere, quello degli altri... obbedire.»
Si ferma.
«E tu, fratellino, non hai ancora capito qual è il tuo.»
D’istinto, Rosinante afferra un bicchiere.
«Basta così!»
Il Signor Homing interviene in tempo.
«È scortese nei confronti di vostra madre e di Viola aprire simili discussioni. Doflamingo, sai benissimo come la pensiamo riguardo ai domestici; e tu, Rosinante, non rivolgerti più in questo modo offensivo. Tuo fratello ricopre una carica importante, onesta, rispettata nel nostro Paese e all’estero. Chiedigli scusa e siediti, per favore.»
L’imbarazzo non esclude nessuno.
Viola non voleva esserne testimone.
Ros’ ha gli occhi lucidi.
«Scusatemi… tutti.»
Si rimette a sedere.
Lei gli è vicina ma lo avverte lontanissimo.
La cena riprende. Il rumore delle posate però diventa insopportabile, soffoca gli animi.
Viola mastica, ingoia lentamente preoccupata di non farsi sentire. Vorrebbe andarsene, non da sola, insieme a Rosinante.
«Viola, cosa studi di preciso? Con noi Ros’ è stato molto generico. Ci piacerebbe sentirlo da te.»
La Signora Donquijote prova a far tornare il sereno, purtroppo il tentativo non è dei migliori: Viola non ha alcuna voglia di esporsi, le pare di fare un torto al suo ragazzo.
«Architettura.»
Ma non rispondere sarebbe maleducato.
«Ah, interessante, e a che anno sei?»
«In realtà ho già conseguito la laurea magistrale, ora sono l’assistente di una professoressa del mio vecchio corso di studi... conto di iniziare presto il dottorato.»
Alla mamma di Ros’ torna il sorriso. Viola, per non tradirne l’intenzione, prosegue.
«Il mio sogno è un PhD in Urban Design.»
«Oh, sei davvero una ragazza coraggiosa.»
Lo scambio resta tra loro, gli uomini non partecipano: Ros’ è in omertà assoluta, suo padre mangia e solo di tanto in tanto annuisce a ciò che lei dice. Il fratello… controlla di continuo lo schermo del suo smartphone.
Viola si sente di troppo, ha bisogno di alzarsi, di muoversi e sottrarsi. Per assurdo, si sente pure più osservata di prima e non riesce a spiegarselo.
In stallo, si offre di aiutare. Di andare lei in cucina.
La mamma di Ros’ la asseconda.
Così, raccoglie e porta via i piatti sporchi, abbandonando momentaneamente la tavola.
Ha le dimensioni di un soggiorno, la cucina è in stile americano, con isola centrale in marmo, una di quelle che le piacciono tanto ma che non potrà mai permettersi senza un appartamento abbastanza ampio per contenerla e un conto in banca di almeno cinque zeri.
L’aria lì è più fresca, non sente la voce di nessuno.
Viola ci pensa: immaginarsi in quella casa per due giorni ancora le appare un’impresa estenuante e questo la rammarica.
Era partita entusiasta, con le migliori aspettative e la voglia di fare una buona impressione.
Ros’ è un ragazzo d’oro, anche i suoi genitori lo sono.
Però…
Sospira e posa le stoviglie nel lavello lasciando scorrere un forte getto d’acqua fredda. Nel frattempo, cerca il servizio per il dessert. La Signora le ha detto che si trova in un’anta alta, senza precisarne quale.
È fortunata al secondo tentativo.
Ma i piatti sono veramente in alto.
Lei si allunga sulle punte, tende il braccio. Li sfiora appena con le dita, sta per farli cadere.
«Così non ci arrivi.»
Le prende un colpo.
Si volta di scatto con ancora il braccio alzato e il maglione che le è salito lasciando scoperta la linea dei fianchi e l’ombelico nudo.
«Io— sì, stavo…»
Non finisce la frase.
C’è lui, Doflamingo; è sulla soglia, tiene in mano una bottiglia di vino.
La sta guardando.
Si stanno guardando.
Lei si preoccupa di ricomporsi.
Doflamingo entra e posa la bottiglia sul tavolo. Va a chiudere il rubinetto che lei aveva lasciato aperto.
Viola invece resta dov’è, in allerta.
«Faccio io.»
Suggerisce lui, e le si avvicina.
Viola non si muove, è come se le pareti della cucina avessero iniziato a comprimersi attorno a lei.
Doflamingo non la sfiora. Alza un braccio. La sovrasta con la sua altezza.
Lei risente quel profumo. Trattiene di nuovo il respiro.
La mossa è semplice: lui prende la pila di piatti e gliela porge.
Una cortesia. Ma lei esita prima di afferrarli.
Quando lo fa, le loro dita si toccano. Un caso, eppure Viola ritira la mano in fretta. Le guance le vanno in fiamme.
Impossibile trattenere ancora il fiato.
«Grazie…»
Si sforza di riprendere ossigeno nel modo più casto possibile. È la prima parola che rivolge al fratello del suo ragazzo.
Lui non le arride. Non dice prego.
«È facile… sentirsi fuori posto in questa casa.»
La tramortisce.
Con la parte terminale di una valutazione.
Poi, si allontana, torna al suo vino. Apre un cassetto per prendere un cavatappi. Era venuto per questo.
Viola, col servizio per il dessert stretto fra le mani, lo osserva infilare la vite nel sughero, girarla e spingerla con energia.
Non sa perché, c’è qualcosa in quell’uomo — nei suoi movimenti, nella camicia con le maniche tirate su a scoprire gli avambracci… e nelle parole — che la fa sudare.
Sbrigati ad andartene da qui.
Ordina a se stessa e va verso la porta.
Doflamingo si scosta, la lascia passare.
Lei gli sfila accanto tenendo gli occhi bassi ma, a pochi passi dalla porta, la voce di lui la raggiunge, sottile, controllata:
«Ottima scelta... l’architettura.»
Continua...
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Via occhiali (per ora), via orecchini d'oro, via piume rosa. Via sorriso.
La mia sfida? disegnarlo senza lenti, ma lasciarlo comunque se stesso. E renderlo il Doflamingo di questa AU.
insomma, bisogna rompere un po' di uova per fare un' omelette.
Come anche Ros' e Viola.
Qui non abbiamo draghi celesti, ma ho fatto in modo di traslare quella netta differenza tra Dofy e la sua Famiglia su un discorso reale e contemporaneo. In bocca a lui la parola schiavi sta sempre bene. Non da meno, l'opposizione ideologica tra i due fratelli.
Va Be' ho scritto troppo, lascio a voi i commenti. E vi ringrazio per essere arrivati fin qui.🌺


