Il vento del Polo ululava violento contro le vetrate della terrazza, ma all'interno della sala da ballo dove si teneva il ricevimento di quella sera il calore era soffocante, impregnato del profumo stucchevole delle cortigiane di Faruk e del fumo delle sigarette e dei sigari dei gran signori presenti alla festa.
Ofelia vestita con un sontuoso abito di seta procuratole da Berenilde in persona si sentiva come un insetto sotto vetro, osservata da tutta quella gente che aspettava un suo passo falso per poterla screditare o peggio uccidere ma lei aveva finalmente avuto un compito da Thorn e non voleva deluderlo.
Thorn era svanito da ore,si era rintanato tra i suoi registri, lasciandola sola a gestire le attenzioni appiccicose e non richieste del Cavaliere.
Quando finalmente lo vide apparire dall'ombra di una colonna rigido e severo come sempre, la sua figura alta e magra sembrava una cicatrice nera contro l'oro e lo sfarzo della sala.
Ma non si avvicinò né a lei né al Cavaliere .
Rimase a fissarla, immobile, mentre il Cavaliere le sussurrava all'orecchio un'altra battuta galante, sfiorandole lentamente la spalla con la punta delle dita provocando disagio e imbarazzo.
Pochi minuti dopo quando finalmente da riuscita a sparire e sottrarsi alle attenzioni del Cavaliere, Thorn la intercettò nel corridoio che portava agli appartamenti dell'Intendente.
La trascinò senza alcun preavviso in una nicchia buia con una forza che non conosceva e una furia che invece aveva imparato a conoscere fin troppo bene.
«Dovreste imparare a scegliere meglio le vostre compagnie, Ofelia.
O forse vi piace essere l'oggetto del desiderio di ogni parassita di questa dannata corte?»
La voce di Thorn era un sibilo velenoso e tagliente. Le sue mani, solitamente così precise, tremavano leggermente mentre stringeva il suo orologio da taschino cercando di mantenere un controllo che aveva quasi perso.
«Siete ridicolo» replicò Ofelia,cercando di divincolarsi e raddrizzandosi le lenti «Eravate voi a dirmi che dovevo essere "utile" alla causa.
Sto solo cercando di ottenere informazioni.» disse con la voce più tremila di quanto volesse.
«Informazioni?» Thorn fece un passo avanti, schiacciandola contro il muro di pietra fredda facendo in modo che i loro corpi quasi aderissero l'uno all'altra.
La sua ombra la sovrastava, immensa «Vedere quel damerino toccarvi non ha nulla a che fare con la vostra utilità. È un insulto alla mia intelligenza e... alla mia pazienza.» disse fissando i suoi occhi di ghiaccio in quelli caldi di Ophelia.


