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Autore: lady furetta    05/01/2026    1 recensioni
​«Dovreste imparare a scegliere meglio le vostre compagnie, Ofelia. O forse vi piace essere l'oggetto del desiderio di ogni parassita di questa dannata corte?»
Genere: Fluff, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Ofelia, Thorn
Note: Lime, Missing Moments | Avvertimenti: nessuno
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​«Siete geloso, Thorn?» lo sfidò lei, il cuore che le martellava nel petto e la voce che tremava per l'audacia «Voi, l'uomo fatto di calcoli e dovere, state perdendo il controllo per un banale ballo e qualche complimento?» lo guardo attentamente e scorse un fremito alla sua mascella che deturpo la cicatrice sulla sua guancia.

​Thorn abbandonò il suo prezioso orologio, che cadde sul marmo con un rumore sordo. In un gesto fulmineo, le incorniciò il viso con le mani.

Erano gelide, ma il suo sguardo bruciava di sentimenti sconosciuti o almeno cosi credeva perche li vide riflessi in lei.

Porto il suo viso a un soffio da quello di Ophelia.

​«Sì, maledizione! Sono geloso,» ruggì a bassa voce, il respiro corto «Sono geloso di ogni soffio di vento che vi tocca e di ogni specchio in cui vi riflettete senza di me.

Passo le giornate a contare i rischi che correte e le notti a maledire il fatto che io non possa essere il vostro unico rifugio.

Volete la verità? Odio il Polo, odio i complotti e odio questo matrimonio combinato perché mi costringe a fingere che voi siate solo un numero, quando siete l'unico motivo per cui il mio cuore batte ancora un ritmo logico!» il fiato corto, lo sguardo deciso e le mani che tremavano erano tutte cose lontanissime dal Thorne di ghiaccio che Ophelia pensava di conoscere.

​Ofelia rimase senza fiato a sentire quella confessione. La maschera dell'Intendente era crollata, rivelando l'uomo ferito , ossessivo e innamorato che si nascondeva sotto la redingote. Senza riflettere, Ofelia infilò le mani (senza guanti, per la prima volta di sua volontà) sotto il colletto della camicia di lui, cercando il calore della sua pelle, non per leggere ma per provare a trasmettere quello che provava davvero e l'intensità dei suoi veri sentimenti.

​«Allora smettete di contare, Thorn,» sussurrò lei con le mani che tremavano, ma gli occhi e il cuore decisi come non lo erano mai stati fino a quell’ istante «E guardatemi. Non come una risorsa. Ma come me.»

​Thorn non rispose con le parole. Si chinò e la baciò con una foga disperata, un misto di possesso e sollievo che sapeva di neve fresca e segreti finalmente svelati.

In quel momento, tra le mura gelide di Cittacielo, il Polo non era mai stato così bollente e Ophelia non si era mai sentita a casa come in quell'istante. 

Il bacio non fu una conclusione, ma un incendio che divampò istantaneo tra le pietre gelide della nicchia.

Thorn emise un suono strozzato, un gemito di resa che si perse contro le labbra di Ofelia, mentre la spingeva più a fondo nell’ombra, lontano dagli sguardi indiscreti delle ronde spinto non dal pudore ma dal possesso quel briciolo di ragione che lottava per sopravvivere in lui gridava che avrebbe ucciso chiunque avesse posato lo sguardo su Ophelia soprattutto in quel momento in cui era vulnerabile e totalmente sua. 

​Le mani di Ofelia, libere dai guanti, esploravano la nuca di lui, i polpastrelli che leggevano la tensione furiosa dei suoi muscoli.

Era come toccare un metallo portato al punto di fusione: Thorn scottava sotto quel ghiaccio apparente.

​«Ofelia...» mormorò lui contro la sua pelle col fiato sempre più corto e ragione sempre più offuscata dal desiderio , scendendo con le labbra lungo la linea della mascella fino all'incavo del collo «Vi prego, fermatemi. Non è il momento, non è il luogo... la logica direbbe che...»

​«Al diavolo la vostra logica,» rispose lei con un ansito, inarcando il collo per offrirgli più spazio.

Sentì i denti di Thorn sfiorarle la pelle sensibile, un morso leggero che le fece scattare una scossa elettrica lungo la colonna vertebrale il desiderio di lui era sempre più urgente.

​Thorn si staccò di pochi millimetri, il respiro pesante che le annebbiava gli occhiali.

I suoi occhi grigi erano scuriti, le pupille così dilatate da divorare l'iride. La sua mano destra, che fino a un attimo prima stringeva L'orologio, risalì lungo il fianco di Ofelia, stringendo con un possesso quasi brutale che non ammetteva repliche.

​«Voi non avete idea di cosa scatenate in me,» sibilò lui, la voce ridotta a un graffio rauco «Ho passato mesi a reprimere l'impulso di trascinarvi via da quelle sale, di chiudervi a chiave dove nessuno possa guardarvi, dove possiate essere solo mia.

È un istinto primitivo, brutale... ed è tutto ciò che mi resta quando vi guardo.» distolse lo sguardo pronunciano le ultime parole, una mano di Ophelia lascio la sua nuca e gli si poso sul viso costringendolo a guardarla.

 

   
 
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