Il silenzio degli appartamenti privati di Thorn non era più quello freddo e opprimente degli archivi.
Era un silenzio soffice, riscaldato dal fuoco che scoppiettava nel camino e dall'odore di carta vecchia misto alla lavanda del sapone di Ofelia.
Thorn era seduto sulla grande poltrona davanti al fuoco, ma per la prima volta i suoi registri erano chiusi sul tavolo, dimenticati.
Ofelia era rannicchiata contro di lui, la testa appoggiata alla sua spalla, mentre lui le cingeva la vita con un braccio, tenendola stretta come se fosse il suo tesoro più prezioso.
«Sapete a cosa sto pensando?» sussurrò Ofelia, tracciando con un dito i contorni dei bottoni della redingote di lui.
Thorn chinò il capo, baciandole la tempia con una dolcezza che avrebbe fatto inorridire chiunque lo conoscesse solo come l'Intendente«A quanto sono insopportabile quando inizio a contare i secondi?»
«No,» rispose lei sorridendo. «Pensavo che questo è l'unico posto al mondo dove non ho bisogno di leggere nulla. Qui non ci sono segreti, Thorn. Non più.»
Thorn sospirò, un suono di puro sollievo.
Si voltò verso di lei e le prese il viso tra le mani, ma stavolta il suo tocco era leggero come un soffio«Ho passato la vita a cercare la verità nei numeri e negli archivi. Ma la verità è molto più semplice: è qui, tra le mie braccia.»
Si chinarono l'uno verso l'altra.
Non era il bacio disperato del corridoio, né quello febbrile dell'osservatorio.
Era un bacio lento, profondo, che sapeva di promesse mantenute e di un futuro tutto da scrivere.
In quel contatto, Ofelia sentì tutta la devozione di Thorn: non era più un'ossessione, ma un amore calmo e sconfinato, una casa sicura dove rifugiarsi.
«Vi amo, Ofelia,» mormorò lui contro le sue labbra, pronunciando quelle parole come se fossero il calcolo più perfetto della sua vita «Senza condizioni. Senza più paura.»
Ofelia gli gettò le braccia al collo, nascondendo il viso nell'incavo della sua spalla. «E io amo voi, Thorn. In ogni arca, in ogni secolo, in ogni specchio.»
Thorn la sollevò senza sforzo e la portò verso il letto, adagiandola tra le lenzuola fresche.
Si sdraiò accanto a lei, attirandola a sé in un abbraccio protettivo.
Mentre la luce del fuoco proiettava ombre calde sulle pareti, Ofelia sentì il battito del cuore di Thorn farsi finalmente regolare, lento, sereno.
Non c'erano più nemici da combattere, né gelosie da placare. C'era solo il calore della loro unione e la consapevolezza che, ovunque fossero andati, lo avrebbero fatto insieme.
Fuori, il vento del Polo continuava a ululare, ma dentro quella stanza, la primavera era finalmente arrivata per restare.
Ofelia chiuse gli occhi, lasciandosi cullare dal respiro dell'uomo che l'aveva scelta tra mille, pronta a sognare un mondo dove l'unica costante era il loro amore


