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Autore: Milly_Sunshine    08/01/2026    1 recensioni
Mashup Crystal & Diamonds // Inghilterra, fine anni '50: Miss Crystal, segretaria zitella con uno spiccato senso dell'investigazione, viene ingaggiata per un incarico insolito. Tina Menezes, celebre pilota di automobilismo e vedova di Manuel Serrano, la assume come dama di compagnia, una copertura per indagare sulla morte del marito. Ciò che Miss Crystal non si aspetta è di essere affiancata dal giornalista e scrittore Oliver Fischer, ugualmente propenso all'investigazione dilettante. Tra lavori a maglia, tè delle 17.00, feste di fidanzamento e presunti sabotaggi, i due avranno il non facile compito di indagare su un delitto retroattivo. Prima, però, dovranno individuare chi sia davvero la vittima.
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Genere: Mistero, Suspence | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: AU | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'Le vite parallele di Tina Menezes'
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Araceli Fernandez era stata assassinata da poco più di una settimana, quando Tina Menezes, vedova Serrano, stabilì la data nella quale avrebbe festeggiato il fidanzamento ufficiale con Oliver Fischer. Il ricevimento si sarebbe svolto l’ultimo fine settimana di febbraio. Fu la stessa Vanina Crystal a occuparsi di inviare le lettere agli invitati, prendendo parte ai preparativi per la festa, senza mai mettere da parte il delitto e la necessità di arrivare a una soluzione. Secondo il suo amico ispettore, non vi erano sviluppi. Vanina non se ne stupì: la signorina Fernandez era considerata una donna senza importanza alcuna, l’idea che fosse stata assassinata da un amante sconosciuto faceva comodo a tutti. Il caso sarebbe stato certamente archiviato in tempi molto brevi, se nessuno avesse avviato un’indagine parallela.
La signora Tina non sembrava molto presa dalle vicissitudini che avevano condotto alla morte di Araceli Fernandez. Preso atto che la cameriera era proprio colei che le aveva inviato le strane lettere, aveva affermato senza troppi giri di parole che tutto ciò che le importava era che si facesse luce sull’incidente di suo marito Manuel: per lei, tutto il resto era secondario. A onore del vero, Vanina non poteva biasimarla. Tina Serrano non si sarebbe mai immischiata in delitti che non la riguardavano, se non ci fosse stata una ragione valida a guidarla. Spesso sentenziava che Vanina stesse soltanto perdendo tempo e che tutto ciò che contava fosse radunare tutte insieme le persone che potevano avere avuto a che fare con Manuel.
Per ottenere il proprio scopo, la signora Tina sembrava disposta a sborsare enormi quantitativi di denaro. Era arrivata a prenotare per tre giorni un piccolo albergo nel quale i suoi ospiti avrebbero alloggiato a sue spese. Perfino Oliver Fischer aveva avuto il coraggio di dirle che stava esagerando, proprio lui che sembrava pendere dalle sue labbra.
Con il passare del tempo, le distanze venivano meno giorno dopo giorno. Se c’erano stati momenti in cui Fischer aveva affermato, senza mezzi termini, che stavano svolgendo due indagini diverse, l’omicidio della signorina Fernandez li aveva avvicinati. Capitava sempre più di frequente che cercassero luoghi appartati per poterne discutere senza che la signora Serrano iniziasse a sindacare sul loro operato, oppure li rimproverasse perché si preoccupavano troppo di Araceli e troppo poco di suo marito.
Vanina aveva iniziato ad ammirare l’audacia del giornalista e la sua capacità di tenere testa a chi aveva di fronte. Soltanto con la signora Serrano poteva capitare di vederlo vacillare, ma in sua assenza tornava a mostrarsi sicuro di sé, al punto da spingersi senza riflettere troppo ad azioni che avrebbero potuto apparire eccessive, come entrare senza troppi complimenti nella camera di una signorina. Quando sentì bussare alla porta, Vanina Crystal pensò che si trattasse della governante, quindi invitò a entrare chiunque vi fosse dall’altro lato.
Seduta allo scrittoio, sussultò quando vide Oliver Fischer entrare e avvicinarsi. Prima di quel momento, non era mai accaduto che un uomo entrasse nella sua stanza. Vanina si sentì avvampare, neanche tanto per la presenza del giornalista, quanto per la maniera nella quale avrebbe potuto essere interpretata: «Esci subito! Che cosa potrebbe pensare la signorina Rice, se ti vedesse? Non voglio nemmeno pensarci!»
«Non c’è bisogno che ci pensi» ribatté Fischer. «È il suo giorno libero.»
Vanina tirò un sospiro di sollievo.
«Hai ragione, me ne sono completamente dimenticata. Pensavo ci fosse lei, alla porta.»
«Invece no» replicò Oliver Fischer. «Scusami se mi sono precipitato da te con questa fretta, ma oggi pomeriggio sembravi non scendere mai al piano di sotto.»
Vanina puntualizzò: «Oggi pomeriggio la signora non c’è. Non ha bisogno che io stia seduta a leggere di fronte a lei, mentre sferruzza in maniera compulsiva. Avevo pensato di prendermi un paio d’ore di pausa per scrivere delle lettere.»
Oliver fece un altro passo verso lo scrittoio. Era vicino a sufficienza per togliere la carta sulla quale si stava apprestando a scrivere. Fu esattamente quello che fece, obiettando: «Puoi occuparti delle lettere in un altro momento. Ho bisogno di parlare con te, adesso che siamo soli.»
Si guardò intorno, forse cercando un’altra sedia sulla quale accomodarsi. Non ce n’erano, quindi andò a sedersi sul bordo del letto.
«Di che cosa dovremmo parlare? Abbiamo già riepilogato tutto innumerevoli volte. Finché non ci sarà il ricevimento, non avremo modo di incontrare nessuno dei “sospettati”. Anche tornare alla locanda sarebbe del tutto inutile: Dalila Bruni è ripartita per l’Italia e la signorina White non sa nulla di questa storia.»
Guardando Vanina con espressione seria, Oliver affermò: «Dobbiamo parlare di me, dell’idea che posso averti dato.»
Vanina Crystal accennò un sorriso.
«Perché mai dovremmo parlare di te?»
«Perché non sono quello che credi.»
«Ah, sì? Per caso mi leggi nella mente?»
Oliver fece una lieve risata.
«No, Vanina, non leggo nella mente.»
«Preferirei Crystal.»
«Perché non posso chiamarti con il tuo nome di battesimo?»
«Perché non siamo così intimi.»
Oliver Fischer sbuffò.
«Sai in che secolo siamo, Crystal? Anzi, sai in che secolo siamo, Vanina?»
«Siamo in un secolo in cui rimane sconveniente che tu stia nella mia camera da letto, per giunta seduto sul mio letto» replicò Vanina. «Ti chiedo la cortesia di uscire. Ritengo estremamente inappropriato che tu stia qui.»
«Lo ritieni inappropriato perché ti sei fatta un’idea pessima di me» insisté Oliver. «È tutta colpa di Dalila, vero?»
«Perché dovrebbe essere colpa della signora Bruni?»
«Perché manca totalmente di discrezione. Avrà sicuramente lasciato intendere che io e lei abbiamo fatto chissà quali cose...»
Se Fischer le parlava in maniera così esplicita, allora Vanina si sentiva autorizzata a fare altrettanto: «Perché, per caso si è inventata che abbiate consumato?»
«N-no.»
«Ecco, allora ci ho visto giusto.»
«Ma visto giusto su cosa?» obiettò Oliver. «Non so in che mondo viviate, ma non siamo di certo l’unica coppia non ufficiale ad avere fatto qualcosa di simile. E sai cosa ti dico? Che non ne sono affatto pentito. Molti uomini hanno fatto esperienza con una prostituta, in modo da non sfigurare una volta che si fossero sposati. Io ho fatto esperienza con un’amica che mi piaceva molto, anziché con una donna di cui non mi importava niente e alla quale non importava niente se non di ricevere una paga.»
«Poi, però, non ti sei sposato» puntualizzò Vanina. «Ti sei cercato un’altra “amica che ti piaceva molto” ed è arrivata la bambolina.»
«Ti pregherei di non utilizzare questa definizione per parlare della signora Roberts.»
«Come dovrei chiamarla, allora? Selena Roberts è una bambolina. Non mi stupisce che tu sia caduto ai suoi piedi, né che quella donna ti abbia attirato nella sua rete. Le piacciono gli uomini. Anzi, oserei dire che le piacciono gli uomini giovani e belli. Patrick Herrmann era un uomo molto piacente e anche Edward Roberts è molt-...»
Oliver la interruppe bruscamente: «Ritieni che io sia un bell’uomo, Vanina?»
«Come dici?»
«Hai affermato che a Selena Roberts piacciono gli uomini di bell’aspetto e che, di conseguenza, non ti stupisce che mi abbia “attirato nella sua rete”. Non concordo con queste ultime parole, ma al momento gradirei soffermarmi su quanto hai detto di me.»
Vanina sentì le guance andarle in fiamme.
«Faresti meglio a tacere, Fischer.» Si alzò in piedi e gli andò incontro. «Esci da questa stanza, se non vuoi che sia io a cacciarti fuori.»
Oliver sorrise.
«Sono quasi tentato dall’idea di metterti alla prova.»
«Togliti subito quell’aria languida» gli intimò Vanina Crystal. «Forse non hai ancora capito che io non sono come le tue amiche.»
Il giornalista le strizzò un occhio.
«Cioè non hai quel tipo di esperienza?»
Vanina si irrigidì.
«Credo che ti convenga tacere, Fischer.»
«Non importa» insisté Oliver. «Voglio dire, Dalila e Selena erano molto diverse l’una dall’altra, ma ciò non toglie che prima l’una e poi l’altra siano riuscite a togliermi il fiato.»
«Credo che non te l’abbiano tolto abbastanza» replicò Vanina Crystal. «Deve essere per questo motivo, se parli troppo.»

***

Tina aveva sempre avuto un buon rapporto con Christian, ma le loro strade si erano allontanate dopo la morte di Manuel. Suo fratello aveva sperato che lasciasse le competizioni, ma Tina non aveva mai avuto quell’intenzione. L’incidente di suo marito non le aveva tolto la motivazione, ma aveva avuto l’effetto opposto. Sempre convinta a volere proseguire la propria carriera, era arrivata a trasferirsi in Inghilterra, visto l’interesse che le squadre inglesi avevano mostrato nei suoi confronti. Christian divideva il proprio tempo tra l’Italia, in cui svolgeva gran parte dei propri affari, e il Paese natale, il Brasile, dove vivevano sua moglie e i suoi figli.
Occasionalmente poteva capitare che Christian si recasse in Inghilterra e, nei suoi viaggi da quel lato della Manica, spesso Tina aveva modo di incontrarlo. Da quando gli aveva annunciato di essersi fidanzata ufficialmente con Oliver Fischer e di volere sancire la loro unione con un apposito ricevimento, Christian si era limitato a un paio di lettere piuttosto formali. Tina era molto curiosa di scoprire che cosa avesse da dire in proposito. Mentirgli non sarebbe stato facile, dato che Christian la conosceva molto bene, ma ci avrebbe provato in tutti i modi. Non doveva dimenticarsi che suo fratello era presente, il giorno in cui Manuel era morto, e che avrebbe avuto le conoscenze tecniche necessarie per sabotare una vettura da competizione.
Si incontrarono nel primo pomeriggio in una caffetteria. Christian era già arrivato, quando Tina entrò. La cosa non la stupì: suo fratello aveva l’innata propensione ad arrivare in anticipo. Senza troppi convenevoli, si accomodò di fronte a lui e, dopo un fugace saluto, attese che fosse proprio Christian a parlare.
Suo fratello rimase in silenzio per qualche istante, infine affermò: «Spero che, quando ti sposerai, me lo comunicherai con un po’ d’anticipo.»
Tina obiettò: «Per il fidanzamento, mi pare di non averne dato notizia all’ultimo minuto.»
Christian puntualizzò: «Non hai tenuto per l’ultimo minuto la notizia del ricevimento, ma ti sei pur sempre fidanzata ufficialmente a insaputa mia e di nostra madre.»
Tina alzò le spalle, con una certa indifferenza.
«Non penso che a nostra madre interesserebbe più di tanto. L’unica notizia che vorrebbe sentire da me è l’annuncio del mio ritiro dalle corse.»
«Intendi ritirarti?»
«Certo che no.»
«Allora sei sempre la stessa Tina di un tempo» sentenziò Christian. «Mi fa piacere che il tuo nuovo fidanzato non ti abbia cambiata.»
«Avevi questa paura?»
«No.»
«Allora mi conosci bene. Quando conoscerai anche Oliver, scoprirai che non ha alcun desiderio che io mi ritiri.»
«Non so se la cosa dovrebbe rendermi felice o preoccupato.»
Tina obiettò: «Non vedo perché dovresti preoccuparti.»
Christian precisò: «Il signor Fischer è un giornalista, scrive di corse automobilistiche. Non hai mai temuto che si sia interessato a te solo perché sei un argomento da studiare. Sbaglio o avete avuto modo di approfondire la vostra conoscenza proprio perché intendeva scrivere un libro che parlava anche di te?»
Tina chiarì: «Oliver ha ancora quell’intenzione. Lo sto aiutando.»
«Quindi per lui sei oggetto di studio.»
«Non interpretare la parte del fratello invadente e possessivo, Christian, perché non ti riesce bene. Sai come funziona tra di noi: io non ho avuto niente da ridire sul tuo matrimonio con Dalia e tu mi devi lo stesso favore.»
«Ti ho già fatto il favore di non oppormi al tuo matrimonio con Manuel» le ricordò Christian. «Non ti devo niente.»
«Non vale. Tu e Manuel eravate amici.»
«Appunto.»
«Cosa vuoi dire?»
«Conoscevo le sue debolezze, quelle di cui tu non eri al corrente.»
Tina sbuffò.
«Io ero vergine, Manuel no. Non mi sembra qualcosa di così insormontabile. Per caso tu ti sei conservato casto e puro per Dalia?»
«Una signorina perbene non dovrebbe parlare di questo» scherzò Christian.
«Non sono una signorina, sono una vedova» gli rammentò Tina, «e non sono nemmeno sicura di potere essere definita perbene.»
«Quindi questo signor Fischer sarebbe attratto dal fascino della cattiva ragazza? O, per meglio dire, della cattiva vedova?»
Tina si slacciò il cappotto, nonostante all’interno del locale non facesse tanto caldo, in modo che Christian potesse vedere l’abito grigio che indossava. Non furono necessarie parole, affinché suo fratello comprendesse il segnale.
«Non ti vesti più a lutto.»
«No.»
«Quindi, per te, Manuel è ormai un capitolo chiuso.»
«Manuel resterà sempre nel mio cuore» affermò Tina. «Continuerò a volergli bene. Il fatto che io ami Oliver Fischer in una maniera diversa non significa che il mio passato sia da cancellare. Ho ancora molti anni da vivere, se Dio lo vorrà, e non voglio trascorrerli interamente nel ricordo di un marito che non c’è più.»
Christian annuì.
«Mi sembra comprensibile.»
Tina abbassò lo sguardo. Purtroppo, non solo la storia che stava rifilando al fratello non era vera, ma non era affatto sicura di riuscire a renderla reale, prima o poi. Si sentiva ancora irreparabilmente sposata con Manuel, nonostante questo non ci fosse più.
Rimase in silenzio molto a lungo, tanto che fu Christian a riprendere a parlare.
«Ho incontrato spesso Gabriele Benvenuti, negli ultimi tempi.»
Quel nome, totalmente slegato da quello di Manuel, le fece quasi fare un salto sulla sedia. Tina alzò gli occhi.
«L’ho invitato alla mia festa di fidanzamento.»
«Lo so, me l’ha detto.»
«Mi ha scritto la settimana scorsa. Per pura casualità, deve recarsi in Inghilterra proprio in quel periodo. Riuscirà a venire.»
Christian volle sapere: «Come mai l’hai invitato?»
«Ci siamo conosciuti, diversi anni fa» rispose Tina, cercando di mantenere un tono asettico. «Ha detto che mi stimava.»
«Ti sembra una ragione valida per condividere con lui qualcosa di così privato?»
«Sì.»
«Non hai invitato nemmeno nostra madre!»
«Nostra madre si trova in Brasile. Non penso che sarebbe corsa a prendere un aereo per venire a raggiungermi.»
«Mia moglie, però, magari l’avrebbe fatto.»
«Ho chiamato tanta gente che ha a che fare con il mondo delle corse. Non penso che Dalia si sarebbe trovata bene.»
«Ti ricordo che lo zio di Dalia è il fondatore di una squadra automobilistica brasiliana.»
«Il quale non ha voluto Dalia in squadra nemmeno come addetta stampa. Non vorrei risvegliare nella tua dolce metà dei brutti ricordi.»
Christian fissò Tina con fermezza.
«Non so che cosa tu ti sia messa in testa, ma faresti meglio a parlare chiaro. Mi verrebbe da chiederti se il fantomatico signor Fischer ti stia in qualche modo plagiando, ma tu non sei il tipo di donna che si lascia plagiare. Puoi stare tranquilla, perché non andrò mai dal tuo amato a chiedergli spiegazioni. Però le chiedo a te.»
Tina lo ignorò.
«C’è una cameriera che guarda verso di noi. Ordiniamo da bere?»
Senza aspettare la risposta del fratello, fece un vago cenno in direzione della donna, la quale si presentò al loro tavolo.
Entrambi concordarono sul fatto che a quell’ora fosse più adatto un tè, rispetto a qualcosa di alcolico. Non appena la cameriera si fu allontanata, però, Christian tornò subito alla carica, ormai indifferente alla loro ordinazione.
«Che cosa sta succedendo, Tina?»
«Niente.»
«Ti fidanzi ufficialmente con un uomo di cui non sappiamo niente, fai grandi proclami con settimane d’anticipo, dopo avere affermato per anni che non indosserai abiti che non siano neri ti fai vedere in giro con vestiti colorati... nel mentre, organizzi un ricevimento al quale non ci saranno né parenti né amici di vecchia data, ma soltanto persone provenienti dal mondo delle corse. In più, pare che tu abbia ingaggiato come dama di compagnia una donna di nome Vanina Crystal.»
«Vedo che le notizie viaggiano molto in fretta. Che cosa c’è che non va? Ti sembra così strano che una donna nella mia posizione assuma una dama di compagnia?»
«Quella specifica dama di compagnia ha una fama che la precede» puntualizzò Christian. «Mi è bastato scambiare qualche parola con le persone giuste per scoprire che ha risolto alcuni casi di omicidio.»
Tina affermò: «La signorina Crystal ha avuto la sventura di trovarsi, in più di un’occasione, sul luogo del delitto. Ne è sempre uscita pulita.»
«Non lo metto in dubbio» ribatté Christian. «Dimmi piuttosto perché hai deciso di assumere proprio lei.»
Tina rispose, sperando che bastasse: «Volevo accanto a me una persona che avesse avuto una vita avventurosa, non una vecchia che se ne stia a parlare tutto il giorno di pizzi e merletti. La signorina Crystal è interessante... e poi ha un aspetto molto scialbo e quasi dieci anni in più del mio fidanzato. Ormai Oliver ha chiuso con le altre donne, ma è meglio non correre troppi rischi.»
«È un’espressione strana, da parte di chi sfida la morte a bordo di un’automobile da competizione.»
«Sfido la morte a bordo di un’automobile, appunto. Non sfido il mio fidanzato a innamorarsi di altre donne.»

***

Nonostante la richiesta di Vanina, Oliver non accennava a schiodarsi dalla posizione nella quale si trovava. Seduto sul letto, le domandò: «Pensi che io sia pericoloso, Crystal?»
«Ho avuto a che fare con degli assassini, nel corso della mia vita» rispose Vanina, mantenendo una certa freddezza. «Non vedo perché dovresti essere spaventata da te.»
«Invece mi sembra che tu abbia paura della vicinanza.»
«Ti sbagli.»
«Mi credi diverso da come sono» ribadì Oliver. «È bastato che Dalila mi dipingesse apertamente come un individuo sempre pronto ad abbassarsi i pantaloni per convincerti che io sia come mi ha descritto. Non lo nego, non mi sono tirato indietro, in quelle situazioni, ma Dalila - per quanto non fosse la ragazza adatta a me - è stata la prima persona che mi ha fatto sentire davvero vivo.»
«Frasi fatte» sentenziò Vanina Crystal. «Ti ho inquadrato bene, Fischer. Fai tanto la parte del ragazzo timido e timoroso, ma...»
Oliver la interruppe: «Non sono timido e timoroso. Ero semplicemente un ragazzo che aveva rischiato di morire e che non ricordava niente del proprio passato... non proprio l’uomo dei sogni, non credi?»
«Rischiato di morire?» ripeté Vanina.
Era propensa ad affermare che Fischer se lo fosse inventato per apparire interessante, ma lo vide chinare la testa e scostarsi i capelli.
«Vedi questa cicatrice?» Indicava un vistoso segno sulla nuca. «Circa dieci anni fa, sono stato investito da un autocarro. Se non fossi stato soccorso in fretta, sarei senz’altro morto. Anche se il viaggio verso l’ospedale fosse stato un po’ più lungo, forse sarei morto. Così mi è stato riferito, almeno. Io non sono mai riuscito a ricordare nulla, né dell’incidente, né della mia vita di prima. Ho ricordi confusi, ma nessuno di questi ha mai avuto riscontri reali.»
«Immagino che sarai stato scartato dal servizio di leva.»
«A quei tempi, riuscivo a malapena a camminare e a parlare come si deve. Però non è un problema, non ho mai sognato di fare il militare.»
«Ti è servito molto tempo per riprenderti?»
«Sì.»
«Hai avuto disturbi, dopo?»
«Incredibilmente no. Sono riuscito non solo a fare una vita normale, ma anche a riprendere gli studi, con risultati brillanti. Parlo quattro lingue, sono un giornalista affermato e non mi posso lamentare  della mia vita. Certo, non è stato facile rapportarmi con le altre persone: gli amici di un tempo erano perfetti sconosciuti, per me, e l’idea di rimpiazzarli con altri mi sembrava ingiusta nei confronti di tutti loro. Non avevo mai avuto una ragazza, prima dell’incidente, e dopo ero visto come quello che per poco non era morto. Ho sentito perfino pettegolezzi sul fatto che lì sotto non funzionassi più e che fossi da scartare a prescindere.»
«Oh.» Vanina Crystal era senza parole. Aveva immaginato che Oliver Fischer le avesse mentito su qualcosa di molto serio, invece aveva alle spalle una storia fatta di sofferenza, nella quale era stato anche un emarginato. «Mi dispiace molto per ciò che hai dovuto passare. Immagino che, per te, Dalila fosse una sorta di rivincita.»
«Dalila era una persona con cui stavo bene» replicò Oliver. «Non ho mai visto nel sesso una sorta di riscatto sociale. Stavo bene con lei e Dalila stava bene con me. Non è il tipo di persona alla quale basta una relazione platonica.»
«A te basterebbe?»
«Entro certi limiti, perché no?»
«Quali sono i tuoi limiti?»
«Sogno di sposarmi, prima o poi.»
Vanina non poté fare a meno di affermare: «Io no.»
Oliver la ignorò.
«C’è stato un periodo in cui credevo che, prima o poi, avrei sposato Selena. È stata il mio più grande amore.»
«Poi cos’è successo?»
«Il suo più grande amore era Roberts, non ero io.»
«Eppure» osservò Vanina, «nemmeno Selena si è risparmiata, da un certo punto di vista. Sembra che tu abbia una notevole propensione a incappare in donne che amano togliersi i vestiti.»
«Forse perché i loro indumenti non sono caratteristici come i tuoi» scherzò Oliver. «Se avessero mai provato a portare completi di tweed, penso che non avrebbero avuto il desiderio di denudarsi.»
Vanina rifletté. La signora Tina non era in casa, né era presente la signorina Rice. Poteva correre il rischio di sedersi al fianco di Oliver Fischer? Decise di farlo senza mettersi troppe preoccupazioni e di non curarsi delle apparenze - del resto, chi poteva scandalizzarsi dalla loro vicinanza, se nessuno oltre a loro era al corrente di che cosa stesse accadendo?
«Credo che anche tu ti sia fatto un’idea sbagliata di me, Fischer.»
«Non credo.»
«Pensi che io sia una puritana. Anche la signora Bruni lo pensa. Me l’ha detto in maniera fin troppo esplicita.»
«Lascia perdere quello che dice Dalila» rispose Oliver. «Non ha né peli sulla lingua, né un minimo di senso della decenza.»
Vanina insisté: «Non sono come mi descrive.»
«Immagino che tu abbia ricevuto un’educazione molto rigida e che questo abbia influito sulle tue idee.»
«Non si tratta di idee.»
«Cosa vuoi dire?»
«Vedi, Fischer, il fatto che tu sia entrato in camera mia e mi abbia detto che saresti pronto ad avere, entro certi limiti, una relazione platonica mi pensare molto male.»
«Addirittura? Credi che, se ti proponessi - e non te lo sto proponendo - di frequentarci, sarebbe qualcosa di così terribile e sbagliato?»
«Tu vorresti “frequentarmi”, Fischer?»
«Non lo so» ammise Oliver. «Hai attirato la mia attenzione. In certi momenti mi sono ritrovato a chiedermi come sarebbe baciare le tue labbra.»
Vanina azzardò: «E ti sei chiesto anche come sarebbe togliermi il completo di tweed?»
Oliver sospirò.
«Certo che anche tu, in quanto a non avere peli sulla lingua, puoi competere tranquillamente con Dalila!»
«Rispondimi, Fischer.»
«Non sono così sguaiato da fare certi pensieri nei confronti di una donna, se non sono sicuro del suo interesse.»
«Io non sono interessata, credo che sia giusto metterlo in chiaro, e vorrei che non insistessi. Non sono nella condizione di potere cambiare idea.»
«Non dovresti essere così drastica, Vanina.»
«Chiamami Crystal.»
«Non dovresti essere così drastica, Crystal» si corresse il giornalista. «Con questo non voglio dire che devi cambiare idea su di me. Voglio dire che non dovresti vedere tutto come se fosse nero o bianco. L’attrazione è una scala di grigi e, se posso permettermi, trovo che sia una meravigliosa scala di grigi.»
«Non per me. Vedi, Fischer, mi sono resa conto molto tempo fa che gli uomini non mi interessano. Non sogno di innamorarmi. Non sogno né una relazione platonica, né il sesso. Non sogno nemmeno di sposarmi. A volte mi chiedo come sarebbe, lo ammetto. Mi piacerebbe essere come tutte le altre donne, invece non lo sono. Ho cercato di capire se ce ne fossero altre, come me. Una volta, molti anni fa, una mia amica mi ha detto che, secondo lei, eravamo uguali.»
«Lo eravate?»
«No. A lei non piacevano gli uomini, ma le donne.»
«E a te?»
«Quella mia amica riteneva scontato che, se non mi interessavano gli uomini, allora dovevano per forza interessarmi le donne. Diceva che ero una repressa, che non volevo vivere la mia vita per paura del giudizio della società. Sperava che un giorno potessi cambiare idea e accettare quella che ero.»
«Non è mai successo, invece?»
«Non sogno di innamorarmi. Non sogno né relazioni platoniche, né sesso, né con uomini, né con donne. Non ci sono convinzioni etiche, né repressione sociale. Io non sono da sola perché nessuno mi ha mai voluta. Non sono da sola nemmeno perché voglio essere indipendente. Sono sola perché è l’unica cosa che sono in grado di essere.»

   
 
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