Non credeva di arrivarci così in fretta.
Credeva di avere ancora un sacco di tempo, eppure è già febbraio.
Ed è già il primo giorno di sessione d’esame.
Prendendo il bus per andare in università quella mattina, Reiner trova se stesso in un silenzio stanco, eppure pieno di angoscia. E stessa cosa vale per Berthold.
Quasi non parlano, ma non sono a disagio: hanno già concordato che è dovuto alla preoccupazione per l’esame.
Reiner si è sentito parecchio rassicurato, al fatto di non essere il solo a starsi mangiando il fegato per l’agitazione.
La prima sessione d’esame fa una paura assurda.
Arrivano a scuola, tra i primi come sempre, e trovano l’aula dell’esame già aperta.
Il professor Ackermann è alla scrivania, ed alza gli occhi dal computer solo per constatare chi sia entrato.
Reiner saluta a gran voce, il professore risponde con la sua solita stizza.
Già in classe, ci sono solo Eren, Mikasa e Armin, che ha già attaccato l’ultimo panicato ripasso pre-esame con i due amici. E Reiner e Berthold non possono che unirsi.
Mentre l’aula si riempie con i pochi coraggiosi che hanno deciso di affrontare il professor Ackermann, Reiner si rende conto che le proprie conoscenze non siano così male.
Okay, si dice, si può fare.
Al ripasso si uniscono anche Jean, Marco, Christa e Ymir.
Ci sono anche Connie e Sasha, ma Reiner non direbbe che sono esattamente lì per il ripasso.
Sembrano più presenti per lasciarsi andare al panico più totale, con Sasha con le mani tra i capelli e gli occhi perduti nel nulla, e Connie che cerca di prendere tutte le nozioni che gli arrivano per mettere insieme qualcosa di vagamente simile a un concetto sensato.
Reiner li osserva entrambi, un po’ sconsolato. Vorrebbe far loro una bella predica, perché li aveva avvisati che non dovevano prendere sottogamba gli esami, specialmente quello di Ackermann.
Evita, però, almeno per il momento. Non vuole infierire, e deve concentrarsi sul ripasso.
E poi, il calvario comincia.
La prima dell’elenco è Mikasa, che, senza un fiato, si alza dopo essere stata chiamata e si siede alla cattedra.
Cala il silenzio in tutta la classe, tensione palpabile mentre cominciano le domande. Percepisce un movimento accanto a sé, appena fuori dal suo campo visivo, e lancia uno sguardo a Berthold, intento a scrivere qualcosa sul quaderno su cui ha gli appunti.
-Scrivi tu le domande?
Quello annuisce senza smettere di scrivere.
Reiner annuisce, e ascolta.
Mikasa torna al posto, impassibile.
E’ andata bene, molto bene, anche se Ackermann l’ha tenuta un’ infinità di tempo. Forse mezz’ora, forse di più. La classe intera ricomincia a respirare, tra risatine nervose e gente che precipita nel panico (Connie e Sasha, a cui si aggiunge Eren).
Dopo aver fatto i suoi complimenti a Mikasa, Reiner tira un lungo sospiro, voltandosi di nuovo verso Berthold. Ha riempiendo un foglio quasi per intero con le domande, e le sta fissando con una mano tra i capelli, grattandosi nervosamente la cute.
Reiner gli da una leggera gomitata, per richiamarlo alla realtà.
Lo sguardo abbattuto che gli rivolge il più alto lo preoccupa un po’.
-Le hai scritte tutte?
Chiede, mentre Armin, secondo in elenco, si avvia nervosamente alla cattedra.
-Sì.
Berthold gli avvicina il foglio, prima di alzarsi.
-Vado in bagno.
Mormora, facendosi strada tra le sedie e i compagni, tutti appiccicati per farsi forza a vicenda.
Armin è quasi alla fine dell’interrogazione, si suppone, dato che sono passati venti minuti. Berthold ancora non è tornato. Ha scritto per lui le domande, immediatamente sotto quelle dell’esame di Mikasa.
Si ferma un minuto, prende il telefono e gli scrive un messaggio per chiedergli se va tutto bene, solo per sentire la vibrazione provenire dal giubbotto appoggiato alla sua sedia vuota.
Reiner sbuffa.
-Jean.
Quello è seduto davanti a lui, con la sedia messa di traverso così da non dare né le spalle a lui, né al professore verso cui sta attualmente guardando.
Si volta verso Reiner, che gli passa il quaderno dell’amico.
-Puoi scrivere le domande?
-Certo.
Reiner annuisce, e si alza il più silenziosamente possibile (fa stridere la sedia e quasi inciampa sulla borsa di Historia, ottenendo risatine e un’occhiataccia da Ackermann che teme corrispondere a un punto in meno nella sua valutazione).
Va verso i bagni.
Avrebbe dovuto immaginarlo che Berthold non volesse essere trovato.
Non era in nessuno dei due bagni di quel piano, e non era in quello al piano terra. Sarebbe stato troppo facile, e facile non è una parola che sta bene accanto al nome di Berthold.
Fa i gradini per il secondo piano a due a due, un’imprecazione dietro all’altra per aver trovato l’ascensore occupato.
Gli arriva un messaggio, mentre si ferma davanti ai bagni del secondo piano, da parte di Jean.
-“Sta iniziando Sasha”
Reiner risponde con un pollice in su.
Si avvicina all’unica porta chiusa, tra le due, e bussa.
-Occupato.
Ringrazia il cielo, la voce è inconfondibile.
-Lo so benissimo.
Reiner si rende conto che la frustrazione di aver girato tutto l’edificio per trovarlo ha reso il suo tono un po’ aspro.
E infatti, risponde il silenzio dall’altra parte. Non lo sente muoversi, forse sta ponderando se aprirgli o no.
Quindi il biondo sospira, sciogliendo un po’ le spalle.
-Mi apri, Berth?
Chiede, gentilmente.
Sente ancora silenzio, poi un leggero fruscio. La chiave gira nella serratura.
Reiner entra, chiudendo di nuovo a chiave la porta alle sue spalle.
Berthold si sta rannicchiando nell’angolo della stanza più lontano dal water, con l’evidente intenzione di sedersi a terra.
-Ma sei pazzo? Che schifo.
Reiner chiude il water e gli fa cenno di sedercisi.
Berthold non dice niente mentre esegue l’ordine. Tiene gli occhi bassi, le mani si tormentano l’un’ l’altra.
Reiner lo osserva per qualche istante, aspettando che dica qualcosa.
In cuor suo sa benissimo che non parlerà per primo. Quindi si abbassa, sedendosi sui talloni davanti all’amico, ora costretto a guardarlo.
-Ansia?
-Non mi sento pronto. Mikasa ha fatto dei giri di ragionamento che io non sono in grado di fare.
-Forse. Però hai dimostrato di sapere benissimo i concetti, sai il libro a memoria!
-Appunto. Ma Ackermann le ha chiesto delle cose che non erano sul libro. Io non so rielaborare.
Reiner espira una risatina, divertito dall’assurdità di quel che sta dicendo l’amico. Conosce bene il suo metodo di studio, ed in effetti riconosce che sia un po’ impersonale nell’esporre i concetti, preferendo una letterale ripetizione della fonte. Ma, insomma, sa anche che Berthold è dannatamente intelligente.
-Ti stai sottovalutando. Le domande non erano così difficili e tu puoi sicuramente arrivarci.
Gli appoggia una mano sul ginocchio, alzando le sopracciglia per fargli sapere che lo pensa sul serio, con un sorriso.
Berthold scuote la testa, guarda altrove, ancora sconsolato.
Reiner torna serio, inarcando un po’ le sopracciglia. Sperava di farlo stare meglio.
-Ascolta, se proprio non te la senti puoi non dare oggi l’esame. Ad Ackermann non farà differenza, deve comunque presentarsi anche lui alla prossima sessione.
Il più alto inarca gravemente le sopracciglia, gli trema il labbro inferiore.
-E’ che...
Preme le labbra tra loro, fermando sul nascere l’incrinarsi della sua voce. Si passa le mani sul viso, prendendo un profondo respiro.
Reiner non stacca gli occhi da lui, ma il suo sguardo si fa indagatore.
C’è di più.
C’è chiaramente di più. Conosce Berthold, sa che il suo pensare troppo gli annebbia la vista, rendendogli difficile il vedere da solo l’uscita dalle situazioni difficili. Ma quando gliela si indica, riesce finalmente a pensare a mente lucida (anche se Reiner vorrebbe fargli perdere il vizio di dipendere da una guida in questo senso).
Crede che la situazione, per come sembra superficialmente, sia, di fatto, risolta.
Perciò c’è qualcosa che l’amico non gli sta raccontando.
Non dice niente, comunque. Non lo forza, Berthold non l’ha fatto quando lui non gli raccontava del suo problema con il passato.
Si limita a stare lì, la mano ancora sul suo ginocchio e il pollice che si trascina delicatamente per accarezzarlo.
Passa un po’ prima che il più alto decida di parlare. Inspira, senza incrociare lo sguardo dell’amico.
-Ho una borsa di studio.
E al biondo diventa chiaro perché elude il discorso ogni volta che si parla di quanto pagano l’università… anche se non spiega il voler tenere nascosta la borsa di studio.
-Devo…devo dare tutti gli esami per tempo e avere una media di ventisette. Se non ci riesco me la toglieranno.
Continua il più alto, interpretando il suo silenzio come un invito ad approfondire.
-…E allora?
Chiede invece Reiner, piegando la testa da un lato.
Berthold lo guarda come se non capisse la domanda.
-Perché è un segreto?
Quello inspira ed espira sonoramente dal naso. Gli occhi, stanchi, passano pigramente da un punto all’altro del viso del biondo. Cerca un cenno di cedimento, una micro espressione che gli comunichi “lascia stare, non importa”. Sa che non la troverà.
-I miei non… non possono pagare la scuola.
Reiner aggrotta le sopracciglia, confuso.
-Come no? Siete sempre stati i più benestanti di tutto il gruppo, come…
Smette di parlare quando il più alto abbassa gli occhi di nuovo, stavolta portandosi quasi il mento a toccare il petto e portando avanti le spalle. Altro silenzio, e comincia a pensare che forse dovrebbe davvero dirgli di lasciar perdere il discorso, perché evidentemente non è pronto a raccontare.
Ma Berthold ha il talento di stupirlo quando meno se lo aspetta.
-Ti ricordi che mio padre era sempre malato quando sei andato via?
Non capisce subito come la domanda sia collegata al resto del discorso, ma annuisce.
-Sì, certo.
Berthold fa una smorfia, come se la parola che gli si sta formando in bocca sia amara.
-Cancro.
Reiner strabuzza gli occhi. Ha davvero senso per un sacco di motivi: Berthold che torna a casa spesso, che non parla volentieri della sua vita dopo che lui se n’è andato, che para le mani avanti alla promessa di non nascondere più niente, dicendogli che ci sono cose che non si sentiva ancora di dirgli.
-Cosa.
Riesce a dire solo quello, mentre l’amico annuisce e si passa una mano sugli occhi.
-Ora ha una vita più o meno normale… ma per fargliela avere, le cure sono costose. Ho lavorato e ho preso la borsa di studio così che loro non dovessero tirar fuori neppure un centesimo per la scuola. Ma… la pressione di dover mantenere la borsa…
Berthold sembra esausto.
Ha fatto davvero tantissimo per la sua famiglia, e la consapevolezza di non conoscere questo lato di lui riempie Reiner di tristezza.
-Merda, Berth.
Anche se scomodo, allunga le braccia per afferrare quelle dell’amico, dandogli un paio di leggerissime scosse per richiamare la sua attenzione.
Ricambia lo sguardo che gli viene rivolto con uno sinceramente dispiaciuto.
-Mi dispiace così tanto. Per tutto. Ma- che cazzo- sei così forte.
A Reiner scappa un sorriso pieno di ammirazione, e si rende conto di star lasciando trasparire forse un po’ troppa tenerezza quando, finalmente, anche l’espressione di Berthold si rilassa appena.
Arrossisce leggermente, guardando in basso con gli angoli della bocca che si sollevano appena
-Non credo, ma grazie lo stesso.
E come è arrivato, il suo sorriso svanisce con una fretta ingiusta.
-Comunque il problema non cambia…
-Ascolta, Berth, – Reiner si avvicina un po’, abbassando le mani su entrambe le ginocchia dell’amico. – oggi prova a dare l’esame. Mal che vada puoi rifiutare il voto, e questo non influirà sulla borsa di studio. Anzi, la prossima volta partiresti in vantaggio, conoscendo già quello che chiede Ackermann.
Berthold lo ascolta in silenzio. Reiner vorrebbe davvero evitare di dargli la soluzione, ma adesso crede di dovergli qualcosa in cambio della pesante confessione che gli ha fatto.
-Cerca di stare tranquillo. Tanto lo sappiamo tutti e due che poi sarai tu a prendere il voto più alto, brutto stronzo.
E il più alto si lascia scappare una risatina sbuffata dal naso, seguito dall’altro, che sente la tensione diradarsi mentre spera di non vederlo più stare male.
-Speriamo.
-Vorrei quasi scommettere.
Il biondo si tira in piedi con un mugugno, giusto in tempo per sentire il telefono vibrare di nuovo in tasca.
Lo controlla al volo, è Jean che lo avvisa che sta cominciando l’esame di Marco. Reiner è il prossimo.
Tira un po’ la bocca, sentendo decisamente vacillare ogni pensiero positivo fatto fino a quel momento, rimpiazzato dalla morsa allo stomaco data dall’ansia.
-Mi sa che lo scopriremo presto comunque.
Commenta, mentre Berthold, dopo un lungo ultimo respiro, si alza.
Gli lancia un’occhiata, un po’ divertita.
-Tocca a te?
-Ha appena iniziato Marco.
Una scarica di adrenalina gli fa fare una risatina isterica.
-Adesso capisco come ti senti. Sono quasi tentato di chiudermi in bagno io, stavolta.
Berthold sorride e lo prende per il braccio mentre gli passa accanto, tirandolo delicatamente per essere sicuro che non resti indietro davvero.
-Ipocrita.
Ma Reiner scoppia a ridere, e trasforma la presa dell’amico, prendendolo a braccetto scherzosamente.
Prima di entrare in classe, Berthold si ferma di colpo. L’altro è convinto che vedrà del dubbio in lui, che ci stia di nuovo ripensando. Niente di tutto questo. Il più alto lo guarda fisso negli occhi, come non fa mai.
-Grazie, Reiner.
E poi sorride, anche con gli occhi, che sembrano brillare di una luce nuova. Reiner non sa bene cos’abbia di speciale, come quel sorriso sia diverso da quelli che gli rivolge di solito, ma sente... qualcosa.
Quando Berthold gli passa vicino per entrare in classe, con ancora quell’espressione luminosa in volto, lui non può che portarsi una mano al petto. Il suo cuore ha fatto una capriola e adesso sta correndo come un pazzo, ne è abbastanza sicuro.
Se avessero scommesso, avrebbe vinto Reiner. Berthold ha preso ventotto, e Reiner non è mai stato così contento di aver preso meno di lui.
Note dell’autore
Perché sentivo che anche la situazione di Berthold andasse spiegata, e non ho visto momento migliore di pubblicare il capitolo. Dedicato a chi è già in sessione e a chi si sta avvicinando (IO), VI AUGURO BEI VOTI!!


