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Autore: Pandroso    30/01/2026    3 recensioni
Un uomo che non ha bisogno di chiedere nulla è un uomo da cui non si scappa.
Viola accetta l'invito, è innamorata, è sincera, non immagina quanto possano essere fragili i sentimenti. Anche i più puri.
Per voi: una AU con cast IC a capitoli brevi e moderata cattiveria.
Ultimo pubblicato: 7. SOTTOVALUTARE UN FUCILE
Genere: Drammatico, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Donquijote Doflamingo, Donquijote Rocinante, Violet
Note: AU, Lime | Avvertimenti: Triangolo
Capitoli:
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6. vuote

 

 

L’ha esposta. L'ha esibita. Viola si cambia in fretta, non sceglie i vestiti, vuole coprirsi e basta.  

Ci ha sentiti.

Raccoglie i capelli in una coda. L’ordine è necessario. 

Con quale faccia torno giù. Con quale….

Parvenza.

Non si sta dicendo tutto. 

Ci sono occhi che vedono…


“È facile sentirsi fuori posto in questa casa.”

 “Ottima scelta l’architettura.” 

 

… senza guardarla.

Mani che toccano, senza muoversi veramente. La canna del fucile premeva sulla sua coscia.

Vuole scappare, litigare con Ros’. Finché saranno in quella casa dovrà tacere.
Apre la porta con rabbia, socchiude gli occhi, deve reprimere ogni emozione. È così turbata che—


terrore.


Doflamingo è lì, sulla soglia della camera accanto. Immobile, davanti a lei.

«Stai scendendo?»

Viola non smentisce né conferma. Non parla.

«Tienimi queste.»

Le dà in mano alcuni oggetti. Lei li afferra senza guardare. 

È così alto. 
E le scale per tornare in soggiorno troppo lontane.

«Seguimi.»

Non si chiede cosa stia accadendo. Ma credere che l’abbia aspettata è pericoloso.

Lo segue.



Passano su una rampa di scale di cui non conosceva l’esistenza e scendono al piano inferiore.
Sono due cassette in legno dal contenuto ignoto quelle che le ha dato. Viola stringe bene la presa mentre cammina in silenzio.
Doflamingo ne porta una grande, una valigia lunga e pesante. Immagina cosa possa esserci dentro. Poi, il suo sguardo si sposta: nota le sue spalle, ne segue il profilo.
I genitori di Ros’ stanno parlando, il televisore è acceso. Viola li sente e smette di guardare.
Proseguono su altri gradini in ripida discesa. 
La temperatura cambia. È umido lì sotto. C’è odore di legno e muffa. 
Doflamingo si ferma davanti a una porta. Sembra l’ingresso di una cantina. Lo vede infilare una chiave e girarla per tre volte.

Ros’, perché l’hai fatto?

Non smette di pensarci.

Lo scatto della serratura però la fa trasalire. 
Lui non entra. Tiene la mano sulla maniglia. 

È in quel momento che Viola riflette. 

Se ne accorge.


Sono leggere.


Le cassette sono come… 

Doflamingo si volta. La guarda dritto negli occhi.


Vuote.


Il cuore accelera.


...Non aveva bisogno del mio aiuto.

 

Lui abbandona la maniglia. Posa a terra la valigia. 
Viola non lascia niente. Ma le scappa una fantasia, nitida, involontaria, violenta:  lui, lui…


«Viola, tutto bene?»


La realtà è una sberla sul volto della coscienza, ed ha la voce della signora Donquijote.

Viola apre la bocca, non emette alcun suono. Ha caldo.

«Queste le prendo io.»

Doflamingo le toglie l’impiccio dalle mani, leggerissime. Mentre lo fa, si piega su di lei. 
Viola avverte il suo respiro misto al profumo fougère del dopobarba.
C’è qualcosa di inafferrabile e feroce in quell’uomo. Di imprevedibile.


«Viola!»


Ancora la mamma di Ros’. 


«È meglio che tu vada.» suggerisce lui. 

Non le stacca gli occhi di dosso. Lei nemmeno.


Quasi vermigli.

Io… io che sto facendo qui?


Viola blocca il pensiero, distoglie lo sguardo. Non dice nulla. Risale velocemente le scale senza mai voltarsi. 





La cena è breve. Un vantaggio. Ha lo stomaco serrato. Ros’ è il primo ad alzarsi per tornare davanti alla tv. Pur di non respirare la stessa aria del fratello, la abbandona un’ennesima volta. Doflamingo no, resta a bere un amaro. È tornato a trattarla come materia inesistente. 
Se non ci fossero i coniugi Donquijote, si alzerebbe anche lei. Non cede per educazione.
In quella casa è Natale solo per le decorazioni che agghindano la tavola, ed è un peccato: fuori sta nevicando.


Non è accaduto nulla.


Ripensa alla leggerezza delle cassette di legno. Poi al peso di quella fantasia. E non si piace.

 

Ros’…  sei uno stupido.

 

Uno smartphone squilla. Viola sobbalza. È il suo. L’attenzione torna su di lei: tutti si voltano; Doflamingo no. 
Accetta la chiamata.

«Finalmente! Sono due giorni che provo a contattarti. Viola, ma che fine hai fatto?!»

Una voce tanto preoccupata fa resuscitare persino Ros’. Curioso di capire di chi si tratti, le fa un gesto. Viola mima il nome della sua coinquilina.


«Non hai le chiavi dell’appartamento e domani torni a Roma!»

«Sì, Viola. E il nostro affittuario è a Londra, non sarà disponibile prima di fine gennaio.»

Lei si irrigidisce, immagina la richiesta che la coinquilina sta per farle, ma da una parte, non le dispiace avere un alibi per andarsene.

«Devo parlarne con Ros’, siamo a Leonessa, a casa dei suoi, dovrò farmi accompagnare.»

Dal divano il suo ragazzo alza un pollice affermativo, «Ah, non preoccuparti, mi ha appena detto che va bene. Ok, mi troverai a casa nel tardo pomeriggio. Sì, fa buon viaggio, a domani.»

Chiude e per la prima volta si sente sollevata.


«Ci lasci già?»

Trova la Signora Donquijote che la fissa dispiaciuta.

Lei no, non lo è. Affatto. Deve andarsene da lì.

 

 


Nove del mattino: Ros’ si è alzato da un’ora. Ha le vertigini, un mal di testa da sbattersi al muro ma non lo dice. Viola non si è fatta toccare nemmeno ieri notte, gli ha pure tenuto il muso non dandogli spiegazioni.

Lei ora sta finendo di raccogliere le proprie cose. Controlla due volte, poi una terza. Non vuole dimenticare nulla. Non vuole dover tornare.

Segue Ros’ con gli occhi, lo osserva sbandare in giro per la stanza.

«…Non è vero che non hai niente.» gli dice. C’è una punta di livore nella sua voce.

«Ti ho detto di stare serena che-»

Tosse. Forte. Improvvisa. Gli blocca il respiro. 
Ros’ si piega in due. Ha la vista annebbiata, gli occhi bruciano. Lo aspettano due ore di viaggio sotto pioggia e neve.

Viola invece ne ha abbastanza.

«Guarda che così, non possiamo, tu non stai-»

Non finisce. Lui comincia a urlarle contro. Le dice di stare zitta. Di smetterla di farlo passare per un idiota. Che non deve decidere per lui. E ci mette dentro altro: come non avergli permesso di fare l’amore con lei una sola volta da quando sono arrivati.

Grida tanto forte che accorrono tutti.
Quando se ne rende conto è troppo tardi. 

«Che avete da guardare?»

Le facce allarmate dei suoi lo innervosiscono. Quella di Viola vorrebbe scomparisse. Sa sempre come farlo sentire in colpa. Del fratello fermo sulla porta non si è accorto.

La madre gli si avvicina.

«Ros’, ti abbiamo sentito urlare. State… state litigando?»

Altri colpi di tosse lo scuotono. Ros’ si appoggia all’armadio per non cadere. È stremato. La mamma ne approfitta, gli passa una mano sulla fronte. Conosce suo figlio.

«Tesoro, scotti, hai la febbre altissima!»

E lui sa quanto gli vuole bene la sua mamma. Ma vorrebbe non sentirsi più un bambino. Che per una volta tutti tacessero. Che lo lasciassero respirare. 
Scansa il tocco premuroso della madre e raggiunge il centro della camera.

«Dove… dove cavolo ho messo le chiavi?»

Quando le trova, il mazzo gli scivola dalle mani e cade sul parquet. Fatica persino a raccoglierlo.

«Ros’.»

Sa cosa sta per dirgli suo padre.

«Non puoi guidare in queste condizioni.»

Lo ignora.

«Viola, sbrighiamoci, andiamocene da questa casa o faremo tardi.»

Lei però non si muove. Non le importa. La febbre non lo assolve. 

Rosinante avverte qualcosa rompersi dentro e forse, rompersi con lei.

«Tuo padre ha ragione, Ros’. È pericoloso.»

La Signora Donquijote si affianca al marito. Lo delegittima anche lei. 
Ros’ va nel panico, nessuno vuole fidarsi. Tutto per una maledetta influenza, venuta nel momento meno opportuno.

«Viola, dobbiamo andarcene.» lo ripete che sembra una richiesta di aiuto. 

Viola incrocia le braccia. Ha occhi furenti.


Toccata dalla scena, la Signora Donquijote cerca una soluzione; una che possa evitare a suo figlio di correre un rischio e permetta a Viola di tornare a Roma. 

Con le mani giunte al petto e gli occhi colmi di apprensione, si rivolge all’unico rimasto zitto e in disparte:

 

«Dofy, tuo fratello non sta bene… per favore, accompagnala a casa. Mi sentirò più tranquilla se lo farai tu.»

 

 

 

Continua…

 

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Titoli di coda del capitolo.
Afterhours - La Vedova Bianca 🎧
(ascoltatela, fidatevi)

https://www.youtube.com/watch?v=VVK5xMMAoso&list=RDVVK5xMMAoso&start_radio=1

 

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