«Signora Roberts?» Oliver bussò alla porta, chiamando Selena. «Signora Roberts, mi rincresce dovervi arrecare disturbo, ma avrei bisogno urgente di parlare con voi.» Dall'interno della camera provenne soltanto silenzio, al punto che fu tentato di desistere. Non lo fece, perché si era preso un impegno e intendeva portarlo a termine. «Vi prego, signora Roberts, aprite la porta. Sono qui per aiutarvi.»
Immaginava che Selena avrebbe continuato a ignorarlo, ma infine lo informò: «È aperto.»
Oliver abbassò la maniglia e scostò la porta quel tanto che gli consentiva di vedere la signora Roberts.
«Potete scendere?»
Selena, sdraiata sul letto, rispose: «Preferirei restare qui.»
«Qui al secondo piano? Va bene. Penso che nessuno ci disturberà, se stiamo qui fuori.»
«Non voglio uscire» replicò Selena. «Non mi sento molto bene.»
«Allora entrerò io.» Oliver sgusciò dentro la camera. «So che potrebbe apparire equivoco, ma non mi lasciate alternativa, dato che ho assicurato a vostro marito che avrei scoperto chi ha ucciso la signora Alexandra Duval.»
«Pensate di scoprirlo qui?» obiettò Selena. «Non sono stata io.»
«Lo so» rispose Oliver. «So perfettamente che non siete un'assassina. Quello che penso io, però, non basta. L'unico modo che ho per dimostrare la vostra innocenza, dato che non avete un alibi e non posso nemmeno costruirvene uno, è smascherare il vero colpevole. Prima, però, avrei bisogno di farvi alcune domande.»
«Non ho niente da spiegarvi.»
«Sì, invece, e non me ne andrò finché non mi avrete risposto.»
Selena Roberts fece un mezzo sorriso.
«Dite che avete assicurato a mio marito che avreste trovato il colpevole. Che cosa penserebbe Edward se vi trovasse qui?»
«Quello che penserebbe il signor Roberts non ha importanza» sentenziò Oliver. «Ho un caso da risolvere e vi prego di non rendermi le cose troppo difficili. Si dice che Madame Duval fosse vostra madre. È davvero così?» Chiuse la porta dietro di sé. «Perché avete finto di non conoscerla?»
«Me l'ha proposto mia madre» rispose Selena Roberts. «Dopo essere stata invitata insieme a suo marito dalla signora Serrano, mi ha scritto, ipotizzando che anch'io sarei stata presente. Mi ha detto che, per evitare situazioni spiacevoli, la soluzione migliore sarebbe stata fingere di essere due estranee. Affermava che, per una donna di gran classe come lei, qualificarsi come mia madre sarebbe stato imbarazzante.»
«Perché?»
«Mi ha sempre considerata una figlia di cui non andare fiera.»
«Per quale ragione?»
«Sono stata espulsa da scuola e ho sposato un uomo che non approvava. Specie quest'ultimo aspetto di me non le andava giù: avrei potuto essere ammessa in un altro istituto, sarebbe bastato pagare.»
«Eravate libera di sposare Herrmann, se lo amavate. Era la vostra vita, non quella di vostra madre.» Oliver si chiese se fosse opportuno spingersi oltre. Non lo sarebbe stato, in circostanze normali, ma non intendeva considerare tabù argomenti che avrebbero potuto consentirgli di fare luce sul mistero. «Oppure era anche la vita di vostra madre? Era l'amante di Patrick Herrmann, prima che voi aveste modo di conoscerlo? Herrmann l'aveva lasciata per stare insieme a voi?»
Selena Roberts replicò: «Non dovrei rispondere a una domanda così sfacciata. Anzi, da parte vostra, non avreste nemmeno dovuto chiedermelo.»
«Vi ho chiesto cose ben più imprudenti, in passato» ribatté Oliver, «per esempio, se desideraste fare l'amore con me. Mi avete risposto di sì, senza esitare. Forse dovreste limitarvi a fare la stessa cosa.»
Selena sospirò.
«E va bene, sì. Mia madre era l'amante di Patrick Herrmann. Non potevo immaginarlo, quando l'ho conosciuto. Non credevo che mia madre avesse una relazione così sconveniente.»
«Quindi l'uomo sbagliato altro non era, per lei, che un bel bocconcino al quale non avrebbe voluto rinunciare.»
«Detto così, sembra molto squallido.»
«Però è la verità.»
Selena distolse lo sguardo.
«Credevo che potesse essere felice, con Monsieur Duval. Si sono sposati in fretta e furia, quando mia madre era in attesa...»
«Il vostro fratellino è per caso il figlio segreto di Patrick Herrmann?» azzardò Oliver.
Selena lo fissò con gli occhi strabuzzati.
«Come osate insinuare qualcosa di così assurdo?»
«Non è assurdo» replicò Oliver. «Se il signor Patrick consumava con vostra madre, il concepimento non è qualcosa di così inverosimile. A quel punto, serviva un marito rispettabile...»
«Tacete, signor Fischer!» gli ordinò Selena. «Vi prego di non infangare il buon nome della mia famiglia.»
«Ormai il nome della vostra famiglia è associato all'omicidio di vostra madre. Rischiate di essere accusata di avere commesso il delitto. Volete forse passare il resto della vostra vita in un carcere inglese? Immagino di no. Allora sforzatevi di mostrarvi collaborativa!»
«Vi prego, signor Fischer...»
Oliver la interruppe bruscamente: «No, Selena. Non mi tiro indietro. Voglio aiutarti, ma non posso farlo, se rifiuti di ascoltarmi. C'è un solo modo in cui posso fare qualcosa per te ed è comprendere che legami avesse tua madre con chi le stava intorno... ed è qui.»
«Monsieur Duval non può avere ucciso mia madre.»
«Era con me, all'ora del delitto. A meno che non sia un abile giocatore di prestigio, non può avere strangolato Madame Duval. Credi che sapesse che il bambino non era figlio suo?»
Selena insisté: «Non ti ho mai detto che il bambino sia figlio di Patrick.»
«Possiamo parlare di un altro figlio di Patrick, se preferisci» propose Oliver. «Hai perso un bambino, vero? È stato circa dieci anni fa.»
«È una storia dolorosa» rispose Selena, con freddezza. «Perché vuoi farmi del male? Non ha niente a che vedere con l'omicidio.»
«Tu credi che Patrick sia stato eliminato deliberatamente, vero? O almeno, non lo ritieni così assurdo. Tua madre è stata la sua amante. Può darsi che...»
«No, Oliver, ti prego» lo supplicò Selena. «Non mi costringerai a...» La voce le si spezzò. Scoppiò in lacrime. «Mia madre... Non ho mai voluto credere che...»
Incurante delle norme di buon costume, Oliver si avvicinò al letto e si sedette sul bordo.
«Cos'è successo, Selena?»
«Sono caduta da una scala.»
«Come Giovanni Russo?»
«Una specie.»
«Cosa c'entra tua madre?»
«Ero stata da lei, nella casa che condivideva con Jean-Marc Duval. Stavo andando verso la stazione, quando sono caduta. Ho sempre avuto il sospetto che qualcuno mi avesse spinta. Mia madre sapeva che aspettavo un bambino. È stata così fredda, dopo. Sembrava contenta che l'avessi perso.»
Oliver raggelò.
«Pensi che sia stata lei?»
Selena prese un fazzoletto che teneva sul comodino e si asciugò le lacrime.
«Non voglio pensare che sia stata lei. Non ho mai voluto pensare a una possibilità così atroce.»
«Però non la escludi.»
«No.»
«Mi dispiace per quello che hai dovuto passare.»
«Quando è venuta da me in ospedale, non faceva altro che dire che era stato un bene e che, anche se sembrava che fossi rimasta sterile, questo non mi avrebbe impedito di fare un buon matrimonio, se avessi taciuto il fatto a mio marito. Credevo di non potere avere figli.»
«Invece avrai un bambino» replicò Oliver. «Ti auguro di avere una famiglia felice, con lui e con tuo marito.»
«Grazie. È molto gentile da parte tua. Non tutti sarebbero così comprensivi.»
«Tra noi non poteva funzionare. Io ero ancora giovane e tu avevi già vissuto esperienze così dolorose...»
«Anche tu hai vissuto esperienze dolorose.»
«Nel mio caso, sono certo che sia stato un incidente. Tu hai dovuto convivere per dieci anni con il sospetto che fosse stata tua madre a farti del male.»
Selena lo pregò: «Non dirlo a nessuno. Sai bene cosa succederebbe, se si scoprisse che...»
Oliver non la lasciò finire: «Sarò muto come una tomba.»
«Ci conto.»
«Puoi contare anche sulla mia volontà di scoprire chi l'ha uccisa. Ti assicuro che farò tutto il possibile.»
Selena annuì.
«Lo so, mi fido di te.»
«Torniamo a noi, dunque.»
«Perché, c'è forse altro?»
«C'è Patrick Herrmann. Chi credi possa avere deciso di eliminarlo, se è accaduto di proposito?»
«Non lo so.»
Oliver suggerì: «Monsieur Duval?»
Selena spalancò gli occhi.
«Perché avrebbe dovuto?»
«Non so» rispose Oliver, «magari lo considerava un ostacolo tra sé e tua madre. Credi che fosse ancora infatuata di lui?»
«Oh, no, certo che no» affermò Selena. «Un tempo l'aveva desiderato, ma a quel tempo lo considerava ormai come un individuo rivoltante. Lo detestava apertamente, al punto da non provare alcun dolore per la sua morte. Non solo: si compiaceva addirittura per il fatto che fosse morto, come se fosse il destino che si meritava per averla lasciata.»
«Tua madre, allora?»
«Mia madre non sarebbe stata in grado di sabotare un'auto da corsa, anche se fosse stata presente.»
Oliver non si stupì troppo della freddezza con cui Selena parlò. Di certo, essere figlia di Alexandra Bernard, o Alexandra Duval che fosse, non era stato semplice per lei. Quella donna non era mai stata in grado né di amarla né di fingere di amarla. Le aveva gettato addosso il proprio disprezzo in ogni modo, arrivando a parlare apertamente dell'essere felice della morte dell'uomo che Selena aveva scelto.
Che fosse o meno colpevole della caduta nella quale la signora Roberts aveva perso il bambino che portava in grembo, il solo fatto che questa sospettasse fortemente di lei diceva molto sul rapporto tra le due, ancora di più della richiesta di Madame Duval di fingersi due sconosciute.
«Devo farti una domanda delicata, Selena.»
«Più di quelle che mi hai già fatto?»
«Perché sei andata da lei, ieri sera?»
«C'era la porta aperta, con la luce accesa. Mi sono affacciata per semplice curiosità e l'ho vista riversa a terra. Cosa potevo fare, se non entrare?»
«Hai visto o udito qualcosa, prima?»
«No. Le camere non sono attigue. Non ho idea di cosa sia successo.»
Oliver rimase in silenzio a lungo, infine le chiese: «Cos'hai provato?»
«Spavento.»
«E...?»
«Ho provato spavento, l'unica emozione che riesco a ricollegare a quel momento. È stato terribile.»
«Ti dispiace che tua madre sia morta?»
«A te non dispiacerebbe, se fosse morta la tua?»
«Io non sono figlio di Alexandra Bernard.»
«Io sì, invece» ribatté Selena. «Non possiamo scegliere chi ci mette al mondo, dobbiamo accettarlo e basta. Io l'ho accettato. Ho accettato di avere una madre che mi ha sempre disprezzata apertamente. Mi dispiace che sia morta, sì. Mi dispiace anche non essere mai stata in grado di cambiare le cose. Forse avrei dovuto insistere di più, cercare di fare un passo più grande, nei suoi confronti. Forse avrei dovuto ammettere di avere sbagliato a sposare Patrick Herrmann.»
«Ma non avevi sbagliato!» obiettò Oliver. «Eri convinta di quello che facevi.»
«Mia madre, però, non era d'accordo» rimarcò Selena. «Ho fatto ciò che desideravo, ribellandomi alla sua volontà. Forse, se non avessi messo in primo piano la mia felicità...»
«Se tu non l'avessi fatto allora» obiettò Oliver, «probabilmente non saresti mai stata felice.»
«E probabilmente» replicò Selena, con amarezza, «non sarei la colpevole perfetta per l'omicidio di mia madre. Alla fine, ha avuto ragione lei. Se potesse vedermi adesso, magari si compiacerebbe della situazione in cui mi trovo.»
«Farò in modo che la sua presunta felicità duri poco» la rassicurò Oliver. «Vedrai, tutto si sistemerà.»
«Lo spero.»
«Non limitarti a una speranza vaga. Abbi fiducia.»
***
Veronica Young era seduta insieme al marito a uno dei tavoli del soggiorno. Erano soli, intenti a consumare un drink, in un'apparente situazione di stallo. Scott non era felice di ciò che stavano vivendo. Nemmeno Veronica, ovviamente, lo era. Ciò nonostante, era più ottimista: l'omicidio di Madame Duval non li riguardava, se non per la loro presenza sul luogo del delitto.
Non era convinta che Selena Roberts fosse colpevole dell'omicidio, come invece sembrava affermare con decisione Monsieur Duval. Tutto ciò che la signora Roberts era in grado di fare era tenere in mano un cronometro, figurarsi se una come lei, peraltro di bassa statura e nel bel mezzo di una gravidanza non facile, sarebbe stata in grado di uccidere a sangue freddo la propria madre a quella maniera. Come si potesse credere che avesse strangolato Alexandra Duval era un mistero, ma evidentemente le indagini si stavano concentrando proprio su di lei.
A Veronica dispiaceva che una persona palesemente innocente stesse subendo conseguenze sgradevoli, ma la salvaguardia di sé veniva prima di tutto. L'idea di essere al di sopra di ogni sospetto era un sollievo, così come lo era il fatto che suo marito condividesse il suo stesso status.
Scott appariva teso e ogni piccolo intoppo, perfino il più minimo, sembrava metterlo di cattivo umore. Perfino il fatto che il suo orologio fosse rimasto indietro una ventina di minuti sembrava insopportabile.
«Non riesco a spiegarmelo!» sbottò. «Non lo lascio mai scaricare. L'ho caricato prima di andare a dormire, ieri, come faccio tutte le sere. Ha sempre spaccato il secondo!»
«Non mi pare così grave» azzardò Veronica.
«Scherzi?!» A giudicare dall'esclamazione di Scott, pareva che fosse accaduto un misfatto di proporzioni devastanti. «Io e l'italiano abbiamo discusso di orologi per un'ora, ieri sera, dopo cena. Gli ho mostrato il mio. Ha detto che è senz'altro di buona qualità, ma che non è preciso come il suo. Non...»
Si interruppe. Era appena entrato nella stanza Oliver Fischer. Di solito, Veronica non era molto soddisfatta di vederlo. Quel giornalista faceva domande scomode. Non che qualcuno del team Emerald Star avesse qualcosa da nascondere, ma Fischer aveva la capacità innata di fare sentire chiunque colpevole, non importava di quale misfatto. In quell'occasione, Veronica provò sollievo: non aveva alcun desiderio di continuare a sorbirsi le lamentele di Scott a proposito di ciò che il signor Benvenuti pensava del suo orologio.
«Buon pomeriggio» salutò Fischer. «Posso sedermi un attimo con voi?»
Nonostante il diversivo avesse interrotto il noioso discorso di suo marito, Veronica sperava di togliersi di torno Fischer in tempi relativamente brevi. Ricordò che non fumava. Era molto probabile che il fumo stesso delle sigarette gli desse fastidio. Ne approfittò quindi per accendersene una e offrirne una a Scott, nella speranza che fosse un deterrente sufficiente.
Il giornalista parve non esserne troppo disturbato. Senza aspettare il loro invito, prese posto.
«Fine settimana sgradevole, non credete?» domandò.
«Certo che lo credo» rispose Scott, con freddezza. «Purtroppo la vostra futura moglie ha avuto la pessima idea di radunare insieme tutte queste persone.»
«Suvvia, signor Young» ribatté Oliver Fischer, «non potete scaricare la responsabilità sulla mia futura moglie. Non poteva certo immaginare che la signora Alexandra Duval sarebbe stata assassinata.»
«Nemmeno noi potevamo immaginarlo» replicò Scott, «altrimenti ci saremmo guardati bene di presenziare a questo ricevimento.»
«Ovviamente» chiarì Fischer, «sia io sia la signora Tina Serrano siamo devastati dalle circostanze. Avremmo voluto garantire qualche giorno sereno a tutti i presenti, ma il delitto non l'ha reso possibile.»
Veronica intervenne: «Ci mancherebbe altro. Come si potrebbe non essere devastati dalla situazione? Ovviamente mi dispiace molto per voi...»
Oliver Fischer le lanciò un'occhiata torva.
«Per noi?»
«Sì, certo. Non dovrei esserlo?»
«Io e la mia fidanzata» precisò Fischer, «siamo ancora vivi e vegeti. Non solo, contiamo anche di rimanere tali ancora per qualche anno, almeno. È Madame Duval a essere morta. Non dovreste provare dispiacere per lei?»
Eccola, la sua abilità di fare sentire colpevoli le persone. Veronica aveva cercato di dire qualcosa di carino nei suoi confronti, ricavando in cambio l'accusa di non essersi preoccupata abbastanza per la sorte della vittima.
«Ovviamente mi dispiace per la morte di quella povera donna, signor Fischer. Non so cosa pensiate di me, ma non sono certo la donna senza cuore che credete.»
«Prima dite che non sapete che cosa penso di voi, poi affermate che vi considero una donna senza cuore» ribatté Oliver Fischer. «Noto una certa incoerenza, nel vostro modo di pensare. Spero almeno che siate stata coerente, quando avete fornito un alibi a chi si trovava con voi al momento del delitto.»
Veronica non ebbe difficoltà a comprendere dove il giornalista volesse andare a parare.
«Siete preoccupato per la signora Selena, non è vero?»
«La signora Selena non ha certo ucciso quella donna.»
«Quella donna era sua madre.»
Oliver Fischer azzardò: «Prendereste per caso in considerazione l'idea di uccidere vostra madre, signora Young?»
Veronica, ben decisa a non sentirsi colpevole di qualcosa di così assurdo, si affrettò a precisare: «Non ho mai avuto in mente nulla di simile.»
«Sono certo» affermò Fischer, «che nemmeno Selena Roberts abbia mai pensato di uccidere la signora Duval.»
«La signora Duval, però, è morta» ribatté Veronica, «e la signora Roberts non ha un alibi.»
«Non siete la prima persona che lo afferma» puntualizzò il giornalista, «e la cosa non mi spaventa. Sono abbastanza convinto che la verità salterà fuori. Immagino che voi non abbiate niente di cui preoccuparvi.»
«Immaginate bene.»
«Nessun orologio guasto, o che non segnava correttamente l'ora?»
Veronica sbuffò. Era proprio necessario menzionare quell'argomento?
Scott, che aveva fumato in silenzio mentre Veronica parlava con Fischer, parve improvvisamente interessato.
«Signor Fischer, proprio prima che entraste in questa stanza mi stavo lamentando con mia moglie del mio orologio che, proprio oggi, è rimasto indietro di circa venti minuti. Ieri, però, vi garantisco che funzionava benissimo.»
Veronica fece ondeggiare la sigaretta sul posacenere, prima di portarla alla bocca. Aspirò il fumo, lo espirò e, dal momento che Oliver Fischer non aveva ancora proferito parola, intervenne: «Scott, sono sicuro che le vicissitudini del tuo orologio non siano per niente interessanti.»
«Sì, invece» obiettò Fischer. «Anche la signora Bruni, ieri sera, ha avuto problemi con l'orologio. Sosteneva che si fosse scaricato.»
«Non so a quale gioco stiate cercando di giocare» affermò Veronica, «ma non vi sarà sufficiente per fabbricare un alibi per Selena Roberts.»
Fischer abbassò lo sguardo.
Veronica decise di farlo sentire colpevole, proprio come Oliver aveva cercato di fare con lei: «Per caso volevate effettivamente fabbricare un alibi per quella donna?»
«Certo che no.»
«Non sembrate molto convinto.»
«Non importa quale sia il vostro parere in materia.»
«Il mio no, ma vi conviene non spingervi troppo oltre. Quella donna rischia un'accusa formale.»
Oliver Fischer alzò gli occhi.
«Quella donna non è colpevole.»
«No, molto probabilmente non lo è» ammise Veronica, «ma il vero assassino potrebbe essere molto più furbo di lei e, di conseguenza, il fatto che sia colpevole o meno potrebbe non avere alcuna importanza.»
«Credo che l'omicidio di Madame Duval» affermò il giornalista, «possa avere a che fare con la morte di Patrick Herrmann.»
In effetti, Fischer aveva la spiccata propensione a credere che tutto dipendesse dall'incidente nel quale era morto il pilota svizzero dieci anni prima. La verosimiglianza delle sue affermazioni era spesso discutibile, ma quello non doveva essere un problema che lo preoccupasse particolarmente.
«Signor Fischer, siete un giornalista sportivo specializzato in competizioni automobilistiche» gli ricordò Veronica. «Devo forse ricordarvi i pericoli delle corse? La fine di Herrmann non è stata tanto diversa da quella di molti altri suoi colleghi. Non stiamo parlando di oggi, in cui gli standard di sicurezza sono notevolmente migliorati, ma di un intero decennio fa.»
«Morire senza dolo alcuno» replicò Fischer, «è decisamente più probabile che morire per effetto di un'azione volontaria altrui. Ciò non toglie che ci siano decessi indotti.»
«Se non sbaglio, state continuando ad affermare che quello di Herrmann non sia stato un semplice incidente.»
«Un meccanico è morto in circostanze misteriose. Nello specifico, si tratta di un meccanico dell'Emerald Star.»
«Quell'uomo si era trasferito da poco in Inghilterra. Io e mio marito conoscevamo soltanto le sue doti professionali. Se volete chiedere a me, oppure a Scott, che idea ci siamo fatti della sua morte...»
«Non voglio chiedervi nulla di tutto ciò. In fondo, Giovanni Russo è soltanto caduto da una scala.»
Veronica si irrigidì.
«Mi state prendendo in giro, signor Fischer?»
«Che cosa ve lo fa pensare?»
Prima che Veronica potesse rispondere, Scott intervenne in sua difesa: «Signor Fischer, mi esorto ad abbandonare questo tono. Il fatto che siate fidanzato ufficialmente con la signora Serrano non dovrebbe farvi sentire autorizzato a infastidire la mia signora con le vostre insinuazioni.»
«Ho affermato che il signor Russo è caduto da una scala» obiettò il giornalista. «Non mi pare di avere affermato il falso. Però, se proprio volete che io parli chiaro, devo ammettere di essere abbastanza spiazzato dal fatto che, a poca distanza dalla sua morte, anche la sua amante sia deceduta. È stata strangolata, quindi si tratta di omicidio, per forza di cose.»
Veronica spense violentemente la sigaretta sul posacenere.
«E va bene, signor Fischer. Lo volete proprio sapere? Credo anch'io che Giovanni Russo sia stato ammazzato. Però affermare che Patrick Herrmann e Manuel Serrano siano stati uccisi di proposito, questo no!»
«Manuel Serrano non è stato ucciso di proposito» chiarì Oliver. «La signora Tina Serrano ha cercato di convincermi, ma sono abbastanza certo che il suo defunto marito sia stato vittima di un normalissimo incidente. Non penso si possa affermare lo stesso di Patrick Herrmann, invece. Sono abbastanza convinto che la sua triste dipartita sia avvenuta per effetto di un sabotaggio, messo in atto da qualcuno che lo odiava.»
«Chi?»
«Non lo so. Se lo sapessi, tuttavia, credo che riuscirei a spiegare anche l'omicidio di Alexandra Duval.»
«Anche quello della signorina Fernandez?» azzardò Veronica.
«Anche la caduta dalle scale del signor Russo» aggiunse il giornalista.
«Siete molto sicuro di voi stesso, signor Fischer» osservò Veronica. «Mi verrebbe quasi il desiderio di augurarvi buona fortuna.»
«Auguratemela, allora» ribatté Fischer. «Non abbiamo forse da guadagnarci tutti, se viene fatta finalmente chiarezza? C'è un assassino che potrebbe avere ben quattro persone sulla coscienza e potrebbe commettere chissà quali ulteriori nefandezze, se non viene fermato prima che sia troppo tardi. Dovremmo stare tutti dalla parte del bene comune.» Si alzò in piedi. «Spero che il vostro orologio riprenda a funzionare bene, signor Young.»
Scott borbottò: «Speriamo. Figurarsi se quello del signor Benvenuti è migliore del mio! Non c'è proprio paragone, tra i due, e gli converrebbe farsene una ragione.»


