Prompt: # 1, Jayce & Viktor. «So, you don't... fancy her more than you do me?»
«What? Why would I?»
«She's your girlfriend.»
«And you're my best friend. My partner. You mean the whole world to me.»
Legami Permanenti
La sala è gremita di ospiti, di cui sconosce la maggior parte dei nomi. Le grasse risate, le pacche sulle spalle, l'eco dei sussurri riprodotti contro le orecchie, i tintinnii dei calici: tutto il rumore di quella sala si riverbera nelle sue orecchie come un fastidioso ronzio. Nonostante quella confusione, Viktor rimane concentrato sull’unica persona di cui gli importi veramente in quella stanza. Jayce sorride e i suoi denti bianchi luccicano sotto il bagliore dei lampadari di cristallo. Pare spruzzare felicità da ogni poro, quasi sia lui stesso una fabbrica di serotonina. Le fossette accentuate, gli occhi ridotti a due fessure dagli zigomi sollevati, le mani che sferzano l’aria mentre accompagnano una cascata di parole: ogni gesto di quel corpo conferma la sua ipotesi. Sa che la ragione di cotanta serenità si cela nei sorrisetti con cui Mel lo ricambia dall’altra parte della sala – è impossibile non notarla, ammantata d’oro, bracciali e collane brilla come una stella al centro della stanza, ammaliando tutti i presenti. In un battito di ciglia, come se attratto da una forza invisibile, Jayce è accanto alla donna, a cui regala un leggero inchino. Le labbra di lei si muovono troppo veloci e Viktor non coglie quale sia il motivo della risata dell’amico. Quello scambio intimo da cui è escluso solletica un sentimento lontano, qualcosa di vacuo e così irrazionale su cui mai ha avuto il dispiacere di soffermarcisi. Più tenta di scacciarlo, più quella pulce insolente gli rosica la mente. Gelosia. Nutre imbarazzo tanto quanta diffidenza verso quel frammento di umanità e, al pari d’un esperimento, lo studia, lo sviscera, ne analizza una sfaccettatura dopo l'altra per capirne l’origine. La risposta gli si palesa sotto al naso, quando le dita di Jayce sfiorano quelle di Mel per porgerle un calice di champagne e nel fremito delle loro mani Viktor scorge scintille. Distoglie l'attenzione da quelle figure luminose per concentrarsi altrove, oscilla il peso sul bastone da passeggio e incespicando sui suoi passi si dirige verso la balconata esterna. Lungo la strada qualcuno gli rifila qualche gomitata, che incassa in silenzio, mentre il tanfo di sigari e sudore gli affannano il respiro. In aggiunta a quelle sensazioni sgradevoli, le luci intense gli affaticano gli occhi, li velano di una pesantezza che fatica sempre di più a sostenere, perciò si rifugia lì dove la luce è meno intensa. Col proprio ritmo barcollante prosegue e sguscia indisturbato in mezzo all’ultimo tratto di quella folla di corpi. Sono i drappeggi dorati delle tende a segnalare il suo traguardo e, una volta giunto lì, Viktor si volta alla ricerca della figura famigliare di Jayce, ma fallisce: i due amanti si sono volatilizzati nel nulla.
Scosta i tessuti e allunga dei passi incerti oltre di essi, accolto dal panorama immenso di Piltover costellato di grattacieli specchiati e tegole brune. Al di là di quei palazzi enormi, l’oscurità avvolge Zaun simile a una nebbia fitta. È proprio in quel buio che Viktor ritrova la tranquillità, difatti si sente come un ingranaggio fuori posto in quel luogo dove l'illuminazione artificiale – e non solo – ostenta, acceca e inganna. Dall'alto di quel palazzo, constata che quella visione è l’emblema della maledetta ricchezza detenuta da pochi avidi. Qualcosa dentro di lui si spezza con una frustrata secca, al pari di una corda di violino stressata troppo da un archetto. Giunto alla ringhiera in marmo bianco del balcone, vi poggia sopra le sue mani pallide, che diventano un tutt'uno con esso. Stenta a discernere i contorni della pelle da quelli del freddo materiale. Non è poi tanto diverso dagli uomini alle sue spalle intenti a ingozzarsi di ostriche e a inebriarsi di vino, se è torturato da quel sentimento tanto avido – ancora una volta, il pensiero corre a Jayce e al risentimento che comincia a covare nei suoi confronti perché sta dedicando del tempo a una persona che non sia lui. Quell’affetto tenero dovrebbe procurargli gioia invece di inasprirlo, eppure la felicità è un sentimento molto lontano da quello che gli suscita quella situazione.
«Viktor!»
Viktor si volta appena, studia con la coda dell’occhio la figura di Jayce che sventola una mano. È emerso da un angolo dove la luce non può raggiungerlo, seguito a debita distanza da Mel. Alle spalle dell’amico, la donna gli rivolge un sorriso sghembo e un cenno del capo, che lui ricambia con un lieve movimento del proprio, dopodiché lei sparisce dietro le tende opache. Man mano che si avvicina, i dettagli della figura sgangherata di Jayce si distinguono meglio, dal colletto sbottonato alle guance rosse fino alla camicia stropicciata. Un sorriso enorme spacca le labbra dell’altro e questo gli mozza il fiato in gola, come se gli fosse stata sottratta la possibilità di partecipare a quella gioia. S’interroga su cosa lo preoccupi della relazione tra Jayce e Mel, se siano le maniere garbate che si rivolgono l’un l’altra, oppure se sia la connessione fisica tra loro. Viktor soppesa quelle considerazioni, le scava fino a toccarne il fondo e realizza che non è nulla di ciò: a lui neanche interessa il contatto carnale che può legare due persone. L’ha studiato a lungo, ha sperimentato, ma il risultato l'ha lasciato alquanto indifferente. Dunque, non è quello che lo infastidisce, eppure...
«Cosa ti turba?»
Al quesito di Jayce, solleva il capo di scatto. Si sente nudo di fronte quella perspicacia e, di conseguenza, rimane senza parole. L'unico contatto tra loro due è quello visivo. L'altro non distoglie lo sguardo, anzi, continua a scavargli dentro con la sua curiosità. Che differenza c’è tra quell’attenzione e quella che rivolge ai loro esperimenti? In quel momento nessuna, perché Viktor si sente maneggiato con lo stesso identico approccio.
«Nulla» mente e solleva gli angoli della bocca verso l'alto.
«Mi piacerebbe crederci.»
L’amico si appoggia alla ringhiera accanto a lui, poi lascia vagare lo sguardo lungo il panorama.
«Hai intenzione di dirmelo oppure preferisci girarci intorno?»
Stavolta Jayce accompagna la domanda con un sorrisetto, a cui lui replica con una scrollata di spalle.
«Non credo valga la pena parlarne, Jayce.»
«Dici? Parliamo sempre di tutto. Perché questo dovrebbe essere differente?»
La verità dietro le parole dell'altro è palese, per quanto Viktor desideri ignorarla. Sospira, infine abbassa il capo e studia le vene blu e chiare che gli percorrono lo strato cutaneo al di sotto dell'epidermide. Ha i polsi così sottili che se li ponesse di fronte a una fonte di luce, potrebbe vedervi attraverso. Forse è quello il motivo per cui Jayce lo legge come un libro aperto.
«È complicato, credo.»
«Quando mai trattiamo di questioni semplici, noi due?» una risata smorzata riecheggia alla fine della frase, poi quello appoggia una mano sulla spalla di Viktor e i loro occhi si riagganciano.
«Mh. Non saprei da dove cominciare.»
«Intanto dal nocciolo del problema, ovviamente.»
Sorride e annuisce con la testa, pensando quanto sia scontata quell’osservazione.
«Si tratta di me e te, ma sotto certi aspetti... tocca anche Mel.»
Il cruccio si palesa sul volto dell’altro sotto forma di un broncio. Lascia una mano appoggiata sul corrimano e l’altra penzola lungo i fianchi, come ogni volta che Jaycesi concentra con tutto sé stesso sulle parole del suo interlocutore.
«Comprendo bene che la natura del mio e del tuo rapporto sia diversa da quella del tuo con Mel, eppure non posso fare a meno di pensare che...»
«Mi piaccia trascorrere più tempo con lei che con te?» conclude l'altro.
Di riflesso solleva un angolo della bocca, ma teme di avere un sorriso che sembri amareggiato da quella rapida intuizione.
«Qualcosa del genere, suppongo.»
Adesso è Jayce a scuotere il capo e a sorridere più con gli occhi che con le labbra, come quando ascolta qualcuno pronunciare un’ingenuità.
«Ti posso assicurare che non è così, Viktor.»
«Quindi... non ti piace lei più di quanto ti piaccia io?»
«Cosa?» Jayce sbuffa in una risatina, poi riprende subito dopo: «Perché dovrei?»
«Be’, lei è la tua ragazza, dopotutto.»
«E tu sei il mio migliore amico, Viktor. Sei il mio partner. Letteralmente passo più tempo con te in laboratorio che con lei: tu sei il mio intero mondo.»
A volte si domanda se Jayce rifletta davvero su quel che dice, oppure se è spinto dall’impulsività anche in quello. Se le sue iridi potessero prendere fuoco a causa della determinazione con cui pronuncia quelle parole, lo farebbero e forse quell'inizio dovrebbe già rappresentare una risposta alla sua domanda.
Viktor spalanca le palpebre e dischiude la bocca, ma le parole si attorcigliano sulla sua lingua, diventano confuse, poi astratte e, infine, rimane il nulla. Solo una sensazione di calore piacevole che si dirama dal petto e raggiunge i punti periferici del suo corpo in men che non si dica.
«Lo stesso vale per me.»
È serio quando pronuncia quella frase e sostiene lo sguardo dell'altro, che pare voglia aggirare le sue insicurezze. Quando interrompe il contatto visivo, voltandosi verso l'orizzonte, comprende che lo farà in un'altra occasione.
«Inoltre, non capisco questo paragone se hai già individuato la differenza del legame che mi lega a te e a lei» riflette ad alta voce l’amico, stavolta con una nota di dolcezza a temprare le sue parole.
Viktor tace, sebbene sappia che alla fonte di quel difetto ci siano paure di cui non riesce a rendere partecipe Jayce. L’altro non indaga oltre in un silenzioso rispetto, ma prosegue con la sua considerazione:
«Con la premessa di non voler sminuire la relazione che mi lega a Mel, vorrei farti notare che ancora la conosco appena a differenza tua. Magari il mio legame con lei potrebbe rivelarsi duraturo come una lega di titanio, qualcosa che resisterà all’erosione del tempo da qui fino a un secolo, oppure potrebbe rivelarsi facilmente deperibile come un fuscello di legno. Ma il nostro, Viktor, è un legame permanente. Il nostro non è un legame fondato sulla natura stessa del materiale, il nostro è un legame rafforzato dalla maniera con cui il materiale si lega. Il nostro è un legame permanente come una saldatura ben svolta. E sai bene anche tu che l’unico modo per sciogliere una saldatura adeguata sarebbe, ad esempio...»
«Un materiale artificiale come l’acido fluoantimonico.»
«Esattamente. Qualcosa di talmente corrosivo, ma altamente improbabile da replicare che è pressoché impossibile sciogliere il legame della saldatura.»
«Quindi, vorresti insinuare che noi due siamo saldati insieme?»
«Precisamente.»
Vorrebbe obiettare, ma le sue infinite domande e ipotesi crollano di nuovo quando scorge la figura di Mel riemergere da dietro le tende. Li osserva con un sorriso mesto, capace di diradare l’oscurità in cui sia lui che Jayce si stanno cullando, ma non è tanto intenso da provocargli l’ennesimo mal di testa. Ricambia il sorriso, stavolta con maggiore scioltezza, e dà le spalle alla ringhiera per volgersi verso di lei. Jayce fa lo stesso e sorride di nuovo fino a mostrare le gengive.
«Ciao, Viktor. Come ti senti?»
Mel gli sfiora la schiena con una mano ma non lo tocca del tutto, lascia solo che intuisca la presenza di quel contatto confortevole. Dove lei è discreta, compensa l’irrequietezza di Jayce, che invece gli stringe l’avambraccio sinistro.
«Meglio. Le luci mi provocano fastidi non da poco.»
«Concordo con te. Anch’io comincio ad avvertire una lieve emicrania.»
La donna scruta il calice vuoto che stringe tra le dita, poi un'idea le illumina il viso.
«Se andassimo in un luogo più appartato? Vorrei provare quella pietanza di cui mi parla sempre Jayce, il...»
«... bouef bourguignon» completa Viktor, prendendo in contropiede sia Mel che Jayce.
Lei arcua appena le sopracciglia, in un gesto tanto lieve che sarebbe facilmente ignorabile, se non fosse per la curiosità innata che lo attrae ai dettagli. Chissà quali pensieri si celano oltre l‘espressione imperturbabile della donna, chissà se anche lei è infastidita dalla presenza di lui nella vita di Jayce. Se lo è, è molto brava a camuffarlo; se non lo è, vorrebbe chiederle da dove tragga quella sua inscalfibile sicurezza. In quel momento si rende conto di avere di aver spalancato un po’ troppo le palpebre mentre la osserva.
«Sì, proprio quello. Che ne direste?»
«Io non ho molto appetito al momento, ma ti ringrazio per l‘invito» replica e fa leva sul bastone per drizzare meglio la schiena.
La sua è una risposta in parte affrettata, in parte condizionata dall’atteggiamento melenso che Jayce le riserba. Nonostante la rassicurazione di prima, non può fare a meno di pensare che mettendosi da parte agevoli il rapporto tra gli altri due. E se ciò portasse maggior contentezza nella vita dell'altro, lui ne sarebbe solo felice.
«Io ho fame, ma se...» l'incertezza dell'amico palesa il filo sottile su cui si trova in bilico.
«Andate pure, voi due. Sono sicuro che ci sarà un'altra occasione per condividere insieme un pasto.»
«Ne sei sicuro?» chiede Jayce, sopracciglia corrugate e testa appena inclinata a destra.
«Sicurissimo. Io mi ritirerò nelle mie stanze.»
«Trascorri una nottata serena, Viktor.»
Mel lo studia in silenzio, il mento sollevato e le dita intrecciate al bicchiere di vetro all'altezza del grembo. Grazie alle diverse occhiate che le lancia di sottecchi, Viktor ha imparato a interpretare quell'espressione di lei e sa che sta riflettendo sullo scambio appena avvenuto.
«Ti ringrazio, Mel. Auguro lo stesso a entrambi.»
Dà una pacca alla spalla di Jayce ed entrambi si scambiano un cenno del capo, poi Mel lo prende a braccetto – con una flemma e una delicatezza, che a Viktor chiarisce un po’ di più quale sia la differenza fondamentale tra il loro legame e quello tra lui e l'altro. L'amico si china sull’orecchio di lei e mormora qualcosa che la fa ridere, ma lei è lesta a coprirsi la bocca con il palmo della mano. Li osserva a lungo, fino a che i due non divengono microscopiche formiche in lontananza, e, lontano dagli sguardi indiscreti degli ospiti, intrecciano le loro dita. Di qualsiasi tipo sia la natura che li lega a Jayce, Viktor spera che lui e Mel siano in grado di custodire la felicità dell'amico.
L'Officina di Luschek
Salve a tutti! Dopo il mio approccio fallimentare a questo fandom con la raccolta di drabble, rieccomi con un'altra storia su Arcane. Il contesto è pre!E8S1, perché ci credo poco al fatto che Viktor e Mel non si siano mai visti/beccati oltre i momenti che abbiamo visto nella S1, per cui... eccoci qui! Questa OS partecipa alla "Challenge di San Valentino 2026" indetta da Alexa sul gruppo Facebook Prompts are the way, che in questo momento non posso taggare perché sto pubblicando da tablet (abbiate pietà di una boomer tecnologica come me). Il prompt è un prompt incrociato "fluff&romantic + platonic&queerplatonic" e che dire, spero di averci azzeccato sia col prompt che con le caratterizzazioni. Devo ammettere che preferisco di gran lunga Viktor&Jayce come amici che come relazione romantica, quindi non me ne voglia il fandom (e qua non si fa Mel shaming, se dovete dire qualcosa di negativo sul personaggio perché 'ostacola' la ship, per favore, evitate di commentare...)! Per chi è giunto fino a qui, spero che questa OS vi sia piaciuta e vi ringrazio per aver letto! Critiche costruttive, commenti o interazioni con la storia sono sempre ben accetti!
Un abbraccio,
Luschek
Salve a tutti! Dopo il mio approccio fallimentare a questo fandom con la raccolta di drabble, rieccomi con un'altra storia su Arcane. Il contesto è pre!E8S1, perché ci credo poco al fatto che Viktor e Mel non si siano mai visti/beccati oltre i momenti che abbiamo visto nella S1, per cui... eccoci qui! Questa OS partecipa alla "Challenge di San Valentino 2026" indetta da Alexa sul gruppo Facebook Prompts are the way, che in questo momento non posso taggare perché sto pubblicando da tablet (abbiate pietà di una boomer tecnologica come me). Il prompt è un prompt incrociato "fluff&romantic + platonic&queerplatonic" e che dire, spero di averci azzeccato sia col prompt che con le caratterizzazioni. Devo ammettere che preferisco di gran lunga Viktor&Jayce come amici che come relazione romantica, quindi non me ne voglia il fandom (e qua non si fa Mel shaming, se dovete dire qualcosa di negativo sul personaggio perché 'ostacola' la ship, per favore, evitate di commentare...)! Per chi è giunto fino a qui, spero che questa OS vi sia piaciuta e vi ringrazio per aver letto! Critiche costruttive, commenti o interazioni con la storia sono sempre ben accetti!
Un abbraccio,
Luschek


