2-La mia vita
Faceva freddo quel pomeriggio. Ma un momento, non pensate male; il freddo era dentro di me. Le facce ammiranti dei ragazzi che mi stavano intorno mi sembravano una sottospecie di pioggia gelata, capace solo a farmi sentire più solo di quanto già non fossi. Mi guardai intorno: avevo appena finito di cantare il mio brano, qualcosa scritto alla veloce ma che tuttavia davvero non mi dispiaceva.
-Ryan, complimenti, sei stato ancora più bravo oggi.- una ragazza mi si era avvicinata. La fissai. Dovevo averci già parlato, ma in quel momento mi sfuggiva il nome.
-Grazie.- sussurrai, accendendomi una sigaretta. Ero stanco, volevo tornarmene a casa, ma prima dovevo risolvere alcuni conti in sospeso. Lo aspettavo quell’infame, qua, tra la mia gente.
E finalmente scorsi i suoi occhi: nocciola intenso incorniciato da lunghi capelli castani. Il mio sguardo color mare si spostò sulla sua figura, mentre veloce, camminava verso la mia direzione. Io non badai alla sua presenza, sistemandomi meglio a sedere, e portandomi la sigaretta alle labbra. Tanta gente mi parlava, tanta gente mi guardava, ma ero assente, come isolato dal mondo. Avevo solo una cosa in testa.
-Ciao Ryan.- disse finalmente l’infame, sedendosi accanto a me. Io non gli risposi, voltandomi dalla parte opposta, e chiedendomi se dovessi iniziare già con un bel pugno diretto in piena faccia -Volevo solo dirti che… che mi dispiace che tu sia venuto a saperlo in questo modo.- la sua voce gentile ed irritante allo stesso tempo mi attraversò veloce la testa. Saperlo in questo modo? Cosa sarebbe cambiato se non lo avessi colto sul fatto? Per questo motivo scoppiai a ridere, concedendogli per la prima volta la mia attenzione.
-Non dire stronzate. Pensi che sarebbe cambiato qualcosa se non ti avessi beccato a scopare con la mia tipa?- domandai, ridendo ancora. Ero davvero divertito: non avevo mai visto la faccia così abbattuta di quello che un tempo era stato il mio migliore amico. Lui però rimaneva con il volto basso, là, come se attendesse un’altra dose fittizia di accuse. Lo avrei accontentato -Qual’era la promessa? Ah sì… mai fottere la ragazza ad un amico. Be’, tu l’hai violata in pieno!- ringhiai ancora, continuando a ridere.
-E smettila di prendermi per il culo!- sbottò finalmente, scoppiando per via delle mie parole forse troppo dirette. Ben presto mi alzai in piedi, mentre un gruppo piuttosto folto di ragazzi spostava il proprio sguardo verso di noi. Kile sembrò spaventato, mentre i miei pugni tesi ed il mio sorriso di sfida gli si presentavano davanti agli occhi duri e sfacciati.
-Io non voglio fare a botte.- proferì così, alzandosi in piedi e portandosi di fronte a me.
-Be’, si da il caso che io voglia vendicarmi di te e di quella troia che un tempo era la mia tipa.- protestai, gettando la sigaretta per terra. Lui mi squadrò con apparente disprezzo, riflettendo su cosa dire.
-Ryan… lei ti amava. Ma tu la trattavi malissimo.- spiegò, evidentemente tentando di dare una risposta ai propri errori. Ma non c’era, era stato uno stronzo e basta.
-Non dire cazzate!- esclamai, tendendo il pugno verso di lui, e colpendo di striscio il suo orecchio. Era riuscito a schivarlo, purtroppo per me.
-Smettila!- protestò, portandosi alla mia destra. Ma io non lo ascoltai. Ero arrabbiato, depresso. Me l’aveva portata via. Via da me, lei che sentivo mia, lei che avrei voluto tenere accanto a me.
-Codardo… colpiscimi se ne hai il coraggio!- intanto la folla si fece più folta, accogliendo anche ragazzi dei quali non conoscevo nemmeno il nome. Ed intanto, mentre lo colpivo, mentre Kyle scappava, io ripensavo al suo volto. Ai suoi occhi azzurri. Al suo corpo nudo accanto a quell’infame che stavo picchiando. Pam… mi aveva tradito.
Dovettero dividerci. Kyle era messo piuttosto male, mentre io, stavo più che bene. Solo il fiatone che usciva a fiotti dalle mie labbra, mentre tante ragazze tentavano di darmi una mano. Volevo ammazzarlo, renderlo una poltiglia.
-Infame! Te la farò pagare!- urlai, mentre si allontanava accompagnato dai suoi nuovi amici. Mi sarei vendicato ancora, ancora gli avrei fatto del male, sino a quando non mi avrebbe chiesto scusa in ginocchio.
Mi allontanai velocemente, camminando per le vie di quella città che purtroppo non riuscivo a definire. Non sapevo se l’amavo, o se a differenza l’odiavo. Alzai gli occhi verso il cielo. Grigio. Scuro come la sera che incombeva spavalda, così diverso da come ci viene presentato il paradiso. Camminavo mentre con indifferenza, le cuffie dell’mp3 mi riempivano le orecchie di musica. Il rap, la mia salvezza, la mia alternativa al dolore. E casualmente, quasi fosse il fato, una canzone sembrò parlare di me, e mi inebriò i sensi.
“In questo cielo chiudo gli occhi, invisibili. In questo cielo chiudo gli occhi, invisibili. Mi sento inutile, fragile instabile, la strada è piena nessuno mi parla e sono, invisibile.”
Mi sentivo esattamente così in quel momento. Invisibile. Lontano dall’ottica di vita di qualsiasi persona. Figlio di una madre uccisa da un’auto pirata. Fratello di una ragazza ormai in preda alla depressione. Costretto a vivere con un padre sempre fuori casa. Solo. E quando credevo di aver trovato qualcuno che potesse starmi per sempre accanto, eccola che la trovo a letto con il mio migliore amico. A chiedere il suo amore, non certo il mio. Chiusi gli occhi, andando poi a spegnere l’mp3. Dovevano fottersi tutti, dovevano andare tutti a fanculo. Che mondo infame, così diverso da come lo desideravo io.
-Vaffanculo!- tuonai, tirando un calcio ad una buca delle letter e-Vaffanculo!- dissi ancora, in preda alla collera. Non soddisfatto tuttavia, presi una pietra posta per terra, e con un lancio perfetto riuscii a colpire il vetro di un negozio piuttosto caro. Che si fottano tutti, i negozianti, la gente, Dio stesso -Fanculo!- urlai, mentre la padrona del negozio tentava invano di inseguirmi.
“Sono una goccia nel mare di questi ricordi. Sono da solo, e solo prego il signore.(*)”
Ero solo, dannatamente solo. Solo in questa città, solo mentre la pioggia aveva iniziato a cadere. Cazzo, mi ero pure appena comprato le scarpe nuove. Mi precipitai in casa, mentre il solo rumore della pioggia mi inebriava il cuore. Dio, come stavo soffrendo. Mi gettai sul letto di camera mia, fissando il soffitto nella penombra di quel luogo ormai sempre scuro. Avevo dimenticato quanto fosse bella una giornata di sole, una camera illuminata, il sorriso di una donna. Avevo scordato tutto, ed in quel pomeriggio schifoso, mi sembrava tutto ancora più brutto. Sospirai, dovevo fare qualcosa.
-Non posso accontentarmi del presente. Non voglio pentirmi di non aver fatto niente. Zero rimorsi. Dico… zero rimpianti, vivo giorno per giorno… è così che vado avanti.(*)- sussurrai fra i denti, canticchiando quasi.
La base di quella triste canzone era la pioggia che veloce attraversava la città. Il mio pianto invisibile, il mio cuore spezzato. Quelle parole scritte dal mio pugno, inventate sul momento con un ritmo lento e malinconico.
-Fanculo a te e a quella zoccola.- dissi così, alzandomi in piedi ed avviandomi verso lo stereo. Un brano hip-hop, niente di speciale. Mi risedetti sul letto, ed a quel punto delle parole dette da un uomo del quale non ricordavo il nome si insinuarono nella mia testa come un proiettile “Quando sei triste, quando sei incazzato, prendi il CD, inseriscilo nello stereo. Ascolta, ed accendi la tua canna.” E così avrei fatto. Avrei acceso la mia canna, e mi sarei dimenticato di tutto.
Della mia amicizia ormai finita, della mia famiglia disastrata, della mia testa che ormai stava diventando troppo piena di problemi per appartenere ad un semplice ragazzo di diciassette anni. Iniziai a fumarla con calma, mentre quel brano Hip-hop procedeva. Sarebbe stato così per il resto della mia vita, me lo sentivo. Sarei stato così sfigato, così solo in mezzo alla gente. Sarei stato quella maledetta goccia nel mare della vita, una goccia che prima o poi si sarebbe prosciugata come non fosse mai esistita.
Fu così che mi addormentai. Mentre il CD procedeva la sua corsa, così come la pioggia che contribuiva a pompare la mia tristezza.
-Ryan? Ryan?- una voce leggera, appartenente ad una ragazza che ormai conoscevo fin troppo bene. Aprii i miei occhi di zaffiro, scrutando la figura che mi si proponeva davanti.
-Pa… Paddy…- sussurrai, rendendomi presto conto di cosa stava facendo. Perché i suoi occhi erano colmi di lacrime? Perché diamine piangeva?
-Mi hai fatta preoccupare! Quando sono tornata ti ho visto qua… sdraiato… ed avevo paura che…- non terminò la frase, rannicchiandosi sul letto vicino, e nascondendo il proprio volto con entrambe le mani. Io mi voltai a guardarla, mettendomi seduto a mia volta, e rendendomi conto che non aveva ancora smesso di piovere.
-Paura di cosa Paddy?- domandai, visibilmente irritato. Lei non rispondeva, ma quei singhiozzi sommessi erano come tante lamine affilate dentro di me. Che cazzo si piangeva? Perché diavolo stava là? Perché aveva paura?
-Paddy?- tentai di chiamarla, rendendomi presto conto quale fosse stata la sua preoccupazione.
-Avevo paura… che tu… che tu mi avessi lasciato come la mamma…- sussurrò, spaventata. Sapeva che queste cose mi facevano imbestialire, erano capaci di farmi perdere la calma.
-Cosa diavolo blateri?- chiesi, quasi gentile. Mi avvicinai a lei, inginocchiandomi per terra, e scostandole le mani dal volto -Finchè ci sarai tu… io non me ne potrò mai andare.- spiegai, quasi fossi un professore. Lei mi scrutò con i suoi occhi color nocciola, lanciandosi poi tra le mie braccia. E continuò a piangere, così come fanno i bambini quando viene tolto loro il giocattolo migliore. Ma questa volta non si trattava di un giocattolo, ma bensì di una bambina privata di una madre.
La strinsi, chiedendomi quanto sarebbe durato ancora il mio dolore. Ero stufo di quella merda di vita, stufo di dover continuare ad altalenare tra sofferenze e tradimenti. Ma quando sarebbe arrivato il tanto sospirato periodo di pace?
In quel momento mi sarei detto mai, ma purtroppo per me, non sapevo che la vita può riservare mille sorprese, che in questa esistenza può accadere davvero di tutto, anche trovare l’amore in una persona che può apparire come la più semplice e normale del mondo.
Ciao a tutti! Questa è una fanfic che ho già postato in parte su un altro sito, infatti gli aggiornamenti saranno piuttosto veloci dato che ho fino al capitolo 11… anche se sto rivedendo capitolo per capitolo. Questo per fortuna aveva bisogno di poche modifiche. Gli aggiornamenti dipenderanno comunque dalle varie letture e dai commenti che riceverò… se vi interessa leggerla insomma! Spero vi piacerà, e vi dico da subito che vi informerò sempre sulle canzoni utilizzate nei vari capitoli.
*-“Invisibili” degli huga flame… un gruppo eccezionale!
Un bacio a tutti, e vi auguro un anno felice!


