CAPITOLO 13:
Supermercalli???
James
Quella mattina mi svegliò la voce del mio migliore amico. Mi svegliai intontito, pensando di trovarmi a Hogwarts. E invece ero a casa. Ero tornato a casa da appena una settimana, mi ricordai mentre mi svegliavo.
I miei amici purtroppo per quella estate non sarebbero stati con me, quindi ero solo.
Allora la voce di Sirius me l'ero immaginata?
-James? Ma stai ancora dormendo? Sono le undici, rispondi cavolo- la sua voce risuonò ancora, un po' attutita, ma chiara e distinta. Impossibile che sognassi ancora. E poi ricordai degli specchietti. Mi tuffai verso i pantaloni che avevo usato la sera prima e tirai fuori dalla tasca un piccolo specchietto. Nel farlo caddi a terra, inciampando nel lenzuolo che maledetto si era avvinghiato alla mia caviglia.
Per fortuna non si era rotto, erano un regalo di mio padre per il mio compleanno quei due specchietti speciali, che mi permetteva di parlare con Sirius, a cui avevo dato immediatamente l'altro specchietto, anche a distanza.
Guardai il viso di Sirius, accigliato.
-è una mia impressione o sei arrabbiato?- chiesi.
-No Ramoso, sto saltando di gioia. Devo chiederti un favore- disse serio. Annuì.
-Posso venire per oggi da te?- chiese.
-Mia casa è tua casa! Non c'è bisogno di chiedere stupido, vieni pure- dissi tranquillo. Lui sorrise.
-In effetti speravo in una risposta del genere.
Sono nel tuo giardino- disse lui. Io mi liberai delle lenzuola e corsi di sotto. I miei non c'erano, erano entrambi a lavoro. Arrivato alla porta la aprì e sorrisi alla vista di Sirius. Anche se dentro di me ero seriamente preoccupato.
Sirius aveva un paio di jeans stracciati, una maglietta nera e il volto abbastanza frustrato. Aveva la scopa in spalla e il baule al fianco.
Il suo viso mi preoccupò ancora di più.
Non era ancora riuscito a mettersi addosso una maschera decente. E i pezzi mancanti Si vedevano benissimo.
-Ti aiuto col baule- dissi, prendendo un manico del baule ed evitando di guardarlo in quello stato, perché lo avrei fatto sentire solo più male. Lui prese l’altra maniglia e insieme lo portammo nel corridoio all'entrata. Lasciato lì andammo in cucina, dove mia madre aveva lasciato delle belle frittelle.
-Hai fame?- chiesi. Guardai Sirius con attenzione mentre si sedeva al tavolo e guardava accigliato la tovaglia. Non mi rispose e io presi veloce un altro piatto mettendo metà delle frittelle. Gliele misi davanti con una forchetta e mi sedetti accanto a lui.
E rimanemmo in silenzio per un bel pezzo. Lui guardava torvo le frittelle. Io osservavo lui in attesa del segnale. Poi, quando finalmente prese la forchetta in mano e tagliò il primo pezzo, feci anch'io lo stesso.
Con la pancia piena delle dolci frittelle di mia madre la sua maschera era pronta.
Ma l'avevo osservato tutto il tempo e avevo visto che finalmente non era una semplice maschera che copriva il dolore. Era qualcosa di diverso. Qualcosa di positivo, non di negativo. E allontanato il piatto finito Sirius mi sorrise.
-Da oggi inizia la mia nuova vita. Da questa mattina non sono più un Black!- mi annunciò felice.
E io sorrisi. Sapevo che naturalmente soffriva.
Ma sapevo anche che c'era una grande differenza tra quando si nascondeva e si distruggeva soltanto.
Vedevo in lui qualcosa che ricordava molto la fenice. Non era pronto a sgretolarsi ancora, ma a risorgere. Rinasceva dalle sue ceneri.
E avrei fatto di tutto per aiutarlo.
***
Lily
Guardai la lettera di Joy sorridente.
Andare a stare da lei una settimana. Non era molto, ma abbastanza per divertirci un mondo. E per poter cambiare finalmente aria.
Naturalmente amavo i miei genitori, e anche mia sorella, ma peccato non poter dire lo stesso del contrario. Mia sorella era diventata insopportabile. Non la riconoscevo quasi più.
Era cambiata così tanto in quegli anni che davanti a me purtroppo non potevo non vedere solo odio verso di me e quello che ero. E cosa ancora più tremenda era che Petunia aveva presentato il suo ragazzo a casa.
Ragazzo che, dopo l'approvazione dei miei genitori, a dire il vero un po' perplessi tutt'ora, trovavo 24 ore su 24 a casa mia. E che ragazzo.
Vernon Dursley era un ragazzo senza collo, robusto, con uno sguardo pieno d'odio verso di me e pronto a giudicare tutto dall'alto al basso.
Aveva la stessa età di Petunia e a differenza di lei non faceva che parlare del quasi immediato futuro nel campo dei trapani nella ditta di suo padre.
Non lo sopportavo! All'inizio avevo cercato di sembrare cortese, ma probabilmente prima del mio arrivo ero stata un tema di discussione molto spinoso tra Petunia e Vernon.
Fatto sta che probabilmente pensava fossi un mostro a cui si rivolgeva a malapena la parola e che doveva essere ignorato, ma tenuto anche il più lontano.
E probabilmente un mostro che non sentiva oppure che non era in grado di capire le cose che malignamente si lasciava scappare su di me con mia sorella.
Mi ero arresa da anni a ignorare mia sorella, perché ero arrivata alla conclusione che soffrire ancora sarebbe stato assurdo. Lei era ormai convinta e la mia sofferenza non la scalfiva assolutamente.
Ma avere anche il suo ragazzo che mi bersagliava continuamente di malignità era anche troppo.
Per ben tre volte ero stata sul punto di tirare fuori la bacchetta e fargli vedere di cosa ero capace.
Ma il pensiero del sorriso che avrebbe fatto Potter a questa notizia mi aveva fermata.
Non che dovesse saperlo, naturalmente.
Non sarei mai andata a raccontarglielo. Però l'idea che per lui sarebbe stato logico reagire attaccando con la magia e quindi avrebbe approvato la mia reazione, mi bloccava.
Avevo già messo in chiaro nella mia testa che qualsiasi cosa facesse quel ragazzo era sbagliato. E io ero una persona coerente. O almeno mi sforzavo di esserlo.
Ecco perché ero contenta all'idea di andare, anche se solo per una settimana, da Joy. Dopo il consenso dei miei ero corsa a fare le valigie e ora ero soltanto indecisa quali libri portarmi.
Naturalmente avevo finito tutti i compiti. Del resto mancavano solo due settimane alla fine delle vacanze. 15 giorni più o meno e saremo tornati a Hogwarts. Non potevo non averli finiti.
***
Joy
Guardai la lettera di Lily felicissima. Mi bastarono alcuni minuti prima di risponderle con un data e un'ora precisa in cui sarei potuta andare a prenderla. E poi ci saremo divertite un mondo.
Dopo aver legato la lettera al mio fedele Hert e averlo visto volare via, corsi sotto dove mio padre, con il suo solito grembiule con i fiori che mio fratello Erik gli aveva regalato per il suo compleanno, ironizzando sul fatto che sembrava tanto una mammina premurosa, stava cucinando.
-Papà Lily ha detto che può venire. L'andiamo a prendere domani mattina, vero????- gridai felice, correndo verso di lui.
Lui, che stava uscendo dal forno una teglia piena di biscotti, saltò per lo spavento e gettò metà dei biscotti a terra.
-Ahia- disse, mentre gli scivolava la mano dallo strofinaccio e si bruciava anche, lasciando la teglia e gettando ancora tutto a terra. Mi guardò severamente mentre io guardavo il disastro per terra. Poveri biscotti, pensai.
Lo guardai accigliata.
-Dovresti stare più attento papà- dissi, scherzando.
Lui si mise le mani sui fianchi e mi fissò anche lui accigliato.
-E tu non dovresti gridarmi dietro spaventandomi. Per punizione pulirai tutto tu, ora!- ordinò.
Io sbuffai, iniziando a prendere i biscotti e a gettarli nella teglia per alzarli da terra.
-Comunque sono contento che Lily può venire. Certo che andiamo a prenderla domani. Ma prima delle nove. Io devo andare a lavoro poi, lo sai bene- mi disse lui, prendendo l'impasto di biscotti rimasto e iniziando a stenderlo sulla tavola per preparare altri biscotti.
-Lo so papà. Infatti le avevo già scritto che ci vedevamo alle otto se per lei andava bene. L'andiamo a prendere con la materializzazione?- chiesi eccitata. Adoravo materializzarmi e smaterializzarmi. Non vedevo l'ora di poterlo fare da sola. Purtroppo dovevo aspettare settembre prossimo, non avevo ancora 17 anni.
-No. Penso sia meglio usare la Metropolvere. Loro hanno un camino, vero?- mi chiese.
Io mi alzai con la teglia in mano pieni di biscotti da gettare e la misi sui fornelli della cucina spenta. Poi mi sedetti sul tavolo e rubai un po' di impasto mangiandolo.
-Sì, ha il camino. Le ho parlato più di una volta con il camino, non ricordi? Comunque se usiamo la Metropolvere posso andare benissimo solo io a prenderla- dissi tranquilla.
Insomma, ero grande abbastanza per andare da sola con la Metropolvere, la usavo da quando avevo sei anni.
-Non lo so.. penso che i suoi genitori mi vorranno vedere per rassicurarsi di dove andrà loro figlia, non credi?!
E poi sai in che tempi siamo. Non mi fido a mandarvi da sola, anche se si tratta di un viaggio per la cappa dei camini- disse lui. Io sbuffai.
Era come al solito troppo preoccupato. Avvicinai la mano per prendere un altro po' di impasto e mi beccai uno schiaffetto sulla mano.
-Ti fa male l'impasto crudo. Se non mi avessi gridato a quest'ora mangiavi i biscotti cotti- mi fece notare. Io sbuffai. Poi qualcuno bussò alla porta e mio padre corse a vedere chi fosse mentre mio fratello arrivava dalla sua stanza, con l'aria di chi si era appena svegliato.
-Biscotti!- disse sorridendo e prendendo un biscotto dalla teglia. Lo guardai presa dalla tentazione di fermarlo, ma mi trattenni subito.
Rimasi a osservarlo mentre mangiava due biscotti di filata. Poi prese il terzo e l'osservò un attimo.
-Perché questo biscotto ha dei capelli sopra?- chiese accigliato e schifato.
Io risi.
-Forse perché sono caduti tutti a terra!- dissi tra le risate. E poi mi alzai veloce scappando, mentre Erik mi correva dietro gridando come un pazzo e in cerca di vendetta.
***
Lily
Peccato che il tempo vola quando ci si diverte.
Quei sette giorni passarono in un baleno, mentre insieme facevamo di tutto. La mattina iniziava con una bella colazione preparata dal padre di Joy, poi tv e tranquillità fino a quando non volevamo uscire. Allora andavamo in giro per la cittadina babbana che si estendeva proprio sulla costa e andavamo sulla spiaggia a giocare a pallavolo oppure a nuotare. Dal secondo pomeriggio poi Joy mi fece vedere la biblioteca che c'era poco vicino al corso e d'allora era diventata una tappa obbligatoria. E poi andavamo in giro con Erik.
Ci portava alle partite della sua squadra, al bowling oppure al cinema. La sera prima eravamo andati tutti in campagna con anche il padre di Joy.
Ci eravamo divertiti un sacco ad andare in giro per il paesino e per i boschi raccogliendo funghi in groppa a delle bici!
Era stata la settimana più bella di quella estate e purtroppo la mattina dopo dovevo tornare a casa.
Quella sera il padre di Joy ci arrostì la carne nel falò che avevamo deciso di fare. Io e Joy guardavamo le stelle dalle nostra belle sdraio e raccontandoci tutto e niente. Ad un certo punto esitai. Quando avevo ricevuto al lettera di Joy ero rimasta solo un po' perplessa.
Joy era la mia migliore amica, ma era amica anche dei Malandrini. E in quelle sei estati ogni volta stava sempre con loro. Ero sicura che anche quell'estate sarebbe stato lo stesso, visto che erano anche vicini di casa.
Eppure in una settimana che eravamo insieme non si erano scambiati neanche un gufo e non si erano fatti vedere per niente.
Non fraintendete, ne ero felicissima. La mia iniziale esitazione derivava proprio dalla paura che magari Joy avesse invitato anche loro. Temevo di dover incrociare Potter anche d'estate. Non sopportavo l'idea di dover litigare con lui anche quando non volevo fare altro che stare tranquilla e serena.
E per fortuna non si erano fatti vivi. Ma stranamente la cosa mi sembrava davvero strana. Che mi stesse evitando anche lui? Perché questa possibilità mi infastidiva così tanto invece di sollevarmi?
Esitai, pensando a come potevo chiederle dove si fossero cacciati. E quando non riuscii a trovare un modo mi fermai un attimo a pensare al perché infondo mi interessava tanto.
Intanto dovevo avere un'espressione strana perché Joy mi sorrise mentre mi guardava.
-Cosa c'è Lily?- domandò lei tranquilla.
-Niente- risposi forse troppo in fretta. Lei rise guardandosi intorno. Suo fratello stava trangugiando forse le quinta bistecca e suo padre continuava a cuocere carne canticchiando, anche se noi ne avevamo mangiata già abbastanza.
-Come sta Remus?- chiesi all’improvviso, fulminata dall'idea. Del resto Remus era l'unico Malandrino con cui andavo d'accordo. Era diventato Prefetto lo scorso anno insieme a me ed eravamo diventati da conoscenti cordiali ad amici. Anche se non troppo amici. Non mi piaceva il fatto che si faceva trascinare da Potter e Black. Comunque non mi sentivo minimamente a disaggio a chiedere di lui.
-Bene. Questa estate è in viaggio con i suoi genitori. Sono andati in Grecia. Una meta bellissima anche se Remus si è lamentato un po'. Voleva passare le vacanze con gli altri come al solito- raccontò lei.
-Capito- esclamai. Bene, quindi lui era lontano.
Pensai alla Grecia. Proprio una meta bellissima. Dovevo organizzare proprio un viaggio in Grecia una di queste estati, appena diventata maggiorenne.
-James e Sirius invece sono in giro come al solito. In teoria dovrebbero stare a casa di James, ma questa estate si sono dati al campeggio. Non so esattamente dove siano adesso. Li ho sentiti all'inizio della settimana e mi hanno detto che erano da qualche parte in Scozia- raccontò lei.
Io rimasi interdetta. La guardai accigliata.
-Ma è pericoloso! Con i Mangiamorte e Tu-Sai-Chi che sta uccidendo babbani e maghi se ne vanno in giro da soli?- ero sorpresa, preoccupata e incredula. Non pensavo potessero fare una tale stupidaggine. Joy si strinse nelle spalle.
-Il problema è che se gli dici di no loro lo fanno giusto perché glielo hai proibito. Quindi ormai li lascio fare- rispose lei tranquilla. La guardai sconcertata e sorrise.
-Non ti preoccupare. Pensi che i signori Potter li abbiano lasciati davvero liberi come loro sperano?
Sono sicura che o li seguono o comunque si sono premurati che siano al sicuro in tutti i modi. E poi non c'è bisogno di essere preoccupati. Anche se naturalmente lo sono non ho voglia di farmi prendere dal panico comunque. Non sarebbe l'ideale, vero?- chiese. E notai quanto in realtà non fosse tranquilla. Quanto era davvero preoccupata per loro. Allora sorrisi e annuì.
-Sì, quei due sono terribili. Non penso che neanche Tu-Sai-Chi riuscirebbe a farli fuori, uscirebbe pazzo prima lui- risi, cercando di tranquillizzarla, e sperando davvero che stesse andando tutto bene.
***
Sirius
James leggeva l'ennesima lettera di Remus ad alta voce.
“...e spero che abbiate anche studiato, oltre che andare in cerca di guai nel vostro girovagare. O non ricordate che tra 4 giorni torniamo a scuola? Vi avviso, non vi farò copiare niente! E non ridere James, questa volta dico sul serio.
E tu Sirius non fare quella faccia. Vi assicuro che neanche se mi pregaste in ginocchio vi farei copiare i miei compiti, visto che mi avete lasciato tutta l'estate solo e ve ne siete andati in giro a farvi ammazzare ... – James sbuffò, saltando evidentemente tutta la solita ramanzina che ormai faceva in ogni lettera -.. comunque io torno a casa domani! Se volete passare sono lì! Per quanto le vostre due righe di risposta ogni volta siano così piene di informazioni da non lasciarmi minimamente preoccupato..- fa il sarcastico anche
-..magari mi potrete raccontare cosa avete fatto in questa lunga estate!
Ciao Felpato e Ramoso!
Lunastorta”
Sbuffai.
-Quindi arriva solo domani? Ma non eri sicuro che nella scorsa lettera avesse detto che tornava ieri???- domandai.
-Sì, ti assicuro che devono aver cambiato idea ora- mi disse James, convinto.
Sì, ne ero convinto anch'io. Intanto eravamo davanti a casa di Remus con la casa totalmente vuota per la loro assenza. Sbuffai.
-Certo. I signori Lupin e Remus sono proprio i tipi che non organizzano una vacanza minuto per minuto. Ne sono convinto- la mia ironia era decisamente molto ovvia.
-Beh, allora comunque è sempre colpa tua. Sbaglio o se tu non avessi perso durante il volo tutte le lettere di Remus a quest'ora potevamo benissimo controllare?- ribatté lui divertito dalla situazione. Per lui ogni imprevisto era solo un motivo in più per divertirsi. Io invece quel giorno ero decisamente stanco. E desideravo davvero un letto e non la solita brandina.
-certo Ramoso. Adesso che facciamo? Non abbiamo portato cibo pensando che avremo trovato Remus a casa- gli feci osservare. Lui si guardò intorno.
-Possiamo andare a mangiare da qualche parte. Se non sbaglio qui vicino c'è una città babbana. Possiamo benissimo andare a prendere qualcosa in uno di quei negozi che chiamano supermercalli. O comunque una cosa del genere- propose James. Io annuì.
-Va bene, però lasciamo gli zaini qui- e detto questo lanciai lo zaino a terra. Si adagiò esattamente sull'aiuola distruggendo un po' di fiori.
E ci incamminammo verso quel paese poco distante.
***
Lily
Ed eccomi tornata a casa. Che pizza il mio paesino senza mare e niente da fare.
Le giornate passavano con il sottofondo di mia sorella e il suo ragazzo che decisamente non sopportavo più. Fu per disperazione che decisi di andare a fare la spesa io quel giorno. Almeno sarei riuscita a stargli lontano.
***
Note autrice:
ed ecco, penso che sia abbastanza scontato cosa succederà. Ma mi sono resa conto che il capitolo era diventato davvero troppo lungo quindi mi sono fermata qui! Che ne pensate? Sono riuscita a scrivere come al mio solito tante cose senza alla fine arrivare dove volevo arrivare! E adesso ringrazio chi ha letto fino ad ora, chi sta continuando a seguire questa storia e grazie a chi recensisce! Non ho fatto prestissimo ma non ci ho fatto aspettare come l'ultima volta, vero???
Grazie a Hayley_Gin91 per la tua recensione! È incredibile come sono riuscita a sbagliarlo di nuovo! Me chiede perdono!
E non sei autolesionista, o per lo meno non tantissimo! Ihihihihihih!!!!
grazie per il sostegno!!! prometto di riprendermi presto! Anzi, posso quasi dire di essermi già ripresa!!!!=) lo sai che ti voglio tanto bene vero????? baci!!!
cara malandrina4ever grazie per la recensione! E grazie per la comprensione!!! si, riuscirò a superarlo!!! specialmente grazie alle vostre recensioni!!! =) grazie per i complimenti, non vedo l'ora di leggere la tua prossima recensione!
Ciao a tutti! Al prossimo capitolo che spero di pubblicare il prima possibile!!!


