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Autore: SummerRestlessness    02/05/2010    3 recensioni
Un'intervista a quel "vampirucolo" di Robert Pattinson...
Niente di impegnativo :P Succederà qualcosa di strano tra Robert e la sua intervistatrice?!? Questo "qualcosa" ci metterà più o meno di 30 capitoli per succedere? ;)
Ho messo OOC perchè non so come sia Robert in realtà (ma vah?!?) e quindi qualcuno potrebbe rimanere deluso da come l'ho immaginato io...
Genere: Comico, Generale, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: non specificato | Personaggi: Nuovo personaggio, Robert Pattinson
Note: OOC | Avvertimenti: nessuno
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Rob

5. Principino

Dopo un compiaciuto: - Allora sei venuta, eh? – da parte sua ed un sorrisino imbarazzato da parte mia, lui sembra realizzare qualcosa, in ritardo. Indica allibito la mia camicia ed esclama, ridendo: - Ed hai anche seguito i miei consigli in fatto di moda, vedo! –
Scoppio a ridere anch’io, felice come una bambina che la mia stupidità l’abbia fatto sorridere. Non solo sorridere, ma ridere. E mi ero dimenticata di quanto fosse bello quando ride.
Quando le nostre risate si spengono, lui mi fissa per un po’, tra lo stupito e l’interessato e poi cala il silenzio, mentre ci nascondiamo dietro ai nostri rispettivi menu. Io ogni tanto sbircio dal mio e lo vedo leggere confuso i nomi delle pietanze, evidentemente scritti in italiano ed altrettanto evidentemente incomprensibili per lui. Mi fa ridere la sua espressione seria ed ostinata mentre tenta di capirci qualcosa pensando che nessuno lo osservi e sto quasi per scoppiargli a ridere in faccia (ancora!) quando ad un tratto esclama:
- Oddio! Cosa sono le... “linguine”?
Sorrido della sua pronuncia e gli rispondo tranquilla: - Beh, è pasta... molto simile agli spaghetti.
- Ah... – dice rilassandosi un po’ – Non ha niente a che fare con la “lingua”, vero?
Lo guardo stupita e trattenendo un sorriso gli chiedo: - No! Perché?!?
Vaga con lo sguardo per la sala: - Mi stavo immaginando come sarebbe mangiare le “linguine” se fossero delle piccole lingue.
Sembra serio. È serio. Ed è un idiota.
- Ok, primo: bleah. Secondo: non oso immaginare da che animale hai pensato provenissero le tue “piccole lingue”... – ride come se fosse un segreto inenarrabile... probabilmente perché troppo idiota.
Fingo di ignorarlo e concludo: - Terzo: come fai a sapere cosa vuol dire in italiano “lingua”?
Mi guarda malizioso e fa un gesto con la mano: - Fan. – spiega brevemente – Non vorresti davvero saperlo. – e mi sorride.
Io lo fisso a bocca aperta mentre lui annuisce ammiccante. Intanto il cameriere si avvicina al nostro tavolo, chiedendo se vogliamo ordinare. Io gli riferisco il piatto che ho scelto, dopodiché Rob lo fissa intensamente e gli dice con voce suadente:
- Linguine.
Poi mi fa l’occhiolino e per poco non scoppia a ridere. Io mi copro la bocca con la mano e ridacchio, mentre il cameriere, evidentemente stranito, si allontana da noi.
Finalmente soli. Rob mi guarda ed alza un sopracciglio, poi abbassa lo sguardo.
- Non pensavo che saresti venuta. – dice fissandomi intensamente di sottecchi, tornando serio.
- Pensavo lo stesso di te. – ribatto sincera, ma tutto quello che ottengo è uno sguardo interrogativo, quindi cerco di spiegare a quell’anima ingenua di Robert i miei pensieri perversi. Non TUTTI i miei pensieri perversi, comunque.
- Pensavo fosse una specie di scherzo. Una... ripicca.
Lui assume un tono freddo: - Beh, sei effettivamente stata scortese con me.
Non faccio in tempo ad aprire bocca, imbarazzata e stupita, che lui ridacchia e aggiunge: - Ma dai, scherzo! Sei stata... una boccata d’aria fresca. Smorfiosa... ma divertente!
Gli sorrido, sollevata e sinceramente sorpresa. In quel preciso istante, arrivano le nostre ordinazioni.
Di già. Evidentemente, cenare con una star ha i suoi vantaggi. Oltre ad essere di per sè un vantaggio, se la star è lui.


Rob aggredisce subito con foga le sue “piccole lingue” ed io rimango un attimo imbambolata a guardarlo mangiare con gusto. Ogni cosa che fa è magnetica, ogni suo gesto attira il mio sguardo su di lui, come se fosse la prima volta che un essere umano lo compie. È incredibile. Perlomeno è fuori dal normale, di sicuro.

Così, quasi senza accorgermene, do voce ad un pensiero che mi frulla nella testa da un po’: - Deve essere una maledizione per te.
Mi guarda, lasciando la forchetta a mezz’aria e sorridendo come se avesse già capito, ma volesse essere sicuro che anche io abbia davvero capito: - Cosa?
- Essere così simile a lui... al tuo personaggio. E poi ancora non esserlo.
Ora mi sorride apertamente, ma non mi risponde.
- Buone, queste lingue.

- Bene, ora puoi scrivere che mi piace la pasta sul tuo... scusa, non credo che tu mi abbia detto per chi scrivi.
Esordisce finendo la pietanza che pochi minuti prima gli stava davanti. Mentre lo dice, spezza un pezzo di pane ed inizia a fare la scarpetta. Niente da fare, ogni cosa che fa mi costringe a fissarlo come un’ebete.
- Scrivo su una rivista, niente di che.
- Beh... – fa comprensivo con un pezzo di pane in bocca: - Hai ancora una carriera intera davanti per fare grandi cose... Sei giovane.
- Anche tu.
- Vedo che ti sei informata. – alza un sopracciglio insinuante.
- Prima delle interviste mi preparo, io. – rispondo pronta. Poi, aggiungo: - Tu sei già un attore di fama mondiale, pur essendo giovane.
- Te l’ho detto. Fortuna.- fa spallucce, poi cerca di farmi una domanda: - Q...?
- 1986, come te. – lo prevengo.
Sorride: - E’ stata una buona annata, allora.
Riesco ad evitare di pensare che questa sua uscita possa essere un complimento camuffato, perché fortunatamente aggiunge subito: - Tra l’altro, quando hai imparato a leggere nel pensiero?
Ridacchio della sua battuta: - Se qui c’è qualcuno che sa leggere nel pensiero quello sei tu. O sbaglio?
- Questa è una cosa che non vorrei mai. – risponde lui, facendosi serio.
- Cosa?
- Primo: sentire quello che la gente pensa davvero di me. – sorride amaro – Secondo: diventare indistinguibile dal personaggio che interpreto.
Annuisco, come se lo capissi. L’unica volta che ho recitato è stata per la recita di Natale delle elementari ed interpretavo una foglia. Morta.
- A proposito. Perché non ti hanno lasciato recitare con quel – “meraviglioso, divino, sexy al limite dell’insano” – TUO accento inglese?
Comunque, non sono del tutto sicura che “tuo” sia un aggettivo meno positivo di quelli che ho solamente pensato. Perché mi viene il dubbio che sia un loro sinonimo.
- Edward non è inglese, nelle intenzioni dell’autrice. – ribatte lui senza intonazione.
Faccio spallucce: - Secondo me avrebbe dato al personaggio un altro po’ di quella sua aria da principino.
Rimugina un attimo, come se gli sfuggisse qualcosa. Poi, si illumina: - Allora io sembro un principino?!?
La sua espressione divertita e al tempo stesso offesa mentre lo dice, il suo tono, unito al gesto della sua mano che si indica il petto, coperto solo da una maglietta nera a maniche corte e lavata troppe volte con sopra la foto di qualche band sconosciuta, mi costringono a scoppiare a ridere. Tra i singhiozzi, gli dico:
- Tra l’altro, i principini non si sporcano di sugo.

I suoi occhi azzurri hanno un guizzo, si spostano sulla minuscola macchiolina rossa che sto indicando sulla sua maglietta e poi si spostano ancora sui miei. Per un attimo tutto è fermo, immobile. Poi scoppia a ridere.
E qui mi devo fare un promemoria:
“Ricordarsi di non farlo mai più ridere. Tenere a mente il teorema dimostrato secondo cui il suo fascino potenzialmente mortale si moltiplica esponenzialmente, quando ride.”

- Vabbè, dai. Dimmelo. So che muori dalla voglia di dirmelo. – esordisce lui misterioso dopo un po’ che parliamo del più e del meno. Lo guardo confusa.
Dopo aver creato la suspense necessaria, come se fosse la cosa più ovvia del mondo, butta fuori:
- Che team?

Per poco non mi soffoco con l’acqua che sto bevendo, mentre lui ride di gusto.
Per poco non dimentico di cosa stiamo parlando, o CHI SONO, mentre lo guardo ridere. Stupidi promemoria.

Cerco di darmi un contegno: - Mi sembra ovvio. – rispondo allusiva. Lui mi guarda attento, cercando di reprimere un sorrisino di attesa.
È ancora accaldato da prima, le sue guance sono leggermente colorite. Perdo per un attimo il filo del discorso: ci metto qualche secondo a capire che tocca ancora a me dire qualcosa. Riavvolgo il nastro, cercando di tornare in me e di ricordarmi l’argomento.
Poi sbotto: - Team Charlie, è chiaro.

Stavolta la sua risata parte dalla gola e sale fino a farlo singhiozzare, una mano sul viso e l’altra che si agita davanti alla mia faccia, come per impedirmi di dire altre sciocchezze. Cerco di rimanere seria e faccio anche un po’ l’offesa mentre si ricompone.
- Tu non sei normale. – mi dice – E poi non esiste alcun Team Charlie.
Sembra offeso. Un po' scherza, ma... Si è offeso?!?
- Mi stai dando della bugiarda? – lo guardo con aria di sfida.
- No no, non mi permetterei mai! E poi, ormai non mi stupisco più di niente...
“Neanche io...” mi ritrovo a pensare mentre lui borbotta ridacchiando qualcosa del tipo
-Team Charlie, oddio, le ho sentite tutte...-
I miei occhi mi obbligano ad osservare le sue mani che arrotolano il tovagliolo come se fosse la cosa più interessante del mondo.
"...neanche io.”










N.D. Summer
Volevo solo dire: il Team Charlie esiste davvero =P
Scherzo, ma non troppo! L'idea l'ho presa da questo divertentissimo recap di New Moon ... in cui si parla di un "hot dad with hot mustache"... sono morta dal ridere!!!
Come al solito grazie a tutti e a prestoooo (la prossima volta avrò più tempo magari per i ringraziamenti, scusate!! u.u)
   
 
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