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Autore: baby80    10/06/2010    22 recensioni
L'inaspettato porta alla verità? Può un errore volgere a qualcosa che non si pensava possibile? Uno sbaglio può mutare in qualcosa di bello? Cosa sarebbe successo se, nella puntata dello strappo della camicia, (che qui non c'è) André non si fosse fermato, ed Oscar avesse ascoltato le nuove sensazioni del suo corpo di donna? (sono di nuovo qui, in piena incontinenza creativa... e in assoluta confusione, credo che questa storia avrà al massimo 3 capitoli... come sempre si accettano consigli)
Genere: Generale | Stato: completa
Tipo di coppia: non specificato | Personaggi: André Grandier, Oscar François de Jarjayes
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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“André lasciami andare o chiamo aiuto!”
La sento alzare la voce, sento le sue parole schiaffeggiarmi l'orecchio e giungere, come un colpo di pistola, alla testa.
Sento il suo corpo agitarsi sotto di me, ma il mio essere non ha la benché minima intenzione di abbandonare ciò che, follemente, ha iniziato.
Non la lascio andare, le mie mani non smettono di stringerle i polsi, eppure non odo la sua voce invocare aiuto.
Perché non stai urlando?
Perché non cerchi aiuto tra il nome di tuo padre e quello di mia nonna?
Perché?
Volgo il viso di lato e incontro un'ondata di riccioli biondi, da cui mi lascio carezzare.
Odoro la loro essenza.
Non ti lascio andare Oscar, allora perché non stai gridando?
Zittisco il mio cuore impazzito, faccio tacere i miei sensi in tumulto, e percepisco un suono, lieve, quasi soffocato.
Stai piangendo.
Piangi Oscar? Piangi e non chiedi aiuto? Ti ho spaventata a tal punto?
La sento piangere e mi pare di tornare indietro nel tempo, in quel passato in cui eravamo bambini.
La sento piangere come allora, quando correva da me sconvolta dai singulti, dopo una delle consuete punizioni, corporali, del Generale.
Il disprezzo mi colpisce come un pugno allo stomaco.
Sono un miserabile, un vigliacco, un disgraziato.
Provo vergogna per me stesso, provo ribrezzo per la mia carne, così dannatamente debole in questo giorno infausto.
Provo vergogna ma non vi è modo di disgiungere il mio corpo dal suo, non posso.
Non voglio.
Piange, Oscar, e sento nascere in me un sentimento che m'accompagna da una vita intera.
Protezione.
Debbo proteggerla, come ho sempre fatto.
Devo proteggerla, questa volta, da me stesso.
Dovrei proteggerla dalla lussuria della mia carne, dalla rabbia della mia anima, dell'amore del mio cuore, così violenti, questa sera.
Dovrei ma non voglio staccarmi dal suo corpo, non posso interrompere questa folle unione che mi fa sentire bene, e male, nel medesimo istante.
Io non posso perderla, non posso permettere che lei m'allontani, dalla sua esistenza, più di quanto io non lo sia già.
Non posso permettere che lei getti anche quei piccoli frammenti di femminilità che il suo cuore ha portato a galla, in questi anni.
Non posso permettere che lei diventi un uomo.
Sei una donna Oscar!
Sei una donna anche se vesti come un uomo.
Sei una donna anche se porti il nome di un uomo.
Sei una donna, Oscar, nonostante tu non abbia l'amore di Fersen.
Sei una donna, Oscar, e qualsiasi cosa tu faccia non potrà mai cambiare questa condizione, ci sarà sempre qualcosa che te lo rammenterà.
Sei una donna, Oscar, ed io questa sera voglio dimostrartelo, con la disperazione del mio amore.
Con la pazzia del mio cuore.
Con la stanchezza della mia mente.
Voglio che tu senta la reale forza di un uomo.
Voglio che tu percepisca, sulla tua pelle, la passione.
Voglio che tu senta il desiderio di un uomo.
Il desiderio di un uomo che desidera te, una donna.
Dovrei proteggerti ma... ma non posso.
Non posso proteggere neppure me stesso, questa sera.
Lascio che ogni cosa si palesi dinnanzi a te, ogni sentimento.
Amore. Rabbia. Disperazione. Follia. Desiderio.
Acconsento, al mio cuore, di sbagliare.
Voglio sbagliare.
Voglio compiere quello che potrebbe essere il più grande errore della mia vita.
Erro, Oscar, posando le mie labbra accanto al tuo orecchio.
Erro, Oscar, confessandoti l'inaspettato.

“Perdonami Oscar, non volevo, e non voglio farti del male, ma non posso lasciarti. Io... io ti amo Oscar. Credo di averti sempre amato.”

Il tuo respiro diventa più veloce, il tuo pianto più violento.
Ho sbagliato, ho rovinato tutto.
Ti ho ferita e non sono stato in grado di proteggerti da quel dolore che sento, chiaro, nei tuoi singulti.
Non ho voluto proteggerti da me.
Piangi e sono consapevole di dover abbandonare il tuo corpo, cos'altro debbono udire, le mie orecchie, cos'altro deve sentire il mio cuore, per indurmi a staccarmi da te?
Non posso, non voglio!
Sono un pazzo!
Il tuo corpo diviene immobile al di sotto del mio e le dita allentano la presa attorno ai tuoi polsi.
Indugio ancora su di te.
Innalzo il mio corpo sui gomiti, esito, per un istante, nel posare il mio sguardo sul tuo viso.
Ti guardo e scorgo la paura nei tuoi bellissimi occhi azzurri.
Ti guardo e scorgo il terrore nelle lacrime che lambiscono le tue gote.
Piangi, Oscar, lanciando il tuo sguardo lontano da me.
Piangi ed io non posso impedirmi di baciare la tua pelle candida, sporcata, ora, da un lieve rossore.
Poso le labbra sul tuo viso, un piccolo bacio, un folle bacio a lenire il dolore che io stesso ti sto infliggendo.
Mille altre baci, appena accennati, accanto alla tua bocca.
Assaporo la tua sofferenza, catturo le tue lacrime, tra le mie labbra.
Baci e parole.
Follia e amore.
Amore e disperazione.

“Ti amo Oscar...”
Perdonami se puoi, non voglio farti del male, non credere che voglia approfittare di te.
No Oscar, questo mai.
Voglio solo starti vicino, come quando eravamo bambini e tu trovavi pace, tra le mie braccia.
Voglio soltanto sentire il tuo corpo, contro il mio, solo un  istante, solo questa sera.
Voglio solo sentirti mia, almeno una volta, in questa vita.
Sei un pazzo André!
Sono un pazzo, eppure non voglio lasciarla.
Che io sia dannato.
Mi è impossibile seguitare a guardare il tuo volto.
Fugge il mio unico occhio, lontano da te.
Lontano, inseguito dalla vergogna, dal rimorso, dalla colpa.
Il mio occhio non scorge ma le mie orecchio odono, ancora, il tuo pianto.
Che io sia dannato, non voglio lasciarti.
Che venga un qualsiasi Dio ad allontanarmi da te.
Che giunga un Dio a punirmi, perché  ho peccato.
Che io sia dannato, perché non vi è null'altro che io desideri se non il mio corpo, sopra il tuo.
Socchiudo gli occhi, ricercando un briciolo di ragione.
Socchiudo gli occhi tentando d'allontanare la rabbia e la follia.
Socchiudo gli occhi per non vederti.
Ti sento, mio Dio, ti sento così chiaramente al di sotto della mia pelle.
Sento la tua figura esile, il tuo seno, privo delle fasce questa sera.
Sento il tuo cuore, pulsare, in prossimità dal mio.
Dio, Oscar, come puoi non comprendere il tuo essere donna in ogni dove.
Donna sulle labbra, così piene e morbide.
Donna in questi occhi, color del mare, incorniciati da lunghissime ciglia.
Donna in ogni lembo di pelle vellutato.
Donna in questa tua figura celata da abiti maschili, eppure prepotentemente femminile nei modi aggraziati ed eleganti.
Donna nei tuoi magnifici riccioli biondi.
Donna in questo tuo corpo che provoca, eccita, senza che tu ne abbia il controllo.
Donna in queste mani, delicate e morbide che...
Che mi stanno cingendo il viso?
Che io stia sognando?
Mi hai preso il viso tra le mani.
Perché Oscar? Perché?
I miei occhi sono ancora chiusi.
Non posso dischiuderli, ho paura di vedere, in te, il disprezzo.
Le tue mani, ancora sul mio volto, bruciano le guance.
Abbasso il volto nel momento in cui i miei occhi si aprono, non posso guardarti.
Non posso.
Sono un miserabile, come ho potuto farti questo? Come ho potuto farti del male?
Non toccarmi Oscar, distogli le mani dal mio volto, allontanati dal mostro che sono divenuto.
Un mostro che ama, disperatamente, il suo peccato.
Ti muovi sotto di me, sento le tue gambe agitarsi al di sotto del mio corpo.
Scappa Oscar, fuggi via da me perché io non sono in grado di sottrarmi.
Non vuoi andartene.
Non fuggi.
Le tue mani posate, ancora, sul mio viso.
Non scappi via da me.
Le tue gambe si dischiudono.
Le tue gambe, piegate, attorno al mio corpo.
Cosa stai facendo Oscar?
Richiamo in me il coraggio.
Accetto, in me, la colpa, donandoti il mio sguardo.
Un colpo al cuore.
Il tuo viso sconvolto dal pianto, i tuoi occhi colmi di paura.
Hai paura di me.
Io che avrei dovuto proteggerti da tutto e tutti.
Oh mio Dio Oscar, cosa ti ho fatto?
Ti ho ferita.
Allora perché le tue mani non smettono di tenermi il volto?
Allora perché le tue gambe si stringono attorno al mio corpo?

“Perdonami Oscar, io... io non volevo farti del male. Io non voglio che tu abbia paura di me, quella paura che vedo, ora, nei tuoi occhi.”
Le sussurro con le lacrime che bagnano le mie guance, e le sue dita, ancora sul mio volto.
Mi guarda col medesimo pianto.

“Cosa credevi di fare? Cosa volevi provare?”
Mi sussurri tra i singulti.
“Oscar io... io...”
La tua voce, flebile, interrompe il mio balbettio.
“Mi hai spaventata, tu...”
Sento le tue dita premere sulla pelle del mio volto, quasi a volermi procurare dolore.
“André io non ho più paura di te, non come prima almeno, perché so che non mi faresti mai del male... André io... io ho paura di me.”
Il tuo pianto diviene più forte.
“Oscar ma...”
Non mi dai il tempo di concludere.
“Ho paura di ciò che sento, ora. Tu mi fai sentire... io... io non...”
Piangi più intensamente e l'istinto mi  porta ad avvicinarmi a te, a muovere il mio corpo sopra il tuo, un gesto innocente che provoca però, involontariamente, il risveglio dei sensi.
Non posso ignorare d'essere sul suo corpo, tra le sue gambe, così inaspettatamente dischiuse al mio cospetto.
Mi avvicino per rassicurarti, come ho sempre fatto, e la mia carne preme sulla tua, questa carne protetta al di sotto degli abiti, questa carne che, nonostante questo, brucia come fuoco.
Vedo i tuoi occhi chiudersi e le tue labbra lasciarsi sfuggire un alito di respiro.
Un soffio di fiato.
Un sussulto?
Scorgo il peccato e la lussuria sull'innocenza.
Che io sia dannato per questi pensieri impuri.
Come posso pensare che lei...
Basta André, torna in te.

“Scusami Oscar, non farò mai più una cosa simile, te lo giuro.”
Le dico poco prima di far forza sulle mie braccia per alzarmi, e dividermi, finalmente, da lei.
Il mio volto diviene orfano delle sue mani e i suoi occhi ritrovano la luce, aprendosi dinnanzi a me.
Cerco di alzarmi ma qualcosa mi impedisce di farlo.
Le sue braccia.
Le tue braccia mi stanno cingendo le spalle.
Implori un abbraccio senza parole.
Dio Oscar, cosa sta accadendo?
Cedo alla tua richiesta, giaccio, nuovamente sul tuo corpo, questa volta col tuo pieno consenso.
Ancora il tuo profumo, ancora la tua pelle, ancora tu ed io mi perdo, un altra volta nella mia follia, nell'amore, nel desiderio.
Mi stringi forte tra le braccia, con la medesima intensità con cui serri le gambe attorno ai miei fianchi.

“Cosa mi hai fatto André? Io sento... io...”
Percepisco il tuo respiro, bollente, vicino al mio orecchio.
Alzo lievemente il mio corpo, forzando il tuo abbraccio, ti guardo e scorgo quelle odiose lacrime che sembrano non volerti abbandonare.
Scorgo una paura nuova in te.
Ti guardo e mi perdo in quell'amore smisurato che mi nutre e m'uccide ogni giorno.
Ti guardo e siamo così vicini, talmente vicini da respirare l'aroma del tuo alito.
Ti guardo e debbo espiare la mia colpa, confessandoti, di nuovo, il mio amore, questo amore che è come una condanna, una dolce morte, per il mio cuore.

“Oscar io... io ti amo. Perdonami se puoi.”
Ti sussurro poco prima di posare le mie labbra sulle tue.
Poco prima di morire sentendoti rispondere, con l'inaspettato, a questo mio bacio.
  
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