Sono scappata come una ladra dalla mia casa.
Questa mattina presto, quando il sole filtrava appena dalle persiane, ho abbandonato il mio letto e colui che vi ha dimorato, insieme a me, durante la notte appena trascorsa.
Lui dormiva ancora quando i miei occhi hanno accolto il giorno, e nello scorgere il suo viso mi è parso d'essere tornata alla nostra infanzia.
Ma nulla è più lo stesso.
Non vi è più niente del nostro passato.
Tutto è mutato, la nostra amata Francia, le nostre vite, noi.
Ho guardato il suo viso, attentamente, ed il velo del passato è scivolato via, così come sono svaniti, in questi mesi, i suoi lunghi capelli castani ed il fedele fiocco azzurro che vi si stringeva attorno.
Il presente ha colpito il mio sguardo, gettandomi, dinnanzi agli occhi, una massa di capelli scuri recisi per assecondare una mia folle convinzione, una massa di capelli scuri a nascondere la mia colpa.
Ho guardato il suo corpo nudo accanto al mio, la sua schiena possente, che ho sentito forte e sicura, al di sotto delle mie mani.
La sua pelle, scura e liscia.
La sua pelle, sudata.
Il suo profumo.
E...
Il mio peccato sopito tra le lenzuola del mio letto.
André.
Uno sbaglio?
In quale altro modo potrei definire ciò che è accaduto in questa stanza?
Come ho potuto fargli questo?
Non avrei dovuto assecondare quelle sensazioni che ancora mi sono straniere, non avrei dovuto ascoltare i brividi che ho sentito sulla mia pelle.
Come ho potuto? Come è possibile ch'io sia giunta, in un soffio, dall'amore per Fersen all'amore fisico, tra le braccia del mio migliore amico?
Dov'è l'amore? Cos'è l'amore? Ed è amore ciò che ho nutrito per Fersen? È amore ciò che è avvenuto questa notte?
E se tu... Tu mi ami davvero André?
Ed io... Io cosa provo per te?
Dubbi, innumerevoli dubbi hanno attanagliato la mia mente, ed il mio cuore, dal momento in cui ho salutato il Dio Morfeo.
Dovevo andarmene, non vi era altra soluzione, e così ho fatto.
Ho separato il mio corpo dalla presa forte, eppur gentile, di André, ho posato i piedi scalzi sul pavimento, ed ho esitato, per secondi che mi son parsi ore ho esitato dinnanzi all'uomo che mi ha resa donna, questa notte.
Ho indugiato davanti all'evidente macchia rossa che ha sporcato le candide lenzuola, così simile alla macchia che sta imbrattando il mio cuore, una chiazza che porta il nome di “colpa”.
Io, colpevole d'aver osato amare un uomo... ho amato o sono stata amata?
Erano amore i baci che ho donato alle sue labbra morbide? Era amore il mio assecondare i suoi gesti?
Amore, amore, amore!
Chi sei? Dove sei?
Se vi è colpa non può certamente essere amore, ed io ho peccato.
Colpevole nei confronti di Fersen... nei confronti di colui che non è stato in grado di “vedermi” come una donna, nemmeno con indosso un abito femminile?
Mi stupisco dei miei stessi pensieri.
Ah Oscar, sei una stupida! Non hai arrecato nessun torto al conte di Fersen! Tu non esisti per lui, non è per te che il suo cuore si strugge.
Fersen è la comoda scusa dietro la quale mi sto nascondendo, possibile ch'io abbia così timore di guardare, dritta negli occhi, la verità? E qual è la verità?
È lui la verità?
L'ho guardato, ancora, prima di riuscire a muovere un passo, ed ho desiderato il verde delle sue iridi, l'ho bramato come poche ore fa.
Ho posato l'azzurro dei miei occhi sulla persona che è presente in ogni mio ricordo, in ogni attimo della mia esistenza... il mio migliore amico, mio fratello, l'attendente, il soldato... il mio passato.
Ma...
Nulla è più come un tempo.
Compio un paio di passi, come fossero i primi di un infante.
Dopo aver vestito il mio corpo ho camminato, come fossi aria, fino alla scrivania, dove ho lasciato, con l'incertezza di un cieco, poche righe.
Per lui.
Scrivo queste parole mentre tu
stai ancora dormendo, non voglio svegliarti, non potrei andare se tu mi
guardassi, ma debbo farlo, devo allontanarmi da questa casa, e da te,
per qualche tempo.
Confido nella tua intelligenza, raccomandandoti di non cercarmi.
Mi è sempre stato più facile scrivere che proferir parola, ma anche in questo modo, ora, mi è difficile imprimere, su questo foglio, i pensieri.
Solo poche parole.
Avevi ragione in merito alle rose... hai sempre avuto ragione su parecchie cose.
Non dimenticherò mai questa notte, nel bene e nel male.
Con affetto
Oscar
Confido nella tua intelligenza, raccomandandoti di non cercarmi.
Mi è sempre stato più facile scrivere che proferir parola, ma anche in questo modo, ora, mi è difficile imprimere, su questo foglio, i pensieri.
Solo poche parole.
Avevi ragione in merito alle rose... hai sempre avuto ragione su parecchie cose.
Non dimenticherò mai questa notte, nel bene e nel male.
Con affetto
Oscar
Ripiego, a metà, il foglio che ho sporcato con la mia calligrafia incerta e lo poso, con delicatezza, sul guanciale che ha abbracciato il mio volto.
Indugio, con le dita, ai bordi della sue labbra, socchiudo gli occhi e mi lascio carezzare dal suo caldo respiro.
Dio, fai in modo che non dischiuda le palpebre.
Dio, come vorrei scorgere i suoi bellissimi occhi.
Confusione nella mia mente, un tumulto di battiti impazziti nel mio cuore.
Vorrei piangere ma rimando indietro le lacrime.
Vorrei ridere ma la colpa mi serra la gola.
Vorrei rimanere in questo letto, tra le sue braccia, col nulla nel cuore e il vuoto nella mente.
Posso giacere sul tuo petto senza pensare alle conseguenze?
Mi terresti con te senza ch'io ti ami?
Oh André, cosa mi hai fatto? Hai preso tutto di me, riempendo ogni lembo della mia vita, il mio passato, il mio presente, ed ora, forse, il mio cuore, questo stupido cuore che tu hai trasformato in un cuore di donna.
Inginocchiata sul letto rimando la mia dipartita.
Debbo andare, è deciso, eppure allontanarmi da lui è quasi inconcepibile.
È giunta l'ora, ma prima...
Ancora un bacio, uno soltanto.
Per ricordare il suo sapore, per rubare il suo respiro, per rendere più sopportabile questa separazione, perché...
“André...”
sussurro al mio peccato ancora dormiente.
“...non posso vivere senza di te...”


