
Capitolo 6:Notte insonne
Rick Castle non era mai stato tanto combattuto in vita sua. Di solito aveva sempre saputo cosa fare: che si trattasse di atti vandalici, di prendere in giro la madre o lasciare qualche moglie, non aveva mai avuto dubbi. Rick Castle seguiva l'istinto.
Ma questa volta no. Questa volta Rick doveva cercare di fare la cosa giusta.
La cosa giusta. Bisognava forse decidere prima cosa fosse giusto e cosa non lo fosse, si sarebbe dovuta stabilire una linea immaginaria tra ciò che doveva essere fatto, e ciò che invece era proibito.
Richard si guardò intorno. La luce nel bagno di Kate era ancora accesa; si dimenticava sempre qualche luce accesa da qualche parte (vizio della ricchezza).
Kate non glielo avrebbe mai perdonato.
Le costosissime scarpe dello scrittore giacevano ai piedi del letto. Sporche.
Kate non glielo avrebbe mai perdonato.
Castle guardò poi la propria semi nudità (non si era permesso di aprire l'armadio)...
Quello sicuramente no, Kate non glielo avrebbe mai perdonato.
Ma poi Rick si girò per fissare quella proibizione che teneva in mano e che era forse la più importante di tutte: quel libricino piccolo e consumato che conteneva tutti i segreti di Kate.
Castle non si era mai fatto problemi a leggere il diario della madre, o quello della figlia quindicenne e fino ad allora era stato bravo a far finta di niente. Perfino quando aveva letto che la figlia provava qualcosa per quel “biondino” di terza, non si era scomposto, ma questa volta era diverso.
Castle si girò su un fianco, tenendo ancora il diario della detective in mano.
Erano ore che si rigirava nel letto, senza trovare il coraggio di aprirlo, perché farlo sarebbe come guardare l'anima di Kate.
Gli era permesso? Che senso aveva non aprire l'armadio, e leggere quel diario?
Castle era consumato dai pensieri. Guardava spesso l'orologio a muro di Kate che faceva scivolare le ore veloci come il vento: mezzanotte, l'una, le due, le tre...
Castle non riusciva a chiudere occhio. Non si era mai sentito così vicino a Kate, e allo stesso tempo non l'aveva mai temuta tanto.
Verso l'una e mezza del mattino aveva preso coraggio e aperto il diario. La data lo riportava ai suoi primi giorni al distretto. Lesse le parole: "Castle, maledetto, intelligente, scrittore da strapazzo, egocentrico, infantile, sorriso adorabile"...
Sorriso adorabile.
Per quanto le parole potessero apparire sconnesse tra loro (Rick non leggeva tutta la pagina, ma cercava solo ciò che lo riguardasse), tutte avevano un senso. Kate non si era mai fatta problemi nel pronunciare il proprio disappunto, sopratutto riguardo allo scrittore.
Ma in quel diario c'era qualcosa di diverso che non nella vera Kate: questo non aveva nessun freno, non era protetto dallo scudo con cui ogni giorno lottava Kate.
Quello era il suo cuore.
Castle sorrise all'idea di avere un sorriso adorabile e si prefissò di sorridere di più al lavoro.
Arrossì lievemente. Poi si abbandonò sul letto, la testa indietro.
Kate dove sei?!
Il tempo era poi passato senza che lo scrittore riuscisse ad addormentarsi. Si assopiva per qualche secondo, impaurito da incubi in cui Kate lo faceva a pezzi per aver letto il suo diario, ed altri in cui lui non riusciva a salvarla.
Verso le due e mezza del mattino, dopo appena cinque minuti di sonno, lo scrittore si rigirò nel letto e fece cadere il diario, che toccò il pavimento con un sonoro toc.
Castle si svegliò all'improvviso. Guardò a terra e riprese il diario con sé. La luce del bagno illuminava appena la stanza, e lo incoraggiò ad aprirlo nuovamente.
Castle questa volta non aprì a caso, ma iniziò dal principio. L'anno prima che loro si conoscessero.
“Oggi è il gran giorno...” Lesse Castle, riconoscendo la scrittura frettolosa di Kate. “Oggi Richard firmerà i suoi libri! Almeno qui lo posso chiamare Richard, come nei miei sogni...”
Il vero Richard rabbrividii. Si sarebbe aspettato di tutto, tranne quello.
Il diario si interrompeva qualche riga più giù, in cui Kate descriveva tutta la sua eccitazione.
A fondo pagina però Castle notò poche righe scritte successivamente:
“Eccomi! Sono appena tornata a casa, con la mia copia firmata del libro di Castle! C'era tantissima gente, così ho dovuto chiamare il Commissario ed ottenere la giornata libera... Ne è davvero valsa la pena. Richard è bellissimo! Ha un sorriso adorabile e degli occhi dolcissimi. Secondo me non è un arrogante come tutti dicono...”
La pagina si chiudeva con i tre punti di sospensione, tipici di Kate. Probabilmente aveva passato la notte a riflettere su come poteva essere Castle nella vita privata, senza immaginare che presto l'avrebbe scoperto a sue spese...
Richard si intristì. Invece si rallegrarsi di aver fatto una buona impressione alla sua detective, cercò di ricordare quel giorno, ma aveva firmato così tanti libri in vita sua, che era impossibile ricordarsi di lei.
Poi ricordò.
C'era stata una donna, una bellissima donna, dai comportamenti maschili, che l'aveva incuriosito perché era da sola: di solito sebbene ben poche si presentassero con i mariti o fidanzati (per ovvi motivi), nessuna si presentava sola: c'erano tutte le amiche adoranti al seguito.
Ma quella donna era diversa.
Castle premette la testa sul cuscino, avvolgendosi ancora una volta del profumo di Kate.
Torna indietro nel tempo, torna indietro nel tempo....
Cosa avrebbe dato per tornare a quel giorno lontano, in cui era stata Kate Beckett ad andare da lui.
Richard sorrise. Forse nemmeno in quell'occasione lei avrebbe accettato ad uscire.
Passarono altre due ore prima che Castle aprì di nuovo quel diario. Era come ipnotizzato da esso, ma allo stesso tempo lo temeva come temeva la stessa Kate.
Se lo avesse letto e avesse scoperto che Kate lo odiava davvero? Sarebbe riuscito a rimanere impassibile e a non lasciare il distretto?
E se invece avesse scoperto che lei provava qualcosa di più, sarebbe riuscito ad andare avanti, senza dichiararle il proprio amore?
Richard Castle si addormentò, quando l'orologio suonò le quattro del mattino. I suoi ultimi pensieri erano rivolti a Kate, nella speranza di riaverla presto con sé. Si fece cullare un'ultima volta dal suo profumo sul cuscino e dalle sue lenzuola morbide.
Era così tanto tempo che dormiva solo. Non avrebbe desiderato altro che poter tenere Kate tra le sue braccia, e proteggerla per sempre...
Lo scrittore più amato di New York si svegliò di soprassalto. Per un secondo non riconobbe il letto su cui stava dormendo, né la camera in cui si trovava. Guardò l'ora.
Sei del mattino.
Si svegliò, al pensiero di aver dormito solo due ore. Era nel letto di Kate, ed aveva usato il suo bagno: la luce era ancora accesa.
Castle si mosse lentamente, di quella pigrizia tipica di quell'ora del mattino. Schiacciò qualcosa con la mano, così solo allora si ricordò di quel diario maledetto che lo avevano incantato e lo avevano soggiogato, impedendogli di dormire.
Esattamente come aveva fatto la padrona.
Richard lo aprì senza timori, destato dalla luce del mattino, che penetrava dalle tende socchiuse della finestra. Scorse le pagine, non curante del suo nome, che veniva spesso ripetuto.
Si fermò così alle ultimissime pagine, nella speranza che gli fornissero qualche indizio.
Era finito il romanticismo, le paure, i timori. Ora doveva solo pensare alla sua Kate.
Perché era così che faceva un detective.
Non trovò nulla che lo potesse aiutare, ostacolato dal fatto che non stesse davvero leggendo le parole scritte frettolosamente nelle pagine bianche.
Qualcosa però catturò la sua attenzione.
Alla fine, nell'ultima pagina, Kate aveva appuntato poche parole, in maniera veloce e disordinata.
La pagina era datata il giorno del rapimento.
“Castle, se stai leggendo queste righe, sappi che TI AMMAZZO. Spero per te che tu non abbia buttato le scarpe sopra il tappeto bianco – Castle guardò la macchia marrone di terra lasciata dalle sue scarpe proprio in quel tappetto e si sentì terribilmente in colpa – o che tu non abbia aperto il mio armadio – lo scrittore sorrise. Questo almeno non lo aveva fatto. - Richard, c'è qualcosa che non va, il tuo caro amico giudice è venuto a trovarmi questa sera, non capisco cosa voglia. Mi fa strane domande... Non so.” Kate Beckett non aveva finito ciò che voleva dire. Lo scrittore si immaginò una voce maschile, quella del giudice, che chiamava Kate dal salotto. Non poteva insospettirlo.
Castle girò la pagina e vi trovò un secondo appunto:
“Ps. Lasciarmi 20 dollari qui dentro per la luce accesa che hai lasciato da qualche parte. Perché l'hai lasciata di sicuro.”
Castle si vestì in fretta. Senza dimenticare i 20 dollari. Kate aveva avuto ragione.
Come sempre.
ANGOLO DELL'AUTRICE
So che questo capitolo si è fatto attendere più del previsto, ma spero con tutto il cuore di non aver infranto le vostre aspettative, e che l'attesa ne sia valsa la pena!!
Cosa centrerà il giudice in tutta questa faccenda? E come reagirà Kate al fatto che Castle ha letto (parte) del suo diario?
Fossi in Castle, ci penserei due volte prima di salvarla!!
Berenike
ps. ringrazio tutti i lettori e commentatori di questa ff, prometto di aggiornare presto!! Please, lasciate un commentino...
(Aggiunta postuma)
La fanfiction KATE TI SALVERO' ha vinto i NESA 2011 dedicati al telefilm Castle-Detective tra le righe nella sezione BEST MALE (RICHARD CASTLE) e BEST PLOT. Ringrazio tutti i miei lettori e coloro che mi hanno seguita fin dall'inizio!




