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Autore: Berenike    29/10/2010    10 recensioni
QUESTA FANFICTION HA VINTO I NESA 2011 NELLE CATEGORIE BEST MALE (RICHARD CASTLE) E BEST PLOT
Sei del mattino. Rick Castle riceve una strana telefonata. Alla televisione, un giornalista annuncia che la detective Kate Beckett è stata rapita. Sembra che il rapinatore abbia lasciato un messaggio per lo scrittore di gialli più conosciuto di New York... Riuscirà Castle a salvare la detective in tempo? Risolverà anche questo caso, il più importante di tutti?
Genere: Azione, Mistero, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: non specificato
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 8:Giochiamo!

Tu, tutuu, tu, tutuu...
Era questo il motivetto che Castle aveva ascoltato per il tutto il lunghissimo giorno che aveva passato in centrale.
Aveva ascoltato un maledettissimo telefono squillare a vuoto, senza che mai nessuno gli rispondesse dall'altra parte...


Erano passati già tre giorni da quando Kate era stata rapita. Tre giorni in cui lui ignorava se la stessero sfamando, maltrattando o chissà cosa.
Spesso dimenticava che si trattasse della detective Beckett, lei se la sarebbe cavata ovunque.
Ma c'erano cose che nemmeno lei poteva sconfiggere. Ed era per questo che lui doveva agire, doveva trovarla, doveva combattere per lei...


Il Capitano, Ryan ed il detective Esposito avevano dedicato la giornata alle indagini, tutte intorno agli ultimi mesi della vita del giudice Smith. Era un lavoro noioso ma accurato, che andava fatto nel pieno della propria concentrazione; concentrazione che Castle sembrava voler interrompere ogni pochi secondi in cui veniva assediato dall'ansia.
Tutti e tre gli uomini, in quelle ore passate a stretto contatto con lo scrittore, si chiesero almeno una volta come Kate potesse sopportalo per tante ore di fila, ogni giorno passato in centrale.
Fu così che per allontanare lo scrittore, il Capitano gli affidò il difficilissimo compito di contattare personalmente il giudice Smith. Castle aveva il suo numero di telefono, un tempo (che sembrava così lontano) erano stati amici.
Ed ora il giudice era uno dei primi sospettati per il rapimento della detective.
L'unico sospettato. Doveva essere lui.


Il giudice Smith non sembrava intenzionato a rispondere alle mille ed infinite chiamate di Castle. Lo scrittore, allontanato dalle indagini vere e proprie, si sentiva sempre più impotente, inutile, debole. Voleva uscire da quella centrale, che in quelle ore era diventata una prigione per lui, e andare a cercare la sua Kate in ogni angolo della città.
Voleva solo uscire ed andare. Non importava dove. Ma forse il correre per la città con in mano le foto di riconoscimento di Kate gli sarebbe sembrato più utile che non restarsene lì, con uno stupido telefono in mano, a chiamare una persona che non gli avrebbe mai risposto.
Se il giudice Smith avesse voluto parlare, non avrebbe rapito Kate ma si sarebbe seduto ad un tavolo, di fronte ad una birra, per parlare dei suoi problemi.


Tu, tutuu, tu, tutuu...
Nessuna risposta. Ancora.
Per ore Castle non aveva sentito che il telefono squillare e la sua pazienza stava arrivando al limite.
Richard si guardò intorno: il Capitano, Ryan ed Esposito erano tutti chini su pile e pile di fogli, dettagli e ancora dettagli sulla vita del giudice.
Dettagli che non li avrebbero portati a nulla. Castle si infilò la giacca ed uscì da quella prigione senza sbarre. La centrale senza Kate. L'inferno.
Quandò arrivò in strada, parecchi piani più in basso, Castle sentì un brivido sulla schiena, come se avesse realizzato per la prima volta che New York era parecchio grande. Parecchio.
Nascondere qualcosa, o qualcuno a New York significava poter rimanere al sicuro per anni.
Maledizione. Lui non aveva anni, aveva solo quattro giorni, e nessun indizio che li potesse aiutare.
Doveva riflettere, doveva concentrarsi. Castle rimase lì, al ciglio della strada, semplicemente in balia dei propri pensieri.
Ripensò a tutto ciò che il giudice gli avesse detto in quegli ultimi mesi, cercò nella propria memoria un indizio, un qualcosa che rivelasse le vere intenzioni del giudice.
Niente. Possibile che Castle non avesse potuto prevedere tutto questo?
Kate dove sei...


-Castle! - una voce maschile destò lo scrittore dai propri pensieri. Era così assorto dai ricordi che non si ricordava nemmeno più di essere sceso, di non trovarsi in centrale. Riprese coscienza del proprio corpo, della brezza leggera che gli sfiorava il viso, e si girò verso la voce che pochi attimi prima lo aveva chiamato.
Era Ryan.
-Castle, è il caso che ti prendi un caffè! - gli disse, guardandolo seriamente, forse per la prima volta, e giudicando il suo aspetto (sia interiore che esteriore) come una malattia.
Castle aveva la malattia da mancanza di Kate. Era una malattia seria.
-No, sto bene. - Bugia. Richard si sentiva vuoto. Nessun caso lo aveva mai fatto sentire così. Era come se sapesse che Kate era in pericolo e lui era impotente di fronte a tutto.
La vita di Kate dipendeva da lui...
-Bene, perché noi abbiamo trovato qualcosa. - Castle lo guardò con gli occhi spalancati.
Sperava con tutto il cuore che qualcosa fosse abbastanza.
Lo scrittore seguì il detective di nuovo su in centrale. In realtà Castle non si era allontanato molto da quel luogo, ma si accorse subito della differenza d'aria: nonostante la giornata fresca di quel giorno primaverile di New York, in centrale si respirava appena, tanto l'aria era pesante e soffocante. Senza Kate, perché respirare? Castle si liberò di quei pensieri.
Doveva. Rimanere. Concentrato.
Si avvicinò al Capitano, che dopo tanti giorni di muso lungo, ostentava un lieve sorriso.
Forse quel qualcosa li avrebbe davvero portati da qualche parte.
-Castle – Ryan fu il primo a parlare – abbiamo trovato questo. - Il detective allungò a Castle un foglio giallastro, che era stato in magazzino ed era stato riesumato evidentemente solo per queste indagini.
Castle cercò di leggerlo, ma a parte molti numeri, non riconobbe niente di utile. Il suo viso interrogativo disse tutto. Questa volta fu Esposito a chiarirgli le idee:
-E' la ricevuta di una ditta di magazzini. Guarda, c'è il nome di Smith sopra. - Esposito indicò a Castle dove guardare. Qualcuno aveva cerchiato il nome del giudice in rosso, proprio come faceva Kate.
-E allora? - Castle era più confuso di prima.
-E allora – finì il Capitano, felice dopo ore di indagini improduttive- Smith ha comprato un magazzino due giorni dopo essere stato lasciato dalla moglie. - Sorrise radioso.
-Quale posto è meglio di un magazzino per nascondere qualcuno? -
Castle sentì i battiti del proprio cuore accelerare. Aveano una pista, una buona pista.
Kate stiamo arrivando.


Quasi non riuscì più a pensare ad altro, mentre correva fuori dalla centrale insieme a molti poliziotti. Sentì accendersi molte sirene mentre entrava in macchina, il cuore che quasi gli scoppiava nel petto, e seguì la scia che queste lasciavano nella strada vuota dietro di loro.
Kate stiamo arrivando.


Qualche minuto dopo Castle, Ryan, Esposito, il Capitano e ben cinque macchine della polizia pieni di agenti armati arrivarono nell'indirizzo inviato dalla ditta di magazzini pochi minuti dopo che i detective avevano scoperto di quel posto. Il magazzino di Smith era abbastanza grande per nasconderci una persona, ed era tra quelli delle persone più influenti della città.
Ultima fila. Infondo. Numero 18.
Tutti parcheggiarono le macchine in malo modo, lasciandole sul bordo della strada, noncuranti delle strette regole che vigevano per i parcheggi a New York. La massima priorità era Kate.
Castle seguì i poliziotti verso quello che sembrava un magazzino chiuso. Decisamente chiuso.
Castle, correndo e con il fiatone, sperò con tutto sé stesso che quello verso cui tutti correvano non fosse il magazzino giusto.
Se Kate era lì, era sicuramente morta per la mancanza d'ossigeno.
Tutto appariva così confuso agli occhi di Castle: ovunque poteva vedere agenti armati che si nascondevano tra le file dei magazzini, pronti a colpire in caso il giudice si fosse fatto vedere.
Vedeva il Capitano avanzare primo tra tutti, diretto all'ultima fila. Scorgeva appena Ryan ed Esposito che lo seguivano fedeli, anche loro con il fiatone, ma con la speranza che gli scaldava il cuore.
Castle era l'unico ad aver capito che qualcosa non andava. Nessuno si era domandato perché tutti i magazzini fossero chiusi; tutti speravano di trovarci dentro la detective.
Castle era l'unico che sperava di non trovarla lì. Perché se Kate era davvero lì, probabilmente era morta. Senza ossigeno.
E lei non poteva essere morta.
Castle avanzò dietro a tutti i poliziotti, il cuore che si stringeva in una morsa man mano che si avvicinava all'ultima fila di magazzini.


Eccolo. Il magazzino del giudice Smith. Ultima filma, numero 18, color rosso acceso.
Porta sbarrata.
I poliziotti accerchiarono il magazzino, mentre il Capitano cercava disperatamente di aprirlo.
Fece cenno ad alcuni suoi uomini di tirar fuori le armi pesanti e questi eseguirono gli ordini.
In pochi minuti il magazzino fu aperto, e quello che si rivelò all'interno sorprese tutti, dal Capitano a Castle: non c'era nulla.
Assolutamente nulla.
Il magazzino era completamente vuoto.
Anche i poliziotti rimasero fermi per un minuto, i loro fucili carichi in mano, gli occhi puntati verso l'interno del magazzino. Ryan fu il primo ad entrare, la delusione si poteva quasi toccare nel riflesso dei suoi occhi.
Castle accelerò il passo. Il suo cuore era tornato leggero per un attimo, quando aveva scoperto che il corpo di Kate non era a terra, morto.
Ma poi il suo cuore era tornato pesante come non mai. Ora si ricominciava tutto daccapo.
Erano di nuovo senza indizi, senza piste, senza niente.
La delusione si leggeva negli occhi di tutti: i poliziotti avevano abbassato le armi dopo che alcuni di loro avevano ispezionato i pochi metri del magazzino. Il capitano dettava quanti più ordini potesse, per non cadere nell'oblio della disperazione, per non sentirsi inutile ancora una volta.
Solo Castle, entrando nel magazzino, notò un particolare sfuggito a tutti gli altri.
Attaccato alla porta del magazzino, porta che era stata manomessa dagli uomini del Capitano per poter accedere al magazzino, c'era un post-it verde brillante. Castle lo guardò con attenzione, e quando lo prese in mano, nella confusione generale che avvertiva attorno a sé, notò che c'era una scritta.
Ancora una volta era una frase rivolta a lui.


Vuoi giocare, scrittore da strapazzo?
Il prossimo indizio puoi trovare
dove non andresti mai a cercare.
Guardi la gente, la vedi partire,
ma tu rimani qui, per la paura di morire



Castle sorrise tra sé e sé.
-E allora giochiamo, bastardo.







ANGOLO DELL'AUTRICE
Ciao a tutti! Scusate se sono scomparsa la settimana scorsa, ma per un motivo o per l'altro non sono riuscita ad aggiornare!
Spero di essermi fatta perdonare con questo capitolo un pò più lungo degli altri...
Devo sinceramente ammette che questo capitolo non è uscito proprio come ce lo avevo in mente: spero di essere riuscita a trasmettere il senso di impotenza iniziale di Castle, e alla fine l'azione veloce e caotica, che si risolve con il nulla...
La ricerca di Kate continua e arriva quasi al suo termine... penso che manchino ancora tre capitoli (o almeno questi sono i miei piani)...
Spero anche voi decidiate di "giocare" insieme a Castle e di continuare a leggere questa serie, che ha sempre più lettori e commentatori: ringrazio tutti di cuore davvero, siete fantastici!
Spero che abbiate la voglia e la pazienza di recensire anche questo capitolo, per me è importante sapere cosa ne pensate!
Per il momento è tutto, a prestoooo!
Berenike



(Aggiunta postuma)
La fanfiction KATE TI SALVERO' ha vinto i NESA 2011 dedicati al telefilm Castle-Detective tra le righe nella sezione BEST MALE (RICHARD CASTLE) e BEST PLOT. Ringrazio tutti i miei lettori e coloro che mi hanno seguita fin dall'inizio!



   
 
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