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Autore: Berenike    06/11/2010    7 recensioni
QUESTA FANFICTION HA VINTO I NESA 2011 NELLE CATEGORIE BEST MALE (RICHARD CASTLE) E BEST PLOT
Sei del mattino. Rick Castle riceve una strana telefonata. Alla televisione, un giornalista annuncia che la detective Kate Beckett è stata rapita. Sembra che il rapinatore abbia lasciato un messaggio per lo scrittore di gialli più conosciuto di New York... Riuscirà Castle a salvare la detective in tempo? Risolverà anche questo caso, il più importante di tutti?
Genere: Azione, Mistero, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: non specificato
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 9:Caccia al tesoro


Vuoi giocare, scrittore da strapazzo?
Il prossimo indizio puoi trovare
dove non andresti mai a cercare.
Guardi la gente, la vedi partire,
ma tu rimani qui, per la paura di morire


< Castle, Ryan ed Esposito erano tornati in centrale, seguiti dai molti agenti che avevano preso parte all'operazione. In centrale quella sera però, si respirava un'aria completamente diversa da quella che Castle si sarebbe aspettato: la scoperta di quel post-it verde era stata per lui fonte di grande gioia.
Cosa c'era meglio di un indovinello, per risolvere il caso? Continuava a pensare che quel post-it era comunque meglio di niente.
Lo sguardo accigliato di Ryan ed Esposito però, faceva trapelare tutt'altro. I loro occhi apparivano preoccupati e pesanti come se su quel piccolo foglio di carta verde ci fosse scritta la condanna a morte dello scrittore.
Ed il Capitano era d'accordo con loro. Aveva subito sequestrato a Castle la piccola prova trovata nel magazzino (a quanto pare per mandarla ad analizzare), ed aveva subito cercato di smorzare l'entusiasmo di Castle.
-Castle, tu non ci andrai. Ovunque sia questo posto. Non possiamo perdere anche te. - Il Capitano appariva insensibile ad ogni ripensamento.
Castle non riusciva a capire. Era forse l'unico interessato al ritrovamento di Kate?
Lo scrittore continuava a pensare a quell'indovinello, ma nel terrore di non poter poi agire fisicamente, la sua mente non sembrava voler collaborare come avrebbe dovuto.
Ryan ed Esposito guardarono Castle come se un Re lontano avesse chiesto la sua testa. Il Capitano chiamò infine Castle nel suo studio, fuori il buio cominciava ad avanzare.
-Castle, siediti. - lo scrittore non si mosse. Era arrabbiato, deluso, rabbioso. Kate non si sarebbe mai fermata di fronte a nulla, la paura non esisteva per lei.
-Castle, come Capitano di questa centrale ti proibisco di compiere qualunque azione riguardante questo caso, che non ti venga direttamente ordinata da me o dai miei uomini. E non sento ragioni. -
Castle lo guardò torvo, piegando appena il collo verso sinistra. Non poteva aver sentito bene.
-Ma... - cercò di replicare, senza successo. Il Capitano lo fermò con un movimento rapido della mano, guardandolo profondamente. Quegli occhi non permettevano repliche.
-Domani ricominceremo le indagini, le vere indagini. Intanto questo post-it andrà dritto al laboratorio e appena avremo le impronte e le analisi inizieremo a lavorarci su. -
Castle si morse la lingua così forte che sentì il sapore del suo stesso sangue in bocca.
-E' così che funzionano le indagini Castle. Niente di avventato. Niente di stupido. Siamo intesi? -
Castle cercò di liberare la lingua dalla sua morsa invadente.
-Certo, Capitano. - Castle sorrise compiaciuto, mentre si dirigeva velocemente verso la porta.
-Ah, Castle... -lo chiamò l'uomo dietro la scrivania per l'ultima volta – Questo caso ti sta distruggendo. Domani rimani a casa, mentre noi continuiamo le indagini qui in centrale. Prova a non pensarci, vedrai che la troveremo. - Castle gli fece un sorriso di ringraziamento e uscì rapido da quella prigione.
Non poteva credere alla propria fortuna.
Salutò Esposito e Ryan e poi uscì dalla centrale, entrò in macchina, non riuscendo a pensare ad altro: doveva risolvere quell'indovinello.


Vuoi giocare, scrittore da strapazzo?
Il prossimo indizio puoi trovare
dove non andresti mai a cercare.
Guardi la gente, la vedi partire,
ma tu rimani qui, per la paura di morire



Castle aveva continuato a ripetersi queste poche righe per tutta la sera. Non aveva mangiato, non aveva cercato di riposarsi, né si era fatto una doccia. Continuava a ripetersi quei versi all'infinito, senza venirne mai a capo.
Ma non aveva opzioni. Doveva risolverlo. Aveva ancora pochissimo tempo. Il giorno successivo sarebbero mancati solo tre giorni alla scadenza prefissata dal giudice Smith, e lui non poteva permettersi di fallire.
Cosa avrebbe pensato Kate, se lui non fosse riuscito a risolvere il suo caso?
Castel era sdraiato sulla poltrona del salotto della sua lussuosissima casa. Probabilmente avrebbe scambiato ogni suo dollaro per ritrovare Kate viva e vegeta, avrebbe dato in cambio sé stesso per sapere che lei stava bene.
-Papà? - Era Alexis che, preoccupata per il padre, si era alzata dal letto.
-Ehi, tesoro. Non è un po' tardi per essere ancora in piedi? - Lo scrittore guardò l'orologio al polso che tanti anni prima gli aveva regalato la madre. Segnava le due meno dieci.
Decisamente tardi.
-Domani hai scuola! - continuò il padre preoccupato. Sapeva di aver trascurato la figlia in quei giorni, ma era solo per una settimana, e poi sarebbe tornato tutto alla normalità.
Insieme a Kate.
-Ero preoccupata per te... - gli rispose la bella Alexis. Guardandola Castle notò quanto stesse diventando grande, quanto fosse adulta. E bella.
Castle non seppe cosa rispondere e guardò gli occhi azzurri della figlia in cerca di risposte.
-La nonna mi ha detto che hai trovato un indovinello da risolvere... - Alexis sorrise compiaciuta. Lei era bravissima negli indovinelli.
-Si, ma non riesco a concentrarmi, continuo a pensare a Kate e a cosa possa esserle successo... -
-Ti aiuto io! Un giudizio esterno può sempre essere utile no? - Sorrise ancora.
Forse Castle aveva bisogno di distrarsi un po'. Tanto per il momento non stava risolvendo proprio nulla, male non avrebbe mai fatto.
-Va bene. - rispose al sorriso della figlia, che si sedette accanto a lui, aspettando di sentire quell'impossibile rompicapo, che nemmeno il padre era riuscito a risolvere.
Castle iniziò, la voce profonda ma decisa:
-Vuoi giocare scrittore da strapazzo? - fece una pausa. Alexis rise.
-Il prossimo indizio puoi trovare, dove non andresti mai a cercare. -
-Fin qui non dice molto, mi pare. Potrebbe essere anche il nostro bagno visto che è parecchio che non ti fai una doccia, no? - Richard rise all'ironia di Alexis. Chissà da chi l'aveva imparata.
Poi continuò:
-Guardi la gente la vedi partire, ma tu rimani qui per paura di morire. - Rick Castle chiuse gli occhi, un'evidente rassegnazione rigava il suo volto stanco. Alexis si torceva le mani sul grembo, quasi si potevano sentire i suoi pensieri ronzare nel cervello, fino a che...
-Trovato! - Castle la guardò come se avesse bestemmiato, gli occhi spalancati, la bocca aperta, le mani sudate a stringerla forte...
-E' facile no? - Castle scuoté la testa in segno negativo, incapace di parlare.
-E' ovvio, è l'aeroporto! - E una volta data la soluzione a quel rompicapo, Alexis spiegò – all'aeroporto vedi la gente partire attraverso la vetrata che da sulla pista di decollo, ma tu rimani qui perché hai il terrore di volare! -
Castle sorrise soddisfatto. Ancora incapace di proferir parola abbracciò la figlia e si vestì frettolosamente. Alexis lo guardò più preoccupata di prima.
-Dove stai andando? -
-All'aeroporto, naturalmente! -
Ed ecco di nuovo quello sguardo, lo stesso che poche ore prima Richard aveva letto negli occhi dei detective Ryan ed Esposito. Tristezza, amarezza, rassegnazione, preoccupazione. Come se un Re lontano avesse chiesto la sua testa.
Richard si rivolse alla figlia, che lo guardava in panico. Non doveva aiutarlo con quell'indovinello; certo, anche lei voleva ritrovare Kate, ma non al prezzo di perdere suo padre.
-Papà, ma il Capitano non ti ha proibito qualsiasi azione? -
-Si... - cercò di rispondere Castle. In quel momento solo Kate aveva posto nei suoi pensieri, il pericolo non era che il mezzo per ritrovarla. Ma lui era pronto a tutto.
-E non pensi che sarà pericoloso? Ti prego non andare... -
-Alexis, io devo andare. Kate ha bisogno di me...-
-Anche io ho bisogno di te! - Alexis era sull'orlo delle lacrime. Perfino il Capitano era arrivato ad escluderlo dalla squadra pur di tenerlo al sicuro, ed ora lei aveva rovinato tutto.
-Lo so tesoro ed io per te ci sarò sempre. Ti prometto che farò attenzione, ma non chiedermi di non andare... - Castle non aveva mai rivolto alla figlia delle parole così dure, e allo stesso tempo tanto dolci. Certo, seguire Kate era sempre stato pericoloso, ma non aveva mai lavorato solo prima d'ora.
-Allora posso almeno chiederti di aspettare domani mattina? Ora l'aeroporto è vuoto e sarà più pericoloso. E per di più sei stanco... Aspetta domani, dormi un pochino, e domani potrai agire indisturbato nascondendoti tra le migliaia di persone che ci sono lì. E poi se trovi Kate – gli fece il sorriso più convincente gli le riuscì – non penso che voglia vederti così... - e con la mano indicò la sua barba lunga, i suoi vestiti spiegazzati e l'odore da uomo non lavato che emanava.
Castle fece per annusarsi. Rise insieme ad Alexis.
-Forse hai ragione, una doccia non mi farà male. - Si abbracciarono, e si augurarono la buona notte.


La notte passò velocemente per Castle, che però al mattino si sentì felice e rinvigorito come se avesse dormito per tre giorni. Uscì presto, prima che la casa si destasse, e si diresse all'aeroporto.
La sera prima però non aveva pensato a dove potesse nascondersi un indizio in quell'uomo così affollato: forse il giudice Smith aveva affittato un armadietto, ma come trovarlo senza l'aiuto della polizia?
Castle non si fece scoraggiare da questi pensieri ed arrivò nel luogo di destinazione prima del previsto. Mancavano tre giorni allo scadere della settimana, doveva sbrigarsi.
Appena mise piede nel grande aeroporto, già pieno di turisti e americani in partenza, realizzò che il luogo che gli aveva indicato la figlia (la grande vetrata di fronte alla pista di decollo, dove guardi la gente, la vedi partire) era inaccessibile per lui.
Per accedervi, bisognava fare il check-in. Ovvero, bisognava avere un biglietto.


-In cosa posso esserle utile? - Castle si era così ritrovato a dover comprare un biglietto per chissà dove, tutto per accedere alla sala con la vetrata.
-Mi serve un biglietto per... scelga lei. Il primo che ha il check-in! - disse frettolosamente. Non aveva tempo da perdere, ma per grande fortuna sua, di denaro ne aveva molto.
-Il check-in per Parigi apre da tre minuti. Può andarle bene? - Castle sorrise tra sé e sé. Una destinazione più costosa no?
-Certo, è perfetto. Ho sempre sognato andare a Parigi. -
-E come mai non l'ha ancora fatto? - disse la signorina di fronte a lui sorridendo.
-Perché io odio volare! - le rispose lo scrittore tirando fuori dal portafoglio l'American Express Gold, cui conto sarebbe presto calato di ben 600 dollari. Per un aereo che non avrebbe mai preso.
La ragazza passò la carta di credito e scrisse l'importo, felice di aver concluso un affare così proficuo in così poco tempo. Poi però si fermò, e si rivolse allo scrittore:
-Mi scusi, ma per caso lei è Richard Castle? - Lo guardò attentamente.
-Si sono io, ma non ho tempo per gli autografi adesso... -
-Autografi? - la ragazza rise. Forse non sapeva chi aveva davanti. Castle si chiese allora da dove provenissi questa domanda.
-Il computer mi segnala che a suo nome è stato affittato un armadietto una settimana esatta fa. Lo conferma? -
Castle non poteva sembrare più confuso. Ma poi capì il gioco di Smith e annuì.
-Le consegno le chiavi? -
-Certo, certo! - disse lui sorridendo come non mai. Gli vennero consegnate le chiavi, il biglietto per Parigi e la carta di credito. Castle salutò l'addetta più felice che mai e corse verso il check-in per Parigi.
Aveva un solo pensiero in me: Kate ti troverò. Sto arrivando .


Un poliziotto normale avrebbe fatto molte più domande alla ragazza: le avrebbe chiesto se ricordava il viso di colui che aveva prenotato l'armadietto, con cosa aveva pagato, in che giorno ed ora era andato e avrebbe chiesto alla ragazza di ricordare ogni piccolo particolare di quel giorno.
Ma Castle non doveva individuare il rapitore: già sapeva che si trattava del giudice Smith, già sapeva che probabilmente aveva pagato con una carta molto simile alla sua, e che in ogni caso non poteva che essere solo perché Kate, la settimana prima, era ancora al sicuro.
Insieme a lui.
Lo scrittore superò senza problemi i controlli di routine tipici dell'aeroporto, non incontrò incidenti né code infinite. Arrivò così dopo mezz'ora in quella sala che tanto aveva sperato di raggiungere.
Ecco qui la vetrata, Alexis sei un genio! Vedo le persone partire, ma io non parto... perché ho paura di morire in un incidente aereo... Tutto fila! Castle si guardò intorno. Nessuno badava a lui, poteva muoversi senza problemi all'interno del grande salone.
-I passeggeri del volo per Parigi, si avvicinino al Gate 23. - Castle sorrise pensando che la sua sedia da 600 dollari sarebbe rimasta vuota.
Dove sono gli armadietti... Eccoli li! Li individuò proprio di fronte alla vetrata. La chiave consumata portava il numero 512 stampata sul davanti. Castle lo trovò senza difficoltà.
Introdusse la chiave.
Era la chiave giusta, per l'armadietto giusto, nel luogo giusto.
Quando lo scrittore aprì l'armadietto, sapeva già cosa avrebbe incontrato: un armadietto vuoto con un post-it color verde brillante.
Si affrettò a leggerlo, il cuore che batteva a mille:


Tanti anni son passati da quei tempi felici
Ora son grandi ma sempre piccoli resteranno
Lì tutto è iniziato
ma non è lì che tutto finirà
la tua Kate ancora libera non sarà
.


Castle strinse forte quel post-it tra le mani. Quanto avrebbe dovuto giocare, prima di ritrovare la sua Kate?









ANGOLO DELL'AUTRICE
Ciao! Spero che anche questo capitolo vi sia piaciuto come i precedenti: è riuscito un pò più lungo di quanto mi aspettassi, e ciò nonostante penso di dover aggiungere un capitolo prima che questa fanfiction sia conclusa...
A quanto pare Castle ci sta mettendo più del previsto a trovare Kate, anche quanto mi immaginassi io stessa!
Vi posso giurare che scrivere questo capitolo è stato incredibile: le parole fluivano dalle mie dita come se fosse Castle stesso a scriverle, come se io fossi solo un suo tramite.
A questo proposito ho una proposta per tutti voi: pensavo (in un attimo di follia) di trasformare questa fanfiction (una volta completata naturalmente) in un originale: cosa ne pensate? Credete che abbia un senso solo all'interno di Castle o potrebbe vivere anche indipendentemente? Vi ha appassionato? Credete che possa ottenere lo stesso successo anche l'originale?
Come sempre, ringrazio tutti voi per aver letto e commentato i precedenti episodi, spero vogliate continuare a seguirmi e a recensire i capitoli che verranno! Per il momento è tutto, a presto!
Berenike



(Aggiunta postuma)
La fanfiction KATE TI SALVERO' ha vinto i NESA 2011 dedicati al telefilm Castle-Detective tra le righe nella sezione BEST MALE (RICHARD CASTLE) e BEST PLOT. Ringrazio tutti i miei lettori e coloro che mi hanno seguita fin dall'inizio!



   
 
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