
Capitolo 11:Corsa contro il tempo
Richard Castle era un uomo benestante: quand'era piccolo, nonostante le follie della madre attrice, non aveva mai corso pericoli, né dovuto sopportare tragedie familiari. Era un ragazzo sveglio, studioso e amante dei libri gialli.
Durante l'adolescenza, Rick Castle aveva dedicato tutto il proprio tempo allo studio, curandosi solo successivamente del proprio aspetto, e quindi delle ragazze.
Quando era nata Alexis, sua figlia, il mondo era diventato un posto meraviglioso e per quanto lui fosse un genitore ansioso, la figlia non gli aveva mai recato grandi preoccupazioni: era seria, matura, studiosa e non amante del pericolo.
Si può dire, tutto sommato, che Richard Castle non aveva mai conosciuto il pericolo in vita sua.
La brillante idea che gli era venuta due anni prima di seguire la propria musa ispiratrice, la detective Kate Beckett, nei suoi casi, aveva avuto per lui un duplice significato: da una parte gli permetteva di avere sempre nuove idee per i suoi capitoli, dall'altra quell'esperienza aveva introdotto nella vita dell'ormai noto scrittore, una punta di avventura e di pericolo che ogni giorno scuotevano la sua vita facendolo sentire finalmente vivo.
Per Castle quello era tutto un gioco. Lui non doveva ricevere uno stipendio alla fine del mese, perché di soldi ne aveva già in abbondanza; non doveva preoccuparsi realmente dei criminali, perché quello non era il suo lavoro; quando tornava a casa la sera, poteva permettersi di giocare con la propria famiglia, perché se anche il giorno dopo fosse successo qualcosa, non sarebbe mai potuto capitare a lui. Perché lui non era un detective.
Richard Castle era uno scrittore.
Castle, sentendo il proprio battito accelerare ed i polmoni quasi scoppiargli nel petto, non riusciva a pensare ad altro. Non poteva che pensare di aver sbagliato tutto, fin dall'inizio: quello non era un gioco, non era uno dei suoi romanzi, quella era la vita reale.
E Kate era in pericolo davvero. Per colpa sua. Per colpa del fatto che non aveva preso seriamente quel lavoro, non aveva dato peso a quei piccoli dettagli che ora lo stavano lentamente portando verso la tragedia più grande: la morte della detective.
Lo scrittore di gialli non riusciva a muovere un muscolo. Era circondato da persone che, urlanti, correvano, indicavano verso quell'ascensore da cui si intravedeva il corpo di una donna collegata a delle bombe.
Ma per quell'uomo, quella non era una donna qualsiasi. Era la detective Beckett. L'amore della sua vita. L'unica donna che aveva mai amato davvero.
Se solo se ne fosse accorto prima, forse avrebbe potuto proteggerla...
Castle si sentiva come ovattato: sentiva le persone accanto a sé, senza davvero capire cosa dicessero. Sentiva di essere in mezzo alla strada, perché tutti lo spintonavano e gli andavano addosso nella loro corsa folle verso il tribunale.
Ma niente di quello che succedeva intorno poteva distrarlo: i suoi occhi erano letteralmente inchiodati in quell'ascensore, e mai avrebbero lasciato quegli occhi impauriti che lo fissavano a loro volta.
Poi, d'un tratto Castle si destò, e come una furia, senza ragionare o capire cosa stesse accadendo, corse verso il tribunale. Sentiva gli occhi di Kate posati su di lui, sentiva la sua protezione ed ora che poteva vederla e sentirla accanto a sé come non mai, sentì una nuova energia penetrargli le vene e dargli finalmente una forza nuova.
Aveva appena iniziato la sua corsa disperata, quando qualcuno lo obbligò a fermarsi. La polizia aveva delimitato tutto il perimetro dell'edificio per evitare qualche tragica catastrofe: se l'edificio fosse saltato in aria, non era il caso che una folla curiosa fosse colpita di conseguenza.
Bisognava limitare i danni al minor numero possibile di persone ferire, o morte.
Castle si guardò intorno, finalmente conscio dello spazio e delle persone che lo circondavano: c'erano poliziotti ovunque; qualcuno delimitava l'edificio, altri parlavano velocemente negli auricolari, dando continui ordini ad altre squadre; altri ancora stavano evacuando il tribunale. Lo scrittore notò tantissime persone dirigersi velocemente ma in modo molto ordinato (avvocati...) verso l'uscita di quell'inferno: molte donne avevano le lacrime agli occhi, la maggior parte degli uomini invece, erano intenti in qualche conversazione al cellulare...
Cellulare...
Castle prese velocemente il suo e compose il numero di Esposito. Questa volta non chiamò Kate, sapeva fin troppo bene dove si trovasse.
-Pronto, Esposito. -
-Sono Castle, vienimi a prendere. - disse Castle, deciso.
-Non posso, ordini del capitano. -
-Esposito, sono dietro le transenne, senza distintivo non mi faranno mai passare. -
-Lo so. Ma non posso far nulla Castle, ho le mani legate. Mi dispiace, sei troppo coinvolto.- disse infine, il tono si era lievemente addolcito, ma sembrava comunque preoccupato.
Castle chiuse in fretta la telefonata. Non riuscì a credere che dopo due anni di indagini in collaborazione con loro, lo abbandonassero in un momento come quello.
Troppo coinvolto... Certo che sono coinvolto maledizione! Castle era fuori di sé.
Si avvicinò così ad un agente, che faceva la guardia alle delimitazioni e gli disse, con lo stesso tono determinato che aveva usato con Esposito pochi secondi prima:
-Agente, sono Richard Castle. - l'Agente non sembrò badare alle sue parole. Così Castle continuò:
-Ho collaborato con la detective Beckett per due anni, mi faccia passare! -
L'uomo in divisa sembrò non sentirlo. Quando infine lo guardò negli occhi gli chiese semplicemente:
-Distintivo? - Castle ebbe un tuffo al cuore. Non poteva credere che Kate fosse in pericolo, in serio pericolo di vita, e lui fosse lì, incapace di agire e ostacolato da tutto e tutti.
-Lasciamo perdere... - gli rispose infine, l'agente ancora in attesa di una risposta.
Castle guardò su verso Kate: gli occhi della detective erano ancora fissi su di lui, non l'avevano mai abbandonato.
Richard, non puoi deluderla maledizione! Non ora, non oggi... Devi trovare una soluzione!
Castle staccò appena gli occhi da Kate, soffermandosi poco dietro di lei, verso l'infinito, verso il cielo azzurro dietro d'edificio.
E poi capii.
Kate Beckett lo guardò mentre iniziava a correre, lo seguì con lo sguardo mentre percorreva tutto il perimetro dell'edificio e sorrise, tra sé e sé, nella consapevolezza che non l'aveva abbondata, che finalmente sarebbe presto arrivato da lei.
Corri, Rick... sospirò piano, quasi respirare fosse un dolore immenso.
Richard Castle poteva sentire lo sguardo di Kate posato su di sé, voleva urlarle che sarebbe andato tutto bene, che stava arrivando, che non l'aveva mai abbandonata...
Ma forse lei sapeva già tutto questo. C'era qualcosa nei suoi occhi, un lucido barlume di speranza, che infondeva a Castle l'energia per proseguire in quella lotta contro il tempo.
Una volta che Castle ebbe percorso il giro dell'edificio, trovò esattamente ciò che si aspettava: niente. Nessuna transenna, nessuna persona, nessun' evacuazione.
I poliziotti non avevano sentito il bisogno di delimitare anche quella parte del tribunale perché nessuno lì era in pericolo: quella nuova parte della città era tutta in costruzione, ed oltre a molti cantieri aperti, non c'era altro che una possibile esplosione potesse distruggere.
Castle vide in lontananza gli ultimi operai che si allontanavano, e seguendoli con lo sguardo, entrò nell'edificio attraverso la porta secondaria che trovò aperta.
Si trovò così di fronte a una rampa di scale infinita: guardano in alto, non ne vedeva la fine.
Ringraziò il cielo che l'ascensore fosse situato a metà del grattacielo trasparente, o prima di arrivare in cima, avrebbe sicuramente fatto un infarto.
Così Rick iniziò la sua scalata verso l'ascensore: ogni gradino era un sollievo, perché era un passo più vicino a Kate. Lo scrittore però iniziò con troppa enfasi la sua salita, e ben presto si trovò accasciato a terra, sudato e dolorante, con i polpacci in fiamme. Guardò giù: aveva percorso appena sei rampe di scale, e gli venne il voltastomaco a pensare a quante gliene mancavano.
Se solo potessi prendere l'ascensore... rise tra sé.
Poi però si illuminò come quando nei cartoni animati che tanto amava, al protagonista si affiancava una lampadina luminosa: idea!
Si alzò in piedi appoggiandosi alla balaustra di metallo. Il freddo del metallo lo aiutò appena a riprendere la lucidità, e Castle pregò che la sua idea avesse un senso.
Non ricominciò a salire le scale, al contrario camminò per il lungo corridoio deserto che trovò alla propria sinistra: aveva iniziato la sua salita da una porta secondaria, per cui immaginò che stesse camminando per corridoi di sevizio. Meglio così, sarebbe stato più facile trovare ciò che cercava.
Eccolo.
Un ascensore. Tutti gli edifici moderni ne avevano uno: oltre all'ascensore principale, quello che potevano usare comodamente tutti i visitatori, ce n'era un altro, decisamente meno lussuoso, che usavano per comodità gli addetti alle pulizie, o chiunque lavorasse nell'edificio e avesse bisogno di spostarsi in fretta.
Castle notò che anche quell'ascensore era trasparente, e percorreva tutto il tribunale parallelamente a quello di Kate.
Così, con le mani tremanti, Richard Castle salì in quella che gli sembrava una trappola mortale, e premette la grande freccia rivolta verso l'altro: su.
Il cuore martellante non era di un buon auspicio; sembrava quasi volesse assaporare gli ultimi attimi di vita, come se potesse battere per l'ultimo minuto, prima di morire.
Era così che lo scrittore si sentiva, mentre l'ascensore saliva lentamente e si chiese se anche Kate si fosse sentita così in quegli ultimi quattro giorni. Fu con quel pensiero, e con la mano tramante che premette, a metà esatta dell'edificio, il pulsante stop.
E l'ascensore, fedele, si arrestò.
In mezzo al nulla.
Richard Castle si maledì per quell'idea così stupida che aveva avuto: nonostante l'altezza poteva sentire le urla delle persone per strada che lo additavano e lo indicavano, chiedendosi cosa stesse facendo. Poteva sentire le telecamere addosso e per un attimo i suoi pensieri andarono ad Alexis, sperando che non stesse guardando la televisione.
Poi si guardò intorno, e gli salì la nausea trovandosi perfettamente immobile, sorretto solo da un ascensore trasparente, in mezzo al quel grattacielo così incombente, che sembrava volerlo inghiottire nelle proprie fauci. Quando la claustrofobia e le vertigini stavano per vincerlo, Castle sentì una voce familiare chiamarlo, e questo lo calmò immediatamente.
-Castle, guardami. - due parole così semplici, ma allo stesso tempo così potenti.
Richard si era quasi dimenticato del fatto che Kate fosse lì, a pochi metri da lui. Preso dal panico delle altezze, non si era accorto della cosa più importante.
Kate.
Si girò velocemente, facendosi quasi male al collo, e ricambiò lo sguardo di quella donna così coraggiosa. Non poteva sentirla distintamente, ma il silenzio dell'edificio ormai vuoto che li circondava gli permetteva di sentire la donna nell'altro ascensore come un eco lontano, come se fossero da due versanti diversi della stessa montagna.
Si guardarono per quale secondo, che sembrò durare un'eternità. Poi Kate si mosse, e timorosa di non essere sentita, indicò a Castle un timer che teneva legato alla vita.
15 minuti di tempo.
I due si guardarono con uno sguardo misto di paura e speranza. Avevano 15 minuti per andarsene da lì, bisognava agire in fretta.
Castle analizzò la situazione, era l'unico che potesse far qualcosa: ormai era lì, insieme a lei, non poteva più tornare indietro.
Si guardò intorno, cercando di non badare al vuoto che lo circondava: i due ascensori erano fissati al grande palo trasparente che li sorreggeva, e poi erano collegati tra loro attraverso un lungo cavo metallico che gli permetteva di andare su e giù alternativamente.
Richard Castle fece una cosa che non avrebbe mai creduto possibile, che non aveva immaginato di fare nemmeno nei suoi incubi peggiori.
Raccolse tutta la forza che trovò nelle proprie braccia ed aprì, dopo alcuni tentativi, le porte dell'ascensore. Kate sembrò capire cosa volesse fare ed il suo No! straziante sembrò riecheggiare per tutto l'edificio. A Castle si gelò il sangue.
Senza quasi pensare a cosa stesse facendo, mise lentamente il piede destro sul filo di metallo, nella speranza che lo reggesse. Si concentrò solo sul proprio equilibrio e nel dove appoggiare i piedi.
Sentiva le dita delle persone in strada puntare tutte su di lui, le telecamere a filmare ingorde quel suo gesto folle. Ma niente lo destabilizzò come lo sguardo terrorizzato di Kate: il terrore che poteva leggere nei suoi occhi erano la perfetta espressione del pericolo che lo scrittore stava correndo.
Solo allora si accorse che sotto di lui c'era il vuoto; accanto a lui c'era il vuoto; se fosse caduto, scivolato o avesse messo il piede in modo erroneo, sarebbe volato per parecchi metri prima di scaraventarsi al suolo.
Si guardò indietro: aveva percorso pochi passi, ma nonostante questo era troppo tardi per tornare indietro. Poteva solo andare avanti, per salvare la via di Kate e la propria.
Poi Kate, con le lacrime che le rigavano il volto stanco e sofferente, gli disse:
-Guarda me, Castle, non staccare gli occhi da me... - e così Castle fece, camminando su quel cavo sottilissimo che oscillava ad ogni suo passo.
Tanto era concentrato nello sguardo di Kate che quasi non si accorse che era arrivato al suo ascensore: si attaccò alla macchina come fosse la sua unica salvezza di vita; aprì le porte dell'ascensore con la stessa tecnica che aveva utilizzato con il proprio, e fu così che si ritrovò tra le braccia di Kate, che tra i singhiozzi e il riso, lo stringevano così forte da togliergli il fiato.
Castle tornò presto alla realtà: prima di quel momento non aveva sentito il ticchettio che il timer delle bombe faceva echeggiare per tutto l'ascensore: fu proprio questo che lo riportò alla realtà ed insieme a lui la detective Beckett.
-8 minuti – disse infine lei, come se fosse una sentenza di morte.
Castle cercò le chiavi della macchina che trovò nella propria tasca dei pantaloni, e così con quello strumento poco adatto ad un lavoro così gravoso, iniziò a seghettare i fili che collegavano Kate alle bombe. Non si sentiva nessun suono se non la voce decisa e ferma di Kate che dettava ordini su quali fili tagliare per primi.
-Castle, se tagliamo quello sbagliato, qui salta in aria tutto... - disse, tra un colore e l'altro.
Castle deglutii sonoramente: non erano le bombe a preoccuparlo, piuttosto non sapeva come scendere: mai e poi mai avrebbe ripercorso quel dannato cavo che portava all'ascensore di servizio, era sicuro che non sarebbe arrivato vivo dall'altra parte per una seconda volta. Dall'altra parte però non poteva nemmeno utilizzare quell'ascensore perché portando giù la macchina, avrebbe portato giù anche le bombe, con il rischio di ferire numerosi agenti e addetti alla sicurezza, che si trovavano al piano terra.
3 minuti lesse Castle sul timer, liberando Beckett dall'ultimo filo rosso.
Si guardarono per un attimo, prima che la detective potesse assaporare la propria nuova libertà.
-Come torniamo giù? - disse Castle con la voce spezzata. Con la propria mano cercò quella della donna accanto a sé, e la strinse dolcemente.
Poi Beckett prese coraggio e premette con forza il pulsante 0:Terra.
-Kate, così portiamo giù anche le bombe!- urlò Castle, cercando di fermare l'ascensore.
2 minuti.
-Lo so, ma Alexis ha bisogno di un padre e non ti permetterò di morire in quest'ascensore. - Le mani dello scrittore si fermarono.
Alexis, la sua bellissima Alexis.
Arrivarono al piano terra in pochi secondi, e quando le porte dell'ascensore si aprirono, trovarono ad aspettarli diversi agenti pronti a scortarli verso l'uscita. La loro avventura non era passata inosservata, a quanto pare.
Castle e Beckett, qualche secondo prima di uscire dal tribunale, guardarono per l'ultima volta quell'ascensore, consapevoli che presto tutto sarebbe saltato in aria...
Un minuto...
Poi tutto accadde molto velocemente. Un uomo tra la folla, che Castle riconobbe con il suo caro amico giudice Smith, corse verso le transenne, le scavalcò preso da un'agilità inconsueta per un uomo della sua età, entrò nell'edificio sorpassando due agenti che lo rincorsero impotenti, poi l'uomo si precipitò nell'ascensore e lo fece salire... salire... salire...
0 Minuti.
E tutto esplose in aria, illuminando il cielo di un rosso fuoco, riscaldando l'atmosfera e distruggendo ogni cosa.
Kate Beckett e Richard Castle osservarono la scena da distante, abbracciati.
In salvo.
ANGOLO DELL'AUTRICE
Ciao a tutti fan di Castle e di questa serie che, ahimè, sta arrivando alla fine!
Prima di tutto vorrei ringraziare tutti, ma veramenti tutti coloro che hanno letto e commentato tutti i capitoli di Kate ti salverò... siete i miglior lettori che potessi desiderare e spero di ritrovarvi anche nelle mie prossime storie, perchè ho adorato ogni vostro commento!
Castle non solo mi ha trasportata in un mondo tutto suo, ma mi ha anche permesso di conoscere persone stupende come voi, per questo un piccolo ringraziamento va anche a lui!
Spero che questo undicesimo capitolo vi sia piaciuto; è un pò più lungo degli altri, perchè ha decisamente più azione!
Potevo Castle, si trova a dover affrontare la sua più grande paura (quella delle altezze) e dover scegliere se farsi prendere dal panico o salvare Kate: io personalmente sarei morta di paura; se non l'avete capito anche io, come lui, soffro di vertigini...
Ma passiamo a cose ben più importanti! Prima di tutto, come annunciato precedentemente, questo NON è l'ultimo capitolo della serie: Prossima settimana uscirà l'EPILOGO, assolutamente imperdibile! Se volete sapere cos'è successo dopo il salvataggio di Kate, allora vi aspetto la settimana prossima con quest'ultimo capitolo: che triste è già finitaaaaa!!!
La prossima settimana, insieme all'EPILOGO ci sarà anche una PROPOSTA INDECENTE per tutti voi lettori/autori di Castle, che spero non rifiuterete... Ancora una volta però, bisognerà aspettare il prossimo capitolo!! Come sono cattiva eh? :-)
Come promesso, però, prima che sia tutto finito, ho una SOPRESA PER TUTTI VOI: lettori, commentatori, amici, nemici... insomma proprio tutti!!! :-) :-)
Finalmente posso dirvi cos'è, questa settimana di silenzio mi ha letteralmente uccisa... Non sono brava a mantenere i segreti!
Allora, che emozione: la sopresa la trovate al link qui sotto; l'unica cosa che vi chiedo è di perdonare il mio uso precario delle tecnologie, era la prima volta che mi cimentavo in un lavoro simile e spero sia venuto bene! Con il tempo affinerò quest'arte, fino ad allora dovrete sopportare questo "prototipo" di regalo che vi ho fatto!
Ho anche un secondo favore da chiedervi: di guardare (ecco mi sono già tradita!!) tutta la sopresa, anche se sarà noiosa e terrificante, io ci ho davvero messo tutto il mio cuore (ed il mio tempo!) e mi farebbe davvero piacere se lo guardaste fino alla fine!
Ovviamente, vi chiederei anche di lasciarmi un commento, di dedicarmi pochi minuti del vostro prezioso tempo per farmi sapere cosa ne pensate di questo capitolo, ma capisco di non poter chiedere troppo cose tutte insieme!
Ehm... Non resisto scusate: Potreste commentare questo capitolo? Per favore....!! Ho bisogno di sapere cosa ne pensate, se vi ha emozionato, se vi ha lasciato con il fiato sospeso o se semplicemente non vi ha lasciato nessun'emozione...
FORZA, SIAMO AGLI ULTIMI CAPITOLI, DATECI DENTRO CON I COMMENTI CHE LA SETTIMANA PROSSIMA SARA' TUTTO FINITO!
Berenike
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(Aggiunta postuma)
La fanfiction KATE TI SALVERO' ha vinto i NESA 2011 dedicati al telefilm Castle-Detective tra le righe nella sezione BEST MALE (RICHARD CASTLE) e BEST PLOT. Ringrazio tutti i miei lettori e coloro che mi hanno seguita fin dall'inizio!




