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Autore: Walpurgisnacht    11/10/2011    2 recensioni
[EIP: Extreme Improvisation Project. Una storia round robin scritta via messenger, senza alcun controllo sul testo e sulla grammatica. Se trovate orridi typo, sapete il perché.]
Maledette parole che detenevano potere di vita o di morte su tutte loro.
Mousse, un giorno, dopo un evento che nessuno si sarebbe mai aspettato potesse accadere, prende una decisione che potrebbe avere grandi influenze su Ranma, Akane, Shan-Pu e tutti i matti che frequentano Nerima.
Genere: Malinconico, Romantico, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: non specificato | Personaggi: Akane Tendo, Mousse, Ranma Saotome, Shan-pu, Ukyo Kuonji
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Ukyo si svegliò lentamente da quel sonno pesante che le sembrava fosse durato secoli. Si sentiva incredibilmente pesante e intorpidita, come se qualcuno le avesse risucchiato tutte le energie... cosa che in effetti era successa. Maledetta Hinako! Quella ragazzina era uno degli esseri più odiosi dell'universo, e lei ne aveva conosciuti parecchi eh!
"Bentornata tra noi Kuonji." le disse l'infermiera della scuola, notando la ragazza ormai sveglia. "Ti suggerisco di non alzarti subito, la professoressa Ninomiya ci è andata davvero pesante con voi due. Quella donna è impossibile..." commentò, scuotendo il capo; probabilmente di studenti ridotti in quel modo ne vedeva parecchi ogni giorno. "Comunque, ho lasciato lì sul comodino dei ricostituenti, ti consiglio di prenderne qualcuno e di mangiare qualcosa di sostanzioso, per rimetterti in forze. Lo stesso vale per la tua amica" concluse, facendo cenno col capo verso l'altro letto. La mia amica? si chiese Ukyo. Poi ricordò l'irruzione in classe di Shan-pu. Era stata sfortunata a finire sulla traiettoria della Ninomiya, si disse. Comunque in quel momento la cinesina sembrava ancora immersa nel mondo dei sogni.
Si accomodò nuovamente sul letto, cercando una posizione che le permettesse di tenere il busto sollevato e bere le bevande ricostituenti, quando riconobbe una voce familiare parlare con l'infermiera.
"Si sono già svegliate?"
Era indubbiamente la voce di Akane. La tentazione di fingersi addormentata fu fortissima, ma riuscì a resisterle: prima o poi avrebbe dovuto affrontarla comunque, tantovaleva farlo subito e togliersi il peso... di nuovo.
Il peso non tardò a farsi vivo.
"Vedo che stai meglio..." disse Akane, in piedi vicino alla porta. Ukyo annuì, un pò imbarazzata, e le fece cenno di sedersi accanto al suo letto, e sussurrandole di far piano visto che Shan-pu dormiva ancora. Akane si accomodò su uno sgabellino, e per un pò nessuna delle due parlò. Fu Ukyo a cercare di interrompere il silenzio.
"Senti Akane, io-" "Ti ringrazio."
Eh? Akane che la ringraziava? E di cosa, esattamente? Cosa si era persa in quell'ora di sonno?
"Perdonami Akane, ma credo di non capire..." Akane sorrise "Sai a cosa mi riferisco. Ranma mi ha raccontato della vostra discussione di stamattina..." disse, imbarazzata. Ukyo annuì, capendo finalmente a cosa era dovuto quel grazie. Non riuscì a trattenere un sorriso. Dannato Ranma, l'avrebbe sentita dopo! "Akane non hai nulla di cui ringraziarmi. E' qualcosa che avrei dovuto affrontare e accettare prima o poi, così come dovranno farlo tante altre persone" rise "soprattutto voi due. So che non fate che pizzicarvi e fingere di non sopportarvi, ma che vi amate è dannatamente palese. E continuare questo tira e molla infarcito di stupide gelosie e litigi rischia solo di allontanarvi. So che può suonare strano che sia io a dirtelo, e ammetto che mi è ancora difficile accettarlo totalmente, ma non lasciare che quello che tu e Ranma condividete vi sfugga dalle mani!"
Akane la guardò con occhi lucidi di lacrime.
Mentre le due ragazze si ritrovavano a condividere un momento di comprensione e commozione, nel letto accanto Shan-pu continuava a fingersi addormentata. E piangeva in silenzio.
Akane era imbarazzata, confusa e senza parole. Pur avendolo già sperimentato con le proprie orecchie faticava ancora a credere che Ukyo fosse capace di rivolgerle simili, calde parole.
Piantata sullo sgabello non sapeva cosa fare. Si stropicciava le dita, innervosita dal silenzio calato di nuovo fra di loro. Era talmente poco lucida che per un attimo si chiese cosa ci facesse Shan-Pu lì, visto che ricordava come Ranma l'avesse portata via dietro la gentile pressione di Cologne. Poi le sovvenne che, qualche minuto dopo, l'aveva visto tornare indietro, sempre con la ragazza cinese sulle spalle. Le aveva spiegato che era riuscito a convincere la vecchia a farla visitare da un'infermiera. Il bozzo sul suo viso era la testimonianza che quell'operazione non era stata priva di problemi ma, alla fine, lei se ne compiacque. Shan-Pu era ancora debole dopo la batosta rifilatale da Mousse e un simile prosciugamento non poteva che aver peggiorato le sue condizioni fisiche, quindi pensò che fosse solo un bene farla accudire da uno specialista per almeno qualche ora. Si fidava poco dei rimedi caserecci delle amazzoni, tutte omeopatia e niente medicina.
Tornò a volgere la propria attenzione su Ukyo, come lei un concentrato di imbarazzo e mutismo.
Decise che ne aveva abbastanza: "Sai, mentre ti portavo qui hai borbottato qualcosa...".
"Ah sì?" fece l'altra, incuriosita. "E cosa posso aver detto?".
Akane assunse una posa fintamente disinteressata e fece pure finta di guardare il soffitto. "Oh no, niente di che. Vediamo se mi ricordo le parole testuali. Era qualcosa tipo Ranchan... parlale... lei ti ama...".
La faccia della cuoca divenne viola.
"Io... io ho davvero detto questo? In tua presenza?".
"Sì, cara mia. L'hai proprio detto. Ti assicuro che un'uscita così non me la scordo tanto facilmente".
"Non fatico a crederci".
Ancora una pausa.
Poi fu di nuovo Akane a ricominciare a parlare: "Dimmi una cosa, Ukyo. Come riesci a fare tutto questo? Se io fossi al posto tuo non ammetterei mai quello che tu mi hai appena rivelato. Mai. Preferirei che mi staccassero le dita e me le facessero mangiare una ad una piuttosto di dire che sì, lascio andare l'amore della mia vita fra le braccia di un'altra. E non sto parlando di filo rosso del destino o di anime gemelle. Intendo che non ne sarei capace. Non m'importerebbe un fico secco di quel che è giusto, agirei in maniera egoistica fino alla fine".
Ukyo dovette riflettere qualche secondo per trovare le parole adatte a risponderle.
"Sai, anche io la pensavo esattamente come te. E non è un caso che mi sia battuta con le unghie e con i denti per Ranma" rise "ma... non so dirti come e quando sia scattato esattamente, forse era qualcosa che covavo da un pezzo ma mi rifiutavo di affrontare. Tutto quello che posso dirti è che, di fronte all'evidenza dei fatti, l'unica cosa che potevo fare era arrendermi, gettare le armi. Accettarlo ovviamente è stato qualcosa di molto più difficile e doloroso, e non ti nascondo che fa ancora molto male. Probabilmente è qualcosa con cui dovrò convivere ancora un pò e aspettare che passi... In ogni caso, le opzioni che avevo davanti erano due: continuare a inseguire la persona che amo, pur sapendo che non mi ricambia e mi considera solo un'amica, o accettare la sua scelta e buttarmi quella storia alle spalle. E ho scelto quest'ultima." disse, annuendo come se dovesse ancora ricordarlo a se stessa, certe volte.
Akane la guardò con occhi colmi di ammirazione. "Ti invidio, hai una forza d'animo incredibile. E so che detto da me può sembrare quasi che ti sti dia dando un contentino, o che sia una stupida frase di circostanza... ma ti auguro davvero di trovare qualcuno che sappia amarti incondizionatamente, perchè te lo meriti! Meriti di essere felice Ukyo!" disse stringendole le mani con le proprie, lasciandosi prendere dalla foga del discorso. Ukyo la guardò sconvolta, e anche un pò imbarazzata. Di sicuro, Akane Tendo credeva davvero in quello che diceva, e non le riusciva di sentirsi presa in giro nemmeno sforzandosi, nemmeno se volesse costringersi a trovare quella nota stonata a cui aggrapparsi per continuare ad odiarla.
Vennero interrotte dai singulti provenienti dal letto accanto.
"Shan-Pu?" dissero le due all'unisono. Erano talmente prese dai loro discorsi da essersi dimenticate della sua presenza. "Lasciate Shan-Pu sola! Non volere vostra pietà!" reclamò quella dal suo letto. Si rese conto subito, però, che quanto voleva apparire come un urlo rabbioso le uscì come se fosse stato il pigolìo di un pulcino bagnato.
Akane lasciò le mani di Ukyo, sentendo subito venir meno il grande calore che le trasmettevano, e alzandosi si girò verso il giaciglio della cinese.
"Shan-Pu, nessuno ti compatisce. Perché dovremmo?".
Non giunse risposta coerente. Solo un susseguirsi di rumori inconsulti.
"Akane ha ragione" le diede manforte Ukyo "e comunque io personalmente, al momento, non sono in grado di provare altro che una lieve irritazione nei tuoi confronti". Alla faccia dell'ironia, pensò Akane.
L'amazzone, che sino a quel momento aveva dato loro le spalle, si voltò lenta e le affrontò a viso aperto.
"Perché tu così onesta e io schifosa bastarda che cerca di avvelenare Ranma per sposare lui? Perché io non poter essere come te?".
Ukyo scoppiò a ridere di gusto. Non una risata di scherno, solo genuino divertimento di fronte all'insulsaggine appena pronunciata. Reclinò la testa all'indietro tanto fu il ghignare.
"Oh per favore Shan-Pu, fammi scendere dal piedistallo che mi hai appena ficcato sotto ai piedi. Sai bene che non sono la santa che mi stai dipingendo. Ho cercato anch'io di portare a segno qualche colpo basso per separare la qui presente Akane e Ranchan. Forse meno volte di te e con metodi un poco più ortodossi, d'accordo, ma la sostanza rimane la stessa. Non crederti così tanto peggiore di me".
Akane strabuzzò gli occhi per l'ennesima volta. Da quando l'Happo Goen Satsu implicava anche una totale sincerità?
"Ukyo" azzardò "non... starai esagerando? Capisco cosa stai cercando di fare ma... non dovresti... hai detto tu stessa che è una ferita ancora aperta...".
Fu il turno di Ukyo di meravigliarsi. Akane... si stava preoccupando per lei? Sul serio? Era veramente la giornata delle cose che mai ti aspetteresti, quella.
Sospirò. "Akane, davvero... non hai di che preoccuparti. Starò bene. Non subito forse, ma passerà. Nemmeno io ho intenzione di passare il resto della mia vita nel ricordo di un amore finito! E non dovresti volerlo nemmeno tu" si rivolse a Shan-pu, che guardava le due ragazze con uno sguardo tra il guardingo e il confuso. Conoscendola era ovvio che stava sulla difensiva; la cinesina non era abituata a fidarsi di qualcuno che non fosse sua nonna, e l'ascia di guerra che le avevano offerto le due ragazze poteva essere quella che l'avrebbe colpita alla schiena nonappena si fose distratta.
"Shan-pu non vi crede! Sa che voi mentite!" ringhiò, sempre più sulla difensiva. Era come un animale in gabbia, pronto a difendersi pur sapendo di essere in trappola.
Ukyo e Akane si scambiarono uno sguardo, e sospirarono. Di sicuro questa non ci voleva... Shan-pu aveva abbastanza casini in quel momento - che diamine, erano tutti nello sterco fino al collo insieme a lei! Ascoltare il loro discorso era la ciliegina sulla torta sulla sua stabilità mentale già vacillante.
"Ascoltami Shan-pu" disse Akane cercando di rattoppare quel casino "so che non mi credi ma mi dispiace sul serio che tu abbia dovuto sentire questa discussione per caso..." "Perchè scusarti? Io in fondo sapere che Ranma non ama che te! Non credere che Shan-pu sia stupida!" rispose rabbiosamente, mentre le lacrime scendevano copiose sulle sue gote paffute "Io essere stata addestrata a combattere e a non arrendermi mai all'avversario! Arrendersi è disonore! Io non volevo perdere ciò che era mio - perchè Ranma era mio! Lui mi aveva battuta in Cina, era mio!" continuò, gesticolando "Ma ora... ora a Shan-pu non rimane più niente. Se tu ha Ranma... e io non posso avere... che cosa mi rimane?" dise.
"Te lo dico io cosa ti rimane" disse Ukyo, rabbiosa. "Ti rimane la tua vita, ecco cosa. Non puoi continuare andando avanti così, specialmente ora che hai ammesso che ti stavi mentendo. Credimi, so come ci si sente. E da quando ho deciso di rinunciarci e di lasciarlo andare mi sono tolta un peso dal cuore. Dopo che mi sono aperta con lui, confidandogli ciò che ritenevo fosse la via giusta da seguire per tutti, ho preso a respirare con molta più facilità. Dovresti fare altrettanto, lo dico nel tuo interesse".
Ukyo, che in quelle ore stava inopinatamente affinando le proprie doti di psicologa, pensò che l'approccio più diretto potesse ottenere risultati migliori.
Ma venne smentita, almeno per il momento.
"No! Io non volere questo! Io dovere sposare Ranma! Io amare Ranma!" rispose Shan-Pu, ormai sull'orlo di una crisi nevrotica fra urla e pianti.
Fu il turno di Akane di rigirare il coltello nella piaga sanguinolenta dell'orgoglio amazzone: "E adesso basta però! Ti senti parlare? Quando ti deciderai a crescere una buona volta? Prendi esempio da lei! Finalmente ha abbandonato la causa della propria sofferenza. Come puoi non renderti conto che sbattere la testa sempre nello stesso punto del muro non lo renderà più morbido e di certo non lo abbatterà mai? Vuoi davvero spaccarti la fronte per tutto il resto della tua vita? È stupido. E poi, che diavolo significa devo sposare Ranma? Lo vuoi perché lo ami o perché sei obbligata dalle vostre ridicole, insensate leggi? Nel secondo caso, cara mia, ti ricordo che quelle stesse leggi vogliono che tu diventi la moglie di Mousse. Ma quello mica ti va bene, e quindi eccoti qui a far finta di stare con Ukyo. Ma dico, ti rendi conto del casino in cui l'hai buttata? Non hai un minimo di rispetto per lei? Mi disgusti, è questa la verità". Si trovò svuotata alla fine del lungo rimprovero.
Ukyo non voleva crederci. Non poteva crederci. Akane la stava difendendo a spada tratta.
Shan-pu rivolse loro la sua espressione più sconvolta e rabbiosa. E ovviamente, per non smentirsi, reagì nell'unico modo che conosceva. Sfondando la finestra e scappando via.
Ukyo e Akane rimasero a guardare la cinesina che correva via a fatica, mentre l'infermiera urlava loro di fermarla, che non poteva andarsene in giro nelle sue condizioni, e cose del genere
Non che avesse torto, ma fermare Shan-pu sarebbe stato impossibile e controproducente. Se si era messa in testa di scappare, l'avrebbe fatto punto e basta.
"Forse non dovevo essere così diretta..." borbottò Akane, più a se stessa che ad Ukyo "ma davvero mi ha fatta sbottare! Continua a nascondersi dietro quelle stupide leggi come se fossero la verità assoluta!". Ukyo annuì, concordando soprattutto sull'uso fantasioso di quelle leggi da parte di Shan-pu. "Tanto prima o poi questo discorso lo affronteremo di nuovo" sospirò, dopo qualche attimo di silenzio "tanto ho ancora diversi giorni da passare a stretto contatto con lei..." disse, riferendosi ovviamente alla loro "recita".
Akane la guardò e annuì. Un altro problema che si aggiungeva alla già lunga lista di casini settimanali.
Nel frattempo, Shan-pu stava vagando per i viottoli di Nerima, incerta su cosa fare. Non voleva tornare indietro, ma non voleva neanche tornare al Nekohanten. Affrontare la nonna, Mu-si e Xi-Ling insieme non poteva che peggiorare la sua mattinata già orrenda.
Ironico come quell'incertezza su dove recarsi in quel momento fosse la perfetta metafora della sua vita, e che Ukyo e Akane si erano premurate di riassumerle. Bloccata a un bivio, non voleva affrontare il suo destino - che fosse un duello o un matrimonio con Mousse, ma non voleva nemmeno lasciar andare Ranma e quei sentimenti a cui si era aggrappata per tanto tempo. La sola idea di dover scegliere, di lasciare andare qualcosa - anzi, qualcuno - bastava ad atterrirla. Aveva sempre desiderato poter prendere il controllo della sua vita, fare ciò che voleva e frequentare chi voleva, senza dover sottostare a stupide leggi vecchie come il mondo. Ma quello che le due giapponesi le avevano rinfacciato era vero: odiava quelle leggi, ma non si faceva problemi a usarle come scudo quando le faceva comodo, quando aveva troppa paura di affrontare quelle scelte che la vita le metteva davanti. Fissò i palmi vuoti delle sue mani, chiedendosi ancora una volta cosa le rimanesse in mano. Non aveva più niente. A parte la sua vita, le ricordò la voce di Ukyo nella sua testa.
"Shan-pu, tutto bene?" la chiamò una voce alle sue spalle. Una voce che conosceva, che aveva detestato e disprezzato - ma che ora le sembrava l'unico conforto che quella vita potesse offrirle.
Si voltò alle sue spalle, dove dal sellino della sua bici per le consegne, Mousse la guardava incuriosito.
Non deve vedermi così. Non deve.
"Certo che va tutto bene, stupido Mousse" rispose stizzita. Ottimo modo per mascherare il senso di nulla che la stava stritolando in quel preciso momento.
Aveva la tremenda sensazione che se si fosse fermata a parlare con Mousse avrebbe sentito altre parole scomode, altre verità dolorose, altri giusti rinfacciamenti verso le sue meschinità e le sue mancanze. Specialmente considerate le ultime cose successe fra di loro e il nuovo atteggiamento di lui nei suoi confronti.
"Al solito. Che diavolo mi preoccupo a fare? Immagino che le vecchie abitudini non muoiano mai, no?" chiese lui, sarcasmo bollente come olio che colava dagli angoli della sua bocca.
Lei distolse lo sguardo, non volendo incrociare i suoi occhi. Tornò a dargli le spalle. Ma, così come lei stessa si accorse quasi subito, tremava come una foglia in preda a un tornado. L'accumulo di frecciate e notizie shock, assommato al trattamento subito dalla professoressa di Akane e Ranma, stava davvero gravando pesantemente sulla sua salute, sia fisica sia psicologica.
Il limite stava per essere travolto, esattamente come si può travolgere un posto di blocco guidando una fuoriserie lanciata a tutta velocità mentre si è sotto l'effetto di una dose di crack da elefanti.
Sentì i passi di lui ma non era in grado di dire se si stesse allontanando o avvicinando. Poi colse, con chiarezza, il rumore del suo respiro sulla propria nuca.
"Shan-Pu, non posso più negarlo. Io non ti odio. Ho realmente provato a disprezzarti, con tutto me stesso. Ma sedici anni di dedizione non si cancellano con un colpo di spugna. Al momento non sei la persona con cui mi sento più in sintonia ma sul serio, non ti odio. Non posso odiarti. Io ti amo. Ho avuto modo di riflettere e calmarmi un po' e, andata via l'ira, mi è rimasto in mano ciò che c'era prima. Voglio poterti aiutare. Voglio vederti felice. Se anche fosse con Ranma non m'importa più. Non più di due ore fa ero disposto a ucciderti o rimanere ucciso, ho superato la fase in cui mi importava di qualcosa. Tranne questo niente conta più. Abbassa i tuoi scudi e permettimi di avvicinarmi quel tanto che basta perché la mia mano possa raggiungerti. Non essere testarda, ti fai solo del male in questo modo".
No. Non doveva vederla piangere. Non avrebbe retto all'idea di farsi vedere in lacrime da Mousse.
Il tremore si fece più intenso, mentre cercava a stento di ricacciare indietro quelle lacrime che già prima si erano manifestate davanti inaspettamente davanti Akane e Ukyo; non voleva piancere ANCHE davanti a Mousse.
Ma quando sentì la mano del ragazzo sfiorarle gentilmente una spalla fu come se qualcosa dentro di lei avesse finalmente ceduto. Lasciò cadere tutte le sue difese, tutti quei muri che aveva innalzato per difendersi dal mondo - perchè un'amazzone non può permettersi di sembrare debole agli occhi del nemico. Un'amazzone non manifesta mai i suoi sentimenti.
In quel momento però, Shan-pu di Joketsuzoku non esisteva: c'era solo una ragazza di sedici anni che aveva appena scoperto di essere fragile come un fuscello, che aveva perso di vista tutto ciò in cui credeva e che doveva raccogliere i cocci del suo cuore in frantumi, per imparare a vivere come una ragazza normale. E c'era quel diciassettenne miope e un pò goffo che per anni non aveva fatto altro che urlare al mondo intero quanto la amasse, anche a costo di perdere la sua dignità, e che con la stessa forza e tenacia aveva cercato di dimenticarsi di lei per riappropriarsi anche lui della sua vita. Ma che non aveva esitato a tenderle di nuovo la mano, e a farla sentire ancora una volta speciale - anche se iniziava a capire di non meritarselo, assolutamente.
Si gettò tra le braccia di Mousse, lasciandosi andare a un pianto disperato e liberatorio. Aveva tanto da buttare fuori; e Mousse era l'unico che poteva davvero capire come si sentisse. La circondò con le braccia, lasciando che si sfogasse. Per una volta non sentì l'impulso di respingerlo, al contrario fu lei a stringersi ancora di più al ragazzo. Quel gesto confortante la faceva stare bene, e non voleva che smettesse.
Nascosta nell'ombra, una figura li osservava.
   
 
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