Compagni d'armi

di udeis
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Rammentava alla perfezione i commenti e le battute volgari che l’avevano perseguitata da giovane.
Il senso d’umiliazione e lo sconforto crescevano di giorno in giorno perché sembravano non esistere mai parole abbastanza efficaci per fare tacere i suoi commilitoni: le voci continuavano a spargersi di base in base e, qualunque risultato ottenesse, qualunque merito le venisse attribuito per tutti era stato strappato con l’inganno di un paio di belle tette.
Crescendo, Tsuru aveva imparato a non dare peso a quelle insinuazioni e lasciare che per lei parlassero semplicemente i fatti. Inamovibile come la Linea Rossa, aveva costruito la sua carriera passo dopo passo, nonostante il suo sesso.
Nonostante gli idioti.
Garp e Sengoku, invece, non ci avevano mai fatto l’abitudine.

 
Quando Tsuru entrò nel locale e vide la faccia scura di Sengoku, capì immediatamente che l’argomento che suscitava le risate sguaiate del tavolo accanto era la stretta correlazione tra le sue presunte prestazioni sessuali e il suo grado nella Marina.
Quasi provò pietà per loro.
Quando sarebbero stati trasferiti in una delle basi peggiori del Nuovo Mondo avrebbero imparato presto che, per sopravvivere, bisogna saper tenere a freno la lingua.




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